
{"id":62166,"date":"2023-01-15T20:21:32","date_gmt":"2023-01-15T19:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62166"},"modified":"2023-01-15T20:21:49","modified_gmt":"2023-01-15T19:21:49","slug":"ancora-sulla-questione-del-livello-basso-delle-retribuzioni-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62166","title":{"rendered":"ANCORA SUL LIVELLO BASSO DELLE RETRIBUZIONI ITALIANE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Occorre favorire in tutti i modi il trasferimento dei lavoratori dalle imprese marginali a quelle pi\u00f9 produttive &#8211; Sono centinaia di migliaia i posti di lavoro che potrebbero essere attivati subito, se solo fossimo capaci di far funzionare i servizi di informazione e formazione mirata necessari<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista pubblicata dai quotidiani del Gruppo <\/em>Quotidiano Nazionale<em> il 10 gennaio 2023 &#8211; In argomento v. anche<\/em> <em>la mia intervista dell&#8217;ottobre scorso su <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=61901\">Come si pu\u00f2 rendere pi\u00f9 produttivo il lavoro degli italiani<\/a>\u00a0\u00a0 <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-57347\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg 299w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/a>Professor Ichino, gli economisti della Bce pronosticano un aumento dei salari in Europa nei prossimi mesi, come effetto delle spinte sindacali per recuperare potere d&#8217;acquisto. Ritiene che possa accadere anche da noi?<br \/>\n<\/strong>Se si esclude il settore industria, negli altri settori sono moltissimi i contratti collettivi nazionali il cui termine \u00e8 scaduto da mesi o da anni. \u00c8 ovvio che questi contratti debbano essere rinnovati. Occorrerebbe interrogarsi, semmai, sulle cause di questi gravi ritardi.<\/p>\n<p><strong>Interroghiamoci. Secondo lei quali sono le cause?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 facile rispondere. Suggerisco una risposta possibile, avvertendo per\u00f2 che andrebbe verificata dati alla mano: cio\u00e8 che mentre nell\u2019ambito di ciascun settore industriale la produttivit\u00e0 del lavoro ha un andamento abbastanza simile su tutto il territorio nazionale, negli altri settori e in particolare nei servizi essa possa far registrare delle notevoli differenze da zona a zona e da azienda ad azienda. Questo potrebbe rendere pi\u00f9 difficile la rinegoziazione dello standard nazionale.<\/p>\n<p><strong>Rimedio?<br \/>\n<\/strong>Rilanciare con forza la contrattazione aziendale, incentivando sul piano fiscale il collegamento degli aumenti all\u2019andamento della produttivit\u00e0. E favorire in tutti i modi il trasferimento dei lavoratori dalle imprese meno produttive a quelle che sanno valorizzare meglio il lavoro dei propri dipendenti. La dinamica salariale deve essere affidata alla contrattazione aziendale, lasciando al contratto nazionale la funzione di stabilire lo standard minimo<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sul piano pi\u00f9 generale e strutturale, le retribuzioni italiane sono rimaste ferme o hanno perso terreno negli ultimi trenta anni rispetto a quelle anche di Paesi simili. Quali le ragioni di questo divario?<br \/>\n<\/strong>I dati che fanno parlare di stagnazione delle retribuzioni sono dati medi, che rispecchiano la stagnazione della produttivit\u00e0 media del lavoro in Italia. Non \u00e8 pensabile che le retribuzioni medie aumentino se non aumenta anche la produttivit\u00e0 media del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Allora cambiamo la domanda: perch\u00e9 la produttivit\u00e0 del lavoro non cresce?<br \/>\n<\/strong>La stagnazione riguarda la produttivit\u00e0 media del lavoro. In questo dato confluiscono quello delle aziende nelle quali la produttivit\u00e0 del lavoro cresce, come e talvolta pi\u00f9 che negli altri Paesi europei, e quello delle amministrazioni pubbliche, delle aziende che vivacchiano, di quelle che ricorrono con frequenza alla cassa integrazione, di quelle dove addirittura la produttivit\u00e0 \u00e8 azzerata e i dipendenti sono da mesi o anni a zero ore.<\/p>\n<p><strong>Che cosa si pu\u00f2 fare perch\u00e9 la produttivit\u00e0 media del lavoro torni a crescere?<br \/>\n<\/strong>In linea generale, occorrerebbe favorire in tutti i modi il trasferimento dei lavoratori dalle imprese marginali o sotto-marginali a quelle pi\u00f9 produttive. L\u2019indagine Excelsior di Unioncamere e Anpal ci informa che queste ultime incontrano difficolt\u00e0 gravi nel reperimento del personale di cui hanno bisogno in pi\u00f9 di quattro casi su dieci: sono centinaia di migliaia di posti di lavoro che potrebbero essere attivati subito, se solo sapessimo attivare i servizi di informazione e formazione mirata necessari. Invece di difendere con le unghie e coi denti la sopravvivenza delle aziende meno produttive, occorrerebbe incentivare i loro dipendenti a spostarsi verso queste altre opportunit\u00e0. E sostenerli robustamente nella transizione.<\/p>\n<p><strong>Da pi\u00f9 parti si considera come causa dei bassi salari la cosiddetta precariet\u00e0, perch\u00e9 i precari sarebbero disposti ad accettare un salario pi\u00f9 basso.<br \/>\n<\/strong>I lavoratori a termine, in Italia, sono circa il 15 per cento del totale: una percentuale molto vicina alla media UE. Il problema non \u00e8 tanto l\u2019eccesso di lavoratori a termine, quanto la corrispondenza spesso difettosa tra le loro competenze e le mansioni in cui sono utilizzati: anche questa \u00e8 una causa di scarsa produttivit\u00e0 del lavoro che andrebbe combattuta con un grande investimento sui servizi di orientamento, informazione, e formazione mirata alle mansioni che le aziende pi\u00f9 produttive cercano e non trovano.<\/p>\n<p><strong>Si riferisce alle politiche attive che latitano?<br \/>\n<\/strong>Si, proprio a quelle. Spendiamo pi\u00f9 di 30 miliardi l\u2019anno per il sostegno del reddito ai sospesi dal lavoro e ai disoccupati; ma quando si tratta di promuovere i servizi di orientamento, informazione e formazione mirata a quello che le imprese cercano e non trovano non riusciamo a investire pi\u00f9 di un miliardo l\u2019anno.<\/p>\n<p><strong>Il peso del fisco e della previdenza quanto incide?<br \/>\n<\/strong>Il cuneo fiscale e contributivo in Italia incide sulle buste-paga nettamente pi\u00f9 di quanto non incida in Francia e Germania, per non parlare della Gran Bretagna. Occorrerebbe un piano che porti ad allinearci gradualmente almeno alla Germania nell\u2019arco di un quinquennio.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre favorire in tutti i modi il trasferimento dei lavoratori dalle imprese marginali a quelle pi\u00f9 produttive &#8211; Sono centinaia di migliaia i posti di lavoro che potrebbero essere attivati subito, se solo fossimo capaci di far funzionare i servizi di informazione e formazione mirata necessari . 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