
{"id":59215,"date":"2021-07-10T15:52:30","date_gmt":"2021-07-10T14:52:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59215"},"modified":"2021-07-10T15:52:30","modified_gmt":"2021-07-10T14:52:30","slug":"non-solo-salari-da-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59215","title":{"rendered":"NON SOLO SALARI DA FAME"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Cosa si nasconde davvero dietro alla carenza di manodopera: il difetto di una rete capillare di servizi di informazione, orientamento professionale, formazione mirata agli sbocchi effettivamente esistenti e assistenza alla mobilit\u00e0 (anche geografica)<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo <strong>di Claudio Negro<\/strong>, della Fondazione Anna Kuliscioff, pubblicato su <\/em><a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2021\/07\/carenza-manodopera-spiegazioni\/?fbclid=IwAR3gncENpM_bpD5QRiO1Afxkgg96DbF4VzeB4E8wG3iiprSmu2Pf8TdWjI8\">Linkiesta<\/a><em> il 1\u00b0 luglio 2021 &#8211; In argomento v. anche il fondo di Maurizio Ferrera sul <\/em>Corriere della Sera<em> della settimana scorsa,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59226\">Lavoro: l&#8217;eccezione italiana<\/a> <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_48227\" style=\"width: 201px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=48227\" rel=\"attachment wp-att-48227\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48227\" class=\"size-full wp-image-48227\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg 191w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro-109x150.jpg 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-48227\" class=\"wp-caption-text\">Claudio Negro<\/p><\/div>\n<p>Mancano i lavoratori ma mancano anche i posti di lavoro? Una contraddizione in termini ma purtroppo clamorosamente confermata dalla constatazione dei dati reali. L\u2019Istat ci dice che ad aprile 488mila persone erano in cerca di occupazione. Allo stesso tempo ci dicono che le imprese cercano 243mila lavoratori che non trovano: questo dato, la <em>vacation<\/em>, \u00e8 grosso modo costante in termini percentuali dagli ultimi dieci anni e corrisponde a una cifra pari circa all\u20191% dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Ricco di informazioni sulle dinamiche che generano questa <em>vacation<\/em> \u00e8 il Bollettino Excelsior Unioncamere, che d\u00e0 conto della domanda di lavoro da parte delle imprese e del <em>mismatch<\/em> che si riscontra. Per giugno 2021 le imprese vorrebbero assumere 560mila lavoratori, che per\u00f2 nel 30% dei casi sono di \u00abdifficile reperimento\u00bb. In particolare nel 13% dei casi l\u2019impresa non trova sul mercato le competenze richieste, ma nel 15% non trova proprio candidati.<\/p>\n<p>Ora, il fatto su cui pare opportuno riflettere \u00e8 proprio quest\u2019ultimo: il maggiore ostacolo all\u2019incontro domanda-offerta di lavoro \u00e8 dovuto, ancor pi\u00f9 della conclamata inadeguatezza delle competenze, proprio al fatto che le persone non rispondono alle ricerche di lavoro delle imprese. Interessante esaminare la composizione di questa domanda di lavoro: la gran maggioranza (383mila) riguarda impiegati, professioni commerciali e nei servizi, operai specializzati e conduttori di impianti e macchine. Professionalit\u00e0 di non difficilissimo reperimento. Non a caso il <em>mismatch<\/em> per competenze inadeguate varia dal 10% al 16%.<\/p>\n<p>Tuttavia, la mancanza di candidati viaggia dal 30% al 36%, con punte altissime nel turismo-ristorazione, assistenza sociale in istituzioni o domiciliare, conduttori di mezzi di trasporto nonch\u00e9 operai manifatturieri. Nella quasi totalit\u00e0 di questi casi, la causa del\u00a0<em>mismatch<\/em>\u00a0non \u00e8 la preparazione inadeguata, ma la mancanza di candidature (curiosa eccezione l\u2019estetica dove invece prevale di gran lunga la mancanza di preparazione).<\/p>\n<p>Utile anche esaminare le ricerche di personale a bassa qualificazione: nonostante l\u2019impressione che si pu\u00f2 avere dai media, soltanto 84mila sono le ricerche di lavoro in questa fascia, e di queste 50mila riguardano personale addetto alla pulizia, che per\u00f2 generano un\u00a0<em>mismatch<\/em>\u00a0del 21,6%, e facchini e corrieri (logistica) per un totale di oltre 15.000, con un\u00a0<em>mismatch<\/em>\u00a0del 12%. \u00c8 evidente quindi che esiste una grave componente di\u00a0<em>mismatch<\/em>\u00a0determinata da insufficienza di preparazione, e che obbliga a ripensare a tutto il sistema dell\u2019educazione-istruzione e a interventi rapidi e mirati per far fronte all\u2019attuale specifica contingenza.