
{"id":61409,"date":"2022-06-09T17:22:23","date_gmt":"2022-06-09T16:22:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61409"},"modified":"2022-06-09T17:22:23","modified_gmt":"2022-06-09T16:22:23","slug":"un-mercato-del-lavoro-che-rischia-di-spezzarsi-in-due","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61409","title":{"rendered":"UN MERCATO DEL LAVORO CHE RISCHIA DI SPEZZARSI IN DUE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\"><strong>Mentre da un lato <\/strong><\/span><strong><span style=\"color: #993300;\">nello stesso tempo aumentano le dimissioni, dall&#8217;altro l<\/span><\/strong><span style=\"color: #993300;\"><strong>e imprese non trovano i lavoratori che cercano; ma \u00e8 probabile che soltanto chi appartiene alle fasce professionali superiori riesca a trarne beneficio sul piano retributivo<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><em>.<\/em><\/span><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><em>Numero 130 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 4 giugno 2022,<\/em> <em>a cura di Claudio Negro &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61204\">il numero 126 dello stesso bollettino<\/a>, online su questo sito<\/em><strong>, <\/strong><em>dal quale si pu\u00f2 risalire ai precedenti<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><!--more--><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"390\" height=\"100\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a>Credo che ci sia un nesso tra una serie di fenomeni inediti che riguardano l\u2019occupazione\/disoccupazione: quello delle dimissioni (la <em>great resignation<\/em>), la crescente mancanza di incontro tra domanda e offerta di lavoro, in particolare il progressivo divaricarsi tra domanda e offerta di lavoro in alcuni comparti.<br \/>\nSi tratta di un insieme di fenomeni che genera una situazione insolita: nel primo quadrimestre 2022, ci informa l\u2019Osservatorio Ministero-Bankitalia- ANPAL, ha proseguito il trend positivo dell\u2019occupazione: dall\u2019inizio dell\u2019anno sono state create, al netto delle cessazioni, 260.000 posti di lavoro. 175.000 con contratti a tempo indeterminato (tra nuove assunzioni e trasformazioni di contratti a termine); il comparto terziario ha fatto la parte del leone, con la gran maggioranza delle attivazioni nette tra turismo, commercio e altri servizi. Altro dato fortemente positivo la riduzione dei disoccupati \u201camministrativi\u201d, cio\u00e8 di coloro che hanno firmato una DID (la disponibilit\u00e0 ad accettare un lavoro); si tratta dei disoccupati \u201c<em>correct<\/em>\u201d, cio\u00e8 di coloro che effettivamente cercano un lavoro: stiamo parlando di oltre 60.000 persone in meno di 12 mesi fa. Altrettanto positivo ed interessante il dato sulla dinamica entrata-uscita dalla disoccupazione dei lavoratori con contratti a termine: un dato in forte flessione per tutto il 2021 e che continua per il 2022, che indica sia una crescente tendenza alla stabilizzazione dei contratti temporanei (come visto sopra) che una maggior durata media dei contratti a termine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61381\" rel=\"attachment wp-att-61381\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-61381\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-B-2022-300x131.jpg\" alt=\"\" width=\"476\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-B-2022-300x131.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-B-2022-150x65.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-B-2022-768x335.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-B-2022.jpg 855w\" sizes=\"auto, (max-width: 476px) 100vw, 476px\" \/><\/a>Questi dati abbastanza brillanti hanno tuttavia un brutto rovescio della medaglia: l\u2019Osservatorio ANPAL Excelsior informa che le imprese hanno bisogno di assumere 444.000 dipendenti a Maggio, e 1.530.000 entro luglio. Tuttavia \u00e8 gi\u00e0 verificata una difficolt\u00e0 di reperimento quasi del 40%, con punte del 52% per gli operai specializzati, del 45% per le professioni tecniche, del 42% per conduttori di impianti. Per la gran maggioranza questo mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro non \u00e8 neanche dovuto a competenze insufficienti, ma proprio a mancanza di candidature.