
{"id":62545,"date":"2023-04-16T11:03:02","date_gmt":"2023-04-16T10:03:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62545"},"modified":"2023-04-16T11:07:03","modified_gmt":"2023-04-16T10:07:03","slug":"ex-ilva-quando-la-politica-pavida-non-fa-il-proprio-dovere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62545","title":{"rendered":"EX-ILVA: QUANDO LA POLITICA, PAVIDA, NON FA IL PROPRIO DOVERE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;acciaieria di Taranto, pur avendo adeguato\u00a0 tutti i propri impianti ai migliori standard tecnologici ed ecologici, ancora non \u00e8 accettata dall&#8217;opinione pubblica; di riflesso il Governo, insicuro e intimidito, si ritrae per paura dell&#8217;impopolarit\u00e0 &#8211; Cos\u00ec un grande patrimonio industriale<\/span> <span style=\"color: #993300;\">rischia una lenta dispersione<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervento <strong>di Roberto Pensa<\/strong>, ingegnere, ex-dirigente dell&#8217;acciaieria di Taranto, 15 aprile 2023 &#8211; In argomento v. anche il suo intervento precedente, del febbraio 2021, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58151\">L&#8217;acciaio pulito (come altrove) \u00e8 possibile<\/a>\u00a0 <!--more--><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Ilva-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-56936\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Ilva-3-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Ilva-3-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Ilva-3-150x99.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Ilva-3.jpg 648w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il passato<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Acciaieria di Taranto (allora denominata ILVA) fu acquisita dal gruppo RIVA dallo Stato nel 1995. Il gruppo avvia, con gradualit\u00e0, un processo di riammodernamento e ristrutturazione degli impianti e raggiunge in breve tempo alti livelli di competivit\u00e0 sui mercati mondiali. Questo ciclo, industrialmente prospero, ma con elevata conflittualit\u00e0 con il territorio a seguito di problemi ambientali, si concluder\u00e0 nel 2012 e la fabbrica attraverser\u00e0 un difficile\u00a0 periodo con l\u2019intervento diretto della magistratura.<\/p>\n<p>\u00c8 una conclusione traumatica, con modalit\u00e0 senza precedenti: sequestro degli impianti e management inquisito. La fabbrica, senza mai pi\u00f9 riprendersi, accumula considerevoli perdite. Il Governo italiano, che nel frattempo ne ha riacquisito la propriet\u00e0 con una sorta di esproprio dal gruppo Riva, cede con un \u00abcontratto d\u2019affitto\u00bb la gestione operativa al gruppo franco-indiano, Arcelor-Mittal in previsione di un futuro acquisto.\u00a0 L\u2019operazione si conclude nel novembre 2018.<\/p>\n<p>Il gruppo Arcelor Mittal \u00e8 un colosso nel settore dell\u2019acciaio e pu\u00f2 apparire una soluzione corretta, ma inevitabilmente Taranto perder\u00e0 la sua centralit\u00e0 in Europa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il percorso tracciato nelle varie azioni governative per uscire dalla situazione critica aveva una logica: <strong>risolvere l\u2019impatto ambientale con le migliori tecnologie e con le necessarie modifiche impiantistiche che vengono individuate<\/strong>. Un percorso naturalmente complesso sia sotto l&#8217;aspetto tecnico, sia per gli elevati costi; e con tempi di realizzazione lunghi.<\/p>\n<p>Sta di fatto che a tutt&#8217;oggi, pur avendo adeguato gli impianti alle migliori tecnologie, la fabbrica continua a non essere accettata, non convince sui risultati e da parte di alcuni ne viene chiesta la chiusura.<\/p>\n<p>Il caso di Taranto \u00e8 certamente una situazione estremamente rappresentativa, direi un caso da manuale, per la sua complessit\u00e0 e le numerose sfaccettature.<\/p>\n<p><strong>Va sottolineato che gi\u00e0 a partire dal 2009 la fabbrica aveva notevolmente migliorato il livello delle proprie emissioni e, dal 2012 al 2023, nessuno dei\u00a0 parametri di inquinamento risulta fuori dai limiti di legge. (*)<\/strong><\/p>\n<p>A seguito del difficile rapporto con il nuovo acquirente ARCELOR MITTAL, (in realt\u00e0 si tratta di un contratto di affitto da trasformare in acquisto successivamente), subentra nel dicembre 2020 lo stato italiano con una partecipazione di Invitalia con una quota del\u00a0 38%. Viene cos\u00ec costituita la nuova societ\u00e0 Acciaierie d&#8217;Italia. La partecipazione di Invitalia con quota al 60% viene fissata per il\u00a0 maggio 2022 ma soltanto dopo il superamento delle condizioni sospensive previste a contratto, tra le quali, in particolare, il dissequestro degli impianti da parte della magistratura. Senonch\u00e9 la magistratura nega il dissequestro e quanto previsto per maggio 2022 viene rinviato di due anni: al 2024.