
{"id":62175,"date":"2023-01-15T19:07:04","date_gmt":"2023-01-15T18:07:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62175"},"modified":"2023-01-15T19:14:34","modified_gmt":"2023-01-15T18:14:34","slug":"tutti-i-dati-veri-sulla-disoccupazione-giovanile-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62175","title":{"rendered":"TUTTI I DATI VERI SULLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Sul fenomeno circolano molti luoghi comuni, alimentati da giornalisti disattenti &#8211; Le cause della scarsa partecipazione dei giovani italiani al mercato del lavoro sono in parte culturali, in parte legate alla mancanza del servizio di orientamento e alla non corrispondenza tra formazione e qualit\u00e0 delle prestazioni richieste dal tessuto produttivo<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 140 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Kuliscioff, 12 gennaio 2023, <strong>a cura di Claudio Negro <\/strong>&#8211;\u00a0\u00c8 disponibile su questo sito anche il <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62072\">numero precedente dello stesso bollettino<\/a>, dedicato al tema della nuova disciplina dei buoni lavoro<strong><br \/>\n<\/strong><\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"96\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 374px) 100vw, 374px\" \/><\/a>La questione dell\u2019occupazione giovanile \u00e8 gettonatissima sui social, ma se vogliamo parlarne senza sceneggiate \u00e8 opportuno guardare qualche numero, e fare qualche ragionamento. In primissimo luogo le cifre della disoccupazione, che, ricordiamo, indicano quanti giovani cercano attivamente lavoro senza trovarlo. In Italia nel 2021 erano il 9,5% della popolazione in et\u00e0 da lavoro, contro il 3,6% della Germania, il 7,9% della Francia, il 7,7% dell\u2019Area Euro. In generale nell\u2019UE solo Spagna e Grecia sono messe peggio di noi. Tuttavia se scendiamo nel dettaglio dell\u2019occupazione giovanile esistente scopriamo qualcosa di interessante: nella fascia 15 \u2013 24 anni il 23,9% degli occupati \u00e8 sottoposto all\u2019orrendo part time, ma in Danimarca sono il 45%, in Germania il 24%, in Olanda il 54% e nell\u2019Area -Euro il 25%.<br \/>\nDa notare anche il dato sui contratti a termine: in Italia il 61% dei giovani tra 15 e 24 anni \u00e8 occupato con contratto a termine, ma il dato non \u00e8 lontanissimo da quello francese (56,1%) svizzero (54%) e addirittura inferiore a quello olandese (68%): segnale di una condizione largamente diffusa, per quella classe di et\u00e0, in tutta Europa e non peculiarmente\u00a0 italiana.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0diffuso il fenomeno per cui ai giovani vengono inizialmente offerti posti di lavoro a basso contenuto professionale, ma non \u00e8 un fenomeno tipico italiano; se guardiamo a due paesi paragonabili anche per popolazione all\u2019Italia, vediamo che i giovani tra 15 e 24 anni sono occupati in professioni \u201celementari\u201d (dati 2021) in numero di 148.000 in Italia, 149.000 in Germania, e 208.000 in Francia. Un altro profilo professionale piuttosto basso \u00e8 quello dei sales services: in Italia 310.000 gli addetti, in Francia 333.000, in Germania 375.000.\u00a0 I giovani italiani non sono sostanzialmente pi\u00f9 sottoccupati dei coetanei europei.<br \/>\nTuttavia sono meno qualificati: sempre nella fascia 15-24 anni in Italia hanno concluso la secondaria superiore 1.612.000 lavoratori, contro 2.280.000 della Francia e 4.324. della Germania; sono laureati 627.000 italiani, 2.391.000 francesi e 1.696.000 tedeschi.<\/p>\n<p>Alto invece il numero dei giovani italiani 15-24 anni che avviano un\u2019attivit\u00e0 autonoma: 99.200 in Italia contro 85.500 della Francia e 74.800 della Germania (dati 1\u00b0 quadrimestre 2022). Il che per\u00f2 non \u00e8 di per s\u00e9 indice di una particolare propensione all\u2019imprenditorialit\u00e0 ma sconta piuttosto un diffuso utilizzo del rapporto di lavoro autonomo da parte delle imprese per aggirare vincoli e costi del lavoro dipendente.<\/p>\n<p>Sorprendentemente, le retribuzioni dei giovani italiani non sono da fame: nella fascia under 30 per un full timer la retribuzione <u>media<\/u> lorda annua espressa in PPS (Parit\u00e0 di Potere d\u2019Acquisto) \u00e8 di 25.123 \u20ac (dato Eurostat 2018); in Francia \u00e8 di 23.434 \u20ac, in Germania 30.187 E, in UK 25.132 \u20ac, in Olanda 28.518 \u20ac.<br \/>\nI giovani italiani che percepiscono un salario povero (cio\u00e8 inferiore ai 2\/3 del salario mediano nazionale) sono il 15,94% del totale, in Francia il 15,85%, in Germania il 32% e in Olanda il 45% (in questi casi \u00e8 determinante l\u2019uso intensivo del part time) e nell\u2019area Euro del 28%.<\/p>\n<p>La retribuzione oraria espressa in Parit\u00e0 di Potere d\u2019Acquisto per i lavoratori under 30 \u00e8 di 10,53 \u20ac in Italia, 11,83 \u20ac in Francia, 12,74 \u20ac in Germania, 10,02 in Olanda e 11.8 \u20ac per l\u2019Area Euro.