
{"id":61430,"date":"2022-07-06T09:54:49","date_gmt":"2022-07-06T08:54:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61430"},"modified":"2022-07-06T10:11:38","modified_gmt":"2022-07-06T09:11:38","slug":"un-partito-e-due-anime-che-non-si-parlano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61430","title":{"rendered":"UN PARTITO E DUE ANIME CHE NON SI PARLANO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I problemi irrisolti del Pd sul terreno della politica del lavoro e del coinvolgimento della base nella elaborazione delle scelte politiche &#8211; La mia esperienza e la mia battaglia all&#8217;interno del Pd nel corso delle legislature XVI e XVII: due partiti in uno? &#8211; L&#8217;attuale assenza di un responsabile e di una politica del lavoro del Pd<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntroduzione, a mia firma, al libro curato da Giuseppe Ardizzone, S<\/em>toria di un\u2019esperienza di partecipazione politica: il Circolo PD online \u201c Libert\u00e0 \u00e8 Partecipazione\u201d, <em>appena uscito, che pu\u00f2 essere acquistato (per il prezzo di \u20ac 27,65) utilizzando <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/dp\/B0B4L6VS3Q?ref_=pe_3052080_397514860\">questo link<\/a> &#8211; Sul tema degli equilibri interni del partito v. anche il mio editoriale telegrafico del 22 marzo 2021,\u00a0 <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58396\">Il vero significato della chiamata di Irene Tinagli al vertice del PD <\/a><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61539\" rel=\"attachment wp-att-61539\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-61539\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Libro-Ardizzone-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Libro-Ardizzone-232x300.jpg 232w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Libro-Ardizzone-116x150.jpg 116w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Libro-Ardizzone.jpg 386w\" sizes=\"auto, (max-width: 232px) 100vw, 232px\" \/><\/a><strong>1. <em>Perch\u00e9 ho accettato di scrivere questa introduzione al libro.<\/em><\/strong> \u2013 Quando Giuseppe Ardizzone mi propose di scrivere una prefazione per questo libro, gli risposi declinando l\u2019invito; motivai il diniego con il numero eccessivo di richieste analoghe che ricevo e con l\u2019inopportunit\u00e0, prima ancora che personale impossibilit\u00e0, di soddisfarne anche soltanto una piccola parte. Poi per\u00f2 ho letto il dattiloscritto; e ho cambiato idea. Perch\u00e9 ci ho trovato dentro molti echi di un\u2019intera stagione della mia vita: il decennio tra il 2008 e il 2018 nel quale, lasciato il lavoro di professore universitario e di avvocato, mi sono dedicato a tempo pieno al lavoro politico.<\/p>\n<p>Nell\u2019autunno del 2007, essendo stato coinvolto da Walter Veltroni nella elaborazione del programma di politica del lavoro del neonato Partito Democratico, gli avevo esposto la preoccupazione \u2013 oggetto dei miei libri <em>Il lavoro e il mercato<\/em> e <em>A che cosa serve il sindacato<\/em> \u2013 per una sinistra, quale mi appariva allora quella italiana, sostanzialmente indifferente al grave malfunzionamento del nostro mercato del lavoro e dunque incapace di mobilitarsi per correggerne i difetti, perch\u00e9 non disposta a far propria l\u2019idea stessa di \u201cmercato del lavoro\u201d; indifferente alla stagnazione ormai quindicennale della produttivit\u00e0 e delle retribuzioni; non in sintonia con i principi e i valori della societ\u00e0 aperta, ancora attardata in un atteggiamento ostile nei confronti della globalizzazione e delle imprese multinazionali in quanto tali, dunque incapace di riconoscerne il possibile contributo all\u2019aumento della produttivit\u00e0 del lavoro degli italiani. A dicembre, nel propormi la candidatura al Senato per le ormai prossime elezioni, lo stesso Veltroni mi aveva invitato a cercar di costruire un accordo con gli altri candidati pi\u00f9 impegnati sui temi del lavoro, di parte sindacale come di parte imprenditoriale, su un manifesto che delineasse una strategia decisamente nuova su questo terreno, coerente con l\u2019idea che la protezione del lavoro nel XXI secolo richiede una visione e tecniche diverse rispetto a quelle del secolo precedente, coerenti con la nuova struttura assunta dal mercato del lavoro.<\/p>\n<div id=\"attachment_41234\" style=\"width: 328px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=41234\" rel=\"attachment wp-att-41234\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41234\" class=\" wp-image-41234\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni.jpg\" alt=\"\" width=\"318\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 318px) 100vw, 318px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-41234\" class=\"wp-caption-text\">Walter Veltroni<\/p><\/div>\n<p>Ne nacque il manifesto <em>Per dare valore al lavoro<\/em>, sintesi di idee per nulla scontate nella sinistra di allora, che venne firmato, insieme a me e a Tiziano Treu, da diversi esponenti del sistema delle relazioni industriali impegnati con il P.D. nella campagna per le elezioni del 2008, tra i quali Pierpaolo Baretta e Sergio D\u2019Antoni (Cisl), Massimo Calearo e Matteo Colaninno (Confindustria), Cesare Damiano Paolo Nerozzi e Achille Passoni (Cgil) e Giancarlo Sangalli (Confederazione Nazionale dell\u2019Artigianato). Il testo, breve e incisivo, era dedicato a individuare le gravi disfunzioni del nostro mercato del lavoro sostanzialmente ignorate fino ad allora dal movimento sindacale, l\u2019interesse comune di lavoratori e imprenditori a un allineamento delle <em>performances<\/em> del mercato del lavoro e delle amministrazioni pubbliche rispetto al panorama offerto dai maggiori Paesi europei, la necessit\u00e0 di spostare il fuoco del sistema di protezione dal contrasto alle distorsioni di un monopsonio strutturale (qual era il mercato del lavoro all\u2019indomani della prima rivoluzione industriale) al contrasto alle distorsioni di un monopsonio dinamico (qual \u00e8 il mercato del lavoro in un paese sviluppato come \u00e8 l\u2019Italia, nell\u2019era della quarta rivoluzione industriale).