
{"id":62274,"date":"2023-02-01T11:57:11","date_gmt":"2023-02-01T10:57:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62274"},"modified":"2023-02-01T11:57:36","modified_gmt":"2023-02-01T10:57:36","slug":"il-lavoro-attraente-e-il-suo-contrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62274","title":{"rendered":"IL LAVORO ATTRAENTE E IL SUO CONTRARIO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Un saggio del filosofo anarchico Camillo Berneri pubblicato in America nel 1936 anticipa la contrapposizione tra il &#8220;lavoro che uccide&#8221; e &#8220;il lavoro che salva&#8221;, tema centrale nell&#8217;opera di Primo Levi<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntroduzione al saggio di Camillo Berneri <\/em>Il lavoro attraente<em>, in corso di pubblicazione a cura della Fondazione Anna Kuliscioff, 6 febbraio 2023 &#8211; Gli altri scritti online su questo sito dedicati alla celebrazione del Giorno della Memoria sono raggiungibili attraverso il <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=60581\">Portale<\/a> nel quale sono raccolti<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rebussisti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Il-Lavoro-attraente-Berne\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-138\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl6.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_62277\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/CamilloBerneri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-62277\" class=\"wp-image-62277 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/CamilloBerneri-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/CamilloBerneri-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/CamilloBerneri-150x87.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/CamilloBerneri.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-62277\" class=\"wp-caption-text\">Camillo Berneri<\/p><\/div>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.rebussisti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Il-Lavoro-attraente-Berne\">Scarica il saggio di Camillo Berneri in formato PDF<\/a><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Lavoro, <em>labour<\/em>: dal latino <em>laboro<\/em>, cio\u00e8 mi affatico per qualche cosa, soffro. In francese e spagnolo <em>travail<\/em>, <em>trabajo<\/em>: dal tardo latino <em>trepalium<\/em>, che indicava addirittura uno strumento di tortura. Non solo l\u2019idea della fatica ma anche quella della sofferenza, persino di una sofferenza mortale, sembrano connaturate all\u2019idea del lavoro. E altrettanto pu\u00f2 dirsi dell\u2019idea del vincolo, della mancanza di libert\u00e0, se \u00e8 vero che per secoli il lavorare \u00e8 stato considerato quasi come un sinonimo di attivit\u00e0 servile. Tuttavia, gi\u00e0 nel secolo della prima rivoluzione industriale, che vede Karl Marx indicare nel lavoro dell\u2019operaio in seno al sistema di produzione capitalistico il punto estremo dell\u2019alienazione della persona, della sua deprivazione della libert\u00e0 e della vita stessa, gi\u00e0 allora i socialisti utopisti raccolgono nelle memorie della cultura europea spunti antichi e recenti che accennano alla possibilit\u00e0 di \u2013 o della speranza in \u2013 un lavoro nel quale la persona umana non \u00e8 annientata ma al contrario si realizza, trova il senso della propria vita.