
{"id":5899,"date":"2009-11-02T15:35:01","date_gmt":"2009-11-02T14:35:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5899"},"modified":"2009-11-08T22:33:21","modified_gmt":"2009-11-08T21:33:21","slug":"il-dialogo-con-la-uil-sul-progetto-flexsecurity-prosegue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5899","title":{"rendered":"IL DIALOGO CON LA UIL SUL PROGETTO FLEXSECURITY PROSEGUE"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\"><span style=\"color: #993300;\">NEL SETTORE BANCARIO E ASSICURATIVO, CON IL \u201cFONDO DI SOLIDARIETA\u2019\u201d, E\u2019 GIA\u2019 STATA ATTIVATA NEGLI ULTIMI ANNI UNA FORMA, SIA PURE ASSAI POCO EVOLUTA, DI CONIUGAZIONE TRA FLESSIBILITA\u2019 DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE E SICUREZZA DEI LAVORATORI. ORA IL SINDACATO STUDIA LA POSSIBILITA\u2019 DI UN IMPORTANTE PASSO AVANTI SU QUESTA STRADA<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em>Intervista a cura di Fulvio Furlan, pubblicata su<\/em> UN Magazine, <em>organo della UilCA-Uil, n. 8, 2 novembre 2009<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><strong>La recente scomparsa di Gino Giugni ha riportato al centro del dibattito sociale lo Statuto dei Lavoratori e la sua attualit\u00e0. Lei in un articolo sul Corriere della Sera dello scorso 6 ottobre ha scritto che lo stesso Giugni aveva colto i segni di declino della legge 300. In quali parti la sua analisi coincideva con il progetto di Flexsecurity che lei ha proposto?<br \/>\n<\/strong>Gi\u00e0 negli anni &#8217;80 Gino Giugni aveva sottolineato l&#8217;opportunit\u00e0 di una modifica incisiva della disciplina dei licenziamenti contenuta nell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; poi aveva ribadito la stessa cosa nella lunga intervista che gli feci nel 1992, ora ripubblicata nel libro che ho curato per Giuffr\u00e8 l&#8217;anno scorso: Il diritto del lavoro nell&#8217;Italia repubblicana. Il progetto per la transizione a un regime di Flexsecurity, contenuto nel disegno di legge 25 marzo 2009 n. 1481, \u00e8 soltanto uno dei modi in cui quell&#8217;indicazione di Giugni pu\u00f2 essere raccolta e sviluppata positivamente.<br \/>\n<strong>Tra i mali pi\u00f9 evidenti del sistema economico italiano viene sempre individuato l\u2019immobilismo sociale e l\u2019assenza di meritocrazia. In che modo il suo progetto <em>Flexsecurity<\/em> riuscirebbe a incidere su questi due fattori?<br \/>\n<\/strong>Rendendo pi\u00f9 fluido e aperto il mercato del lavoro, che oggi invece \u00e8 molto chiuso ai new entrants, ai giovani. E questo senza indebolire la protezione della continuit\u00e0 del reddito e del lavoro per i lavoratori cui accada di perdere il posto, ma anzi rafforzandola. Un tessuto produttivo vischioso fa danno anche ai lavoratori, ostacolando l&#8217;incontro migliore e la selezione reciproca fra domanda e offerta di lavoro.<br \/>\n<strong>Un sistema che valorizza solo il merito, in un\u2019ottica di efficienza e riduzione dei costi sociali, non rischia di abbandonare le persone pi\u00f9 deboli?<br \/>\n<\/strong>Dipende dalle misure che si attivano per dare sostegno ai pi\u00f9 deboli, per neutralizzare l&#8217;handicap che li indebolisce. Gli ultimi della fila, i pi\u00f9 sfortunati, stanno molto meglio in Svezia e in Danimarca, dove si applica un regime di flexsecurity, che nel vischioso sistema italiano, dove chi \u00e8 dentro \u00e8 dentro e chi \u00e8 fuori della cittadella protetta resta fuori e pu\u00f2 contare soltanto sull&#8217;aiuto della propria famiglia.