<\/p>\n<p>Il manifesto sintetizzava cos\u00ec il programma di politica del lavoro del Partito Democratico:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Siamo ben consapevoli che tra lavoratori e imprenditori \u00e8 fisiologico il contrasto di interessi sulla spartizione del frutto del loro comune lavoro nell\u2019impresa: comporre questo contrasto, anche attraverso nuove forme di democrazia economica e partecipazione, spetta esclusivamente al sistema di\u00a0<strong>relazioni sindacali<\/strong>, in piena autonomia dalla politica. Compito della politica, del Governo del Paese, su di un piano diverso e autonomo da quello delle relazioni sindacali, \u00e8 invece di interpretare e tradurre in misure efficaci un <strong>interesse comune<\/strong> di lavoratori e imprenditori: quello al\u00a0<strong>migliore possibile funzionamento complessivo del sistema economico nazionale<\/strong>, in particolare del\u00a0<strong>mercato del lavoro<\/strong>, per consentire la massima crescita dell\u2019occupazione e della ricchezza prodotta. E garantire che nessuno ne sia escluso.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Per questo ci impegniamo a:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>far s\u00ec che aumentino almeno del 10% le persone che lavorano; il problema \u00e8 soprattutto quello di incrementare l\u2019<strong>occupazione delle donne<\/strong>, con i servizi alle famiglie e gli sgravi fiscali;<\/em><\/li>\n<li><em>aprire l\u2019Italia agli\u00a0<strong>investimenti stranieri<\/strong>, che portano maggiore domanda di lavoro e innovazione, entrambe indispensabili per far aumentare stabilmente le retribuzioni;<\/em><\/li>\n<li><em>sostenere le imprese che scelgono l\u2019<strong>innovazione e la qualit\u00e0<\/strong>come strumenti essenziali per competere nell\u2019economia globale;<\/em><\/li>\n<li><em>combattere la precariet\u00e0 del lavoro in tutte le sue forme, contrastare l\u2019ingiustizia dell\u2019esclusione di milioni di lavoratori dalla\u00a0<strong>protezione della sicurezza del lavoro e del reddito<\/strong>, assumendo come modello quello della migliore\u00a0<strong>flexsecurity<\/strong>europea; questo significa coniugare il massimo possibile di flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 delle strutture produttive con la libert\u00e0 delle scelte di vita e con il massimo possibile di eguaglianza di opportunit\u00e0, di sicurezza e benessere per tutti i lavoratori, nessuno escluso;<\/em><\/li>\n<li><em>favorire lo sviluppo della\u00a0<strong>contrattazione collettiva nelle aziende<\/strong>che d\u00e0 valore al lavoro, aumenta la produttivit\u00e0 e la partecipazione dei lavoratori ai suoi frutti;<\/em><\/li>\n<li><em>ridare orgoglio e prestigio al lavoro pubblico, anche voltando pagina rispetto alle inefficienze del settore; per questo occorre introdurre un sistema di\u00a0<strong>trasparenza totale delle amministrazioni<\/strong>; promuovere, incominciando dai vertici, la cultura della\u00a0<strong>valutazione<\/strong>e della\u00a0<strong>misurazione<\/strong>; applicare incentivi efficaci per premiare il merito e costringere al riallineamento le strutture pi\u00f9 inefficienti;<\/em><\/li>\n<li><em>migliorare incisivamente il sistema scolastico e della formazione permanente, grande\u00a0<strong>leva strategica per costruire l\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0<\/strong>, combattere la disuguaglianza crescente tra le persone, consentire una risposta positiva agli shock tecnologici;<\/em><\/li>\n<li><em>promuovere con ogni mezzo e in ogni luogo la cultura della\u00a0<strong>sicurezza e igiene del lavoro<\/strong>e della\u00a0<strong>prevenzione degli infortuni<\/strong>, con la formazione, il potenziamento dei controlli ispettivi contro il lavoro irregolare; e il sostegno alle imprese che investono nella sicurezza<\/em><\/li>\n<li><em>promuovere gli investimenti nell\u2019<strong>innovazione<\/strong>che salvaguardano e valorizzano l\u2019ambiente e il territorio.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Nella scelta delle misure specifiche da adottare per il perseguimento di questi obiettivi ci impegniamo a prestare pragmaticamente la massima attenzione alle\u00a0<strong>esperienze che ci si offrono nel panorama internazionale<\/strong>, a tutte le idee e proposte coerenti con i principi di civilt\u00e0 e progresso che ci accomunano.<\/em><\/p>\n<p>La campagna elettorale della primavera del 2008 fu per me l\u2019occasione per presentare e discutere le idee nuove contenute in questo manifesto nei circoli del partito, nelle Feste dell\u2019Unit\u00e0, anche in alcuni incontri della Cgil. E gi\u00e0 allora incominciai a percepire qualche malumore nelle file del partito. Ma su questa linea avevo un sostegno forte da parte del leader del partito e dei suoi consiglieri e pi\u00f9 stretti collaboratori, tra i quali Enrico Morando e Giorgio Tonini.<\/p>\n<div id=\"attachment_42084\" style=\"width: 241px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=42084\" rel=\"attachment wp-att-42084\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42084\" class=\" wp-image-42084\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/pierluigi-bersani.png\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/pierluigi-bersani.png 186w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/pierluigi-bersani-150x150.