<\/p>\n<p>Camillo Berneri, cui la militanza socialista e poi anarchica ha insegnato a prendere le distanze dalle semplificazioni e assolutizzazioni proprie della cultura marxista dominante nella sinistra europea nella prima met\u00e0 del Novecento, coglie l\u2019antitesi tra il lavoro come prevalentemente \u00e8, nel mondo che lo circonda, e il lavoro quale esso pu\u00f2 essere, non necessariamente attraverso una catastrofica rivoluzione, ma anche soltanto attraverso alcuni cambiamenti di entit\u00e0 relativamente modesta, il cui denominatore comune \u00e8 l\u2019attenzione prioritaria al benessere di chi lavora. \u00c8 un\u2019antitesi apparentemente drammatica, che nella sua espressione estrema pu\u00f2 anche arrivare a contrapporre il lavoro capace di annientare la persona e il lavoro che la libera e la esalta; ma, in controtendenza rispetto alla cultura dominante della sinistra, il filosofo anarchico avverte che il secondo pu\u00f2 prevalere sul primo gradualmente e gi\u00e0 si osservano manifestazioni di questa tendenza. Per arrivare a concludere che si pu\u00f2, e dunque si deve incominciare a \u00a0perseguire questo obiettivo gi\u00e0 nel contesto della societ\u00e0 capitalistica attuale.<\/p>\n<p>L\u2019autore di questo scritto non vive abbastanza per assistere alla manifestazione pi\u00f9 atroce del lavoro inteso come pena e punizione, nell\u2019intera storia dell\u2019umanit\u00e0. Quando Berneri nel 1936, un anno prima di morire, lo pubblica a puntate negli Stati Uniti sul periodico di ispirazione anarchica <em>L\u2019Adunata dei Refrattari<\/em>, l\u2019esperimento nazista del lavoro come strumento di un genocidio non ha ancora avuto inizio. Egli, dunque, non conoscer\u00e0 lo scherno rivolto ai deportati che varcano la soglia del campo di sterminio di Auschwitz, con la scritta <em>Arbeit macht frei<\/em> posta all\u2019ingresso. Ma, a ben vedere, quell\u2019atroce sberleffo \u00e8 reso possibile proprio dalla bipolarit\u00e0 tra il lavoro cattivo e il lavoro buono cui il saggio di Berneri \u00e8 dedicato. Si pu\u00f2 parlare, a questo proposito, di una sorta di omonimia: c\u2019\u00e8 il lavoro disumanizzante dello schiavo, della persona ridotta a strumento, o addirittura di quella che per mezzo del lavoro massacrante viene uccisa; ma c\u2019\u00e8 anche \u2013 gi\u00e0 oggi, nello stesso mondo che alberga quello \u2013 il suo esatto opposto, che pure viene chiamato con lo stesso nome: il lavoro nel quale la persona si realizza, il lavoro che produce e garantisce la sua libert\u00e0 e la sua sicurezza.<\/p>\n<p>Non credo che Primo Levi abbia letto <em>Il lavoro attraente<\/em> di Camillo Berneri; certo \u00e8 che il contrasto tra queste due accezioni proprie della nozione di lavoro, centrale in questo scritto, ritorna in quelli del grande scrittore torinese reduce da Auschwitz; anzi, assume in essi un valore centrale. Un\u2019intuizione centrale nel pensiero di Berneri compare anche ne <em>I sommersi e i salvati<\/em> di Levi, dove questi osserva che per conseguire lo scopo di degradare la persona, di disumanizzarla, il lavoro-castigo \u201cnon deve lasciare spazio alla professionalit\u00e0\u201d, al \u201cmestiere\u201d. Deve essere pura fatica. Perch\u00e9 appena si crea qualche spazio nel quale possa manifestarsi un \u201csaper fare\u201d o addirittura un pensiero progettuale, anche il lavoro del servo e persino quello del condannato allo sterminio assume in qualche modo il carattere opposto, quello del lavoro nel quale la persona umana si esprime e che nel Lager pu\u00f2 addirittura costituire una via di salvezza, come fu per lui stesso:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>A differenza della fatica puramente persecutoria, quale quella che ho appena descritta, il lavoro poteva invece talvolta diventare una difesa. Lo era per i pochi che in Lager riuscivano a essere inseriti nel loro proprio mestiere: sarti, ciabattini, falegnami, fabbri, muratori; questi, ritrovando la loro attivit\u00e0 consueta, recuperavano in pari tempo, in certa misura, la loro dignit\u00e0 umana.