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non \u00e8 una completa novit\u00e0, ma viene stranamente a coincidere con una sorta di \u201cfuga dal lavoro\u201d (appunto la <em>great resignation<\/em>), o pi\u00f9 precisamente con un aumento non epocale ma comunque visibile delle dimissioni volontarie: a Marzo 2022 sono state superiori non di molto rispetto a quelle dell\u2019ultimo mese ante covid (circa +15.000) e comunque in linea con quelle registrate subito dopo la conclusione della fase lock down. I media amano enfatizzare questo fenomeno (di solito presentandolo come un <em>new deal<\/em>) paragonando i dati recenti a quelli del periodo del <em>lock down<\/em>, ottenendo percentuali di crescita favolose, di cui ovviamente non viene illustrato il motivo\u2026<br \/>\nDetto dunque che parliamo di un fenomeno rilevabile ma di dimensioni molto pi\u00f9 modeste di quanto non magnifichino i media, \u00e8 opportuno esaminarlo un po\u2019 pi\u00f9 nei dettagli. Innanzitutto chi sono i lavoratori che si dimettono: una bella analisi \u00e8 quella condotta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sui dati 2021. Le dimissioni si spalmano abbastanza equanimemente su lavoratori a termine o stabili, a part time o full time, con una netta prevalenza per\u00f2 per le professioni del comparto terziario (70%): sul totale per il 25% si tratta di profili professionali qualificati e per il 17% di professioni non qualificate. In prevalenza (30%) si tratta di giovani tra 25 e 34 anni, con basso titolo di studio (max diploma non valido per accesso a universit\u00e0). Se per\u00f2 andiamo a vedere \u201cl\u2019albero\u201d delle professionalit\u00e0, vediamo che all\u2019interno delle diverse fasce quelle in cui incide di pi\u00f9 il fenomeno dimissioni sono quella pi\u00f9 bassa (professioni non qualificate, 23%) e pi\u00f9 alta (scientifiche e di elevata specializzazione, 22%), subito seguita (21,5%) da artigiani e operai specializzati. Se compariamo questi dati con quelli relativi alla domanda di lavoro e al mismatch (Excelsior ANPAL) vediamo che c\u2019\u00e8 una sensibile coincidenza: per il 30% si cercano profili professionali qualificati del settore terziario, per il 18% profili non qualificati sempre per il terziario. Se consideriamo poi il mismatch all\u2019interno delle fasce di professionalit\u00e0 vediamo che il valora per la fascia pi\u00f9 bassa \u00e8 del 28%; molto alto per\u00f2 il mismatch anche per la fascia a pi\u00f9 alta professionalit\u00e0 (45%) e per quella di artigiani-operai specializzati (52%). Esiste quindi una certa rilevante coincidenza tra le quantit\u00e0 e i profili del personale che si dimette e quello che le aziende cercano senza trovarlo.<br \/>\nInteressante anche il dato sulla ricollocazione dei lavoratori dimissionari: secondo la ricerca dei Consulenti del Lavoro (dati 2021) entro un massimo di 9 mesi sono ricollocati oltre il 55% dei dimissionari, con punte del 70% per i laureati, e con una buona parte collocata entro 1 mese. Le professioni tecniche, scientifiche e intellettuali stanno sul 65%, gli operai specializzati e gli artigiani al 56%, ma le professioni non qualificate e qualificate del comparto servizi rispettivamente al 49% e 46%. In sostanza la percentuale pi\u00f9 alta di non ricollocamento, o quanto meno di ritardo, \u00e8 nel settore nel quale si addensa il maggior numero di dimissioni e il pi\u00f9 alto mismatch.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61380\" rel=\"attachment wp-att-61380\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-61380\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-2022-300x129.jpg\" alt=\"\" width=\"405\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-2022-300x129.