<br \/>\n<strong>Allo stesso modo un percorso di semplificazione delle norme, come quello che lei auspica, non rischia di creare anche generalizzazioni che alla fine possono produrre meno regole e favorire i soggetti pi\u00f9 ricchi o potenti?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 cos\u00ec. Il nuovo Codice del lavoro in 64 articoli a cui sto lavorando non riduce affatto il livello delle protezioni, se non per qualche aspetto molto marginale, dove di fatto la vecchia disciplina non serve a nessuno. Il <em>Codice<\/em> semplificato (per il quale rinvio al <a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">&#8220;Portale della Semplificazione e della <em>Flexsecurity<\/em>&#8220;<\/a> nel mio sito web) riduce, questo s\u00ec, il volume della normativa legislativa, che \u00e8 cosa totalmente diversa. E lo fa per poterla rendere davvero universale, applicabile a tutti i lavoratori cui occorre protezione.<br \/>\n<strong>Per\u00f2, nella materia cruciale dei licenziamenti lei propone un mutamento radicale della tecnica protettiva rispetto a quella adottata nello Statuto dei lavoratori.<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, perch\u00e9 quella vecchia tecnica protettiva rispecchiava il modello dell'&#8221;operaio massa&#8221;, il modello della fabbrica fordista, un tessuto produttivo molto pi\u00f9 statico di quello attuale. Sono convinto che la nuova disciplina proposta, il regime di flexsecurity, offra ai lavoratori una protezione complessivamente molto migliore rispetto alla vecchia e soprattutto estesa a tutti: \u00e8 l&#8217;unico modo per superare il dualismo del nostro sistema attuale, il regime di apartheid tra protetti e non protetti. La riforma che propongo, comunque, non cambia nulla per chi oggi \u00e8 gi\u00e0 occupato con un lavoro stabile.<br \/>\n<strong>Spieghi meglio questo punto.<br \/>\n<\/strong>Proprio perch\u00e9 la riforma tocca, per questo aspetto, un \u201cnervo scoperto\u201d nel nostro Paese, propongo che la nuova disciplina si applichi soltanto ai rapporti di lavoro che si costituiranno d\u2019ora in avanti. Questo \u00e8 il motivo per cui dico che la nuova disciplina deve essere valutata con gli occhi di un ventenne che entra oggi nel nostro mercato del lavoro, un mercato che gli offre, nella maggior parte dei casi, la prospettiva di una probabile lunga e penosa anticamera prima di accedere al lavoro regolare a tempo indeterminato.<br \/>\n<strong>Le esperienze di questi anni dimostrano che la ricerca di maggiore flessibilit\u00e0 nel mondo del lavoro in troppi casi si \u00e8 trasformata in precariato, disagio e insicurezza. Dove si \u00e8 sbagliato o comunque \u00e8 necessario intervenire?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;\">Si \u00e8 sbagliato su due punti cruciali: si \u00e8 introdotto la flessibilit\u00e0 soltanto al margine, nell&#8217;area dei &#8220;lavori atipici&#8221;, col risultato di dar vita al regime di apartheid di cui parlavamo prima; e, soprattutto, non si \u00e8 sviluppato un sistema efficiente e universale di ammortizzatori sociali.<br \/>\n<strong>A suo avviso in che modo il sindacato dovrebbe operare per accompagnare la trasformazione del mondo del lavoro in termini pi\u00f9 moderni?<br \/>\n<\/strong>Mettendosi di pi\u00f9 nei panni dei giovani. E rivendicando che &#8211; senza toccare la posizione di chi \u00e8 gi\u00e0 dentro la cittadella del lavoro protetto &#8211; si ridisegni un diritto del lavoro per le nuove generazioni: tutti a tempo indeterminato, tranne ovviamente i pochi casi classici nei quali \u00e8 ammesso il contratto a termine; nessuno inamovibile; tutti, per\u00f2 assistiti robustamente nel caso di perdita del posto. E&#8217; la prospettiva della flexsecurity, appunto: conciliare il massimo possibile di flessibilit\u00e0 per le strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori.