
{"id":62000,"date":"2022-12-01T19:56:14","date_gmt":"2022-12-01T18:56:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62000"},"modified":"2022-12-01T19:56:14","modified_gmt":"2022-12-01T18:56:14","slug":"occupazione-e-precarieta-una-foto-diversa-da-quella-divulgata-dal-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62000","title":{"rendered":"OCCUPAZIONE E PRECARIET\u00c0: UNA FOTO DIVERSA DA QUELLA DIVULGATA DAL SINDACATO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Crescono gli occupati sia in termini congiunturali, sia in termini tendenziali (rispetto a 12 mesi prima); aumentano i lavoratori dipendenti; ma soprattutto, a dispetto del luogo comune caro a giornalisti e sindacalisti, crescono i dipendenti stabili rispetto a quelli a termine<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 137 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, <\/em><em>7 novembre 2022, <strong>a cura di Claudio Negro<\/strong> &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61951\">il numero precedente dello stesso bollettino<\/a>\u00a0 <\/em><strong><br \/>\n<\/strong><!--more--><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L\u2019Osservatorio ISTAT sull\u2019occupazione nel mese di settembre conferma senza sorprese il trend positivo ormai consolidato a partire dalla ripartenza dell\u2019economia dopo la crisi Covid. Crescono gli occupati sia in termini congiunturali (rispetto al mese precedente) pari a +0,2%, sia in termini tendenziali (rispetto a 12 mesi prima) pari a +1,4%. In particolare aumentano i lavoratori dipendenti: rispettivamente +0,3% e + 1,3%, mentre calano gli autonomi in termini congiunturali (-0,3%) ma in crescita robusta in termini tendenziali (+1,7%). Ma soprattutto, in controtendenza lampante con la vulgata corrente, crescono i dipendenti stabili rispetto a quelli a termine: i primi aumentano in termini congiunturali dello 0,5% e tendenziali del 1,4%, mentre i secondi, dopo la forte crescita dei primi mesi del dopo Covid (+0,9% negli ultimi 12 mesi) cominciano a calare significativamente (-0,6% in termini congiunturali). Altro dato positivo: aumenta, riportandosi sul 60,2%, il tasso di occupazione, mentre decresce il tasso di inattivit\u00e0 (-0,2% congiunturale e -0,6% tendenziale) e, particolare non frequente e molto significativo, pur aumentando il numero di coloro che cercano lavoro (calo del tasso di inattivit\u00e0) non aumenta il numero di coloro che non lo trovano (tasso di disoccupazione): 0 congiunturale e addirittura -1,1% negli ultimi 12 mesi.<\/p>\n<p>Occorre dire che questo trend decisamente positivo, coincidente con una crescita continua e perfino inaspettata del PIL, potrebbe mutare in relazione a vicende macroeconomiche, quali l\u2019inflazione e le conseguenze della guerra.<br \/>\nMa intanto \u00e8 opportuno prendere atto che l\u2019economia italiana ha saputo reagire a due crisi economiche internazionali consecutive in modo perfino sorprendente, assestandosi su indicatori mai cos\u00ec buoni: il tasso di attivit\u00e0 \u00e8 stato stabilmente per i primi 9 mesi del 2022 sopra il 65%, raggiungendo i livelli record pre Covid; il tasso di occupazione \u00e8 stabilmente sopra il 60%, come mai nella storia delle rilevazioni ISTAT. Il numero dei lavoratori con contratto stabile da Marzo supera i 15.000.000, record storico. I contratti a termine sono 3.046.000, in moderato ma continuo calo dal mese di Febbraio: costituiscono comunque il 16% dell\u2019occupazione dipendente, del tutto in linea con i Paesi Europei (zona Euro 15,3%).<\/p>\n<p>Occorre fare delle riflessioni, non strumentali e\/o demagogiche, sul perch\u00e9 di risultati indubbiamente buoni sul piano dell\u2019occupazione da parte di un\u2019economia che soffre ancora di numerose insufficienze strutturali: per citare solo quelle pi\u00f9 attigue al mercato del lavoro un sistema di istruzione-formazione lontanissimo dalla sufficienza, un mismatch altissimo, una produttivit\u00e0 tra le ultime in Europa, un sistema di politiche attive del lavoro che produce lavoro solo per i propri impiegati, ecc.<br \/>\nCapire come, in condizioni cos\u00ec ostili, il mercato del lavoro riesca a produrre performances tutto sommato apprezzabili e studiarne i meccanismi, le pratiche, le relazioni industriali, le dinamiche e i contesti che le generano sarebbe di grande utilit\u00e0 per un approccio innovativo alle politiche del mercato del lavoro.<br \/>\nColpisce invece come il Sindacato, in generale, si disinteressi all\u2019argomento e preferisca continuare a dipingere il mercato del lavoro come un inferno di sottoccupazione e precariet\u00e0, quasi che in assenza di situazioni estreme di sofferenza sociale e miseria la ragion d\u2019essere del Sindacato venga meno. D\u2019altra parte i Segretari delle Confederazioni hanno ben altre questioni in testa, come Maurizio Landini confida a La Stampa (3 Novembre): \u201cIl nostro riferimento rimane l\u2019attuazione della Costituzione\u201d.<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crescono gli occupati sia in termini congiunturali, sia in termini tendenziali (rispetto a 12 mesi prima); aumentano i lavoratori dipendenti; ma soprattutto, a dispetto del luogo comune caro a giornalisti e sindacalisti, crescono i dipendenti stabili rispetto a quelli a termine . 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