<\/p>\n<p>Recentemente ha avuto una certa notoriet\u00e0 la notizia che le retribuzioni aumentano al crescere dell\u2019anzianit\u00e0: trattasi di ovviet\u00e0. A parte il fatto che gli stessi CCNL premiavano fino a poco tempo fa l\u2019anzianit\u00e0 aziendale (e in alcuni casi lo fanno ancora) \u00e8 naturale che le imprese privilegino in linea di massima, a parit\u00e0 di profilo professionale l\u2019esperienza lavorativa. Non \u00e8 peraltro un fenomeno italiano: Eurostat ci dice che se prendiamo in considerazione tre classi di et\u00e0 (&lt;30 anni, 30-50 e &gt;50) nell\u2019area \u20ac il rapporto tra la seconda classe e la prima \u00e8 pari a un incremento di 138 vs. 100, in Germania di 153 vs. 100, in Francia di 140 e in Italia di 132. Siamo in linea con la realt\u00e0 europea e addirittura ai margini inferiori per incremento dei salari in relazione all\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p>Non sono disponibili dati sui tirocini extracurricolari che comunque esistono, sia pure regolamentati in modi molto diversi, in tutta l\u2019UE. Altres\u00ec non esistono, ovviamente, dati attendibili sul lavoro nero o grigio, che certamente coinvolge un numero significativo di giovani, probabilmente in misura superiore a quella dei Paesi UE di maggiore industrializzazione, ma non certamente tale da determinare un differenziale decisivo sul complesso dell\u2019occupazione giovanile.<\/p>\n<p>Nonostante questi dati che dimostrano come le condizioni di lavoro offerte dal mercato ai giovani italiani siano del tutto simili a quelle dei giovani europei, ci differenziamo nettamente per la partecipazione dei giovani al mercato del lavoro: il dato dei NEET (Not in Employment,\u00a0 Education or Training) tra i 15 e 29 anni \u00e8 del 29,8%; nell\u2019Area Euro \u00e8 pari al 16,4% della popolazione di questa fascia d\u2019et\u00e0, in Germania del 14,6%, in Francia del 17,4&amp; e perfino in Spagna e Grecia \u00e8 inferiore (18,4% e 16,5%). D\u2019altra parte questo dato ha riscontro nell\u2019analisi condotta da Eurostat sul labour slack, che dimostra come l\u2019Italia potrebbe incrementare le forze di lavoro (la somma di chi lavora e di chi cerca lavoro) di quasi il 12%: un dato enormemente superiore a quello degli altri paesi europei (la seconda in graduatoria \u00e8 l\u2019Irlanda con poco pi\u00f9 del 6%, la Francia e la Germania stanno attorno al 4%). Questi numeri si riferiscono al totale della popolazione in et\u00e0 da lavoro, ma \u00e8 evidente la coincidenza con quelli riferiti alla fascia pi\u00f9 giovane. In sostanza il fenomeno italiano dei NEET \u00e8 semplicemente il manifestarsi in quella determinata fascia di et\u00e0 di una propensione a fuggire dal mercato del lavoro che \u00e8 comune alla societ\u00e0 italiana. Occorre, per verit\u00e0, dire che \u00e8 molto probabile che una quota consistente di NEET coincida con quote di lavoro nero, e ancor pi\u00f9 di lavoro \u201cgrigio\u201d (e questa \u00e8 probabilmente una caratteristica \u201ctutta italiana\u201d) ma non in misura tale da giustificare la sproporzione con i NEET di Germania o Francia, a meno di postulare che tutti i lavoratori in nero in Italia appartengano alla fascia di et\u00e0 15-9 anni.<\/p>\n<p>In definitiva l\u2019unico dato strutturale che sembra avere un effetto determinante sull\u2019occupazione giovanile in Italia \u00e8 quello relativo alla formazione e ai servizi al lavoro. Quanto alla prima basti notare che il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nella fascia di et\u00e0 giovanile \u00e8 del 41% per i profili pi\u00f9 qualificati\u00a0 (programmatori, infermieri, disegnatori industriali, idraulici, elettricisti: come si vede, non scienziati nucleari, ma profili tranquillamente alla portata del sistema nazionale di istruzione-formazione). Quanto ai secondi negli ultimi anni (e non solo a dire il vero) le politiche attive sono prevalentemente consistite in sgravi fiscali e contributivi per le aziende, in qualche intervento di sistema (Garanzia Giovani, Dote Lavoro Lombardia) e in zero servizi di orientamento, per\u00f2 in compenso in una importante mole di interventi normativi atti a vietare forme \u201cimproprie\u201d di accesso dei giovani all\u2019occupazione e a disincentivare, anche su pressione dei sindacati, forme innovative quali l\u2019alternanza scuola-lavoro.<\/p>\n<p>In definitiva: la disoccupazione giovanile italiana non \u00e8 dovuta, se non marginalmente, a una propensione malvagia delle imprese a sfruttare i giovani lavoratori, che hanno in Italia trattamenti sostanzialmente analoghi a quelli di tutta Europa. Esiste un problema reale di formazione \u2013 istruzione e di servizi al lavoro, cui in generale le forze politiche e i sindacati rispondono non con politiche attive mirate ma con sussidi, divieti e obblighi.<\/p>\n<p>A dimostrazione di una ormai conclamata inadeguatezza di forze politiche e sindacati a governare il mercato del lavoro e della connessa scelta di ripiegare sulla propaganda. Resta da comprendere se, oltre a questi dati oggettivi, vi sia anche una propensione \u201cculturale\u201d dei giovani italiani, che sarebbe interessante indagare. Ma questa, come si dice, \u00e8 un\u2019altra storia\u2026<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul fenomeno circolano molti luoghi comuni, alimentati da giornalisti disattenti &#8211; Le cause della scarsa partecipazione dei giovani italiani al mercato del lavoro sono in parte culturali, in parte legate alla mancanza del servizio di orientamento e alla non corrispondenza tra formazione e qualit\u00e0 delle prestazioni richieste dal tessuto produttivo . 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