
{"id":59226,"date":"2021-07-10T15:43:35","date_gmt":"2021-07-10T14:43:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59226"},"modified":"2021-07-10T15:43:35","modified_gmt":"2021-07-10T14:43:35","slug":"lavoro-leccezione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59226","title":{"rendered":"LAVORO: L&#8217;ECCEZIONE ITALIANA"},"content":{"rendered":"<h4 class=\"article-subtitle\"><span style=\"color: #993300;\">La <em>knowledge economy<\/em> aiuta\u00a0a mantenere alti livelli di occupazione, ma l\u2019Italia \u00e8 ancora in mezzo al guado; e il suo tessuto produttivo non \u00e8 in grado di produrre nuova occupazione<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nFondo <strong>di Maurizio Ferrera<\/strong>, professore di Scienza della Politica nell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano, pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> il 2 luglio 2021 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58607\">Che fare oggi per proteggere e promuovere il lavoro<\/a><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_43631\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=43631\" rel=\"attachment wp-att-43631\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43631\" class=\"size-medium wp-image-43631\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-1024x577.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-43631\" class=\"wp-caption-text\">Maurizio Ferrera<\/p><\/div>\n<p>Il tema del lavoro \u00e8 \u00a0oggi al centro dei dibattiti\u00a0 in tutta Europa.\u00a0 Solo in Italia \u00a0l\u2019attenzione \u00e8 \u00a0per\u00f2 quasi\u00a0 tutta\u00a0 focalizzata sui licenziamenti e\u00a0 sugli ammortizzatori sociali.\u00a0 Questa ossessione\u00a0 \u00e8 \u00a0\u00a0connessa alla cultura fortemente protezionistica\u00a0 che\u00a0 (ancora) caratterizza\u00a0 i sindacati e\u00a0 larghi segmenti della sinistra.\u00a0 Ma vi sono altre comprensibili\u00a0 e pi\u00f9 profonde ragioni, su cui \u00e8 bene riflettere.<\/p>\n<p>Perdere il lavoro \u00e8 sempre un\u2019esperienza traumatica. In un paese con una quota ancora altissima \u2013 rispetto agli altri Paesi \u2013 di famiglie monoreddito,\u00a0 il licenziamento \u00a0pu\u00f2 \u00a0avere serie conseguenze\u00a0 in termini\u00a0 di sicurezza,\u00a0\u00a0 soprattutto quando finiscono le indennit\u00e0 di disoccupazione. \u00a0\u00a0Non \u00e8 un caso che l\u201980%\u00a0 di\u00a0 italiani\u00a0 dichiarino oggi di essere molto preoccupati\u00a0 per la propria situazione economica nei prossimi due anni:\u00a0 20 punti in pi\u00f9 della Germania, il doppio della Danimarca.\u00a0 \u00a0La\u00a0 pandemia ha esasperato la situazione.\u00a0 Ma\u00a0 quella\u00a0 di \u00a0perdere il posto \u00e8 da noi una paura atavica,\u00a0 che ci portiamo\u00a0 dietro sin dagli anni Cinquanta del secolo scoro.\u00a0 Una paura che\u00a0 spiega perch\u00e9\u00a0 la \u00a0Cassa integrazione \u00a0&#8211; e non\u00a0 la NASPI \u2013 sia considerata l\u2019ammortizzatore sociale per eccellenza.\u00a0\u00a0 E\u00a0 che \u00a0al tempo stesso \u00a0la spasmodica\u00a0 avversione\u00a0 al\u00a0 licenziamento, anche\u00a0 quando\u00a0 le aziende\u00a0 non\u00a0 riescono pi\u00f9 a\u00a0\u00a0 restare sul mercato. Durante la crisi Covid,\u00a0 solo una manciata di paesi \u00a0ha introdotto\u00a0 il divieto\u00a0 di\u00a0 licenziare,\u00a0 per brevi periodi di tempo.\u00a0 In Italia\u00a0 il blocco \u00e8\u00a0 durato quindici mesi, ed \u00e8 peraltro ancora in vigore \u00a0per alcuni settori.<\/p>\n<p>Negli altri paesi\u00a0 i lavoratori disoccupati\u00a0 vengono trasferiti su un binario parallelo di ricollocamento.\u00a0 Il secondo reddito della famiglia e l\u2019indennit\u00e0 temporanea di disoccupazione attutiscono l\u2019insicurezza economica, mentre\u00a0 i servizi per l\u2019impiego \u00a0accompagnano\u00a0 verso un nuovo posto di lavoro,\u00a0 quasi sempre dopo un periodo di ri-qualificazione professionale. \u00a0\u00a0In Italia\u00a0 il licenziamento\u00a0 rischia invece \u00a0di\u00a0 essere un salto nel buio.\u00a0 Le politiche attive sono\u00a0 deboli e poco efficaci.\u00a0 Molte imprese cercano\u00a0 personale da assumere, a patto che\u00a0 abbia certe competenze.\u00a0 Manca per\u00f2 un sistema\u00a0 informativo nazionale,\u00a0 mentre le politiche\u00a0 formative\u00a0 sono gestite da\u00a0 una molteplicit\u00e0 di attori, con risorse\u00a0 scarse e\u00a0 metodi\u00a0 poco efficaci.