
{"id":62505,"date":"2023-04-01T08:56:40","date_gmt":"2023-04-01T07:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62505"},"modified":"2023-04-01T08:56:40","modified_gmt":"2023-04-01T07:56:40","slug":"i-cinque-principi-per-una-societa-piu-giusta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62505","title":{"rendered":"I CINQUE PRINCIPI PER UNA SOCIET\u00c0 PI\u00d9 GIUSTA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Economia aperta nel quadro di un&#8217;Europa unita; piena contendibilit\u00e0 di ogni funzione, pubblica e privata; pari opportunit\u00e0 per tutti di accesso a ciascuna funzione; trasparenza totale di ciascuna struttura preposta a una funzione pubblica; valutazione rigorosa della sua efficienza ed efficacia<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Giada Fazzalari, pubblicata<\/em> <em>sull&#8217;<\/em>Avanti! <em>della domenica, 25 marzo 2023 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista a <\/em>Policy Maker Magazine<em>, <\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62426\">Povert\u00e0, salario minimo, settimana di quattro giorni<\/a> \u00a0<!--more--> <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"margin: 0cm;\"><span class=\"s1\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-62527\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23-291x300.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23-291x300.jpg 291w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23-145x150.jpg 145w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23-768x793.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Intervista-a-Avanti-25III23.jpg 866w\" sizes=\"auto, (max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a>&#8220;La sinistra giuslavoristica ha sempre creduto molto di pi\u00f9 nella difesa del lavoratore\u00a0<\/span><span class=\"s2\"><i><span style=\"font-family: 'UICTFontTextStyleItalicBody',serif;\">dal<\/span><\/i><\/span><span class=\"s1\">\u00a0mercato che nella sua difesa\u00a0<\/span><span class=\"s2\"><i><span style=\"font-family: 'UICTFontTextStyleItalicBody',serif;\">nel<\/span><\/i><\/span><span class=\"s1\">\u00a0mercato\u201d dice Pietro Ichino, docente universitario, giurista e gi\u00e0 parlamentare e sindacalista, in questa intervista all\u2019<em>Avanti!<\/em> della domenica a vent\u2019anni dalla Legge Biagi. Ichino, da sempre sostenitore della semplificazione in materia di legislazione del lavoro e di un ritorno del rapporto a tempo indeterminato come regola generale, fa una analisi a tutto campo sullo stato dell\u2019arte dell\u2019occupazione e sulle proposte del governo. Sulla possibilit\u00e0 di istituire il salario minimo in Italia, sostiene che \u201c\u00e8 sicuramente utile ma \u00e8 una misura che pu\u00f2 avere solo effetti marginali: \u00e8 sbagliato pensare che essa possa da sola risolvere il problema dei bassi salari, del lavoro povero\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"margin: 0cm;\"><em>Prof<\/em><em>essor Ichino, sono vent\u2019anni dalla Legge Biagi. Un progetto<\/em><em> che si ispir\u00f2 abbondantemente a idee e tesi da lei proposte negli anni precedenti, <\/em><em>ma che \u00e8 stato duramente attaccato con l\u2019accusa (ingenerosa, diciamo noi), di aprire una stagione di \u201cprecarizzazione selvaggia\u201d.<br \/>\n<\/em>La realt\u00e0 \u00e8 che n\u00e9 la legge-delega, n\u00e9 il decreto con cui la delega venne esercitata, contenevano la previsione alcun nuovo sotto-tipo di contratto di lavoro \u201cprecario\u201d. La Legge Biagi ridisciplinava \u2013 s\u00ec \u2013 le collaborazioni autonome continuative, ma in senso fortemente restrittivo, coll\u2019imporre il requisito della stretta funzionalizzazione del contratto a un progetto ben determinato.<\/p>\n<p><em>Venivano per\u00f2 introdotti dei tipi nuovi di contratto di lavoro.