<br \/>\n<strong>Tra le obiezioni alla Flexsecurity vi \u00e8 quella per cui non sarebbe necessario adottare nuovi meccanismi, ma \u00e8 sufficiente applicare quelli attuali, a partire dalla Cassa Integrazione.<br \/>\n<\/strong>La Cassa integrazione serve egregiamente per evitare la dispersione della professionalit\u00e0 dei lavoratori quando c&#8217;\u00e8 una prospettiva realistica di ritorno al lavoro nella stessa azienda. Ma non pu\u00f2 essere quello lo strumento per garantire i lavoratori nei processi di aggiustamento industriale, nelle crisi occupazionali che richiedono la mobilit\u00e0 da un&#8217;azienda a un&#8217;altra.<br \/>\n<strong>In linea generale, come giudica il <em>Libro Bianco<\/em> del ministro Sacconi e fino a che punto lo ritiene compatibile con un modello di <em>Flexsecurity<\/em>?<br \/>\n<\/strong>Non vedo alcuna incompatibilit\u00e0 insuperabile in quel documento: semmai qualche rilevante lacuna da riempire.<br \/>\n<strong>Le banche negli ultimi dieci anni hanno realizzato un profondo processo di riorganizzazione, condiviso con le Organizzazioni Sindacali, anche grazie a un ammortizzatore sociale autofinanziato dal sistema del credito quale il Fondo per il sostegno del reddito. Come giudica questo strumento? Crede sia ancora funzionale ed eventualmente esportabile in altri settori?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;\">Quella \u00e8 stata una forma embrionale di flexsecurity: ha combinato l&#8217;aggiustamento industriale con la sicurezza dei lavoratori. Ma quello strumento ha il grave difetto di mandare in pensione i cinquantenni: questo \u00e8 uno spreco che possiamo e dobbiamo evitare. E ha anche il difetto di limitare la propria operativit\u00e0 alla fascia dei lavoratori anziani.<br \/>\n<strong>Come giudica il dibattito sempre pi\u00f9 acceso tra Governo e banche che si registra in questi mesi?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 materia di mia competenza. Per\u00f2 la mia impressione \u00e8 che, se non si correggono i parametri oggettivi del vincolo Basilea 2, le banche non possono, neppure volendo, allargare pi\u00f9 che tanto i cordoni del credito alle imprese: nel rispetto di quel vincolo, molte delle nostre banche gi\u00e0 oggi sarebbero le prime a essere interessate a incrementare l&#8217;utilizzo della liquidit\u00e0 nel credito alle imprese, ma non trovano clienti che soddisfino quel criterio rigido.<br \/>\n<strong>Come giudica il comportamento del governo durante la crisi?<br \/>\n<\/strong>Allo scoppio della crisi, l&#8217;anno scorso, con l&#8217;annuncio della garanzia dello Stato per i depositi bancari, il Governo ha fatto la mossa giusta al momento giusto. Poi ha tirato i remi in barca e ha teorizzato e praticato l&#8217;immobilismo. Quest&#8217;ultimo lo vedo come un errore grave.<br \/>\n<strong>Che cosa avrebbe dovuto fare, secondo lei?<br \/>\n<\/strong>Mi limito alle materie in cui ho qualche competenza: lavoro e welfare. La crisi era ed \u00e8 il momento giusto per attuare una riforma profonda degli ammortizzatori sociali; per spostare una parte della spesa sociale, oggi quasi totalmente concentrata sulle pensioni, sulle vere situazioni di bisogno: famiglie con persone non autosufficienti, povert\u00e0 infantile, disoccupati senza sostegno, giovani senza prospettive di sicurezza pensionistica; per ridurre i contributi per la Cassa integrazione, dove il gettito contributivo dal 2003 al 2008 supera di quattro volte le prestazioni: la riforma che propongo nel nuovo Codice semplificato consentirebbe di ridurre la contribuzione sulle retribuzioni lorde del 2,5 per cento. Infine &#8211; ma io lo vedo come una priorit\u00e0 &#8211; questa fase di uscita dalla crisi e di grande incertezza \u00e8 proprio il momento in cui occorre disegnare un nuovo diritto del lavoro che dia alle imprese maggiore flessibilit\u00e0 nei nuovi rapporti di lavoro in cambio di un ampliamento drastico delle assunzioni a tempo indeterminato e di un loro impegno sul terreno dei servizi nel mercato del lavoro.