<br \/>\n<\/em>(<em>I sommersi e i salvati<\/em>,\u00a0p. 1087). E ancora (ivi):<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Ho notato spesso su alcuni miei compagni (qualche volta anche su me stesso) un fenomeno curioso: l\u2019ambizione del \u2018lavoro ben fatto\u2019 \u00e8 talmente radicata da spingere a \u2018far bene\u2019 anche lavori nemici, nocivi ai tuoi e alla tua parte, tanto che occorre uno sforzo consapevole per farli invece \u2018male\u2019.<\/em><\/p>\n<p>In un altro libro (<em>La chiave a stella<\/em>) Levi arriva a qualificare il poter svolgere un lavoro che si ama\u2013 che sia lavoro intellettuale o manuale, anche il pi\u00f9 umile, il lavoro del libero professionista o quello del lavoratore dipendente \u2013 come \u201cla migliore approssimazione alla felicit\u00e0 su questa terra\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019assonanza tra questi brani di Levi e le citazioni di Maffeo Pantaleoni, Roberto Ardig\u00f2, Achille Loira, Arturo Graf e altri, che si leggono nel secondo capitolo dello scritto di Berneri \u00e8 evidente. Qui entrambi \u2013 credo inconsapevolmente, non essendo alcuno dei due un giurista \u2013 richiamano un precetto che compare gi\u00e0 nella cultura della Roma antica: quello per il quale ogni obbligazione, e quella di lavoro pi\u00f9 di ogni altra, deve essere adempiuta, oltre che con la diligenza tecnica richiesta dalla natura della prestazione, anche con la diligenza del\u00a0<em>bonus pater familias<\/em>. Il significato di questo precetto, sul piano esistenziale prima ancora che su quello giuridico, \u00e8 diffusamente ignorato nella cultura del lavoro di oggi. La parola \u201cdiligenza\u201d deriva dal verbo\u00a0<em>diligere<\/em>, che significa amare. Affermare che ogni lavoro deve essere svolto con la diligenza del buon padre di famiglia ha dunque un contenuto pratico molto impegnativo: significa che chi lo svolge ha il dovere giuridico di farlo per la persona beneficiaria della prestazione, chiunque essa sia, nello stesso spirito e con lo stesso amore con cui un genitore lo farebbe per l\u2019altro coniuge o per un proprio figlio. E \u2013 si osservi la raffinatezza del diritto romano fin dalle sue origini pi\u00f9 antiche \u2013 non con l\u2019amore di un genitore qualsiasi, che potrebbe essere un po\u2019 sciatto o anaffettivo, ma con l\u2019amore di un\u00a0<em>buon<\/em>\u00a0genitore!<\/p>\n<p>Gi\u00e0 questo \u00e8 un precetto che, se venisse diffusamente rispettato, rivoluzionerebbe molti ambienti di lavoro e molti servizi. Ma Berneri, come Primo Levi, ci invita ad arricchire ulteriormente di significato il canone della diligenza: \u201cse vuoi che il tuo lavoro non soltanto adempia il tuo obbligo, ma anche ti avvicini il pi\u00f9 possibile alla felicit\u00e0 \u2013 essi ci avvertono \u2013 la\u00a0<em>diligenza<\/em>\u00a0con cui devi svolgerlo non \u00e8 soltanto amore per la persona che ne \u00e8 beneficiaria, ma \u00e8 anche amore per il lavoro stesso che stai svolgendo\u201d.<\/p>\n<p>Concludo queste note osservando che nel secolo ventunesimo il lavoro inteso nella prima accezione che abbiamo qui considerato \u00e8 drasticamente vietato, a ogni longitudine e latitudine, dall\u2019ordinamento dell\u2019ONU: non mi riferisco tanto al divieto della riduzione della persona umana in schiavit\u00f9, quanto al principio fondamentale dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, organo appunto delle Nazioni Unite, che dal 1998 vieta in modo assoluto \u201cqualsiasi forma di lavoro forzato od obbligatorio\u201d (<em>forced or compulsory<\/em>), anche come pena applicabile