
{"id":6261,"date":"2009-11-21T19:52:31","date_gmt":"2009-11-21T18:52:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6261"},"modified":"2009-11-30T00:42:57","modified_gmt":"2009-11-29T23:42:57","slug":"progetto-semplificazione-e-flexsecurity-lintervento-critico-di-luigi-mariucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6261","title":{"rendered":"PROGETTO SEMPLIFICAZIONE E FLEXSECURITY: L&#8217;APPREZZAMENTO E IL DISSENSO DI LUIGI MARIUCCI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL GIUSLAVORISTA, ESPONENTE DEL PD EMILIANO, DISSENTE DAL &#8220;METODO POLITICO&#8221; DEL PROGETTO. E, NEL MERITO, DALLA DEFINIZIONE DEL LAVORO DIPENDENTE (ARTICOLO 2094) E DALLA DISCIPLINA DELLA STABILITA&#8217; DEL POSTO DI LAVORO (ARTICOLI 2118-2120). GLI REPLICO SUL METODO E SUL MERITO, CHIEDENDOGLI COME, A SUO AVVISO, E&#8217; POSSIBILE SUPERARE IN MODO DIVERSO L&#8217;ATTUALE DUALISMO TRA PROTETTI E NON PROTETTI<\/span><\/p>\n<p><em>Lo scritto qui riprodotto di <strong>Luigi Mariucci<\/strong>, ordinario di diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 Ca&#8217; Foscari di Venezia, \u00e8 pervenuto il 20 novembre 2009 &#8211;\u00a0Seguono una <strong>mia replica<\/strong>, una <strong>controreplica <\/strong>del 27 novembre 2009 e una mia <strong>ultima breve risposta<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><!--more-->L\u2019idea che muove il progetto di semplificazione del diritto del lavoro di Pietro Ichino non \u00e8 solo giusta. E\u2019 sacrosanta. Da tempo anch\u2019io vado sostenendo che la inutile e defatigante complicazione delle norme giuslavoristiche \u00e8 direttamente funzionale alla perdita di rilevanza della disciplina. Questo riguarda non solo la moltiplicazione degli interventi di legge, ormai adottati attraverso la tecnica sciagurata delle leggi-delega a cui succedono decreti legislativi successivamente modificabili. Ma il modo stesso con cui si formano, per successiva \u201cstratificazione\u201d, come osserv\u00f2 Gino Giugni, gli stessi disposti normativi. Basti pensare a quello straordinario ossimoro costituito dall\u2019art.1 del dlgs n.368 del 2001 sul lavoro a termine che, a seguito delle varie novazioni, dice ormai tutto e il contrario di tutto. In tal modo la norma giuslavoristica diventa, data la sua incertezza strutturale, persino dannosa per gli operatori economici.<br \/>\nSostituire a norme inutilmente complesse e contradditorie norme certe e chiare \u00e8 quindi essenziale. Del resto, non aveva detto Saint-Just alla convenzione francese del 1789 che \u201cchi d\u00e0 al popolo molte leggi \u00e8 un tiranno\u201d?<br \/>\nL\u2019intenzione di Ichino \u00e8 quindi giusta. Nel merito della proposta tuttavia segnalo, tra le altre, tre questioni di fondo. La prima osservazione \u00e8 che non si pu\u00f2, per semplificare, modificare, talora persino radicalmente. In questo senso trovo in particolare non condivisibile, perch\u00e9 confusa e davvero malfatta, la nuova dizione dell\u2019art. 2094 del c.c., riferita al lavoratore subordinato e quindi alla cruciale definizione del campo di applicazione del diritto del lavoro. In secondo luogo dissento dalla riformulazione degli artt. 2118-2119 del codice civile, che consistono in una sostanziale liberalizzazione dei licenziamenti: scelta a mio giudizio improvvida sia sul piano delle politiche nazionali del lavoro, che su quello della visione globale dei temi del lavoro, dato che tale scelta appare ancillare al pensiero liberista proprio quando tale pensiero deve essere messo in discussione, anzitutto sul piano culturale, a seguito della crisi in atto a scala globale. In terzo luogo non condivido l\u2019idea che lo Statuto dei lavoratori, che a mio giudizio costituisce una normativa di fondo, sostanzialmente costituzionalizzata nella sua struttura, sia assorbito, fino a dissolversi, in\u00a0 una legge ordinaria.