
{"id":62088,"date":"2022-12-14T11:02:41","date_gmt":"2022-12-14T10:02:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62088"},"modified":"2022-12-26T18:54:15","modified_gmt":"2022-12-26T17:54:15","slug":"e-un-bel-rebus-19-quanto-sono-lunghe-le-braccia-della-ipsilon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62088","title":{"rendered":"\u00c8 UN BEL REBUS! &#8211; 19. QUANTO SONO LUNGHE LE BRACCIA DELLA IPSILON"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Una parola che compare in prima lettura non pu\u00f2 comparire anche nella soluzione, n\u00e9 pu\u00f2 servire come materiale testuale per costruirne una che abbia la medesima radice lessicale; pu\u00f2, tuttavia, darsi il caso di una etimologia comune cos\u00ec lontana nel tempo e di una divaricazione tale dei due significati, da esclure l&#8217;applicazione del divieto<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nDiciannovesima<\/em>\u00a0<em>lezione del corso che viene pubblicato ogni due domeniche sulla<\/em>\u00a0Gazzetta di Parma<em>, 20 novembre 2022<\/em>\u00a0\u2013\u00a0<em>V. anche la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62036\">diciottesima lezione<\/a>, dalla quale \u00e8 possibile risalire a<\/em><em>\u00a0c<\/em><em>iascuna<\/em><em>\u00a0delle precedenti<\/em>\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Nell\u2019ultima puntata ci siamo imbattuti in un gioco di Piero Bartezzaghi assai interessante per la storia della cultura rebussistica italiana, della quale lo stesso autore \u00e8 uno dei grandi padri. Nella prima lettura di questo rebus la parola \u201csarde\u201d compare come sostantivo indicante un pesce, mentre nella soluzione compare come aggettivo indicante l\u2019appartenenza geografica alla Sardegna.<\/p>\n<p>In una nota a pi\u00e8 di pagina della rassegna antologica proposta sul sito <a href=\"http:\/\/www.rebussisti.it\">www.rebussisti.it<\/a>, dalla quale quel rebus \u00e8 tratto, si osserva come il bisenso \u201csarde\u201d abbia in entrambe le accezioni non solo la stessa radice etimologica, ma anche affinit\u00e0 semantica (le sardine si chiamano cos\u00ec perch\u00e9 i sardi, nell\u2019antichit\u00e0, furono i primi a commerciarle, vendendole sotto sale a tutti i popoli del bacino del Mar Mediterraneo): cosa vietatissima dalla regola che ormai conosciamo bene \u2013 affermatasi dalla met\u00e0 del secolo scorso con forza sempre maggiore \u2013 secondo cui una parola che compare in prima lettura non pu\u00f2 comparire anche nella soluzione, n\u00e9 pu\u00f2 servire come materiale testuale per costruirne una che abbia la medesima radice lessicale e significato affine.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che negli anni \u201950 e nei primi anni \u201960 \u2013 ai quali quel rebus risale \u2013 questa regola veniva applicata in un modo meno rigoroso di quanto avvenga oggi. Anche oggi, per\u00f2, il confine tracciato da questa regola fra il consentito e il vietato non \u00e8 ben definito. Per chiarire i termini della questione ho ideato quest\u2019altro rebus (disegnato da Laura Neri):<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/prendersela-comoda-con-diagramma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-62091\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/prendersela-comoda-con-diagramma-300x250.jpg\" alt=\"\" width=\"354\" height=\"295\" \/><\/a><\/p>\n<p>La ragazza <strong>P<\/strong> restituisce il quadro <strong>R<\/strong> al rigattiere <strong>LA<\/strong>, in cambio del cassettone. <strong>P<\/strong>, dunque, <strong>rende R se LA com\u00f2 d\u00e0 = Prendersela comoda<\/strong>. Il problema nasce dal fatto che l\u2019origine etimologica del sostantivo \u201ccom\u00f2\u201d \u00e8 la stessa dell\u2019aggettivo \u201ccomoda\u201d: derivano entrambi dal latino <em>commodus<\/em>.<\/p>\n<p>A sostegno dell\u2019accettabilit\u00e0 dell\u2019uso di \u201ccom\u00f2\u201d in prima lettura per costruire la parola \u201ccomoda\u201d nella soluzione, tuttavia, si pu\u00f2 osservare che il percorso secolare per arrivare da <em>commodus<\/em> a \u201ccom\u00f2\u201d \u00e8 assai lungo e tortuoso: esso infatti passa per la Francia, dove fin dal Cinquecento la parola <em>commode<\/em> indicava il cassettone, per arrivare con questo significato in Italia soltanto due secoli dopo: a sud delle Alpi il lemma \u201ccom\u00f2\u201d in questa accezione compare per la prima volta nel 1783 nel <em>Vocabolario piemontese<\/em> di Maurizio Pipino. Ed \u00e8 evidente la distanza che corre tra l\u2019area semantica propria degli aggettivi <em>commodus\/<\/em>comodo e quella propria del com\u00f2\/cassettone.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>Ne <em>L\u2019ora desiata vola. Guida al mondo dei rebus per solutori (ancora) poco abili<\/em> (Bompiani) ho proposto di considerare i due significati di un bisenso, molto distanti fra loro ma con origine etimologica comune, come gli estremi dei due bracci di una Y, dove il gambo rappresenta l\u2019origine comune alle due parole, l\u2019etimo (e il corrispondente significato) da cui entrambe derivano. L\u2019ammissibilit\u00e0 dell\u2019uso di una di queste parole in una delle due accezioni in prima lettura e nell\u2019altra accezione nella soluzione dipende\u2026 dalla lunghezza delle braccia, quindi dalla divaricazione dei significati, rispetto alla lunghezza del gambo della Y: se le braccia sono troppo corte, cio\u00e8 il punto di divaricazione dei loro percorsi evolutivi \u00e8 troppo vicino, troppo storicamente recente, non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>In applicazione della regola della Y, oggi probabilmente il rebus \u201cvendette sarde\u201d non verrebbe pi\u00f9 accettato: la divaricazione dei due significati della parola \u201csarda\u201d sarebbe ritenuta insufficiente. Oggi viene invece pacificamente considerata sufficiente la divaricazione fra i due significati di \u201ccredenza\u201d, entrambi ascrivibili all\u2019etimo latino <em>credo<\/em>. Stesso discorso per i due significati della parola \u201cdiligenza\u201d, entrambi dal latino <em>diligere<\/em>; e per i due significati della parola \u201ccancello\u201d, derivanti entrambi dal latino <em>cancelli<\/em>, diminutivo di <em>cancri<\/em>, un <em>plurale tantum<\/em> indicante una rete o graticcio: quello che chiude uno spazio, ma anche l\u2019intreccio di tratti di penna con cui si oblitera la parte di uno scritto che si vuole, appunto, \u201ccancellare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(www.pietroichino.it \u2013 La prossima lezione sar\u00e0 pubblicata domenica 4 dicembre 2022)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una parola che compare in prima lettura non pu\u00f2 comparire anche nella soluzione, n\u00e9 pu\u00f2 servire come materiale testuale per costruirne una che abbia la medesima radice lessicale; pu\u00f2, tuttavia, darsi il caso di una etimologia comune cos\u00ec lontana nel tempo e di una divaricazione tale dei due significati, da esclure l&#8217;applicazione del divieto . 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