
{"id":59254,"date":"2021-07-14T22:49:12","date_gmt":"2021-07-14T21:49:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59254"},"modified":"2021-07-14T22:49:12","modified_gmt":"2021-07-14T21:49:12","slug":"gli-asili-nido-non-bastano-occorre-detassare-il-lavoro-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59254","title":{"rendered":"GLI ASILI NIDO NON BASTANO: OCCORRE DETASSARE IL LAVORO FEMMINILE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Pensare che un rafforzamento dei servizi per l\u2019infanzia possa consentire alle donne di lavorare in condizioni di parit\u00e0 con gli uomini significa dare per scontato che siano le donne a doversi occupare dei figli; occorre invece rendere, mediante la leva fiscale, una distribuzione paritaria dei compiti di cura pi\u00f9 conveniente per la coppia<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Andrea Ichino<\/strong> pubblicato su il Foglio il 14 luglio 2021 &#8211; In argomento v. <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=26142\">il mio disegno di legge relativo al progetto di incentivazione fiscale della partecipazione delle donne al mercato del lavoro<\/a>,\u00a0presentato nella XVII legislatura <\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_58950\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=58950\" rel=\"attachment wp-att-58950\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-58950\" class=\"size-medium wp-image-58950\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Andrea-Ichino-300x172.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Andrea-Ichino-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Andrea-Ichino-150x86.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Andrea-Ichino.jpg 314w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-58950\" class=\"wp-caption-text\">Andrea Ichino<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 iniziato ieri, in Italia, il summit del G20 dedicato alla parit\u00e0 di genere. E bene ha fatto il Presidente del Consiglio Mario Draghi a ricordare, giorni fa nel G20 Empower, che &#8220;le disuguaglianze di genere nelle nostre societ\u00e0 sono significative. Le donne sono capi di Stato o di governo in soli 22 Paesi; solo il 21,9% di tutti i ministri nel mondo sono donne. Siamo ancora lontani dal raggiungere una reale parit\u00e0 di genere.&#8221; Non riesco per\u00f2 a riconoscermi nella terapia da lui proposta per risolvere il problema: &#8220;Governi e imprese devono lavorare insieme per superare queste disparit\u00e0: i primi rafforzando i servizi per l&#8217;infanzia, le imprese trovando il modo di adattare i propri luoghi di lavoro alle esigenze delle madri lavoratrici.&#8221;<\/p>\n<p>Pensare che un rafforzamento dei servizi per l\u2019infanzia possa consentire alle donne di lavorare in condizioni di parit\u00e0 con gli uomini significa dare per scontato che siano le donne a doversi occupare dei figli. Lo stesso vale per l\u2019idea che le imprese debbano adattare i posti di lavoro alle esigenze delle madri lavoratrici, come se fossero solo loro a doversi far carico della famiglia.<\/p>\n<p>Ragionando in questo modo si possono forse curare i sintomi del problema delle differenze di genere, ma non riusciremo mai a eliminare la loro vera causa, ossia lo squilibrio dei compiti familiari tra donne e uomini, in particolare quelli di cura dei figli.<\/p>\n<p>Possiamo costruire asili in ogni strada, ma fino a che saranno le donne a dover lasciare il lavoro a met\u00e0 pomeriggio per andare prendere i figli all\u2019asilo, oppure a dover rimanere a casa quando i figli sono malati e all\u2019asilo non ci possono andare, le donne riusciranno a lavorare un po\u2019 di pi\u00f9 ma non faranno carriera. Quindi, non avranno la stessa retribuzione degli uomini i quali invece potranno continuare a lavorare in modo pi\u00f9 produttivo, scaricando sulle loro compagne i carichi familiari. Questo \u00e8 peraltro quel che accade nei Paesi Scandinavi, anche se \u00e8 un fatto poco noto: i tassi di occupazione femminile sono altissimi in quei paesi, grazie ai servizi per l\u2019infanzia, ma le donne hanno comunque obblighi familiari maggiori e sono quindi segregate nei settori e nei posti di lavoro che consentono loro di assolverli. Di conseguenza, anche in quei presunti paradisi della parit\u00e0 di genere, le donne in realt\u00e0 guadagnano meno degli uomini e fanno meno carriera, dovendo lavorare doppiamente sia a casa sia nel mercato.<\/p>\n<p>Se davvero ci sta a cuore la parit\u00e0 di genere, la strada da percorrere \u00e8 quella di equilibrare i carichi familiari tra donne e uomini. Se in ogni coppia i carichi familiari fossero divisi equamente, le donne potrebbero essere produttive tanto quanto gli uomini, e le aziende non avrebbero pi\u00f9 alcun motivo per pagare le donne meno degli uomini o per offrire solo agli uomini le migliori opportunit\u00e0 di carriera.<\/p>\n<p>Paradossalmente, quindi, i servizi all\u2019infanzia e la conciliazione tra lavoro e famiglia, se pensati specificamente per le donne sono controproducenti come l\u2019aspirina che ci da sollievo dal dolore e ritarda la ricerca della vera causa della malattia.<\/p>\n<p>Tassare le donne meno degli uomini, riducendo per esse il cuneo fiscale, \u00e8 invece un provvedimento che va al cuore del problema perch\u00e9 cambia il potere contrattuale dei partners all\u2019interno di una coppia. Come da anni ho sostenuto insieme ad Alberto Alesina, se l\u2019aliquota dell\u2019imposta sul reddito delle donne fosse pi\u00f9 bassa, quando i figli sono ammalati le donne potrebbero dire al loro partner: \u201cOra conviene che stia a casa tu, perch\u00e9 il nostro reddito familiare, al netto delle tasse, \u00e8 pi\u00f9 alto se lavoro e faccio carriera io.\u201d<\/p>\n<p>In altre parole, tassando le donne meno degli uomini, il governo creerebbe un incentivo economico ad effettuare il cambiamento culturale necessario per arrivare alla parit\u00e0 di genere all\u2019interno delle famiglie. A quel punto, la parit\u00e0 nei posti di lavoro seguirebbe naturalmente. E quando il cambiamento culturale fosse diventato permanente, anche le aliquote fiscali potrebbero tornare ad essere uguali tra donne e uomini.<\/p>\n<p>Si tratterebbe quindi di una &#8220;azione positiva\u2019\u2019, legittimata dal secondo comma dell\u2019Art. 3 della Costituzione cos\u00ec come dal diritto europeo,\u00a0in quanto destinata a correggere una discriminazione sistemica e quindi a cessare non appena il risultato potesse considerarsi raggiunto. La ricerca di Enrico Rubolino all\u2019Universit\u00e0 di Losanna, dimostra, con dati relativi alla riforma Fornero del 2012, che tassare meno le donne sarebbe una misura molto efficace per ridurre le disparit\u00e0 di genere nel nostro Paese.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pensare che un rafforzamento dei servizi per l\u2019infanzia possa consentire alle donne di lavorare in condizioni di parit\u00e0 con gli uomini significa dare per scontato che siano le donne a doversi occupare dei figli; occorre invece rendere, mediante la leva fiscale, una distribuzione paritaria dei compiti di cura pi\u00f9 conveniente per la coppia . 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