<br \/>\nMolte altre sono le osservazioni di merito che vorrei fare sulla proposta. Ma qui \u00e8 bene tenersi all\u2019essenziale. Ne aggiungo una, di tipo esclusivamente politico. Pietro Ichino non \u00e8 pi\u00f9 un semplice professore di diritto del lavoro, un libero battitore, per cos\u00ec dire. E\u2019 un senatore del PD che, in quanto tale, ha accettato una disciplina di gruppo e di partito. Non mi pare questo il momento di esercitarsi in proposte solipsistiche, che si aggiungono alle tante gi\u00e0 fatte, specie considerando il confuso contesto politico in atto e l\u2019inesistenza di ogni seria interlocuzione, sui temi del lavoro, con il governo in carica, i cui responsabili sembrano pi\u00f9 interessati a produrre spot giornalieri e a distribuire propaganda che a seri confronti di merito con l\u2019opposizione. Penso che tutte le energie del PD e, se possibile, della intera opposizione di centrosinistra debbano convergere nel formulare proposte univoche e soprattutto nel presentare una piattaforma cogente sulla questione pi\u00f9 urgente: le \u00a0misure straordinarie da adottare, in termini di sostegno al reddito ma non solo, per affrontare la drammatica crisi occupazionale in atto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">REPLICA SUL METODO E SULLE QUESTIONI DI MERITO<\/span><\/strong><br \/>\n<em><strong>1. Sulla questione politica e la disciplina di partito &#8211;<\/strong> Rispondo\u00a0subito alla questione che Luigi Mariucci\u00a0pone per ultima: i\u00a0tre disegni di legge qui in discussione (n. 1481, n. 1872\u00a0e n. 1873\/2009), come tutti gli altri che portano la mia prima firma, sono stati presentati con l&#8217;autorizzazione della Presidenza del Gruppo. Gli ultimi due recano anche le firme di due Vicepresidenti del Senato (Emma Bonino e Vannino Chiti) e di altri trenta senatori, tutti appartenenti allo stesso nostro\u00a0Gruppo (ed equamente ripartiti tra i sostenitori di tutte le mozioni congressuali), cui se ne aggiunger\u00e0 probabilmente un&#8217;altra\u00a0quindicina prima che le bozze corrette vengano restituite.<br \/>\n<\/em><em>Ma quello che pi\u00f9 conta \u00e8 che tra le proposte sulla <\/em>flexsecurity<em> contenute in questi disegni di legge e le scelte di politica del lavoro del PD non c&#8217;\u00e8 proprio alcuna contraddizione:<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211;\u00a0nel manifesto <\/em><a title=\"Per dare valore al lavoro - 14.3.09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=103\" target=\"_blank\">Per dare valore al lavoro<\/a> <em>col quale il Partito si \u00e8 presentato agli elettori nel marzo\u00a0dello scorso anno\u00a0&#8211;\u00a0sottoscritto da tutti i\u00a0candidati alla Camera e al Senato pi\u00f9 direttamente impegnati sul \u00a0fronte delle politiche del lavoro, da Cesare Damiano a Tiziano Treu, da Paolo Nerozzi a\u00a0Pierpaolo Baretta, da Achille Passoni ad Adriano Musi\u00a0&#8211; si legge testualmente che il Partito si impegna &#8220;<\/em>a combattere la precariet\u00e0 del lavoro in tutte le sue forme, contrastare l\u2019ingiustizia dell\u2019esclusione di milioni di lavoratori dalla protezione della sicurezza del lavoro e del reddito, <strong>assumendo come modello quello della migliore <em>flexicurity<\/em> europea<\/strong>; questo significa coniugare il massimo possibile di flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 delle strutture produttive con la libert\u00e0 delle scelte di vita e con il massimo possibile di eguaglianza di opportunit\u00e0, di sicurezza e benessere per tutti i lavoratori, nessuno escluso&#8221;<em>;<br \/>\n<\/em><em>\u00a0\u00a0 &#8211;\u00a0 questa scelta programmatica, sulla quale\u00a0il Pd ha ottenuto pi\u00f9 del 33 per cento dei voti nelle elezioni del 14 aprile 2008, non soltanto non\u00a0 \u00e8 mai stata contraddetta in seguito, ma al contrario \u00e8 stata confermata nella sua sostanza da numerose prese di posizione di esponenti di vertice del Partito (tutte reperibili agevolmente attraverso il <\/em><a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">Portale della Semplificazione e della Flexsecurity<\/a><em>): da Walter Veltroni a Enrico Letta, da Enrico Morando a Massimo D&#8217;Alema, da Sergio Chiamparino a Ignazio Marino, da Giuliano Amato all&#8217;attuale Segretario Pierluigi