
{"id":62764,"date":"2023-07-24T16:40:11","date_gmt":"2023-07-24T15:40:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62764"},"modified":"2023-07-24T16:40:11","modified_gmt":"2023-07-24T15:40:11","slug":"salario-minimo-orario-i-nodi-da-sciogliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62764","title":{"rendered":"SALARIO MINIMO ORARIO: I NODI DA SCIOGLIERE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I problemi che si pongno per un intervento sulla materia sono gli stessi che le Confederazioni sindacali dovrebbero affrontare per far funzionare meglio la contrattazione collettiva nazionale nella materia retributiva: riguardano i differenziali di costo della vita interregionali e la complessit\u00e0 della struttura delle retribuzioni<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Claudia Marin pubblicata sui tre quotidiani di QN il 3 luglio 2023 &#8211; In argomento v. anche il mio articolo pubblicato sul sito <\/em>lavoce.info<em>, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62759\">Le questioni aperte in materia di salario minimo<\/a><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-57347\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN.jpg 299w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/QN-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a>Professor Pietro Ichino, che cosa pensa dell\u2019introduzione del salario minimo in Italia?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 una questione annosa. Fino a qualche tempo fa si \u00e8 pensato che la si potesse considerare risolta con l\u2019estensione dei minimi previsti dai contratti collettivi; ma ora ci si rende conto che la contrattazione collettiva non riesce a coprire parti importanti del tessuto produttivo. E, soprattutto, non copre le collaborazioni continuative formalmente autonome.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 dunque non lo si introduce, come hanno gi\u00e0 fatto quasi tutti i Paesi occidentali?<br \/>\n<\/strong>Un po\u2019 per la preoccupazione dei sindacati maggiori, che temono di vedere depotenziata la contrattazione collettiva nazionale. Un po\u2019 perch\u00e9 introdurre uno standard minimo uguale per tutto il territorio nazionale pone un problema di difficile soluzione.<\/p>\n<p><strong>Quale?<br \/>\n<\/strong>Per un verso le forti differenze di costo della vita e di produttivit\u00e0 media, anche nell\u2019ambito dei singoli settori, tra nord centro e sud del Paese; <strong>\u00a0<\/strong>per altro verso le forti differenze del costo della vita, che interessano particolarmente i centri urbani maggiori.<\/p>\n<p><strong>Questo problema non si pone anche per la negoziazione dei minimi nei contratti collettivi nazionali?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, certo, soprattutto nel settore del terziario e dei servizi: \u00e8 questo uno dei motivi per cui spesso i sindacati rinnovano i contratti collettivi in questi settori con grande ritardo, quasi tirati per i capelli. Ma, a ben vedere, i minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali sono per lo pi\u00f9 troppo bassi per il nord e troppo alti per il sud, dove met\u00e0 del lavoro si nasconde nell\u2019economia sommersa.<\/p>\n<p><strong>Come se ne pu\u00f2 uscire?<br \/>\n<\/strong>La soluzione dovrebbe essere indicata da una legge, che potrebbe essere concertata tra Stato e confederazioni sindacali maggiori, che affidasse all\u2019Istat la pubblicazione di un indice del potere di acquisto della moneta nelle diverse regioni o province: fatto 100 lo standard retributivo minimo nazionale, di fonte legislativa o contrattuale, dovrebbe essere consentito alla contrattazione collettiva aziendale o territoriale di moltiplicarlo per un indice che potrebbe essere 1,1 o 1,2\u00a0 per le regioni settentrionali e\/o per le maggiori aree urbane, e 0,9 o 0,8 per le zone del Paese dove il costo della vita \u00e8 pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p><strong>Le obietteranno che cos\u00ec si reintroducono le \u201cgabbie salariali\u201d abolite nel 1968.