<br \/>\n<\/em>I sotto-tipi nuovi di contratto di lavoro erano due. Il primo era il cosiddetto\u00a0<em>Job-sharing<\/em>, ovvero il \u201clavoro gemellato\u201d, che non aveva in s\u00e9 nulla di precario, consistendo soltanto nella coniugazione elastica di due rapporti di lavoro a tempo parziale, con coobbligazione solidale per l\u2019intera prestazione in capo a entrambi i partner; la sua disciplina non era altro che la recezione in legge di una circolare emanata dal ministro del Lavoro Treu nel 1997. Il secondo era il cosiddetto <em>Staff-leasing<\/em>, ovvero la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, nell\u2019ambito della quale era previsto un rapporto di lavoro somministrato a tempo indeterminato assistito da piena stabilit\u00e0. Anzi: pi\u00f9 stabile del rapporto di lavoro ordinario, perch\u00e9 in questo caso non era ammesso il licenziamento collettivo da parte dell\u2019agenzia somministratrice, neppure nel caso di cessazione del contratto di somministrazione.<\/p>\n<p><em>A ben vedere, era molto pi\u00f9 marcata la flessibilizzazione dei rapporti di lavoro contenuta nel \u201cpacchetto Treu\u201d del 1997<\/em>.<br \/>\nPer molti aspetti s\u00ec: quell\u2019intervento legislativo aveva introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la somministrazione di lavoro, tipicamente a termine, e aveva alleggerito i vincoli in materia di lavoro a tempo parziale. Ma quella legge era stata fatta da un Governo di centro-sinistra e dunque la sinistra giuslavoristica si limit\u00f2 a qualche mugugno. Quando poi il centro-sinistra torn\u00f2 al potere, nel 2006, la parola d\u2019ordine fu \u201cabrogare la legge Biagi\u201d; senonch\u00e9 il ministro del Lavoro Damiano, al dunque, non trov\u00f2 in essa nessun contenuto \u201cprecarizzante\u201d che si prestasse a essere abrogato. Se la prese, dunque, soltanto con il\u00a0<em>Job Sharing<\/em>\u00a0e lo\u00a0<em>Staff leasing<\/em>, i quali con la precarizzazione del lavoro non avevano nulla a che fare, ma avevano l\u2019unica colpa di essere comunemente indicati con un nome inglese: essi furono usati come \u201cscalpo politico\u201d da esibire all\u2019opinione pubblica di sinistra per poter dire che si voltava pagina rispetto alla legge Biagi.<\/p>\n<p><em>Per quale ragione quella legge non fu compresa al punto di essere cos\u00ec osteggiata soprattutto a sinistra?<br \/>\n<\/em>Perch\u00e9 per decenni il sistema politico italiano si era caratterizzato per una sorta di potere di veto del PCI, poi dei partiti post-comunisti che gli sono succeduti, sulla legislazione del lavoro e sindacale. Nel 2003 per la prima volta un Governo di centrodestra aveva espresso la pretesa di intervenire su questa materia senza chiedere il permesso alla sinistra. Nella sostanza, per\u00f2, la Legge Biagi si poneva in piena continuit\u00e0 con il \u201cpacchetto Treu\u201d del 1997.<\/p>\n<p><em>Viene da pensare che ci si sia rifiutati di capire la legge per prediligere vecchie rendite di posizione.<br \/>\n<\/em>A dire il vero non c\u2019erano ormai pi\u00f9 molte rendite di posizione da difendere. La realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019attenzione della sinistra si \u00e8 sempre concentrata molto di pi\u00f9 sulla regolazione del rapporto di lavoro che sulla regolazione del mercato. Anche perch\u00e9 nella cultura della sinistra italiana ha sempre pesato molto l\u2019eredit\u00e0 della negazione marxiana dell\u2019idea stessa del mercato del lavoro come luogo di incontro negoziale tra una domanda e un\u2019offerta, ovvia conseguenza della negazione dell\u2019idea stessa del contratto di lavoro: \u201cfoglia di fico che copre la vergogna della dittatura de padrone sull\u2019operaio\u201d. \u00c8 questo il motivo per cui la sinistra giuslavoristica ha sempre creduto molto di pi\u00f9 nella difesa del lavoratore\u00a0<em>dal<\/em>\u00a0mercato che nella sua difesa\u00a0<em>nel<\/em>\u00a0mercato.<\/p>\n<p><em>Il Reddito di Cittadinanza era una misura utile <\/em><em>per contrastare la povert\u00e0?<br \/>\n<\/em>Il difetto principale che vedo nella disciplina vigente di questa misura assistenziale sta nell\u2019assenza di una vera ed efficace condizionalit\u00e0 del beneficio. Per\u00f2 non mi sembra che le modifiche decise dal Governo attuale correggano questo difetto: non lo affrontano proprio.