Bersani, il quale, in un incontro svoltosi il 14 maggio scorso a Roma proprio sul mio ddl n. 1481 ha detto che si pu\u00f2 discutere delle singole soluzioni tecniche ivi proposte, ma &#8220;la direzione in cui occorre muoversi \u00e8 quella&#8221;;<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0&#8211; ci\u00f2 non significa che questa scelta programmatica non possa tradursi anche in proposte diverse rispetto a quella di cui stiamo discutendo: in un Partito che rappresenta un terzo degli italiani e che si \u00e8 lasciato alle spalle il metodo del &#8220;centralismo democratico&#8221; non ci sarebbe nulla di strano nel fatto che si confrontassero anche proposte diverse di attuazione di una stessa scelta programmatica fondamentale, quale quella del modello della &#8220;migliore <\/em>flexsecurity<em> europea&#8221;; senonch\u00e9 finora quella di cui stiamo discutendo,\u00a0in seno al PD, \u00e8 l&#8217;unica proposta disponibile su questo terreno specifico.\u00a0Forse questo non accade per caso.\u00a0E&#8217; molto difficile superare il dualismo del nostro mercato del lavoro senza porre mano, per i rapporti di lavoro futuri, a una profonda riforma di tutto il nostro diritto del lavoro, ivi compreso lo Statuto dei Lavoratori del 1970: ma questo \u00e8\u00a0proprio quanto Luigi Mariucci &#8211; al pari di molti altri, nel PD ma anche nello schieramento di centrodestra, a cominciare dai ministri\u00a0Tremonti e Sacconi &#8211; ritiene non si debba fare. La verit\u00e0 \u00e8 che la scelta programmatica\u00a0fondamentale del PD, sopra citata, non \u00e8 attuabile se non attraverso una profonda riforma anche della materia disciplinata dallo Statuto dei Lavoratori.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Su di una cosa, comunque, Luigi Mariucci ha ragione: il PD sta tardando troppo ad assumere una posizione ufficiale forte e netta su questo capitolo programmatico.\u00a0Per questo\u00a0nella seduta di marted\u00ec prossimo della nuova Direzione del Partito rinnover\u00f2 la proposta che si attivi un gruppo di lavoro composto da esponenti del mondo sindacale e del mondo imprenditoriale, per una vera e propria &#8220;concertazione&#8221; su ciascuno dei punti critici della riforma necessaria. Il disegno di legge n. 1873 \u00e8 ancora in bozze, suscettibile di tutte le modifiche che da questo processo di elaborazione ulteriore\u00a0potranno emergere come opportune, purch\u00e9 ovviamente coerenti con l&#8217;impegno che abbiamo assunto davanti agli elettori.<br \/>\n<strong>2. Sulle tre questioni di merito. &#8211;<\/strong> Le prime due questioni poste da L.M., quella della definizione della nozione di &#8220;dipendenza&#8221; e quella della scelta del\u00a0modello di protezione della stabilit\u00e0 del lavoro, sono tra loro strettamente collegate: occorre infatti elaborare una protezione della stabilit\u00e0 realisticamente suscettibile di applicarsi a tutta l&#8217;area del lavoro in posizione di dipendenza economica, superando il regime di feroce <\/em>apartheid<em> tra protetti e non\u00a0 protetti che oggi caratterizza il nostro &#8220;diritto vivente&#8221; e il nostro tessuto produttivo. E&#8217; la questione che la stessa Cgil ha posto nel suo ultimo congresso, quattro anni fa.<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0 <\/strong>2.1. Definizione della &#8220;<strong>dipendenza economica&#8221;<\/strong>. La soluzione proposta nel progetto di cui stiamo discutendo \u00e8 il frutto di anni di elaborazione e di discussioni politico-sindacali; ma non ha certo la pretesa di essere l&#8217;unica possibile. L&#8217;idea, mutuata dalla scienza economica, \u00e8 che la &#8220;dipendenza&#8221; nasca dal carattere continuativo del rapporto di collaborazione e dalla posizione di &#8220;monocommittenza&#8221;, che comporta per il lavoratore la concentrazione del rischio su di un unico rapporto di collaborazione e la specializzazione progressiva in relazione a esigenze peculiari di un solo\u00a0committente. Si potr\u00e0 ovviamente discutere del criterio di individuazione:\u00a0se la soglia della &#8220;monocommittenza&#8221; debba essere collocata ai\u00a0due terzi di reddito tratto dallo stesso rapporto, oppure ai tre quarti o ai quattro quinti;\u00a0ma\u00a0non mi risulta che fino a oggi, nel dibattito <\/em>de iure condendo<em>,\u00a0sia stata proposta alcuna definizione giuridica\u00a0strutturalmente diversa da questa. Se Luigi Mariucci ha da proporne una migliore, questa sar\u00e0 ovviamente la benvenuta; ma per essere migliore essa deve essere pi\u00f9 efficace rispetto all&#8217;obbiettivo fondamentale: quello di far cessare il regime di <\/em>apartheid<em>.