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-42084\" class=\"wp-caption-text\">Pierluigi Bersani<\/p><\/div>\n<p><strong>2. <em>La XVI legislatura.<\/em> <\/strong>\u2013 Appena eletto, nell\u2019aprile 2008, mi butto a capofitto nel lavoro necessario per tradurre le idee del manifesto in due iniziative legislative organiche, una sul versante della disciplina generale del lavoro e una su quello della riforma delle amministrazioni pubbliche. La prima delle due si concreta nel progetto del <em>Codice semplificato del lavoro<\/em>, la cui presentazione in Senato, nel novembre 2009, coincide felicemente con la presentazione del <em>Decalogue for Smart Regulation<\/em> da parte dello <em>High Level Group<\/em> incaricato dalla Commissione della UE (Stoccolma, 12 novembre 2009). La formulazione del mio <em>Codice semplificato<\/em> \u00e8 direttamente ispirata ai principi del <em>Decalogue<\/em>, la cui elaborazione ho seguito passo per passo nei mesi precedenti. Sui due disegni di legge nei quali il progetto si concreta \u2013 uno dedicato ai rapporti sindacali, il d.d.l. n. S-1872, uno al rapporto individuale di lavoro, il d.d.l. n. S-1873 \u2013 raccolgo le firme di 52 senatori democratici, pi\u00f9 della met\u00e0 del gruppo, oltre a quelle di Emma Bonino e di alcuni senatori radicali e dell\u2019UDC. Subito dopo, nella primavera 2010 Enrico Morando elabora e presenta insieme a me e a Paolo Nerozzi il disegno di legge n. S-2102 sulla detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile, ispirato al libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino appena uscito. Nel frattempo, per\u00f2, proprio nel novembre 2009 Pierluigi Bersani ha assunto la carica di segretario nazionale del partito e subito si \u00e8 avvertito un cambio di atmosfera, almeno per quel che riguarda la politica del lavoro. Quando incomincio a presentare il progetto sui giornali, alla tv e negli incontri pubblici, non tardo a percepire che non sto pi\u00f9 parlando a nome del partito come prima, ma solo a nome di una met\u00e0 di esso. L\u2019altra met\u00e0, che ora sta prevalendo al suo interno, non accetta l\u2019idea di fondo che \u00e8 alla base del progetto: l\u2019idea, cio\u00e8, di passare dalla difesa della persona che lavora <em>dal<\/em> mercato alla sua protezione <em>nel<\/em> mercato, che significa insegnarle a (e fornirle gli strumenti indispensabili per) usare il mercato stesso a proprio vantaggio; passare dalla protezione consistente nella privazione dell\u2019autonomia negoziale individuale a quella consistente nel rafforzamento della capacit\u00e0 di negoziare mediante servizi pi\u00f9 efficaci di informazione, di formazione mirata a ci\u00f2 che le imprese cercano e di sostegno alla mobilit\u00e0 professionale e se necessario anche geografica.<\/p>\n<p>Proprio nel mio girare per l\u2019Italia, invitato da federazioni o circoli del P.D., oppure Feste dell\u2019Unit\u00e0, per spiegare e discutere quello che sto facendo in Senato, nel 2010 mi imbatto nel neonato circolo online <em>Libert\u00e0 e Partecipazione<\/em>, la cui esperienza \u00e8 raccontata e documentata in questo libro, che mi inviter\u00e0 pi\u00f9 volte alle sue iniziative. Questo circolo come diversi altri, a varie latitudini e longitudini, ha fatto propria la bandiera del <em>Codice semplificato<\/em>, della <em>flexsecurity<\/em>, del contratto di ricollocazione come strumento strategico di raccordo fra servizi pubblici e operatori privati accreditati nel mercato del lavoro, e ha avviato una riflessione collettiva che \u00e8 per me fonte di incoraggiamento e al tempo stesso occasione di verifica e di continua messa a punto dei contenuti del progetto. Ma proprio in quel mio \u201cgiro d\u2019Italia\u201d mi accorgo che, ogni volta che partecipo a un incontro pubblico sui problemi del lavoro in una citt\u00e0 \u2013 che sia Lecce o Trieste, Palermo o Torino, Bologna o Ancona \u2013 viene organizzato subito prima o subito dopo un incontro mirato a\u2026 \u201crafforzare gli anticorpi\u201d contro il mio progetto ispirato al manifesto del 2008 e contro gli argomenti con cui lo sostengo. Ora il responsabile nazionale per l\u2019economia e il lavoro \u00e8 Stefano Fassina, che dissente in modo piuttosto radicale dall\u2019impianto logico dell\u2019intero progetto. Con gli \u201cocchi del poi\u201d vedo un difetto di fondo del nuovo partito nella sua incapacit\u00e0 di mettere a fuoco questa contrapposizione, esplicitarla e superarla in modo dialettico, proprio attraverso una pratica di partecipazione diffusa quale quella predicata e praticata dal circolo <em>Libert\u00e0 e Partecipazione<\/em>: sar\u00e0 proprio la mancata sintesi fra le due \u201canime lavoristiche\u201d del partito a determinare \u2013 come vedremo \u2013 una sorta di loro vicendevole dannosissima elisione.