<\/p>\n<p>Questi accadimenti portano a un situazione di stallo: per mancanza di capitali e liquidit\u00e0 l\u2019azienda, nonostante che la domanda di mercato non faccia difetto, ha grande difficolt\u00e0 a produrre e a crescere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ilva-4-interno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-54268\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ilva-4-interno-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ilva-4-interno-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ilva-4-interno-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ilva-4-interno.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong><em>Il presente<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong>Oggi il problema ecologico, almeno per gli aspetti legati al rispetto dell\u2019Autorizzazione integrale ambientale, sembra superato con il rispetto dei parametri di legge. Se si vuole di pi\u00f9, bisogna affrontare conversioni impiantistiche dei processi di produzione che si inquadrano in un progetto pi\u00f9 ampio e complesso per la decarbonizzazione con utilizzo di forni fusori elettrici; ma allora il problema da ambientale si trasforma in qualcosa di pi\u00f9 complesso e di indefinito.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0davvero un peccato che la fabbrica tarantina non riesca ancora a decollare in termini di produzione di acciaio e di risultati economici per avviare, finalmente, quella conversione che in molti Paesi si sta concretamente mettendo in moto. Questa situazione perdura, anzi si aggrava, nonostante che dal 2020 sia intervenuta nella gestione della fabbrica la societ\u00e0 pubblica Invitalia con una partecipazione del 38% e che dovrebbe anche avere un ruolo di controllo\u00a0 visto che il socio al 62%, il colosso Arcelor Mittal, \u00e8 di fatto una societ\u00e0 concorrente.<\/p>\n<p>A ogni insediamento di un nuovo Governo si mostrano segni di interesse per la risoluzione del problema: si ribadisce il carattere strategico del sito industriale, si emette qualche provvedimento legislativo a supporto, ma poi tutto sembra tornare come prima.\u00a0\u00c8 un \u201cfilm\u201d gi\u00e0 visto varie volte: le ridotte risorse economiche che vengono poi messe in campo, non consentono di fatto alcun tipo di effettivo rilancio ed \u00e8 ben noto che se la fabbrica di Taranto non sviluppa gli adeguati volumi di produzione stenta a realizzare profitti.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0davvero poco comprensibile che una struttura impiantistica come quella di Taranto, che ha tre altiforni disponibili, ne utilizzi oggi solo due, pur avendo un terzo altoforno fermo e pronto a partire; e che abbia pianificato la produzione per il corrente anno di solo 4 milioni di tonnellate di acciaio e per l\u2019anno 2024 la produzione di 5 milioni di tonnellate di acciaio. La marcia con i tre altiforni, con una fabbrica ben funzionante, consente la produzione di circa 6 milioni di tonnellate e questo sarebbe possibile da subito in quanto l\u2019AIA consente questo livello di attivit\u00e0. Invece gli impianti restano fermi, sia a monte sia a valle degli altiforni: si fa un gran ricorso alla Cassa Integrazione; e non certamente per crisi di mercato ma per motivazioni non ben dichiarate e poco trasparenti.<\/p>\n<p>\u00c8 ben noto che l\u2019azienda ha una crisi di liquidit\u00e0 che le impedisce di produrre non potendo acquisire le necessarie materie prime o le attivit\u00e0 di supporto per il funzionamento degli impianti. Siamo pertanto di fronte ad un controsenso industriale, a un vero e proprio paradosso:\u00a0 &#8220;non ho soldi, non produco: quindi perdo fatturato e dispongo di ancor minore liquidit\u00e0&#8221;. Un circuito vizioso senza fine, fuori da qualsiasi schema manageriale accettabile. La fabbrica dunque non \u00e8 pi\u00f9 la realt\u00e0 produttiva di sviluppo economico, non \u00e8 pi\u00f9 \u201cla propriet\u00e0\u201d da salvaguardare con attente operazioni di mantenimento e di sviluppo.<\/p>\n<p>Certamente non \u00e8 colpa dei dirigenti operativi delle varie aree produttive, ridotti ad esecutori di direttive imposte dal top management ed espropriati del loro ruolo.