<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0 <\/strong>2.2. Protezione della <strong>stabilit\u00e0 dei lavoratori dipendenti<\/strong>. Mi sembra che Luigi Mariucci cada in un errore di prospettiva abbastanza evidente quando\u00a0qualifica il modello proposto nei disegni di legge <a title=\"D.d.l. 25 marzo 2009 n. 1481\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=2511\" target=\"_blank\">n. 1481<\/a> e <a title=\"D.d.l. 11 novembre 2009 n.1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">n. 1873<\/a> come frutto di un&#8217;opzione &#8220;liberista&#8221;. E&#8217; vero il contrario:\u00a0con l&#8217;adozione di questo modello l&#8217;ordinamento italiano continuerebbe a collocarsi tra quelli pi\u00f9 fortemente protettivi d&#8217;Europa, sia sul piano del controllo dei licenziamenti disciplinari, sia su quello della tutela antidiscriminatoria (v. <a title=\"D.d.l. 11 novembre 2009 n. 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">articolo 2118, comma 8<\/a>), sia infine per quel che riguarda il filtro del <\/em>severance cost<em> cui verrebbero assoggettati i licenziamenti per motivi economici od organizzativi (su questo punto ha ragione la Confindustria quando protesta che sarebbe il <\/em>severance cost<em> pi\u00f9 alto d&#8217;Europa; \u00e8 per\u00f2 anche vero che quel costo sarebbe destinato a diminuire col ridursi dei tempi di ricollocazione dei lavoratori: donde un potente incentivo al miglioramento dei servizi nel mercato del lavoro). Con una differenza, comunque,\u00a0rispetto al regime attuale: nel nuovo regime non sarebbe pi\u00f9 possibile eludere la protezione coll&#8217;assumere il lavoratore come collaboratore autonomo o coll&#8217;imporgli l&#8217;apertura della partita Iva.<br \/>\n<\/em><em>Anche qui, ovviamente, ogni proposta alternativa, sia riguardo al modello di protezione sia riguardo alla tecnica normativa,\u00a0\u00e8 la benvenuta; <strong>a condizione che il regime proposto sia davvero suscettibile di applicarsi in tutta l&#8217;area del lavoro sostanzialmente dipendente<\/strong>. C&#8217;\u00e8 la proposta di Tito Boeri e Pietro Garibaldi; dove per\u00f2, a mio modo di vedere,\u00a0fa difetto un passaggio essenziale: la ridefinizione della fattispecie di riferimento, ovvero della &#8220;dipendenza&#8221;.\u00a0Altre non ne\u00a0sono ancora state\u00a0avanzate:\u00a0non mi pare che gli avversari del modello\u00a0<\/em>flexsecurity<em> finora abbiano brillato per fecondit\u00e0 progettuale.<br \/>\n\u00a0\u00a0 2.3. Il tab\u00f9 della pretesa <strong>intoccabilit\u00e0 dello Statuto dei Lavoratori. <\/strong>Si pu\u00f2 (e in qualche misura anche si deve) modificare la nostra Costituzione; come pu\u00f2 Luigi Mariucci pensare che sia immodificabile una legge nata quarant&#8217;anni fa, in riferimento a un tessuto produttivo profondamente diverso da quello attuale, quando ancora non esistevano\u00a0non soltanto\u00a0i personal computer, l&#8217;automazione e\u00a0Internet, ma neppure il telefax e le fotocopiatrici? Come possiamo dimenticare che il ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate e il <\/em>turn over<em> delle imprese si misurava allora in decenni, mentre oggi si misura in anni e qualche volta in mesi?