
{"id":59929,"date":"2021-10-29T11:24:08","date_gmt":"2021-10-29T10:24:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59929"},"modified":"2021-10-29T15:50:49","modified_gmt":"2021-10-29T14:50:49","slug":"una-storia-vera-che-dice-molto-sulle-politiche-attive-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59929","title":{"rendered":"UNA STORIA VERA CHE DICE MOLTO SULLE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Come il servizio pubblico per l\u2019impiego gi\u00e0 cinquant\u2019anni fa affrontava e risolveva il problema delle persone difficilmente ricollocabili in Germania: un modello che l\u2019Italia \u00e8 ancora incapace di replicare<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo pubblicato su <\/em><a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/90566\/una-storia-vera-di-politiche-attive-del-lavoro\/\">lavoce.info<\/a><em> il 29 ottobre 2021 &#8211; Sul linguaggio del decreto interministeriale che sta per essere varato v.\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59883\">Se il linguaggio delle politiche attive del lavoro si fa fumoso<\/a><em>; sulle tecniche di reinserimento delle persone disabili nel tessuto produttivo praticate nei maggiori Paesi europei negli anni &#8217;80 v. lo studio di Margherita Violi e mio del 1988: <\/em><a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=538\">Neutralizzare l&#8217;handicap: modelli e idee per una iniziativa di sostegno agli handicappati nel mercato del lavoro<\/a>\u00a0 <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=43282\" rel=\"attachment wp-att-43282\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43282\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"202\" \/><\/a>Sta per essere emanato un decreto interministeriale avente per oggetto il programma Garanzia Occupazione Lavoro, inserito nel PNRR, il cui contenuto \u00e8 stato faticosamente concordato nei giorni scorsi fra Stato e Regioni. Si tratta di un testo assai ponderoso, nel quale il termine \u201coccupabilit\u00e0\u201d ricorre a ogni pi\u00e8 sospinto, ma dal quale non emerge in modo nitido e concreto che cosa ci si attende dalle strutture competenti nel prossimo futuro. Non viene indicato un solo obiettivo quantitativamente preciso, collegato a una scadenza temporale, al cui raggiungimento le amministrazioni regionali siano vincolate e sul quale la loro performance possa essere misurata nel prossimo futuro. Per dare al ministro e agli assessori regionali competenti un\u2019idea del ritardo enorme che caratterizza la situazione italiana dei servizi al mercato del lavoro rispetto al centro e nord-Europa, nonch\u00e9 di quello che occorre realizzare per colmarlo, propongo loro la storia vera che segue, nella quale soltanto il nome del protagonista \u00e8 frutto di fantasia.<\/p>\n<p><strong>Come si neutralizzava l\u2019handicap in Germania gi\u00e0 mezzo secolo fa<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni \u201970 Gavino Nieddu, barbiere, emigra dalla Sardegna in Germania, incoraggiato dalle notizie che gli arrivano da alcuni compaesani sulle occasioni di lavoro e i livelli delle retribuzioni. Tutto procede bene fino al 1977, quando un incidente stradale gli causa una grave lesione permanente: non pu\u00f2 pi\u00f9 lavorare in piedi. In attesa di trovare un nuovo posto di lavoro gli viene assegnato un trattamento di disoccupazione che copre due terzi del suo reddito precedente.