<\/p>\n<p>Nel frattempo, nel 2009 il contratto nazionale dei metalmeccanici \u00e8 stato rinnovato con la sola firma di Cisl e Uil, senza la Cgil. E nel 2010 lo scontro interno al movimento sindacale si \u00e8 acuito quando Sergio Marchionne, nuovo A.D. del Gruppo Fiat (che versa in condizioni gravissime), ha presentato un piano industriale profondamente innovativo per gli stabilimenti di Pomigliano, di Mirafiori e di Grugliasco, implicante \u2013 oltre che un salto qualitativo nell\u2019organizzazione del lavoro, con largo ricorso all\u2019automazione \u2013 anche una altrettanto profonda riforma dei rapporti sindacali in azienda, che va nel senso di un netto rafforzamento e autonomizzazione della contrattazione aziendale rispetto al contratto collettivo nazionale: il piano ricalca molto da vicino la riforma del sistema delle relazioni industriali delineata nel mio libro di cinque anni prima, <em>A che cosa serve il sindacato<\/em>. Ma l\u2019<em>establishment<\/em> della sinistra politica italiana appare impreparato a questa sollecitazione, incapace di capirne il significato; reagisce dunque respingendo il nuovo piano industriale, mostrando di preferire semmai la prospettiva della nazionalizzazione del Gruppo industriale. Massimo Giannini su <em>la Repubblica<\/em> scrive che l\u2019accordo aziendale proposto da Marchionne \u201c\u00e8 scritto intingendo la penna nella carne e nel sangue dei lavoratori\u201d. Il dibattito in proposito, in seno al P.D., si infiamma, ma fin dalle prime battute il vertice si \u00e8 schierato apertamente contro il piano Marchionne, a sostegno della posizione della Cgil che lo rifiuta. Ciononostante, nei referendum aziendali prevale \u2013 sia pur di misura \u2013 il \u201cs\u00ec\u201d al nuovo piano sostenuto da Cisl e Uil; e questo esito determina uno scossone nell\u2019intero sistema delle relazioni industriali, costringendo l\u2019anno dopo anche la Cgil a sottoscrivere con Cisl e Uil un importante accordo interconfederale, che recepisce sostanzialmente la riforma anticipata dall\u2019accordo Fiat, legittimando il contratto aziendale a derogare ampiamente al contratto nazionale. Di fronte a questa rapida e rilevantissima trasformazione del sistema delle relazioni industriali il P.D. resta alla finestra spiazzato, afono, sensibile soprattutto alle ragioni della Cgil che a quella trasformazione partecipa <em>obtorto collo<\/em>, costretta dalle circostanze ma sostanzialmente renitente e in attesa che cambi il vento per poter porre mano a un\u2019inversione della tendenza.<\/p>\n<p>Nel giugno 2011 si svolge a Genova l\u2019Assemblea nazionale del P.D. sui temi del lavoro. Un ampio gruppo di parlamentari e amministratori locali, tra i quali anche Walter Veltroni e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, presentano all\u2019Assemblea un documento intitolato ancora, significativamente, <em>Per dare valore al lavoro<\/em>, nel quale i contenuti del manifesto di tre anni prima vengono aggiornati e arricchiti. Ma l\u2019assise si svolge senza che in essa si realizzi un vero dialogo tra le due posizioni contrapposte, soprattutto senza che il vertice del partito si faccia carico di elaborarne e proporne una sintesi; e si conclude con l\u2019approvazione di un documento nel quale, altrettanto significativamente, di quei contenuti si ritrova poco o nulla.<\/p>\n<div id=\"attachment_59781\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=59781\" rel=\"attachment wp-att-59781\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59781\" class=\"size-medium wp-image-59781\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Draghi-e-UE-300x163.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Draghi-e-UE-300x163.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Draghi-e-UE-150x82.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Draghi-e-UE.jpg 338w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-59781\" class=\"wp-caption-text\">Mario Draghi<\/p><\/div>\n<p>Fin qui, nel corso della XVI legislatura, il P.D. \u00e8 sempre stato all\u2019opposizione. Nel 2011, per\u00f2, la crisi economico-finanziaria del sistema-Italia incomincia ad avvitarsi su s\u00e9 stessa: impariamo a ragionare dello <em>spread<\/em> tra buoni del tesoro e bund tedeschi e assistiamo col fiato sospeso alla sua crescita apparentemente inarrestabile, che arriva a superare quota 500 (ci\u00f2 che significa interessi passivi, sui 2.000 miliardi di euro del debito italiano, cinque volte superiori rispetto a quelli pagati sul proprio debito dalla Germania). Nella primavera 2011 il Governo Berlusconi \u00e8 gi\u00e0 gravemente in crisi, del tutto isolato dai Governi degli altri maggiori Paesi europei, con un Presidente del Consiglio che litiga pubblicamente con il proprio ministro dell\u2019Economia, Giulio Tremonti. Il 5 agosto il Governatore uscente della BCE Trichet e il Governatore entrante Draghi inviano al Governo italiano una lettera che gli indica misure incisive indispensabili per rimettere il sistema economico-finanziario in sesto (e per ottenere l\u2019indispensabile sostegno della stessa BCE, consistente nell\u2019acquisto massiccio di titoli del debito pubblico italiano): tra queste misure, oltre a una incisiva riforma pensionistica, le linee essenziali di una riforma del diritto del lavoro e del diritto sindacale che sembra modellata sul progetto del <em>Codice semplificato<\/em>. \u00a0E due mesi dopo, ai primi di ottobre, Berlusconi dichiara in un\u2019intervista che il suo Governo \u00e8 pronto a far proprio il disegno di legge S-1873, contenente quel progetto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il suo Governo \u00e8 ormai agli sgoccioli; ma questa uscita del Premier suscita molto nervosismo nell\u2019ala sinistra del P.D.: alcuni suoi esponenti si affrettano a dichiarare alla stampa che quello non \u00e8 un progetto del partito. Del quale partito, peraltro, non \u00e8 chiara la posizione sui punti essenziali contenuti nell\u2019agenda proposta dalla BCE come condizione per dare sostegno all\u2019Italia in quel momento drammatico.<\/p>\n<p>Di l\u00ec a poco Silvio Berlusconi \u00e8 costretto a dimettersi; il Capo dello Stato d\u00e0 l\u2019incarico di costituire un Governo di salvezza nazionale a Mario Monti. Ai primi di novembre circolano le prime liste dei possibili ministri del nuovo Gabinetto, nella quale compare il mio nome per il Lavoro: Monti conosce bene il mio progetto, che un anno prima ha commentato favorevolmente in un editoriale del <em>Corriere della Sera<\/em>. Il nervosismo al vertice del partito a questo proposito si esprime in una presa di posizione esplicita: Matteo Orfini, membro della segreteria nazionale del P.D., dichiara pubblicamente che \u201cSe Ichino \u00e8 il ministro del lavoro, questo governo muore prima di nascere\u201d.