
{"id":61411,"date":"2022-06-12T12:20:41","date_gmt":"2022-06-12T11:20:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61411"},"modified":"2022-06-12T16:51:20","modified_gmt":"2022-06-12T15:51:20","slug":"sindacato-pigro-pigre-retribuzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61411","title":{"rendered":"SGABBIARE LA CONTRATTAZIONE PER FAR CRESCERE DI PI\u00d9 LE RETRIBUZIONI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il contratto collettivo nazionale stabilisce una sola tabella dei minimi salariali per tutto il Paese, nonostante i forti squilibri tra le regioni: col risultato che al Nord lo standard retributivo \u00e8 pi\u00f9 basso di quello che potrebbe essere, mentre appare troppo alto in molte situazioni al Sud<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong><br \/>\n<\/strong><em>Fondo pubblicato sulla <\/em>Gazzetta di Parma<em> il 12 giugno 2022 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista a Italia Oggi del 2 giugno 2022,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61378\">Le retribuzioni non crescono se non cresce la produttivit\u00e0<\/a> \u00a0<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><em>\u00a0 <\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61379\" rel=\"attachment wp-att-61379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-61379\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/OCSE-Retribuzioni-1990-2020-293x300.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/OCSE-Retribuzioni-1990-2020-293x300.jpg 293w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/OCSE-Retribuzioni-1990-2020-146x150.jpg 146w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/OCSE-Retribuzioni-1990-2020.jpg 452w\" sizes=\"auto, (max-width: 293px) 100vw, 293px\" \/><\/a>Cgil Cisl e Uil chiedono a gran voce al Governo una riduzione del \u201ccuneo\u201d, cio\u00e8 del prelievo fiscale e contributivo sulle buste-paga; e fanno bene, perch\u00e9 il \u201ccuneo\u201d italiano penalizza i salari pi\u00f9 di quanto accada negli altri maggiori Paesi europei. Le stesse confederazioni sindacali dovrebbero per\u00f2 interrogarsi anche su quanto potrebbero fare esse stesse con i propri mezzi, e non fanno, per favorire l\u2019aumento dei redditi di lavoro. In questi giorni un rapporto dell\u2019OCDE ha messo in evidenza che le retribuzioni medie italiane negli ultimi 30 anni non soltanto sono cresciute molto meno rispetto agli altri maggiori Paesi europei, ma non sono riuscite neppure a tener dietro al modestissimo aumento della produttivit\u00e0 media del lavoro che si \u00e8 registrato nel nostro Paese. Forse \u00e8 il caso di chiedersi che cosa abbia funzionato male nel sistema della contrattazione collettiva.<\/p>\n<p>Ancora oggi il pilastro fondamentale del nostro sistema di determinazione degli standard retributivi \u00e8 il contratto collettivo nazionale di settore. Dieci anni fa si \u00e8 fatto un tentativo di spostare il baricentro del sistema verso la periferia, con un accordo interconfederale che ha potenziato la contrattazione aziendale; ma di fatto non \u00e8 andata cos\u00ec: due terzi del tessuto produttivo sono rimasti privi di contrattazione al livello aziendale col risultato che il punto di riferimento principale per la determinazione delle retribuzioni \u00e8 rimasto per lo pi\u00f9 il contratto nazionale. Il quale, tra l\u2019altro, ha un grosso difetto: stabilisce una sola tabella dei minimi salariali per tutto il Paese, nonostante i forti squilibri tra le regioni del Nord e quelle del Sud. La retribuzione contrattuale \u00e8 la stessa per tutto il territorio nazionale, nonostante che a Milano o a Bologna il costo della vita sia nettamente maggiore e la produttivit\u00e0 media del lavoro nettamente pi\u00f9 alta che a Enna o a Crotone. Col risultato che al Nord lo standard retributivo \u00e8 pi\u00f9 basso di quello che potrebbe essere, mentre appare troppo alto in molte situazioni al Sud, dove viene diffusamente eluso.<\/p>\n<p>Il contratto collettivo nazionale potrebbe migliorare la propria efficacia se incominciasse a stabilire i minimi salariali in termini di potere d\u2019acquisto effettivo, cio\u00e8 tenendo conto delle differenze di costo della vita tra le regioni o le province. Ma nella nostra cultura sindacale vige un tab\u00f9 che vieta di battere questa strada. Cos\u00ec, nel Centro-Nord il cosiddetto minimo tabellare morde poco, la sua dinamica non riesce a tener dietro a quella degli aumenti di produttivit\u00e0 nelle aziende pi\u00f9 dinamiche, mentre al Sud lo stesso minimo tabellare \u00e8 di fatto disapplicato in met\u00e0 dei casi.<\/p>\n<p>L\u2019apertura da parte di Cgil Cisl e Uil di una riflessione aperta, senza pregiudiziali, su questo problema sarebbe doverosa nei confronti della grande platea dei loro rappresentati, che sono in larga parte penalizzati da una paralisi delle retribuzioni peggiore persino rispetto alla pur preoccupante stagnazione della produttivit\u00e0 media del lavoro. Questa riflessione dovrebbe portare innanzitutto a una forte iniziativa per l\u2019estensione della contrattazione \u201cdi secondo livello\u201d, aziendale o territoriale: potrebbe essere il contratto nazionale stesso a prevedere un meccanismo di collegamento delle retribuzioni agli aumenti di produttivit\u00e0, applicabile \u201cper <em>default<\/em>\u201d fino a che non sia intervenuto un contratto aziendale a disciplinare la materia; e lo Stato potrebbe fare la sua parte detassando gli aumenti retributivi collegati alla produttivit\u00e0 contrattati in ciascuna azienda. Ma la stessa riflessione dovrebbe estendersi anche al problema delle differenze regionali di costo della vita e di produttivit\u00e0 media del lavoro; non affrontarlo, come si \u00e8 visto, finisce inevitabilmente coll\u2019azzoppare la contrattazione collettiva.<\/p>\n<p>Affrontare il problema degli squilibri regionali sar\u00e0, del resto, indispensabile anche al Governo, che sembra finalmente intenzionato a istituire uno standard retributivo minimo universale, sulla scia della nuova direttiva che la UE sta emanando su questa materia: anche un salario orario minimo di fonte legislativa o amministrativa che non tenesse conto almeno delle differenze di costo della vita fra Nord e Sud sarebbe inevitabilmente troppo basso per il Nord o troppo alto per il Sud.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il contratto collettivo nazionale stabilisce una sola tabella dei minimi salariali per tutto il Paese, nonostante i forti squilibri tra le regioni: col risultato che al Nord lo standard retributivo \u00e8 pi\u00f9 basso di quello che potrebbe essere, mentre appare troppo alto in molte situazioni al Sud . 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