
{"id":61056,"date":"2022-04-10T09:52:11","date_gmt":"2022-04-10T08:52:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61056"},"modified":"2022-04-18T11:33:04","modified_gmt":"2022-04-18T10:33:04","slug":"prendersi-cura-del-malato-per-esserne-curati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61056","title":{"rendered":"PRENDERSI CURA DEL MALATO PER ESSERNE CURATI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">C\u2019\u00e8 molta reciprocit\u00e0 nell&#8217;assistenza che si presta a una persona malata: trasforma non solo il malato, ma anche chi lo assiste; \u00e8 l&#8217;esperienza di qualche cosa che supera la morte e la domina<\/span><span style=\"color: #993300;\"><br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nEstratto dal libro <strong>di Giada Lonati<\/strong> fresco di stampa, <\/em>Prendersi cura<em>, Milano, Corbaccio, 2022, pp. 14-22 (l&#8217;editrice Corbaccio \u00e8 un marchio Garzanti) &#8211; Propongo questo libro a credenti e no,\u00a0nella settimana di Pasqua, perch\u00e9 sono convinto che il messaggio evangelico della possibilit\u00e0 della resurrezione non richieda affatto una scelta religiosa per essere recepito e vissuto; riguarda un&#8217;esperienza concreta, viva, che non presuppone atti di fede: \u00e8 accessibile proprio a tutti &#8211; In argomento v. anche la pagina che scrissi nella notte che precedette la morte di mia moglie: <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55491\">Il tesoro nascosto dove mai lo immagineremmo<\/a><em>;<\/em> <em>inoltre la recensione del libro\u00a0di Carlo Alberto Clerici e Tullio Proserpio,\u00a0<\/em>La spiritualit\u00e0 nella cura. Dialoghi tra clinica, psicologia e pastorale<em>,\u00a0 a cura di Giulia Ichino, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=60930\">Riflessioni sulla malattia e la cura<\/a><em>\u00a0<\/em> <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">..<br \/>\n<\/span>[&#8230;]<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61082\" rel=\"attachment wp-att-61082\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-61082\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Prendersi-cura-di-Giada-Lonati-204x300.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Prendersi-cura-di-Giada-Lonati-204x300.jpg 204w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Prendersi-cura-di-Giada-Lonati-102x150.jpg 102w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Prendersi-cura-di-Giada-Lonati.jpg 434w\" sizes=\"auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a>Non molto tempo fa ho assistito Costanza Ichino, moglie di Pietro, affetta da una grave patologia neurodegenerativa. Pietro Ichino \u00e8, oltre che docente universitario, avvocato, giornalista, scrittore, politico [&#8230;] Sua moglie Costanza \u00e8 stata una donna di cultura, brillante conversatrice e divoratrice di libri. Quando ci siamo incontrate, la malattia insieme all\u2019autonomia motoria, ridotta ormai alla sola possibilit\u00e0 di accennare movimenti non sempre ben controllabili con una mano, le aveva tolto la possibilit\u00e0 di vedere e quindi di leggere e aveva limitato i suoi dialoghi a poche fa\u00adticosissime parole. Le restava un sorriso dolcissimo, rivolto a chi la accudiva.<\/p>\n<p>Quando ho iniziato ad assisterla era cos\u00ec: dipendente in tutto, anche per un\u2019azione che diamo per scontata come grattarci il naso o spostare una ciocca di capelli che ci infastidisce. Immaginare un tipo di dipendenza simile \u00e8 un esercizio che ogni tanto bisognerebbe fare, anche solo per apprezzare la libert\u00e0 delle piccole cose scontate del nostro quotidiano.<\/p>\n<p>Del nostro primo incontro ricordo tra l\u2019altro l\u2019attenzione \u2013 ecco anche questo \u00e8 un sinonimo di cura \u2013 con cui vengono scelti gli abiti che indossa. [&#8230;] Eppure \u00e8 vestita di tutto punto, certo con abiti comodi ma scelti con gusto, il golfino di cashmere azzurro abbinato agli orecchini di lapislazzuli, a raccontare un\u2019eleganza sobria che probabilmente ha accompagnato tutta la vita di questa donna. E che giustamente il marito e le figlie continuano a far vivere.<\/p>\n<p>Mi complimento con lei per l\u2019eleganza. In un altro tempo della mia vita, avrei forse letto come vana questa attenzione all\u2019aspetto esteriore. Oggi sento che \u00e8 una parte centrale della cura, che niente ha a che vedere con la vanit\u00e0 fine a se stessa, ma piuttosto con il continuare a essere se stessi.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>Esserci semplicemente di fronte al mistero della vita che finisce richiama le analogie con la vita che inizia.