<br \/>\nSta di fatto, comunque, che quella legge che tanti oggi, a sinistra come a destra, vorrebbero imbalsamare \u00e8 gi\u00e0 stata abbondantemente incisa da modifiche e abrogazioni, sia nella parte relativa alla disciplina dei rapporti individuali (del sistema del collocamento pubblico disciplinato dagli articoli 33 e 34 dello Statuto non \u00e8 rimasta pietra su pietra) sia nella parte relativa alla disciplina dei rapporti sindacali, radicalmente modificata &#8211; articoli 19 e 26 &#8211; dal referendum del 1995, e con il consenso di due terzi dei votanti. Di quale &#8220;intoccabilit\u00e0&#8221; stiamo parlando?<br \/>\nMa, soprattutto, di quale diritto del lavoro stiamo parlando? Davvero Mariucci non si accorge che in Italia ormai la famigerata apertura della partita Iva viene imposta a tutti, dal giornalista al fattorino, dal magazziniere al correttore di bozze della casa editrice, dal venditore all&#8217;autista, dal carpentiere al telefonista? Non si accorge che quel diritto del lavoro che lui e io insegniamo ha prodotto sicurezza e benessere soltanto per gli appartenenti alla mia e sua generazione, ma per le nuove generazioni \u00e8 diventato un miraggio? Non si accorge che insegnare quel vecchio diritto del lavoro ai ventenni \u00e8 insegnar loro qualche cosa che li riguarda direttamente sempre meno?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0(p.i.)<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">LA CONTROREPLICA DI LUIGI MARIUCCI: &#8220;QUESTE SONO DISCUSSIONI ACCADEMICHE, PERCHE&#8217; SIAMO ALL&#8217;OPPOSIZIONE E NON ESISTE POSSIBILITA&#8217; DI ACCORDO CON QUESTA MAGGIORANZA&#8221;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Alle mie obiezioni sul suo disegno di legge in tema di semplificazione del diritto del lavoro Ichino replica con un insieme di domande. Come vorrei io che fosse definito il concetto di \u201cdipendenza economica\u201d da sostituire all\u2019attuale definizione di lavoro subordinato di cui all\u2019art. 2094 del c.c., come definirei<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>la nuova disciplina dei licenziamenti in rapporto al nuovo concetto di \u201cdipendenza economica\u201d, e cos\u00ec via. Alle domande di Ichino potrei dare la mia puntuale risposta. Su ognuno di questi temi avrei anch\u2019io il mio compitino da svolgere. Ma non credo che sia questa la cosa che interessa al momento. Tutte le nostre proposte, per quanto belle, sono velleitarie. Penso che consistano in esercitazioni a futura memoria, quando il centrosinistra chiss\u00e0 come e chiss\u00e0 quando torner\u00e0 al governo. Non mi sembra infatti che vi siano spazi per politiche <em>bipartisan<\/em> sui temi del lavoro. Ci\u00f2 significa che tutta la nostra discussione si svolge dentro al PD, per cercare di definire le proposte che il PD eventualmente potr\u00e0 agire in una futura occasione. Nel frattempo succedono varie cose. Il governo di centrodestra ha approvato al Senato un disegno di legge, collegato alla finanziaria, che tra le altre cose reintroduce lo staff leasing, limita i poteri di intervento del giudice del lavoro, introduce l\u2019arbitrato sui licenziamenti. Ho visto che il sen.Tiziano Treu ha fatto una dichiarazione fortemente critica al Senato. Che pensa di questo il sen. Ichino? E pi\u00f9 in generale: cosa pensano i parlamentari del PD sul fatto che il ministro Sacconi dichiara in lungo e in largo che i finanziamenti agli ammortizzatori sociali, anche in deroga, sono pi\u00f9 che sufficienti ad affrontare la crisi in corso mentre da pi\u00f9 parti, nei territori, si segnala il contrario? Che si dice sul fatto che il governo nel disegno di legge collegato alla finanziaria ripropone la delega sulla riforma degli ammortizzatori sociali senza in alcun modo specificare in qual senso tale riforma dovrebbe essere attuata. <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>Su questi temi, per cos\u00ec dire volgari, vorrei che il sen. Pietro Ichino si pronunciasse, scendendo, se pu\u00f2, dalle nuvole dei suoi pure apprezzabili progetti di megariforma del diritto del lavoro al terreno concreto delle cose.