
{"id":60892,"date":"2022-03-19T17:44:31","date_gmt":"2022-03-19T16:44:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=60892"},"modified":"2022-03-19T18:59:16","modified_gmt":"2022-03-19T17:59:16","slug":"il-lavoro-smette-di-crescere-ma-diventa-piu-stabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=60892","title":{"rendered":"IL LAVORO SMETTE DI CRESCERE, MA DIVENTA PI\u00d9 STABILE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il livello di occupazione \u00e8 fermo,\u00a0 la ripresa rallenta, ma cresce la stabilizzazione di assunzioni a termine &#8211; Il Recovery Plan potrebbe permettere un balzo in avanti<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Numero 124 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News, <em>organo della Fondazione Anna Kuliscioff,<\/em> <em>11 marzo 2022, <strong>a cura di Claudio Negro<\/strong><\/em> &#8211; <em>In argomento v. anche il n. 118 dello stesso bollettino, <\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=60500\">Perch\u00e9 il contratto a termine non \u00e8 necessariamente sinonimo di precariet\u00e0<\/a>\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L\u2019osservatorio ISTAT \u201cOccupati e Disoccupati\u201d con i dati di gennaio 2022 non mostra novit\u00e0 significative, ma alcuni particolari meritano di essere presi in considerazione. Vediamo: il livello di occupazione resta sostanzialmente fermo, come gi\u00e0 negli ultimi due mesi del 2021. Si tratta del segnale che la corsa alla ripresa ha rallentato nell\u2019ultimo scorcio del 2021? In realt\u00e0 il PIL atteso per il 2022 \u00e8 superiore al 4%, e a Gennaio l\u2019aumento gi\u00e0 acquisito per l\u2019anno \u00e8 gi\u00e0 del 2,4%. Tuttavia l\u2019indice di fiducia delle imprese continua a scendere, come gi\u00e0 a dicembre, mentre l\u2019inflazione sale. Non \u00e8 fuori luogo pensare ad un rallentamento della crescita nei prossimi mesi, anche drammatico se gli scenari di guerra dovessero diventare dominanti.<\/p>\n<p>In ogni caso, e questo \u00e8 il primo particolare che vale la pena osservare, il sostanziale consolidamento dei numeri dell\u2019occupazione (appena 7.000 unit\u00e0 in meno del mese di dicembre) vede per\u00f2 una redistribuzione al suo interno: scendono gli occupati a termine (meno 32.000) e aumentano quelli a tempo indeterminato (pi\u00f9 23.000). Impossibile, finch\u00e8 non verranno comunicati i dati delle Comunicazioni Obbligatorie, stabilire se si tratti di nuove assunzioni o di stabilizzazioni di contratti a termine, ma \u00e8 molto probabile che in maggioranza si tratti di questa seconda ipotesi; in ogni caso \u00e8 un segnale abbastanza rilevante che nelle imprese si inizia a pensare ad un consolidamento delle posizioni lavorative acquisite pi\u00f9 che ad un\u2019ulteriore crescita. Il che, se \u00e8 vero, \u00e8 un segnale per un verso positivo ma d\u2019altra parte sembra alludere ad un tetto di occupazione ormai raggiunto, al netto degli apparentemente incomprimibili posti vacanti (quasi 350.000 a fine 2021).<\/p>\n<p>Un altro indizio che sia possibile una stasi occupazionale \u00e8 nella combinazione del numero di inattivi (pi\u00f9 73.000) e dei disoccupati (meno 51.000). Dati che indicano come meno persone cerchino attivamente lavoro (inattivi) e di conseguenza diminuiscano i disoccupati (coloro che cercano lavoro e non lo trovano), in conseguenza di una minore aspettativa per gli inoccupati di trovare lavoro.<\/p>\n<p>Per capire se le cose stiano effettivamente cos\u00ec occorre aspettare ulteriori dati sulle ore lavorate (pro capite e monte ore), sulla produzione industriale e sui flussi di mano d\u2019opera avviamenti-cessazioni) anzich\u00e9 sullo stock.<\/p>\n<p>Restano comunque sull\u2019orizzonte due questioni problematiche: le trasformazioni dell\u2019automotive che rischiano di cominciare a produrre contraccolpi nell\u2019occupazione di tutta la filiera; la progressiva digitalizzazione che determiner\u00e0 un crescente bisogno di nuove figure\u00a0 professionali, per il quale va ancora sperimentato se gli strumenti di aggiornamento formativo (in primis il Fondo Nuove Competenze) siano adeguati.<br \/>\nInfine \u00e8 opportuno tener presente che i significativi investimenti \u00a0del Recovery Plan potrebbero avere un significativo impatto sull\u2019occupazione nel comparto delle costruzioni, della sanit\u00e0 e della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il livello di occupazione \u00e8 fermo,\u00a0 la ripresa rallenta, ma cresce la stabilizzazione di assunzioni a termine &#8211; Il Recovery Plan potrebbe permettere un balzo in avanti . 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