<\/p>\n<p>Ovviamente, \u00a0le politiche attive\u00a0 hanno tanto pi\u00f9 successo quanto pi\u00f9\u00a0\u00a0 numerose sono le richieste\u00a0 delle \u00a0imprese.\u00a0\u00a0 La crisi Covid ha depresso \u00a0in tutta Europa la domanda\u00a0 di lavoro e a pagarne le conseguenze sono state \u00a0in particolare\u00a0 donne e giovani\u00a0 con contratti a termine. \u00a0Ma il problema italiano \u00e8 che gi\u00e0 prima della pandemia i \u00a0livelli di occupazione erano \u00a0molto bassi.\u00a0 E\u2019 questo il \u00a0bandolo della matassa.\u00a0 In Italia non c\u2019\u00e8 abbastanza lavoro.\u00a0 La sesta economia del pianeta riesce\u00a0 ad occupare solo il 58%\u00a0 dei propri adulti, di contro al 65% della Francia, ad\u00a0 una media UE del 68% e al \u00a077% della Germania. \u00a0Vuol dire\u00a0 milioni di posti di lavoro in meno.<\/p>\n<p>Il deficit \u00a0riguarda soprattutto il settore dei servizi. In parte \u00e8\u00a0 l\u2019esito del\u00a0 \u201cfamilismo\u201d all\u2019italiana, che\u00a0 ancora relega una grande quantit\u00e0 di\u00a0 donne a produrre entro le mura domestiche quei\u00a0 servizi di cura\u00a0 che altrove in Europa vengono erogati \u00a0dallo stato o dal mercato \u2013 creando cos\u00ec occupazione. \u00a0In altra\u00a0 parte,\u00a0 i posti scarseggiano\u00a0 a causa dei tanti colli di bottiglia che ostacolano\u00a0 la concorrenza e il dinamismo del terziario. Pi\u00f9 in generale,\u00a0 a parte rare eccezioni, il nostro paese\u00a0 non \u00e8 riuscito a\u00a0 innescare\u00a0 i \u00a0motori di sviluppo \u00a0tipici\u00a0 delle\u00a0 economie post-industriali.\u00a0 \u00a0\u00a0Sulle mappe \u00a0che\u00a0 mostrano\u00a0 dove\u00a0 sono \u00a0in Europa \u00a0i\u00a0 cosiddetti\u00a0 \u201chub\u201d\u00a0 di\u00a0 crescita \u00a0( valore aggiunto e occupazione),\u00a0 la penisola italiana\u00a0 offre un quadro desolante.\u00a0 Le regioni del Sud sono una delle pi\u00f9\u00a0 ampie zone\u00a0 grigie\u00a0 (prive di hub)\u00a0 del continente.\u00a0 Mentre la costa spagnola e le Baleari, la Corsica, le isole greche e Cipro sono indicati come \u201cparadisi del turismo\u201d, in tutto il \u00a0Mezzogiorno rientra in questa categoria solo la provincia di Olbia. \u00a0Il\u00a0 resto\u00a0 sopravvive\u00a0 principalmente\u00a0 grazie\u00a0 al\u00a0 bilancio\u00a0 pubblico.\u00a0 E nel Centro Nord\u00a0 i\u00a0 distretti\u00a0 \u201cad alta intensit\u00e0\u00a0 di conoscenza\u201d \u00a0sono molto \u00a0meno numerosi che\u00a0 nei paesi\u00a0 centro-continentali e nordici.<\/p>\n<p>Secondo la tesi di due noti scienziati politici, Thorben Iversen e David Soskice, la diffusione il radicamento della\u00a0 <em>knowledge economy<\/em>\u00a0 (intesa in senso\u00a0 ampio: non solo tecnologia, ma anche turismo, cultura, intrattenimento,\u00a0 istruzione e ricerca)\u00a0 sono oggi condizioni necessarie per mantenere alti livelli di occupazione e\u00a0 salvaguardare \u00a0al tempo stesso prosperit\u00e0 e democrazia.\u00a0\u00a0 L\u2019Italia\u00a0 \u00e8\u00a0 ancora in mezzo al guado. E \u00a0persino nei territori\u00a0 dove\u00a0 si \u00e8 accesso\u00a0 il motore post-industriale,\u00a0 la crescita del valore\u00a0 aggiunto non\u00a0 ha generato tutta\u00a0 l\u2019occupazione potenziale .<\/p>\n<p>Di questo\u00a0 si dovrebbe parlare oggi; \u00e8 in questa cornice\u00a0 che dovrebbe inserirsi\u00a0 il dibattito\u00a0 sul\u00a0 lavoro.\u00a0 Parlare solo di ammortizzatori sociali\u00a0\u00a0 non fa che riprodurre la\u00a0 trappola della paura.\u00a0 Per dare fiducia ai\u00a0 giovani,\u00a0 ci vorrebbe\u00a0 un\u00a0 piano strategico\u00a0 per \u00a0riempire\u00a0 la\u00a0 penisola di \u00a0hub,\u00a0 con \u00a0una fitta rete di\u00a0 punti d\u2019accesso.\u00a0 Accompagnato da una comunicazione\u00a0 politica\u00a0 \u00a0imperniata\u00a0 sulle\u00a0 garanzie di\u00a0 opportunit\u00e0,\u00a0 in modo da\u00a0 neutralizzare quel riflesso condizionato\u00a0 che\u00a0 induce\u00a0 a\u00a0 privilegiare sempre e soltanto le garanzie di protezione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La knowledge economy aiuta\u00a0a mantenere alti livelli di occupazione, ma l\u2019Italia \u00e8 ancora in mezzo al guado; e il suo tessuto produttivo non \u00e8 in grado di produrre nuova occupazione . 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