a persone detenute: anche in carcere il lavoro pu\u00f2 e deve essere solo quello che rid\u00e0 alla persona speranza e buona coscienza di s\u00e9, del proprio valore. C\u2019\u00e8 poi nell\u2019ordinamento europeo il divieto drastico non soltanto del lavoro che richiede sforzi dannosi per la salute di chi lo compie, ma anche di quello che abbia soltanto tratti di monotonia e ripetitivit\u00e0 incompatibili con il benessere psico-fisico di chi vi \u00e8 addetto. Insomma, oggi in Europa il lavoro che Camillo Berneri descrive nel primo capitolo del suo saggio,\u00a0quello cui \u00e8 adibito Charlot alla catena di montaggio in\u00a0<em>Tempi moderni<\/em>, sarebbe vietato. Cos\u00ec come \u00e8 sicuramente contrario al diritto oggi vigente il modo in cui troppo spesso nelle campagne del nostro Mezzogiorno vengono fatti lavorare gli immigrati, condannati a un lavoro forzato, alla merc\u00e9 dei loro sfruttatori, proprio in conseguenza del fatto che lo Stato nega loro il permesso di accedere al lavoro regolare.<\/p>\n<p>Al contrario, secondo il diritto europeo e quindi anche nel nostro ordinamento nazionale, tutto nell\u2019azienda \u2013 dalla strumentazione all\u2019organizzazione del lavoro \u2013 deve essere ergonomicamente concepito in funzione del benessere psico-fisico di chi vi \u00e8 addetto. Ci\u00f2 che, a ben vedere, pu\u00f2 essere letto come un corollario del principio della diligenza del\u00a0<em>bonus pater familias<\/em>, applicabile anche all\u2019adempimento dell\u2019obbligazione contrattuale dell\u2019imprenditore nei confronti del dipendente: l\u2019obbligo giuridico per l\u2019imprenditore di creare nell\u2019azienda le condizioni perch\u00e9 ogni persona che vi \u00e8 inserita, dalla prima all\u2019ultima, possa amare il proprio lavoro.<\/p>\n<p>Detto questo, per\u00f2, sono ancora gli stessi Camillo Berneri e Primo Levi ad avvertirci che l\u2019amore per il proprio lavoro dipende dalle circostanze esterne, dall\u2019organizzazione e dall\u2019ambiente, assai meno che da quanto alberga nell\u2019animo della persona interessata:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Ogni fatica fisica \u00e8 dunque pi\u00f9 o meno intensa a seconda delle condizioni di spirito con le quali \u00e8 compiuta [\u2026] Quando, come profetizzava il Carlyle, ogni individuo potr\u00e0 scegliere come sfera del proprio lavoro quella per la quale ha maggiore tendenza, il lavoro non sar\u00e0 pi\u00f9 una pena e potr\u00e0 per molti diventare una gioia.<br \/>\n<\/em>(dall\u2019ultima pagina del secondo capitolo de <em>Il lavoro attraente<\/em>).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Si pu\u00f2 e si deve combattere perch\u00e9 il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perch\u00e9 il lavoro stesso non sia una pena; ma l\u2019amore o rispettivamente l\u2019odio per l\u2019opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell\u2019individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge.<br \/>\n<\/em>(da <em>La chiave a stella<\/em>,\u00a0p. 1016).<\/p>\n<p>Dove si conferma ancora una volta che le chiavi della felicit\u00e0 non dobbiamo cercarle fuori, ma dentro noi stessi.<\/p>\n<p>_________________<\/p>\n<p>(*) Tutte le citazioni dalle opere di Primo Levi sono stratte dai due tomi delle sue\u00a0<em>Opere<\/em>\u00a0editi da Einaudi a cura di Marco Belpoliti, 1997.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un saggio del filosofo anarchico Camillo Berneri pubblicato in America nel 1936 anticipa la contrapposizione tra il &#8220;lavoro che uccide&#8221; e &#8220;il lavoro che salva&#8221;, tema centrale nell&#8217;opera di Primo Levi . 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