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-2022-150x64.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-2022-768x329.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Skill-shortage-2022.jpg 854w\" sizes=\"auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/><\/a>Tutto questo avviene in un contesto nel quale lo stock di occupazione \u00e8 in (modesta) crescita, la disoccupazione ricomincia a scendere e il tasso di attivit\u00e0 tende ad assestarsi su livelli superiori a quelli storici. Il risultato \u00e8 un mercato del lavoro con dinamiche interne pi\u00f9 veloci (non necessariamente un mercato del lavoro pi\u00f9 dinamico, soprattutto per quanto concerne i nuovi ingressi e la mobilit\u00e0). Alcuni dati sono molto significativi: secondo una ricerca di Gartner, un\u2019azienda tipica \u2013 che di solito aveva un ricambio di circa un quinto dei suoi dipendenti prima della pandemia \u2013 ora potrebbe perderne quasi un quarto ogni anno. Non solo: in Italia a partire da maggio 2021 si \u00e8 registrata una crescita costante della domanda di lavoro, con un picco di incremento del +58% a marzo 2022. Per ogni 100 opportunit\u00e0 lavorative esistenti pre-pandemia, oggi ne esistono 158.<br \/>\nIn sostanza, un mercato del lavoro in cui cresce la domanda molto pi\u00f9 dell\u2019offerta ma che proprio per questo stimola una corsa alla ricollocazione di chi \u00e8 occupato per spuntare condizioni migliori (e non solo sul piano salariale, ma anche delle modalit\u00e0 lavorative, pensiamo all\u2019home working, e al welfare). Tuttavia questa corsa genera due effetti distinti: per i profili professionali superiori il fenomeno dimissioni e il mismatch produce una concorrenza tra datori di lavoro, mentre per i profili non professionali e in generale per il comparto dei servizi le dimissioni vanno ad incrementare un\u2019offerta gi\u00e0 ampia, per quanto penalizzata dal mismatch, ma ancora insufficiente ad innescare una rincorsa dei salari. In realt\u00e0 in questa fascia si accalca un\u2019offerta dequalificata, che viene incrementata dalle dimissioni di chi \u00e8 in cerca di retribuzioni migliori il che determina, nonostante il mismatch penalizzi molte aziende, una propensione a comprimere i salari: la UIL ha stimato che le retribuzioni orarie offerte non raggiungano i 4\u20ac orari, contro un minimo contrattuale di 7\u20ac.<\/p>\n<p>In definitiva l\u2019effetto combinato dimissioni-mismatch determina <strong>un\u2019accentuata spaccatura del mercato del lavoro<\/strong>. Nella fascia superiore, dalle professioni scientifiche fino agli operai specializzati, produrr\u00e0 da un lato una crescita dei salari che potrebbero facilmente scavalcare gli strumenti di contrattazione collettiva del sindacato (fermo restando il grave fenomeno della mancanza di mano d\u2019opera). Nelle fasce poco o niente qualificate, soprattutto nel comparto dei servizi, l\u2019aumento dell\u2019offerta generer\u00e0 una situazione di crisi, con le aziende che faticheranno a trovare mano d\u2019opera ma non per questo innescheranno una fase di aumento dei salari, contando su una riserva di mano d\u2019opera comunque enorme. E tutto questo non verr\u00e0 governato dai sindacati, che gi\u00e0 ora sono scavalcati dagli eventi.<\/p>\n<p>Un mercato del lavoro che, nel suo complesso, diventa pi\u00f9 frenetico senza che l\u2019offerta si adegui alla domanda, non aiuta la crescita n\u00e9 la contrattazione salariale, e rischia di diventare esplosivo al primo accenno di decrescita.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre da un lato nello stesso tempo aumentano le dimissioni, dall&#8217;altro le imprese non trovano i lavoratori che cercano; ma \u00e8 probabile che soltanto chi appartiene alle fasce professionali superiori riesca a trarne beneficio sul piano retributivo . 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