
{"id":62854,"date":"2023-09-07T11:42:47","date_gmt":"2023-09-07T10:42:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62854"},"modified":"2023-09-22T10:21:54","modified_gmt":"2023-09-22T09:21:54","slug":"perche-il-pd-sbaglia-a-seguire-la-cgil-nelliniziativa-anti-jobs-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62854","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 IL PD SBAGLIA A SEGUIRE LA CGIL NELL&#8217;INIZIATIVA ANTI-JOBS ACT"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Tornare al vecchio regime della job property nel settore privato segnerebbe un passo indietro sul piano dell&#8217;armonizzazione del nostro diritto del lavoro in seno alla UE;\u00a0 e tornerebbe ad accentuare il divario tra protetti e non protetti nel nostro tessuto produttivo<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista <\/em><em>a cura di Aldo Torchiaro<\/em> <em>pubblicata su <\/em>Il Riformista <em>il 7 settembre 2023<\/em> &#8211;\u00a0<em>In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62325\">L&#8217;ambivalenza del PD sul Jobs Act<\/a> <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-46153\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act.jpg\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act.jpg 276w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act-150x99.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><\/a><\/strong>Sul Jobs Act la triade Cgil-Conte-Schlein suona i tamburi di guerra. Tamburelli, per il momento, ma a loro piace cos\u00ec: raccolgono \u00ad firme senza troppa convinzione per proporre un referendum di iniziativa popolare, con il non detto di non arrivare davvero a nessun quesito. Anche perch\u00e9 non precisano cosa vogliono riformare, n\u00e9 tantomeno come. Una storia sin troppo nota: tanta propaganda facile da mandare gi\u00f9 nel tentativo di richiamare attenzione alle Europee, ma neanche l\u2019ombra di una ipotesi di riforma del lavoro. Come \u00e8 peraltro assodato dopo tre anni di immobilismo dei due governi Conte, rimpianti dai \u201cNuovi Dem\u201d di Elly Schlein. Un Pd molto diverso da quello del quale il giuslavorista Pietro Ichino \u00e8 stato parlamentare. Gli abbiamo chiesto cosa pensa della mobilitazione contro il Jobs Act, la grande riforma del lavoro voluta dal governo Renzi.<\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, la Cgil promuove un referendum contro il Jobs Act e il Pd di Elly Shlein sembra aderire all\u2019iniziativa. Lei cosa ne pensa?<br \/>\n<\/strong>I decreti delegati che hanno dato attuazione al Jobs Act sono otto e hanno investito tutto l\u2019arco del diritto del lavoro. La Cgil farebbe bene a dire chiaramente quali parti propone di abrogare.<\/p>\n<p><strong>Possiamo ipotizzare che vogliano abrogare il d.lgs. n. 23\/2015, quello sui licenziamenti.<br \/>\n<\/strong>Tornare al vecchio regime della <em>job property<\/em> nelle aziende medio-grandi sarebbe una sciocchezza.<strong><br \/>\n<\/strong>In primo luogo perch\u00e9 la riforma risponde all\u2019esigenza di armonizzare il nostro diritto del lavoro con quello di tutti gli altri Paesi della UE: tornare a un regime di <em>job property <\/em>nel settore privato significherebbe ripristinare una anomalia italiana dannosa.<\/p>\n<p><strong>E in secondo luogo?<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 quella riforma non ha portato affatto la \u201cprecarizzazione del lavoro\u201d di cui parla il segretario della Cgil: la probabilit\u00e0 di essere licenziati \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata. Mentre il vero risultato della riforma \u00e8 stato il dimezzamento del contenzioso giudiziale su questa materia: i soli che ci hanno perso veramente sono gli avvocati.<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 detto anche che \u00e8 una riforma che ha prodotto lavoro, un milione di occupati in pi\u00f9. \u00c8 cos\u00ec?<br \/>\n<\/strong>Nel quinquennio tra il 2013 e il 2018 si \u00e8 registrato un forte aumento del numero degli occupati. Per\u00f2 la scienza economica insegna che la concomitanza temporale non basta per affermare il nesso causale tra la norma legislativa e il fenomeno osservato.<\/p>\n<p><strong>Sta di fatto che le leggi successive e la Corte costituzionale sono gi\u00e0 intervenute pi\u00f9 volte a correggere la riforma dei licenziamenti.