
{"id":61565,"date":"2022-07-05T15:41:59","date_gmt":"2022-07-05T14:41:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61565"},"modified":"2022-07-05T16:16:11","modified_gmt":"2022-07-05T15:16:11","slug":"lavoro-a-termine-anatomia-di-una-fake-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61565","title":{"rendered":"LAVORO A TERMINE: ANATOMIA DI UNA MEZZA FAKE NEWS"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I giornali presentano il dato assoluto ISTAT di maggio come &#8220;la punta massima dei contratti a tempo determinato dal 1977&#8221;; non dicono che il dato di allora corrispondeva al 23 per cento del totale del lavoro dipendente, a fronte del 17,6 attuale<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 133 del bollettino<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 5 luglio 2022, a cura di Claudio Negro &#8211; In argomento v. su questo sito anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61409\">il numero 130<\/a> dello stesso bollettino<br \/>\n<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a>I dati ISTAT sul mercato del lavoro relativi al mese di Maggio non forniscono indicazioni di grande rilevanza. La flessione occupazionale complessiva (- 49.000 unit\u00e0 rispetto ad Aprile) \u00e8 il primo non sorprendente portato delle avvisaglie di rallentamento dell\u2019economia: una connessione che potremo apprezzare in modo pi\u00f9 preciso quando ISTAT pubblicher\u00e0 la nota mensile sull\u2019andamento dell\u2019economia, previsto per il 1\u00b0 luglio ma rinviato all\u201911 di questo mese. Qualche indicazione comunque la forniscono i dati Confindustria che segnalano per maggio un \u2013 1,4% per la produzione industriale, mentre l\u2019indice PMI (programmi di acquisti delle imprese) perde2,5 punti.<br \/>\nCi\u00f2 detto, \u00e8 opportuna qualche precisazione; come prevedibile i media si son buttati sull\u2019unico dato che poteva presentare un qualche glamour: il numero dei lavoratori a termine (3 milioni 176 mila) che rappresenta il numero pi\u00f9 alto in assoluto dal 1977. Ovviamente, pi\u00f9 o meno palesemente a seconda della propensione all\u2019understatement della testata, il dato viene presentato come prova provata della precarizzazione del lavoro. E\u2019curioso per\u00f2 osservare che nel fatidico 1977 la percentuale dei contratti a termine sul totale dei lavoratori dipendenti fosse addirittura del 23% contro l\u2019attuale 17,6%. Per\u00f2 allora il termine precariet\u00e0 si riferiva tutt\u2019al pi\u00f9 ad un tavolino che traballasse sulle gambe..!<br \/>\nUn\u2019altra osservazione \u00e8 opportuna: l\u2019incremento negli ultimi anni dei contratti a termine (per intenderci) dal 12.2%% del 2004 al 17,6% attuale) non \u00e8 avvenuto a decremento dei contratti a tempo indeterminato che sono passati dai 14.220.000 ai 14.797.000 nello stesso periodo. Anzi: La crescita dei contratti a termine oltre a non avere danneggiato il lavoro stabile ha contribuito massicciamente ad aumentare l\u2019occupazione: dai 19 milioni e mezzo del 1977 ai quasi 23 milioni attuali, con un tasso di occupazione salito dal 54% al 59,8% (fonte: ISTAT statistiche report \u2013 dati ricostruiti dal 1977).<br \/>\nUtile fare un confronto tra le diverse economie europee: Eurostat fornisce un dato (aggiornato al 2021) che illustra la percentuale di lavoratori a termine in rapporto al totale degli occupati (quindi sia dipendenti che autonomi): il dato medio per l\u2019Area euro \u00e8 il 13,2%, per la Germania il 10,5%, per la Francia il 13,1%, per la Svezia il 13,2%, per l\u2019Olanda addirittura il 23,1%, \u00e8 per l\u2019Italia il 13,2%, esattamente come la media europea. Non esiste quindi nessuna particolare prerogativa italiana per il lavoro a termine, che usiamo esattamente come le altre economie forti d\u2019Europa.<br \/>\nLa piaga della disoccupazione e il flagello della precarizzazione esistono, come effetto del lavoro a termine, solo nei sermoni sindacali e nelle spettacolarizzazioni dei media. Il problema vero non \u00e8 il lavoro che manca ma il fatto che la domanda e l\u2019offerta di lavoro non s\u2019incontrino: problema che non si risolve n\u00e9 coi sussidi n\u00e9 con marchingegni amministrativi. Altra cosa \u00e8 il rispetto di leggi e contratti di lavoro, altra cosa \u00e8 il part-time indesiderato, altra ancora il basso potere d\u2019acquisto delle retribuzioni. Ma tutte queste criticit\u00e0 hanno ben poco a che fare con un fisiologico utilizzo, comparato con la situazione degli altri paesi europei, del contratto a termine.<br \/>\nVale la pena invece di mettere a fuoco qualche dato positivo: cresce molto pi\u00f9 che nelle altre fasce d\u2019et\u00e0 l\u2019occupazione della fascia pi\u00f9 giovane (+ 16,8% negli ultimi 12 mesi). Aumenta leggermente rispetto ad Aprile il tasso di inattivit\u00e0 (+0,2%) a causa delle stesse dinamiche che hanno prodotto la flessione del dato sull\u2019occupazione. Tuttavia la flessione del lavoro dipendente in presenza di una crescita del lavoro autonomo dopo 15 mesi di calo deve essere letto probabilmente come indicatore della direzione dei flussi di mobilit\u00e0 innescati dal fenomeno (in realt\u00e0 piuttosto modesto) delle dimissioni volontarie.<em>(A cura di Claudio Negro)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giornali presentano il dato assoluto ISTAT di maggio come &#8220;la punta massima dei contratti a tempo determinato dal 1977&#8221;; non dicono che il dato di allora corrispondeva al 23 per cento del totale del lavoro dipendente, a fronte del 17,6 attuale . 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