<\/p>\n<p>Ministra del lavoro del Governo Monti sar\u00e0 dunque Elsa Fornero, che, dopo la riforma delle pensioni del dicembre 2011, nel giugno successivo recepir\u00e0 alcune parti abbastanza rilevanti del mio progetto di riforma nella sua legge sul lavoro: il meccanismo per l\u2019individuazione della condizione di \u201cdipendenza economica\u201d per l\u2019estensione ai collaboratori continuativi della disciplina del lavoro subordinato, l\u2019esclusione della reintegrazione nel posto di lavoro nei casi in cui il vizio del licenziamento \u00e8 oggetto di una valutazione discrezionale del giudice, una norma-quadro sulla partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa. Mentre la met\u00e0 dei senatori P.D. che hanno firmato il progetto del <em>Codice semplificato<\/em> appoggiano convintamente la legge Fornero sul lavoro, l\u2019altra met\u00e0 soffre le pene dell\u2019inferno. Osservo la stessa spaccatura tra i circoli e talvolta al loro stesso interno, dove sulla materia dei licenziamenti, come su quella delle pensioni, si assiste spesso a un dibattito molto teso, come fra due partiti contrapposti. Ancora una volta, il P.D. si mostra incapace di portare a sintesi queste sue due anime.<\/p>\n<div id=\"attachment_42380\" style=\"width: 281px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=42380\" rel=\"attachment wp-att-42380\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42380\" class=\"size-full wp-image-42380\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Mario-Monti.jpg\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Mario-Monti.jpg 271w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Mario-Monti-150x103.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 271px) 100vw, 271px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-42380\" class=\"wp-caption-text\">Mario Monti<\/p><\/div>\n<p><strong>3. <em>La XVII legislatura.<\/em><\/strong> \u2013 Alla fine della legislatura, in vista delle nuove elezioni indette per il febbraio 2013 Mario Monti fonda Scelta Civica, ponendo il progetto del <em>Codice semplificato del lavoro<\/em> tra i suoi punti programmatici pi\u00f9 rilevanti: ci\u00f2 che mi convince ad aderire al nuovo partito e a candidarmi al Senato come suo capolista in Lombardia e in Toscana. L\u2019esito delle elezioni \u00e8 sostanzialmente un pareggio tra Centrosinistra e Centrodestra. Si ricostituisce una maggioranza simile a quella che ha sorretto il Governo Monti, ora per\u00f2 a sostegno di un Governo guidato da Enrico Letta. Poco dopo, nell\u2019autunno del 2013, alle primarie del P.D. Matteo Renzi viene eletto segretario con una valanga di voti; passano pochi mesi e Renzi diventa anche il capo del nuovo Governo, appoggiato da P.D., S.C. e la parte di Forza Italia che non \u00e8 uscita con Berlusconi dalla maggioranza.<\/p>\n<p>Sulla politica del lavoro, all\u2019inizio \u2013 inverno e primavera 2014 \u2013 il nuovo ministro del Lavoro Giuliano Poletti cincischia; a maggio viene presentato un disegno di legge-delega sul lavoro dai contenuti assai fumosi, cui viene assegnato un nome echeggiante una legge voluta da Barak Obama negli USA: <em>Jobs Act<\/em> . Verso met\u00e0 maggio per\u00f2 il Premier \u2013 anche a seguito di una sollecitazione esplicita rivoltagli dal Governatore della BCE nel corso di un incontro presso la sua abitazione a Citt\u00e0 della Pieve \u2013 si rende conto che non \u00e8 tempo di mezze misure e decide di inserire nel disegno di legge gran parte dei contenuti qualificanti del <em>Codice semplificato<\/em>. Nel corso dell\u2019estate la legge-delega, integrata con tre miei emendamenti molto incisivi, viene discussa e approvata al Senato, poi anche alla Camera nonostante una decisa resistenza di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio; e ai primi di marzo vengono emanati i primi due degli otto decreti attuativi della delega (n. 22 e n. 23\/2015), contenenti rispettivamente un forte potenziamento del trattamento di disoccupazione e la nuova disciplina dei licenziamenti, che porta a compimento la riforma avviata con la legge Fornero del 2012; a giugno, poi ne verr\u00e0 emanato un terzo (n. 81\/2015), che realizza in parte il disegno del Codice semplificato, riordinando e semplificando \u2013 tra l\u2019altro \u2013 la disciplina delle collaborazioni continuative, del lavoro a termine, interinale e a part-time, dell\u2019apprendistato, del lavoro a chiamata, con abrogazione di tutte le norme che nei decenni precedenti erano andate stratificandosi sulle stesse materie. \u00a0Ancora una volta, per\u00f2, la scelta viene compiuta dal vertice senza che sia maturata una sua condivisione diffusa attraverso un processo di partecipazione e discussione nella base del partito.<\/p>\n<p>Fatto sta che, per quel che riguarda la disciplina sia del licenziamento, sia del contratto a termine, l\u2019ordinamento italiano ora pu\u00f2 dirsi finalmente armonizzato rispetto a quello degli altri maggiori Paesi europei. Per tutti i nuovi assunti dal 7 marzo in poi la sanzione contro il licenziamento il cui motivo economico o disciplinare \u00e8 ritenuto dal giudice insufficiente non \u00e8 pi\u00f9 la reintegrazione, ma un indennizzo proporzionato all\u2019anzianit\u00e0 del lavoratore, con un <em>plafond<\/em> di 24 mensilit\u00e0 dell\u2019ultima retribuzione; l\u2019anomalia italiana \u00e8 cos\u00ec archiviata: la regola fondamentale in questa materia \u2013 secondo la classificazione fondamentale proposta da uno dei padri dell\u2019analisi economica del diritto Guido Calabresi \u2013 in Italia come nel resto del mondo non \u00e8 pi\u00f9 una <em>property rule<\/em> ma una <em>liability rule<\/em>.