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 \u00abqualcosa di radicale che percepiamo nella comparsa di un neonato e nella sparizione di un essere che muore. Sono tante le esperienze-soglia, ogni giornata ne \u00e8 costellata [\u2026]\u00bb dice Chandra Candiani, poetessa e maestra buddista, spingendosi a dire come, nonostante il nostro desiderio di fuggire dalle esperienze dolorose, proprio le esperienze di perdita e di abbandono si trasformino in \u00abformidabili esperienze di contatto con qualcosa che conta pi\u00f9 di noi, che \u00e8 pi\u00f9 di me e di te\u00bb.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Pi\u00f9 di noi, appunto.<\/p>\n<p>E nelle parole della Candiani mi riconosco, negli incontri alla fine della vita, come una esploratrice alla ricerca di quello che accomuna gli esseri umani, quella sorta di essenza a cui proprio non si pu\u00f2 rinunciare per sentirsi parte del consesso umano.<\/p>\n<p>Non solo nasciamo e moriamo bisognosi di cura, ma in entrambi i casi il corpo esige uno spazio da protagonista. Il neonato \u00e8 tutt\u2019uno con i suoi bisogni fisici e proprio attraverso l\u2019accudimento del corpo sperimenta e costruisce i fondamenti della relazione. Attraverso i sensi e grazie alla parola.<\/p>\n<p>Cos\u00ec alla fine della vita torna a farsi evidente questa sintesi tra corpo e spirito. Il dolore globale \u2013 quello in cui gli aspetti fisici, psicologici, sociali, spirituali si sommano \u2013 ci ricorda che siamo una cosa sola. Il corpo dolente, limitato, dipendente evidenzia la fragilit\u00e0 dello spirito. Le domande centrali, quelle sul senso dell\u2019esistenza ma anche sulla propria identit\u00e0 diventano ine\u00adludibili di fronte ai grandi dolori della vita, alle perdite, all\u2019incontro con il limite. Il corpo che perde la propria autonomia richiama violentemente alla mancanza.<\/p>\n<p>Chi sono io che fino a ieri avevo in mano il mondo, per lo meno il mio mondo, e oggi attendo con pazienza che qualcuno mi cambi il pannolone? Qual \u00e8 l\u2019essenza che fa s\u00ec che io resti me stessa, continui a riconoscermi per quella che ero anche oggi che guardo il mondo da una finestra perch\u00e9 i quattro gradini che ci sono in portineria sono diventati un ostacolo insormontabile? Quanto pu\u00f2 adattarsi un essere umano prima di giudicare intollerabile, indegna, irriconoscibile l\u2019esperienza di vita che sta vivendo?<\/p>\n<p>Il corpo diventa finestra per lo spirito e non c\u2019\u00e8 cura della sofferenza del secondo che non passi attraverso un farsi carico amorevole e consapevole del primo.<\/p>\n<p>\u00abCome caregiver, essere una fonte di cose buone, che fanno sentire l\u2019altro sicuro e compreso, \u00e8 un modo di essere essenziale\u00bb afferma Luigina Mortari in <em>La sapienza del cuore<\/em>.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>E, come sanno bene molti caregiver, c\u2019\u00e8 molta reciprocit\u00e0 in questo prendersi cura. E il percorso trasformativo non riguarda solo il malato ma anche chi agisce la cura.<\/p>\n<p>La famiglia Ichino ha organizzato la casa in modo esemplare. C\u2019\u00e8 tutto quello che serve per rendere la vita pi\u00f9 agevole e semplice, verrebbe da dire pi\u00f9 normale. Anche la badante \u00e8 la persona giusta per Costanza, in una sorta di miracolo che fa incontrare le anime: silenziosa, efficiente, dolcissima. Non ho mai respirato in questa casa un\u2019aria che non fosse impre\u00adgnata di amore e di serenit\u00e0, nonostante tutto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=55513\" rel=\"attachment wp-att-55513\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-55513\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Costanza-11-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Costanza-11-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Costanza-11-113x150.jpg 113w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Costanza-11-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Costanza-11.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>E per\u00f2 il marito, che non ha mai rinunciato ad affiancare la badante nelle pratiche di igiene di Costanza, a tratti inizia a sentire la fatica, proprio quella fisica. Leggo negli occhi delle figlie la preoccupazione per lo sforzo che la dipendenza crescente di Costanza richiede.<\/p>\n<p>Il rito pi\u00f9 faticoso \u00e8 la doccia del mattino. \u00abCostanza trae giovamento dalla doccia. L\u2019acqua tiepida, il suo bagnoschiuma, la crema profumata la fanno sentire bene\u00bb mi spiega il marito con il suo linguaggio un po\u2019 aulico.<\/p>\n<p>Propongo il passaggio del nostro Operatore Socio Sanitario (OSS) per dare una mano alla badante e far s\u00ec che lui possa riposarsi, spiego a entrambi che esiste la possibilit\u00e0 di effettuare il bagno a letto. I nostri operatori sanno fare \u2013 e insegnare \u2013 cose magiche: persino lo shampoo si pu\u00f2 fare senza muoversi dal letto.