<\/p>\n<p>Poco dopo che gli \u00e8 arrivato il primo assegno mensile, Gavino viene convocato da un <em>job advisor<\/em> del <em>Bundesanstalt f<\/em><em>\u00fcr Arbeit <\/em>\u2013 l\u2019agenzia pubblica competente all\u2019epoca in questo campo \u2013, che gli fa una lunga intervista su quel (poco) che ha studiato da ragazzo, quel che sa fare, quello che gli piacerebbe fare, tenuto conto della disabilit\u00e0 sopravvenuta. Gli indica i settori nei quali le imprese hanno maggiore difficolt\u00e0 a trovare manodopera qualificata e specializzata, quelle che oggi vengono indicate come situazioni di <em>skill shortage<\/em>, spiegandogli che gli conviene indirizzare il percorso di riqualificazione in una di quelle direzioni, dove \u00e8 pi\u00f9 facile che l\u2019investimento in formazione porti un risultato positivo. Gli spiega che, per un verso, se vuole continuare a godere del trattamento di disoccupazione deve scegliere un percorso di riqualificazione che abbia ragionevoli prospettive di successo; per altro verso, l\u2019agenzia per il lavoro \u00e8 pronta a finanziarlo sia sostenendo tutte le spese del corso, sia erogandogli un\u2019indennit\u00e0 di formazione che porta il suo assegno mensile al livello dell\u2019ultima retribuzione.<\/p>\n<p>Tra le opportunit\u00e0 evidenziate dalle situazioni di <em>skill shortage<\/em>, Gavino \u00e8 attratto dalla possibilit\u00e0 di diventare un ottico. Poich\u00e9 questa sua scelta viene approvata dal <em>job advisor<\/em>, gli viene proposto un vero e proprio contratto che lo vincola a seguire un programma di formazione della durata di tre anni, articolato in una fase preliminare, nella quale frequenter\u00e0 dei corsi di lingua tedesca, matematica e fisica, e una seconda fase dedicata alla specializzazione. Lui firma il contratto e si dedica con grande impegno all\u2019attuazione del programma concordato.<\/p>\n<p><strong>Il <em>wage subsidy<\/em> al posto della pensione di invalidit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni \u201980 consegue il diploma di ottico. Poich\u00e9 non riesce a trovare immediatamente il lavoro, il <em>Bundesanstalt f<\/em><em>\u00fcr Arbeit <\/em>offre all\u2019impresa disposta ad assumerlo un contributo (<em>wage subsidy<\/em>) iniziale pari al 75 per cento del costo di retribuzione e contribuzione per quattro mesi, che si riduce poi progressivamente fino ad azzerarsi dopo sedici mesi. In questo modo Gavino il lavoro lo trova, nonostante la sua disabilit\u00e0; e nel lavoro affina col tempo la propria professionalit\u00e0, al punto che dopo una decina d\u2019anni riceve una proposta di lavoro molto vantaggiosa da Lussemburgo; e vi si trasferisce. Qualche anno dopo, infine, decide di mettere a frutto in proprio quanto ha imparato \u2013 nonch\u00e9 il gruzzolo che negli anni \u00e8 riuscito a mettere da parte \u2013 aprendo un negozio di ottica nel Paese di origine, la Sardegna.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il modo in cui una difficolt\u00e0 di rioccupazione veniva affrontata in Germania gi\u00e0 mezzo secolo fa; e nel centro e nord-Europa le vicende come quella di Gavino Nieddu nei decenni passati non sono state affatto eccezionali. Non possiamo comprendere l\u2019arretratezza dei servizi al mercato del lavoro disponibili in Italia se non ci confrontiamo in modo molto puntuale con queste esperienze. Si obietter\u00e0 che un intervento come quello descritto presenta un costo che il nostro Paese non pu\u00f2 permettersi di sostenere; ma \u00e8 facile replicare che in Italia a Gavino Nieddu sarebbe stata assegnata una pensione di invalidit\u00e0, che sarebbe costata all\u2019Erario complessivamente molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Le vicende come questa aiutano a mettere a fuoco il significato dell\u2019espressione \u201cpolitiche attive del lavoro\u201d molto meglio di quanto lo faccia il decreto interministeriale che il Governo \u00e8 in procinto di emanare.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come il servizio pubblico per l\u2019impiego gi\u00e0 cinquant\u2019anni fa affrontava e risolveva il problema delle persone difficilmente ricollocabili in Germania: un modello che l\u2019Italia \u00e8 ancora incapace di replicare . 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