<\/p>\n<p>Da sinistra si paventa un\u2019ondata di licenziamenti favorita dalla nuova disciplina. Ma nulla di questo accade: a tre anni di distanza le prime rilevazioni indicheranno che la probabilit\u00e0 di essere licenziati nell\u2019arco di un anno, per i rapporti di lavoro cui la nuova disciplina si applica, continua ad aggirarsi intorno all\u20191,5 per cento, esattamente come per quelli cui continua ad applicarsi la legge Fornero, la quale a sua volta non ha determinato un aumento del tasso dei licenziamenti rispetto alla disciplina contenuta nell\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori vigente fino al giugno 2012. Ciononostante la riforma \u00e8 vissuta dall\u2019ala sinistra come un inammissibile attentato ai diritti dei lavoratori: alla legge Fornero e al Jobs Act si imputa di avere \u201csmantellato lo Statuto dei Lavoratori\u201d e di aver generato una \u201cliberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro\u201d, esattamente come lo si era imputato negli anni precedenti alla legge Biagi del 2003. E quando l\u2019esito del referendum costituzionale del dicembre 2016 segna la fine del Governo Renzi, questa visione prende nettamente il sopravvento rispetto a quella che ha ispirato la riforma.<\/p>\n<p>Come era accaduto nei confronti della legge Biagi, il compito principale che la parte della sinistra ora tornata dominante si assume da qui in avanti, in materia di lavoro, diventa lo smantellamento del Jobs Act, come delle leggi Fornero su pensioni e lavoro del 2011 e 2012. Nessuna attenzione viene dedicata alla questione dei servizi al mercato del lavoro, che in Italia soffrono complessivamente di una grave arretratezza e di una altrettanto grave mancanza di investimento in progettualit\u00e0 e risorse: anche il nuovo strumento operativo istituito dal Jobs Act, ovvero l\u2019ANPAL-Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro, viene colpito dalla stessa <em>fatwa<\/em>; e il meccanismo delineato nel quinto decreto attuativo del Jobs Act (n.\u00a0150\/2015, articoli 13-16) per il monitoraggio permanente della qualit\u00e0 della formazione professionale, mediante l\u2019istituzione della relativa anagrafe nazionale e la rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi, resta totalmente inattuato. Il P.D., lungi dal difendere la propria riforma, sembra prenderne le distanze come se non fosse opera sua; col risultato di spianare la strada al Movimento 5 Stelle e alla Lega, che indicano nelle leggi Fornero e nel Jobs Act le cause di tutti i mali di cui il Paese soffre. E qui si vedono in tutta la loro portata i danni prodotti dalla mancata metabolizzazione delle scelte compiute nella prima parte della legislatura da parte del corpo del partito.<\/p>\n<div id=\"attachment_57348\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=57348\" rel=\"attachment wp-att-57348\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-57348\" class=\"size-medium wp-image-57348\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Nicola-Zingaretti-2-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Nicola-Zingaretti-2-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Nicola-Zingaretti-2-150x75.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Nicola-Zingaretti-2.jpg 318w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-57348\" class=\"wp-caption-text\">Nicola Zingaretti<\/p><\/div>\n<p><strong>4. <em>La XVIII legislatura.<\/em><\/strong> \u2013 Dopo le elezioni del 2018 vinte da M5S e Lega, la XVIII legislatura si apre con una sorta di lottizzazione della politica del lavoro e previdenziale fra queste due forze, alleate nel primo Governo Conte. La Lega si intesta l\u2019obiettivo di un inizio di smantellamento della riforma delle pensioni (con l\u2019introduzione temporanea della possibilit\u00e0 di pensionamento a \u201cquota 100\u201d o poco sopra), il M5S si intesta l\u2019obiettivo di un inizio di smantellamento della nuova disciplina del lavoro: questo si concreta nel decreto-legge n. 87\/2018, col quale vengono introdotte incisive restrizioni in materia di lavoro a termine e interinale; inoltre il <em>plafond<\/em> dell\u2019indennit\u00e0 per il licenziamento ritenuto dal giudice non sufficientemente giustificato viene aumentato a 36 mensilit\u00e0. La battaglia contro la riforma dei licenziamenti del 2012-2015 beneficia anche dell\u2019ostilit\u00e0 nei confronti della nuova disciplina di numerosi giudici del lavoro, che considerano come propria missione darne un\u2019interpretazione fortemente restrittiva e, quando se ne presenta l\u2019occasione, sollevare su di esse censure davanti alla Corte costituzionale. La quale riconosce la legittimit\u00e0 di entrambi gli interventi legislativi \u2013 del 2012 e del 2015 \u2013 nel loro impianto fondamentale, ma non manca di dare loro in due o tre occasioni qualche picconata, ancorch\u00e9 a ben vedere marginale.