<\/p>\n<p>Occorre domandarsi quali siano le cause di un fenomeno poco prevedibile in un periodo di crisi occupazionale come la mancanza di candidature. In alcuni casi la risposta \u00e8 evidente: farmacisti, medici, biologi sono notoriamente figure quasi introvabili per problemi legati ai percorsi formativi insufficienti a soddisfare la domanda (numero chiuso). Ma si tratta di numeri marginali (anche se poi importanti per il funzionamento della sanit\u00e0).<\/p>\n<p>Una spiegazione che si va diffondendo \u00e8 quella per cui la domanda si accompagnerebbe a condizioni economiche e di lavoro inaccettabili (i 600-800 euro al mese che si trovano spesso citati sui social). A un primo esame la cosa sembra plausibile (e certamente avviene), ma soprattutto in settori del mercato nei quali la domanda \u00e8 rivolta a lavoratori non qualificati e per comparti in cui la presenza sindacale a tutelare l\u2019applicazione dei contratti di lavoro \u00e8 piuttosto rarefatta, e possono pullulare, nelle pieghe delle leggi, i cosiddetti \u201ccontratti pirata\u201d, che danno una parvenza di legalit\u00e0 al dumping salariale. Se per\u00f2 guardiamo attentamente, vediamo che stiamo parlando di una fascia che rappresenta (sempre stando ad Excelsior) una piccola minoranza del\u00a0<em>mismatch<\/em>\u00a0per mancanza di candidature (circa 9mila unit\u00e0 su 91mila totali). D\u2019altra parte sembra difficile ammettere che ricerche di lavoro cos\u00ec \u201cpiratesche\u201d si estendano anche a qualifiche \u201crispettabili\u201d, come conduttori di impianti nell\u2019industria tessile e dell\u2019abbigliamento (mismatch 27,3%) oppure tecnici informatici (31,6%), o ancora operai metalmeccanici ed elettromeccanici (28,7%), nelle quali il trattamento salariale \u00e8 molto probabilmente quello contrattuale regolare.<\/p>\n<p>Una qualche luce sul fenomeno della rinuncia a rispondere alla domanda di lavoro ce la pu\u00f2 dare un rapido esame del recente monitoraggio di Dote unica lavoro, la politica attiva della Regione Lombardia per la collocabilit\u00e0 e il collocamento. Negli ultimi 16 mesi (check al 31 maggio), gli operatori pubblici e privati accreditati in Regione hanno preso in carico 16.398 candidati (di cui ricollocati 6.054). Tuttavia gli operatori accreditati sono ben 963. La media della presa in carico \u00e8 quindi stata di 17,02 candidati ciascuno, che diviso per 16 mesi (da Gennaio 2020 a maggio 2021) fa 1,02 al mese. \u00c8 ovvio che in questa media ci sono operatori molto piccoli, spesso \u201cspecializzati\u201d in formazione e non in\u00a0<em>matching.<\/em>\u00a0Tuttavia Adecco, la major delle agenzie per il lavoro, totalizza 1.469 prese in carico. Sono comunque 91 al mese nella Regione con il mercato del lavoro pi\u00f9 grande e pi\u00f9 dinamico. E in un periodo di grave crisi occupazionale! Nel caso di Adecco poi, che \u00e8 vincolata al rispetto delle norme della contrattazione collettiva nazionale per la somministrazione (e per ovvie ragioni \u201cpolitiche\u201d anche nel caso del semplice collocamento), la scarsit\u00e0 clamorosa di candidature non pu\u00f2 certo essere ascritta a offerte salariali da fame. E lo stesso vale, ovviamente, per i maggiori player di Dote unica, che non giocano certo al dumping salariale, ma non trovano candidati all\u2019inserimento lavorativo. Eppure la Dul \u00e8 uno strumento per trovare lavoro, gratuito per l\u2019utente e discretamente efficiente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la domanda di lavoro, che come abbiamo visto, \u00e8 significativa, stenta ad incontrare chi ha bisogno di lavorare? Esiste probabilmente una nicchia di assistenzialismo: chi percepisce la cassa Integrazione, e spera che grazie al sindacato questo andr\u00e0 avanti il pi\u00f9 possibile, ha probabilmente trovato una nicchia comoda, magari condita da qualche lavoro in nero, e preferisce rimandare il pi\u00f9 in l\u00e0 possibile la ricerca di un nuovo lavoro. \u00c8 possibile che come afferma qualche osservatore (e recentemente anche il segretario della Cgil Maurizio Landini) che lo shock da lockdown abbia creato una \u201cpaura da lavoro\u201d abbinata ad una richiesta di protezione patologica? Gi\u00e0 un bel pezzo di Paese era orientato in questo senso.<\/p>\n<p>Tuttavia la conclusione della riflessione \u00e8 ancora pi\u00f9 inquietante: se l\u2019offerta di salari da fame riguarda solo una minoranza, se a salari o occupazioni \u201cnormali\u201d la gente non si candida, come recupereremo una situazione normale? La cassa integrazione e il divieto di licenziamento non saranno eterni.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa si nasconde davvero dietro alla carenza di manodopera: il difetto di una rete capillare di servizi di informazione, orientamento professionale, formazione mirata agli sbocchi effettivamente esistenti e assistenza alla mobilit\u00e0 (anche geografica) . 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