<\/p>\n<p><em>Nelle nuove misure messe in cantiere dal Governo Meloni intitolate alla nuova MIA, la Misura di Inclusione Attiva, non c\u2019\u00e8 un giro di vite proprio sulla condizionalit\u00e0 del beneficio?<br \/>\n<\/em>S\u00ec, ma \u00e8 un giro di vite del tutto velleitario, malissimo congegnato. La misura progettata dal Governo attuale continua a imperniare il sistema della condizionalit\u00e0 sull\u2019\u201cofferta congrua\u201d, mostrando di non accorgersi di quello che gli osservatori pi\u00f9 attenti denunciano ormai da tempo: l\u2019\u201cofferta congrua\u201d non esiste. Nessuno in Italia ha mai perso n\u00e9 questo sussidio assistenziale, n\u00e9 il trattamento di disoccupazione di natura assicurativa, la NASpI, per aver rifiutato un\u2019offerta di lavoro proposta dal Centro per l\u2019Impiego e considerata \u201ccongrua\u201d. Perch\u00e9 nessun imprenditore formalizza una proposta di assunzione rivolta a una persona poco motivata a svolgere il ruolo offerto.<\/p>\n<p><em>In Italia ci sono tre milioni di lavoratori poveri. Il salario minimo, gi\u00e0 adottato quasi in tutta Europa, pu\u00f2 essere un primo provvedimento utile?<br \/>\n<\/em>Utile sicuramente s\u00ec. Ma \u00e8 una misura che pu\u00f2 avere solo effetti marginali: \u00e8 sbagliato pensare che essa possa risolvere il problema dei bassi salari, del lavoro povero.<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 invece il modo in cui lo si pu\u00f2 risolvere?<\/em><strong><br \/>\n<\/strong>Lo si deve affrontare favorendo l\u2019aumento della produttivit\u00e0 del lavoro, senza il quale non si pu\u00f2 avere un aumento delle retribuzioni; e legando pi\u00f9 strettamente le retribuzioni stesse alla produttivit\u00e0. L\u2019aumento della produttivit\u00e0 si ottiene favorendo, incentivando e sostenendo con percorsi di formazione adeguati il trasferimento delle persone dalle imprese o dalle posizioni poco produttive a quelle pi\u00f9 capaci di valorizzare il loro lavoro. E anche attirando gli investimenti delle grandi multinazionali, che sono mediamente molto pi\u00f9 capaci delle imprese indigene di rendere il lavoro pi\u00f9 produttivo. \u00c8, al tempo stesso, un problema di politica del lavoro e di politica industriale.<\/p>\n<p><em>Da dove ripartire per una seria riforma del lavoro che abbatta la precariet\u00e0, tuteli i lavoratori fragili e si adegui al lavoro che cambia?<br \/>\n<\/em>Oggi, in materia di lavoro, la questione di maggior rilievo e pi\u00f9 urgente che deve essere affrontata \u00e8 quella degli enormi giacimenti occupazionali inutilizzati: le imprese hanno gravi difficolt\u00e0 a trovare persone qualificate o specializzate, ma anche manodopera non qualificata. Sono molte centinaia di migliaia di posti di lavoro che potrebbero essere attivati subito e che invece vanno persi per la nostra incapacit\u00e0 di predisporre i percorsi di formazione o addestramento necessari per l\u2019incontro fra domanda e offerta. \u00c8 urgente, in particolare, aprire un discorso serio sul controllo capillare del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi.<\/p>\n<p><em>Lei ha recentemente parlato anche della necessit\u00e0 di inserire questa riforma del lavoro in una riforma pi\u00f9 ampia della societ\u00e0 civile italiana. Pu\u00f2 dirci in estrema sintesi a che cosa pensa?<br \/>\n<\/em>L\u2019idea \u00e8 di una societ\u00e0 fondata sulla combinazione di cinque principi, che a ben vedere sono altrettante facce di un principio solo: economia aperta nel quadro di una Europa unita; piena contendibilit\u00e0 di ogni funzione, pubblica e privata; pari opportunit\u00e0 per tutti di accesso a ciascuna funzione; trasparenza totale di ciascuna struttura preposta a una funzione pubblica; valutazione rigorosa della sua efficienza ed efficacia.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Economia aperta nel quadro di un&#8217;Europa unita; piena contendibilit\u00e0 di ogni funzione, pubblica e privata; pari opportunit\u00e0 per tutti di accesso a ciascuna funzione; trasparenza totale di ciascuna struttura preposta a una funzione pubblica; valutazione rigorosa della sua efficienza ed efficacia . 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