<\/p>\n<p>Questi tentativi di smantellamento non impediscono che col tempo il nocciolo essenziale della riforma operata tra il 2012 e il 2015 vada consolidandosi, cos\u00ec come era andato consolidandosi in precedenza il nocciolo essenziale della legge Biagi. Nonostante i mali di pancia di una parte della parte della sinistra politica ostile alla riforma e la crisi di rigetto delle nuove norme da parte della cultura di molti giudici del lavoro, pian piano la cultura italiana delle relazioni industriali sta digerendo il passaggio da un regime ispirato al principio della <em>job property<\/em> a un regime fondato su una <em>liability rule<\/em>; anche perch\u00e9 la tendenza alla necessaria armonizzazione del nostro ordinamento rispetto a quelli del resto della UE \u00e8 sempre pi\u00f9 largamente percepita come corrispondente a un\u2019esigenza politica ineludibile, quasi una necessit\u00e0 storica. Resta, per\u00f2, il fatto che la ventennale focalizzazione dello scontro politico interno alla stessa sinistra sulla questione della disciplina dei licenziamenti ha fatto dimenticare del tutto i grandi problemi del nostro mercato del lavoro messi a fuoco nel manifesto del 2008:<br \/>\n&#8211; il tasso di partecipazione degli italiani alla forza-lavoro pi\u00f9 basso del 10 per cento rispetto alla media UE;<br \/>\n&#8211; l\u2019esclusione dalla forza-lavoro stessa di una donna su due;<br \/>\n&#8211; il paradosso di un tasso di disoccupazione costantemente al di sopra della media UE, in un mercato del lavoro nel quale le imprese in un caso su tre non trovano le persone di cui hanno bisogno, in tutti i settori e a tutti i livelli professionali;<br \/>\n&#8211; il tasso pi\u00f9 alto, tra i Paesi UE, di sotto-utilizzazione delle capacit\u00e0 professionali delle persone che lavorano;<br \/>\n&#8211; la perdurante enorme prevalenza della spesa pubblica per le politiche passive del lavoro (trattamenti di disoccupazione e Cassa integrazione) rispetto alle politiche attive, sulle quali non si investe e che tutt\u2019oggi non possono dirsi effettivamente decollate.<\/p>\n<p>Colpisce, infine, la constatazione che nel Partito Democratico, e nella sinistra italiana pi\u00f9 in generale, prevale ancora la convinzione che i gravi difetti del nostro mercato del lavoro vadano risolti principalmente mediante l\u2019ennesima riscrittura delle norme legislative, nonostante che il confronto con gli altri maggiori Paesi europei mostri con evidenza la necessit\u00e0 di colmare un enorme gap di capacit\u00e0 di implementazione dei servizi alle persone e alle imprese, di loro diffusione capillare, di monitoraggio sistematico della loro efficacia.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=61579\" rel=\"attachment wp-att-61579\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-61579\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Tinagli-e-Provenzano-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Tinagli-e-Provenzano.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Tinagli-e-Provenzano-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>5. <em>Qual \u00e8 oggi la linea del Partito Democratico sulle molte questioni cruciali in materia di lavoro?<\/em><\/strong> \u2013 In questo libro si esprime la voce di uno fra i tanti circoli di iscritti e militanti che su questi temi hanno lavorato intensamente per pi\u00f9 di un decennio; come questa voce ce ne sono molte altre, dentro e fuori del P.D., che su questi temi si impegnano da anni. I circoli che condividono l\u2019orientamento di <em>Libert\u00e0<\/em> <em>e Partecipazione<\/em> sanno bene che da cinque o sei anni, ormai, questo orientamento non corrisponde pi\u00f9 alla \u201clinea\u201d del partito; il problema, per\u00f2, \u00e8 che oggi, se non ci si rassegna a considerare come linea politica quella di un ritorno nostalgico al secolo scorso, non si capisce neppure quale sia la nuova linea del partito su questa materia. Anche perch\u00e9 l\u2019equilibrio politico attuale del partito si fonda sulla blindatura della scelta di appoggio al Governo Draghi, con i suoi corollari fondamentali sul terreno della politica di integrazione europea e della politica estera atlantista, di cui \u00e8 solido garante il segretario Enrico Letta, ma anche al tempo stesso sul protrarsi di una eclissi della politica del lavoro, che era gi\u00e0 evidente durante la segreteria di Nicola Zingaretti. Fatto sta che al vertice del P.D. da almeno quattro anni manca un dirigente che di questa materia si occupi in modo effettivo e continuativo: fino a quando segretario nazionale \u00e8 stato Nicola Zingaretti non era proprio dato conoscere il nome di un responsabile; dal maggio 2021 formalmente questa competenza \u00e8 stata assegnata al vice-segretario Giuseppe Provenzano, il quale per\u00f2 di fatto non risulta occuparsene, se non occasionalmente. Fatto sta che nell\u2019ultimo quinquennio \u2013 per quel che mi risulta \u2013 non si \u00e8 pi\u00f9 vista una riunione convocata dalla Direzione del P.D. per discutere con i responsabili regionali e provinciali della politica del lavoro sui temi di maggiore attualit\u00e0, dal modo in cui viene attuato il capitolo del PNRR sui servizi per l\u2019impiego alla questione del salario minimo orario, dalla questione della rappresentanza e rappresentativit\u00e0 dei sindacati alla struttura della contrattazione collettiva, dalla promozione della parit\u00e0 di genere nei luoghi di lavoro alla questione dei NEET (i ventenni non impegnati n\u00e9 in un lavoro, n\u00e9 in un\u2019attivit\u00e0 di studio, n\u00e9 in un corso di formazione o addestramento: un terzo del totale); e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 accadere, cos\u00ec, che il P.D. \u2013 cui pure appartiene il titolare del dicastero del Lavoro \u2013 assista senza muovere un dito a un\u2019attuazione puramente burocratica, che equivale a una sostanziale inattuazione, di quanto previsto nel PNRR in materia di servizi per l\u2019impiego: sull\u2019ambizioso progetto <em>Garanzia di Occupabilit\u00e0 \u00a0dei Lavoratori<\/em>, che sulla carta dovrebbe raggiungere nell\u2019arco dei prossimi tre anni tre milioni di lavoratori in difficolt\u00e0 nel mercato del lavoro con un pi\u00f9 che raddoppio dei presidi territoriali capaci di fornire capillarmente i servizi di orientamento, informazione