<br \/>\n<\/strong>Nel 2019 \u00e8 stato aumentato il limite massimo dell\u2019indennizzo per il licenziamento ingiustificato da 24 a 36 mensilit\u00e0; inoltre la Consulta ha stabilito che il giudice deve poter stabilire liberamente l\u2019indennizzo tra il minimo e il massimo. Ma nel complesso questi interventi non hanno scalfito il nucleo essenziale della riforma, cio\u00e8 il passaggio da un regime fondato sul principio della <em>job property<\/em> a un regime fondato sulla sanzione indennitaria.<\/p>\n<p><strong>Landini dice che cos\u00ec si lede un diritto fondamentale della persona del lavoratore.<br \/>\n<\/strong>Se la <em>job property<\/em> fosse un diritto fondamentale della persona, non si spiegherebbe come nel vecchio regime abbia potuto restarne esclusa met\u00e0 dei lavoratori dipendenti. E non si spiegherebbe perch\u00e9 quel preteso diritto fondamentale sia ignorato in tutti gli altri Paesi dell\u2019Occidente sviluppato. Chi vuole abrogare questa riforma dovrebbe, piuttosto, spiegare come si giustifichi un regime come il nostro ora superato, che garantiva l\u2019inamovibilit\u00e0 alla met\u00e0 privilegiata dei dipendenti privati, scaricando tutto il peso della flessibilit\u00e0 di cui il sistema ha bisogno sull\u2019altra met\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Poi c\u2019\u00e8 il discorso sui contratti a tempo determinato: si dice che ora due terzi dei nuovi posti di lavoro sono a termine.<br \/>\n<\/strong>Non si deve confondere il dato di flusso col dato di stock: sul totale dei dipendenti occupati, quelli a termine oggi non sono pi\u00f9 di un sesto: una percentuale in linea con la media della UE, che comunque \u00e8 andata lentamente crescendo dappertutto nell\u2019ultimo quarto di secolo.<\/p>\n<p><strong>Il mondo del lavoro cambia. Velocemente. Il sindacato no: \u00e8 un museo del lavoro, la fotografia in bianco e nero di come era una volta. Perch\u00e9 la Cgil in particolare rimane ancorata a quel passato?<br \/>\n<\/strong>Non generalizzerei: il movimento sindacale non \u00e8 solo la Cgil. E anche nella Cgil sono in molti a non pensarla come il suo segretario generale.<\/p>\n<p><strong>Il Jobs Act aveva punti di forza e punti da rafforzare. Non pensa che oggi se ne parlerebbe in modo diverso se esso fosse stato realizzato compiutamente in ogni sua parte?<br \/>\n<\/strong>Concordo. I punti principali sui quali l\u2019attuazione \u00e8 mancata sono tre. In primo luogo l\u2019ANPAL-Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che \u00e8 stata massacrata sotto la presidenza di Domenico Parisi. E le politiche attive hanno continuato a latitare. Poi l\u2019anagrafe della formazione professionale e il suo incrocio con i dati sui flussi occupazionali, previsto dagli articoli da 13 a 16 del decreto n. 150 del 2015: anche questo \u00e8 rimasto lettera morta, col risultato che continuiamo a finanziare formazione professionale di cui non conosciamo la qualit\u00e0 e l\u2019efficacia.<\/p>\n<p><strong>Il terzo punto?<br \/>\n<\/strong>Il salario minimo: la legge-delega prevedeva la sua istituzione per tutti i rapporti di lavoro non coperti da contratto collettivo nazionale. Se la delega non \u00e8 stata attuata, \u00e8 stato anche per l\u2019opposizione della Cgil, che invece oggi rivendica la legge sul salario minimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tornare al vecchio regime della job property nel settore privato segnerebbe un passo indietro sul piano dell&#8217;armonizzazione del nostro diritto del lavoro in seno alla UE;\u00a0 e tornerebbe ad accentuare il divario tra protetti e non protetti nel nostro tessuto produttivo . Intervista a cura di Aldo Torchiaro pubblicata su Il Riformista il 7 settembre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-62854","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62854","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62854"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62854\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62854"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62854"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62854"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}