
{"id":59228,"date":"2021-07-09T22:33:07","date_gmt":"2021-07-09T21:33:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59228"},"modified":"2021-07-09T22:46:04","modified_gmt":"2021-07-09T21:46:04","slug":"tre-problemi-per-il-minimum-wage-allitaliana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59228","title":{"rendered":"TRE PROBLEMI PER IL MINIMUM WAGE ALL\u2019ITALIANA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La prima difficolt\u00e0 riguarda la struttura non trasparente delle nostre retribuzioni; la seconda nasce dalla diffidenza delle confederazioni sindacali maggiori; la terza dai gravi squilibri tra le regioni italiane, sia sul piano della produttivit\u00e0, sia su quello del costo della vita &#8211; Come provare a risolverle<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong><br \/>\n<\/strong>Articolo pubblicato sul quotidiano<\/em> il Riformista <em>il 6 luglio 2021 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59137\">Il problema del lavoro povero e la questione del minimum wage<\/a><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=59268\" rel=\"attachment wp-att-59268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-59268\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Il-riformista-VII21-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Il-riformista-VII21-218x300.jpg 218w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Il-riformista-VII21-109x150.jpg 109w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Il-riformista-VII21.jpg 377w\" sizes=\"auto, (max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a>Non sar\u00e0 facile, qui da noi, dare attuazione alla direttiva europea sugli standard retributivi minimi, se e quando essa entrer\u00e0 in vigore. La prima difficolt\u00e0 riguarda la struttura delle nostre retribuzioni, resa complessa e poco trasparente dalle voci di retribuzione differita (soprattutto trattamento di fine rapporto, 13ma e 14ma mensilit\u00e0), pressoch\u00e9 sconosciute a nord delle Alpi. La seconda nasce dalla diffidenza delle confederazioni sindacali maggiori, le quali temono che un <em>minimum wage<\/em> fissato per via legislativa o amministrativa possa spalancare le porte a una fuga dai contratti collettivi delle aziende marginali, che potrebbero essere fortemente tentate di assumere il nuovo standard minimo come parametro. La terza nasce dalle forti differenze del costo della vita tra le regioni del Paese.<\/p>\n<p>Per risolvere la prima questione, la via maestra sarebbe quella di superare il vincolo delle voci di retribuzione differita, stabilendo chiaramente che non c\u2019\u00e8 alcun obbligo generale di suddividere la retribuzione annuale in pi\u00f9 di 12 mensilit\u00e0, n\u00e9 di pagare una parte della retribuzione a fine rapporto. In realt\u00e0, a ben vedere, l\u2019eliminazione di queste due forme di retribuzione differita (previste rispettivamente dalla contrattazione collettiva corporativa, per questo aspetto ancora oggi in vigore, e dalla legge n. 297\/1981) sarebbe gi\u00e0 consentita: se l\u2019ammontare complessivo del compenso rispetta lo standard complessivo minimo, la pattuizione che elimini le voci differite non pu\u00f2 considerarsi come una deroga in peggio rispetto alla disciplina vigente. Ma pochi lo sanno, e due righe di chiarimento su questo punto in una legge sgombrerebbero il campo da ogni remora.<\/p>\n<p>Assai pi\u00f9 spinosa e difficile da risolvere \u00e8 la seconda questione. In Italia i contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati maggiori, essendo assunti dai giudici come parametro della \u201cgiusta retribuzione\u201d anche per imprese e lavoratori appartenenti al settore ma non iscritti alle associazioni stipulanti, coprono di fatto una porzione molto ampia del tessuto produttivo: secondo una stima corrente, intorno ai nove decimi della forza-lavoro dipendente occupata. Se verr\u00e0 introdotto uno standard retributivo orario minimo assoluto, esso non potr\u00e0 evidentemente collocarsi al di sopra di quello minimo previsto dal contratto collettivo di settore pi\u00f9 povero; donde il rischio che esso produca negli altri settori l\u2019effetto di \u201cfuga verso il basso\u201d delle imprese, di cui si \u00e8 detto all\u2019inizio.<\/p>\n<p>Il problema pu\u00f2 essere risolto rispolverando la delega legislativa contenuta nel Jobs Act (legge n. 183\/2014), rimasta inattuata, che prevedeva l\u2019istituzione di uno standard minimo, applicabile anche alle collaborazioni autonome continuative, valevole dovunque non esista gi\u00e0 un contratto collettivo stipulato dalle confederazioni maggiori. Cos\u00ec i contratti collettivi seri, dove ci sono, non subirebbero la \u201cconcorrenza al ribasso\u201d del <em>minimum wage<\/em> universale; ma tutti i lavoratori che non hanno contratto collettivo \u2013 a cominciare dai co.co.co. e dalle nuove figure della <em>gig economy<\/em> che spuntano come i funghi \u2013 avrebbero finalmente almeno questa tutela minima.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine il problema dell\u2019entit\u00e0 del <em>minimum wage<\/em>, che rischia di essere troppo basso al nord o troppo alto al sud. Per risolverlo basterebbe fissare uno standard (per esempio: 6,5 euro) da moltiplicare per un coefficiente fra 0,8 e 1,2, in relazione al costo della vita regionale. Soluzione, questa, facilissima sul piano tecnico, ma difficilissima sul piano politico-culturale.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima difficolt\u00e0 riguarda la struttura non trasparente delle nostre retribuzioni; la seconda nasce dalla diffidenza delle confederazioni sindacali maggiori; la terza dai gravi squilibri tra le regioni italiane, sia sul piano della produttivit\u00e0, sia su quello del costo della vita &#8211; Come provare a risolverle . 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