e formazione mirata necessari, non \u00e8 in atto alcuna mobilitazione di intelligenze e di idee, ma soltanto un incremento della circolazione di carta (piani regionali di centinaia di pagine ciascuno vengono approvati a Roma senza che nessuno sia in grado di dire quali novit\u00e0 essi portino con s\u00e9 sul piano dell\u2019effettiva diffusione dei servizi e dell\u2019aumento della loro efficacia). Anche perch\u00e9 \u2013 sempre in assenza di qualsiasi discussione politica in proposito in seno al P.D. \u2013 l\u2019ANPAL, ovvero l\u2019Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro istituita nel 2015, cui dovrebbe essere affidato il compito di attivare energie, intelligenze e competenze professionali per l\u2019implementazione di quell\u2019ambizioso progetto, invece di essere potenziata come ci si sarebbe potuti attendere, viene svuotata di ogni potere di iniziativa, e anche di ogni formale autonomia operativa, con la sua incorporazione nella struttura del ministero, in sconcertante contrasto con tutte le esperienze in questo campo dei maggiori Paesi europei (i quali, per l\u2019attuazione delle politiche attive del lavoro, si sono tutti dotati di agenzie autonome dalla struttura burocratica governativa).<\/p>\n<p>L\u2019assenza di un responsabile del P.D. per la politica del lavoro si fa sentire anche nel dibattito sull\u2019introduzione in Italia di uno standard retributivo minimo universale: questione di grande rilievo teorico e pratico, che \u00e8 tornata di grande attualit\u00e0 anche in conseguenza del varo imminente di una direttiva UE su questa materia. La questione \u00e8 molto complessa, non solo per via dell\u2019ostilit\u00e0 di una parte delle confederazioni sindacali e imprenditoriali contro l\u2019introduzione nel nostro sistema di questo istituto, ma anche per l\u2019asperit\u00e0 di alcuni ostacoli da superare: primo fra tutti il forte squilibrio economico tra le regioni italiane, con la conseguente differenza del costo della vita e del potere d\u2019acquisto della moneta fra Sud e Nord. Un problema irrisolto che \u00e8, a ben vedere, alla base anche dell\u2019inefficienza del contratto collettivo nazionale di settore come strumento per determinare lo standard retributivo inderogabile: i minimi tabellari stabiliti dai ccnl, essendo sempre espressi in termini nominali e non modulati in relazione al costo della vita regionale o provinciale, sono strutturalmente condannati a essere sempre troppo bassi rispetto al tessuto produttivo del Nord (con un effetto depressivo sulla dinamica salariale rispetto a quella della produttivit\u00e0) e troppo alti per quello del Sud (con l\u2019effetto di un eccesso di diffusione del lavoro irregolare). La questione del <em>minimum wage<\/em> ne solleva dunque altre per molti aspetti cruciali, tra le quali quella della struttura della contrattazione collettiva e quella dell\u2019opportunit\u00e0 che gli standard retributivi siano o no modulati in relazione alle differenze di costo della vita e di potere d\u2019acquisto della moneta. Per non dire del problema del livello dell\u2019istituendo <em>minimum wage<\/em>, per il quale, anche a voler prescindere dagli squilibri regionali, si pu\u00f2 ragionevolmente prospettare una gamma di valori che va dai 6,5 ai 10 euro e forse anche oltre: un\u2019escursione non da poco, nella quale si esprimono concezioni fra loro molto diverse della stessa funzione economico-sociale di questo istituto. Ebbene, su questo insieme di temi rilevantissimi l\u2019afonia pressoch\u00e9 totale del P.D. \u00e8 la conseguenza di una pressoch\u00e9 totale assenza di dibattito interno, quindi di elaborazione di idee. Tutto ci\u00f2 che il partito \u00e8 in grado di produrre in argomento \u00e8 una battuta estemporanea del segretario Enrico Letta, che essendo prevalentemente impegnato come \u00e8 giusto sui grandi temi della politica estera, dell\u2019integrazione europea e della sicurezza del Paese non pu\u00f2 supplire all\u2019assenza di un responsabile della politica del lavoro. Cos\u00ec, il segretario si \u00e8 pronunciato a favore dell\u2019introduzione del <em>minimum wage<\/em>, ma non ha precisato nulla su come questa misura debba essere declinata in concreto. \u00c8 inevitabile che sia cos\u00ec, dal momento che, dietro quella battuta del segretario nazionale, di lavoro politico ci sta davvero poco o nulla.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che la documentazione di esperienze come quella del circolo online <em>Libert\u00e0 e Partecipazione<\/em> contribuiscano a stimolare il P.D. a voltar pagina rispetto a una stagione durata ormai un intero lustro, nel corso della quale la sua cultura in materia di lavoro e relazioni industriali si \u00e8 ridotta a un puro e semplice ritorno nostalgico al secolo passato; e la sua capacit\u00e0 di stimolare e orientare la partecipazione dei propri iscritti e simpatizzanti, nonch\u00e9 di elaborare linee nuove d\u2019azione politica e organizzazione, su questa materia, si \u00e8 pressoch\u00e9 azzerata.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I problemi irrisolti del Pd sul terreno della politica del lavoro e del coinvolgimento della base nella elaborazione delle scelte politiche &#8211; La mia esperienza e la mia battaglia all&#8217;interno del Pd nel corso delle legislature XVI e XVII: due partiti in uno? &#8211; L&#8217;attuale assenza di un responsabile e di una politica del lavoro [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,12,14],"tags":[],"class_list":["post-61430","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-24-politica","category-26-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61430\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}