<br \/>\n<strong>La partecipazione: grande tema, attuale e scottante. Quali sono i cardini del suo disegno di legge, sul quale sembra essersi determinato un consenso bi-partisan in seno alla Commissione Lavoro del Senato?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto, la materia viene interamente affidata al sistema delle relazioni sindacali in azienda: nessuna delle nove forme di partecipazione individuate nel primo articolo viene attivata se non sulla base di un accordo: il &#8220;contratto istitutivo&#8221;. La proposta affronta, poi, nel secondo articolo, il nodo della necessaria selezione dell&#8217;agente contrattuale, quindi della rappresentanza sindacale in azienda: lo fa con una disposizione molto leggera e di default, cio\u00e8 destinata ad applicarsi soltanto in mancanza di una disciplina contrattuale collettiva applicabile. Passa quindi a disciplinare la partecipazione dei lavoratori ai Consigli di sorveglianza, la partecipazione azionaria e la possibile &#8220;scommessa comune&#8221; dei lavoratori con l&#8217;imprenditore su di un piano industriale innovativo.<br \/>\n<strong>I vantaggi per i lavoratori, quali sono?<br \/>\n<\/strong>Questo intervento legislativo, nel rispetto pi\u00f9 rigoroso dell&#8217;autonomia del sistema di relazioni industriali, cio\u00e8 senza imporre nulla a nessuno, allarga per\u00f2 gli spazi per lo sviluppo, in varie possibili forme, della scommessa comune tra imprenditore e lavoratori sull&#8217;innovazione. L&#8217;innovazione \u00e8 la via maestra per aumentare la produttivit\u00e0 e quindi valorizzare meglio il lavoro e aumentare le retribuzioni. Aprire questi spazi significa anche favorire gli investimenti stranieri: il nostro \u00e8 ancora un sistema troppo chiuso, incapace di intercettare i flussi di capitali nel mercato globale.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile parlare di partecipazione in Italia?<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 se ne \u00e8 parlato sempre come di un possibile modello da imporre al sistema delle relazioni industriali. Invece le forme di partecipazione possibili sono molte. Ed \u00e8 bene che modelli diversi di partecipazione possano confrontarsi e competere nel nostro sistema. Cos\u00ec come \u00e8 bene che, se dall&#8217;altra parte del tavolo c&#8217;\u00e8 un imprenditore poco affidabile, i lavoratori si tengano ben abbottonati, chiedano pi\u00f9 garanzie che spazi di partecipazione. \u00c8 proprio in questa valutazione circa la qualit\u00e0 dell&#8217;imprenditore e del suo piano industriale, quindi circa l&#8217;opportunit\u00e0 o no della &#8220;scommessa comune&#8221;, che si vede la capacit\u00e0 del sindacato di operare come intelligenza collettiva dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NEL SETTORE BANCARIO E ASSICURATIVO, CON IL \u201cFONDO DI SOLIDARIETA\u2019\u201d, E\u2019 GIA\u2019 STATA ATTIVATA NEGLI ULTIMI ANNI UNA FORMA, SIA PURE ASSAI POCO EVOLUTA, DI CONIUGAZIONE TRA FLESSIBILITA\u2019 DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE E SICUREZZA DEI LAVORATORI. 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