<br \/>\n27 novembre 2009<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>UN&#8217;ULTIMA RISPOSTA<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>In estrema sintesi:<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; il fatto di essere all&#8217;opposizione non ci esime affatto dall&#8217;elaborare programmi credibili; non si tratta\u00a0di un &#8220;compitino da svolgere&#8221;, ma del primo dovere di un grande partito all&#8217;opposizione che intende prepararsi a tornare al governo;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; quindi Luigi Mariucci farebbe bene a rispondere alle mie domande:\u00a0altrimenti le sue critiche alle soluzioni proposte nei miei disegni di legge perdono gran parte del loro significato;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; d&#8217;altra parte \u00e8 stata la Cgil, nel suo ultimo congresso, quattro anni fa, a far propria l&#8217;idea di assumere la &#8220;dipendenza economica&#8221; come nuovo criterio per la delimitazione del campo di applicazione del diritto del lavoro; se dunque Luigi Mariucci, membro della Consulta Giuridica della Cgil, dissente dalla definizione che ne ho proposto nel mio progetto, egli non pu\u00f2 esimersi dal dire quale sia secondo lui una definizione migliore e quale debba essere la disciplina applicabile;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; in particolare, per quel che riguarda la disciplina dei licenziamenti:\u00a0dobbiamo pur dire quale protezione, in questa materia, riteniamo suscettibile di applicarsi uniformemente in tutta l&#8217;area del lavoro economicamente dipendente; gli rinnovo dunque la domanda\u00a0in proposito;<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 &#8211; dalle &#8220;nuvole&#8221; si scende traducendo\u00a0le proprie idee in progetti operativi, accettando di sporcarsi le mani con l&#8217;olio degli ingranaggi; io lo sto facendo,\u00a0invito l&#8217;amico e collega a fare altrettanto;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211;\u00a0quanto alle mie opinioni sul disegno di legge n. 1167 discusso e approvato dal Senato negli ultimi giorni, le ho espresse &#8211; molto chiaramente, spero &#8211; durante le quattro sessioni in cui la discussione in Aula si \u00e8 articolata: i relativi resoconti stenografici integrali sono gi\u00e0 disponibili nel sito <\/em>web<em> del Senato stesso e\u00a0<a title=\"Dibattito al Senato sul ddl 1167 - 24-26.11.09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6342\" target=\"_blank\">una selezione dei miei\u00a0interventi<\/a>\u00a0\u00e8 disponibile su questo sito;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; su di uno solo dei punti indicati da Luigi Mariucci non sono intervenuto in Senato, per accordo interno al Gruppo: la reintroduzione nel nostro ordinamento, operata con il disegno di legge n. 1167, dello <\/em>staff leasing.<em> Preciso in proposito che<br \/>\n\u00a0. non ho firmato l&#8217;emendamento contrario presentato da alcuni (pochi) senatori del Gruppo Pd: lo ho disapprovato per gli stessi motivi per cui disapprovai l&#8217;abrogazione dello <\/em>staff leasing<em> (peraltro <strong>non <\/strong>prevista dall&#8217;accordo tripartito del 23 luglio precedente) da parte della maggioranza di centrosinistra nel dicembre 2007;<br \/>\n\u00a0. ho comunque votato contro l&#8217;articolo in questione del disegno di legge perch\u00e9 conteneva molte altre cose davvero sbagliate;<br \/>\n\u00a0.\u00a0questo non mi impedisce di continuare a pensare e dire apertamente che lo <\/em>staff leasing<em> non costituisce affatto una forma di lavoro precario (il rapporto di lavoro \u00e8 a tempo indeterminato con applicazione dell&#8217;articolo 18 St. lav.!); e che in un certo numero di casi pu\u00f2 costituire uno strumento molto efficace di conciliazione tra le esigenze di flessibilit\u00e0 delle imprese e l&#8217;esigenza di stabilit\u00e0 e sicurezza dei lavoratori.\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><em><\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GIUSLAVORISTA, ESPONENTE DEL PD EMILIANO, DISSENTE DAL &#8220;METODO POLITICO&#8221; DEL PROGETTO. E, NEL MERITO, DALLA DEFINIZIONE DEL LAVORO DIPENDENTE (ARTICOLO 2094) E DALLA DISCIPLINA DELLA STABILITA&#8217; DEL POSTO DI LAVORO (ARTICOLI 2118-2120). 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