<br \/>\n<\/strong>\u00c8 vero proprio il contrario: le \u201cgabbie salariali\u201d irrigidivano i minimi retributivi in schemi fissi e immutabili, cristallizzando le disparit\u00e0 fra le regioni del Paese. Qui invece si tratterebbe di \u201csgabbiare\u201d la contrattazione, consentendole di adattare lo standard retributivo in modo intelligente, flessibile, adatto alle circostanze effettive mutevoli nel tempo.<\/p>\n<p><strong>Ma la contrattazione aziendale o territoriale copre soltanto un terzo della forza-lavoro italiana.<br \/>\n<\/strong>Sarebbe proprio questo il modo per incentivarne l\u2019estensione: diventerebbe uno strumento essenziale per l\u2019adattamento dello standard retributivo minimo alle condizioni particolari di citt\u00e0 e regioni<\/p>\n<p><strong>Ora i partiti di centro-sinistra hanno varato una proposta di salario minimo orario nazionale a 9 euro. Che cosa ne pensa?<\/strong><br \/>\nLa proposta va nella direzione giusta; ma, proprio per il motivo che abbiamo visto, rischia di fissare uno standard troppo basso per Milano e Torino, troppo alto per Reggio Calabria e Caltanissetta. Col rischio di ampliare lo spazio del lavoro nero al sud e, paradossalmente, di avere un effetto depressivo sulle dinamiche retributive al nord, dove vi sono le condizioni anche per standard orari minimi pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei perch\u00e9 Renzi non ha aderito alla \u201ccordata\u201d di centro-sinistra per il salario minimo?<\/strong><br \/>\nPer un motivo squisitamente politico: non vuole avere nulla a che fare con M5S e sinistra-sinistra. Sembra per\u00f2 dimenticare che nel suo Jobs Act, nella delega-legislativa al governo del 2014, era prevista l\u2019istituzione di uno standard minimo orario per tutte le aziende che non fossero coperte da un contratto collettivo nazionale.<br \/>\n<strong>Anche il sindacato ha sempre guardato con sospetto se non con contrariet\u00e0 al salario minimo legale. Ora la Cgil sembra pi\u00f9 possibilista. La Cisl rimane contraria.<br \/>\n<\/strong>Le confederazioni maggiori hanno sempre temuto che l\u2019introduzione di uno standard minimo di fonte legislativa potesse determinare un appiattimento delle retribuzioni verso il basso, perch\u00e9 avrebbe consentito alle imprese di far riferimento a quello standard invece che ai contratti collettivi.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 una preoccupazione fondata?<\/strong><br \/>\nA mio avviso questo non accadr\u00e0, perch\u00e9 il contratto collettivo nazionale svolge per le imprese una funzione molto importante di risparmio di costi di transazione: basta una riga nella lettera di assunzione per richiamare decine e decine di pagine di regolamentazione del rapporto, in linea con gli standard del settore. Il salario minimo universale di fonte statale svolge invece la funzione insostituibile di impedire distorsioni verso il basso in quel 20 o 25 per cento del tessuto produttivo dove il contratto collettivo manca del tutto o comunque l\u2019azienda non vi fa riferimento, non essendovi obbligata. Oltre alla possibilit\u00e0 di coprire anche le collaborazioni autonome continuative.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019altro si pu\u00f2 fare per combattere il fenomeno dei <em>working poors<\/em>?<br \/>\n<\/strong>Migliorare e rendere pi\u00f9 capillari i servizi di orientamento scolastico e professionale, investire su un sistema della formazione professionale mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e controllarla in modo sistematico, attraverso una anagrafe della formazione ben funzionante: centinaia di migliaia di posti di lavoro restano scoperti per mancanza di persone capaci di candidarvisi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I problemi che si pongno per un intervento sulla materia sono gli stessi che le Confederazioni sindacali dovrebbero affrontare per far funzionare meglio la contrattazione collettiva nazionale nella materia retributiva: riguardano i differenziali di costo della vita interregionali e la complessit\u00e0 della struttura delle retribuzioni . 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