<\/p>\n<p>Costanza non si esprime. Rivolge uno sguardo al marito. Lui la guarda a sua volta, in silenzio. Poi si rivolge a me: \u00abNo dottoressa grazie, ma Costanza non pu\u00f2 rinunciare a questo rito. Per lei \u00e8 un momento di benessere insostituibile. La malattia le ha portato via tanto, finch\u00e9 ce la faremo andiamo avanti cos\u00ec. La mia schiena si aggiusta con qualche analgesico. Ce la possiamo fare, vero Costanza?\u00bb. Lei sorride ora. Lui le stringe la mano, come se stessero partendo per fare una passeggiata insieme.<\/p>\n<p>Costanza far\u00e0 la doccia del mattino fino a tre giorni prima di morire quando avvieremo una sedazio\u00adne palliativa per gestire un\u2019insufficienza respiratoria intrattabile insorta a causa di una polmonite ab ingestis, secondaria cio\u00e8 all\u2019inalazione di cibo nelle vie respiratorie. In altre parole, la difficolt\u00e0 a deglutire ha determinato il passaggio di alimenti in trachea e nei polmoni e questi hanno indotto la comparsa di una grave infezione polmonare. Costanza aveva scelto di non avere alcuno strumento per forzare l\u2019alimentazione: non un sondino nasogastrico e non una PEG (in estrema sintesi un abbocco dello stomaco all\u2019esterno che consenta di nutrirsi bypassando l\u2019incapacit\u00e0 di deglutire). Per questo si \u00e8 alimentata con cibi di consistenza sempre pi\u00f9 omogeneizzata finch\u00e9 ha potuto, consapevole del rischio che stava correndo e cio\u00e8 che gli alimenti andassero in trachea provocandole una crisi respiratoria acuta o una polmonite. Ha scelto per\u00f2 di non prolungare la sua vita oltre questa possibilit\u00e0. Ha definito con chiarezza e ponderazione che questo per lei sarebbe stato un limite oltre il quale non era pi\u00f9 tollerabile considerare questa vita come buona, dignitosa, accettabile. Sapeva della sedazione palliativa e l\u2019aveva scelta con cognizione di causa.<\/p>\n<p>Pur con le enormi difficolt\u00e0 comunicative che hanno caratterizzato i nostri incontri ha sempre confermato quello che aveva a suo tempo scritto nelle proprie Disposizioni Anticipate di Trattamento, dando vita a quella che altro non \u00e8 se non la concretizzazione della Pianificazione Condivisa delle Cure. Che cosa facciamo se succede questo? Che cosa non facciamo? Quale percorso \u00e8 pi\u00f9 adatto alla sua idea di dignit\u00e0 del vivere e del morire?<\/p>\n<p>In questi dialoghi in cui le parole di Costanza sono cos\u00ec poche e faticose, in cui le domande devono essere poste con attenzione, avendo cura di renderle domande chiuse cui rispondere con un s\u00ec o con un no, con un cenno degli occhi o con un movimento della mano, il silenzio ha avuto spesso un ruolo da protagonista.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile stare in silenzio soprattutto quando le domande sono urgenti, enormi, cariche di significati. Il silenzio assume allora una dimensione quasi tangibile, occupa spazio.<\/p>\n<p>Di nuovo Chandra Candiani nel <em>Silenzio \u00e8 cosa viva <\/em>afferma che nonostante il nostro bisogno di riempire tutto: \u00abLo spazio vuoto \u00e8 quello che permette alle persone e agli oggetti di entrare in relazione. Lo spazio vuoto separa e collega\u00bb.<\/p>\n<p>Il marito di Costanza ha imparato a stare nel silenzio, ad attendere, a usare il ritmo di sua moglie, quello che il metronomo della malattia impone.<\/p>\n<p>Accompagnare in fondo \u00e8 anche questo. \u00c8 compagno chi <em>condivide il pane (cum panis)<\/em> e <em>sta<\/em> con l\u2019altro, ma lo \u00e8 anche chi si <em>unisce nel cammino<\/em> a qualcuno.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>_______________________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Il silenzio \u00e8 cosa viva. L\u2019arte della meditazione<\/em>, Milano, Einaudi, 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Milano, Raffaello Cortina Editore, 2017.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 molta reciprocit\u00e0 nell&#8217;assistenza che si presta a una persona malata: trasforma non solo il malato, ma anche chi lo assiste; \u00e8 l&#8217;esperienza di qualche cosa che supera la morte e la domina . Estratto dal libro di Giada Lonati fresco di stampa, Prendersi cura, Milano, Corbaccio, 2022, pp. 14-22 (l&#8217;editrice Corbaccio \u00e8 un marchio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34,13],"tags":[],"class_list":["post-61056","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-laicita","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61056"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61056\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}