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, si compiono fantastiche evoluzioni sulle conversioni della fabbrica (che invece continuando cos\u00ec, non ha alcun futuro) e si mettono in campo opzioni e visioni futuribili per la riduzione dei \u201cgas serra\u201d nella produzione di acciaio. Poi si va in controtendenza parlando di ricostruzione di AFO\/5 (quando, invece, per una decarbonizzazione effettiva, il ciclo siderurgico con l\u2019altoforno dovrebbe essere gradualmente abbandonato). E si mettono in campo sempre nuove ipotesi: dissalatori, riduzione diretta, forni fusori elettrici, e ancora, energie rinnovabili; progetti di applicazione dell\u2019idrogeno che vengono pianificati per il prossimo decennio pur sapendo che i costi sono proibitivi e non si sa bene chi se far\u00e0 carico. Sembra una fuga dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>In questi giorni, invece, la societ\u00e0 tedesca Thyssen Krupp, ha definito un progetto per 1800 milioni per la realizzazione di impianti per acciaio totalmente \u201cgreen\u201d per 2,5 milioni di tonnellate anno, questo \u00e8 un fatto concreto, \u00e8 un ordine d\u2019acquisto verso la societ\u00e0 SMS ed \u00e8 prevista la conclusione per il 2026.<\/p>\n<p>Le societ\u00e0 Invitalia e Arcelor Mittal, pur dando loro atto della difficile situazione della fabbrica (ancora oggi sotto sequestro), non sembrano raccogliere le reali necessit\u00e0 di questo complesso industriale, mostrano segnali di reciproca diffidenza per interessi, forse, contrastanti. Di conseguenza non vengono messe a disposizione le reali necessit\u00e0 finanziarie per la ripresa produttiva, il rilancio e la conversione dei processi. A maggio 2024 \u00e8 prevista la revisione del contratto e l\u2019acquisizione della maggioranza da parte di Invitalia. Restare congelati sino a quella data per ulteriori interventi vuol dire perdere ulteriore tempo e denaro pubblico.<\/p>\n<p>Il Governo sembra essere uno spettatore di questa imminente catastrofe, limitandosi a tranquillizzare gli animi e senza un\u2019azione che rafforzi concretamente il comparto industriale, cercando solo di sanare le piaghe lungo il percorso.\u00a0 Sembra la classica \u201cpatata bollente\u201d che viene scansata dalle forze politiche. Questo \u00e8 estremamente grave perch\u00e9 si tratta della fabbrica pi\u00f9 importante del Paese, indispensabile per il settore meccanico, per lo sviluppo della quale negli anni passati sono state spese tante risorse ed energie pubbliche. L\u2019unica cosa che viene messa in campo oggi e che potr\u00e0 avere, \u00a0forse, uno sviluppo, \u00e8 la realizzazione di impianti di riduzione diretta DRI in quanto sono state messe a disposizione risorse &#8211; un miliardo di euro &#8211; per l\u2019investimento (solo se sar\u00e0 utilizzato, in parte, idrogeno prodotto per\u00f2 con energie da fonti rinnovabili). Ma tutto questo deve accompagnarsi a una fabbrica efficiente altrimenti sar\u00e0 tutto inutile.<\/p>\n<p>Se si continua cos\u00ec, se gli investitori non interverranno apportando consistenti quote di capitali per far s\u00ec che si raggiunga la sostenibilit\u00e0 della acciaieria e la capacit\u00e0 di produrre ricchezza ed autofinanziarsi, il risultato sar\u00e0 solo quello di una perdita di ricchezza del nostro patrimonio industriale che va gradualmente degradando, portando sempre pi\u00f9 il nostro territorio a una crescita della povert\u00e0.<\/p>\n<p>La siderurgia di Taranto oggi costituisce un grande problema che richiede risorse economiche di rilievo che, allo stato attuale, nessun privato potr\u00e0 affrontare da solo. Serve dunque uno \u201cStato imprenditore\u201d; ma lo Stato fatica a mettere in campo i capitali e la managerialit\u00e0 che sarebbero necessari.<\/p>\n<p><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/em><\/p>\n<p>(*) Una attenta analisi della situazione dei monitoraggi degli aspetti ambientali e sanitari si trova nel volume <em>Taranto e la siderurgia<\/em>. V. anche <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1LvFdxNBi8zDhxxql_lI1xppiFQhzCWz0\/view?usp=share_link\">https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1LvFdxNBi8zDhxxql_lI1xppiFQhzCWz0\/view?usp=share_link<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;acciaieria di Taranto, pur avendo adeguato\u00a0 tutti i propri impianti ai migliori standard tecnologici ed ecologici, ancora non \u00e8 accettata dall&#8217;opinione pubblica; di riflesso il Governo, insicuro e intimidito, si ritrae per paura dell&#8217;impopolarit\u00e0 &#8211; Cos\u00ec un grande patrimonio industriale rischia una lenta dispersione . 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