
{"id":62862,"date":"2023-09-18T21:00:41","date_gmt":"2023-09-18T20:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62862"},"modified":"2023-09-30T13:06:08","modified_gmt":"2023-09-30T12:06:08","slug":"un-bilancio-del-dibattito-sulleredita-lasciata-dal-priore-di-barbiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62862","title":{"rendered":"UN BILANCIO DEL DIBATTITO SULL&#8217;EREDIT\u00c0 DEL PRIORE DI BARBIANA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;attualit\u00e0 del messaggio di don Lorenzo Milani, di cui si celebra il centenario della nascita, nel ricordo di un \u201cPierino\u201d, testimone diretto<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Conversazione a cura di Vincenzo Antonio Poso, <a href=\"https:\/\/www.giustiziainsieme.it\/it\/le-interviste-di-giustizia-insieme\/2870-lattualita-del-messaggio-di-don-lorenzo-milani-nel-ricordo-di-un-pierino-testimone-diretto-conversazione-di-vincenzo-antonio-poso-con-pietro-ichino\">pubblicata su <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.giustiziainsieme.it\/it\/le-interviste-di-giustizia-insieme\/2870-lattualita-del-messaggio-di-don-lorenzo-milani-nel-ricordo-di-un-pierino-testimone-diretto-conversazione-di-vincenzo-antonio-poso-con-pietro-ichino\">GiustiziaInsieme<\/a><em> il 16 settembre 2023 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista a cura di Emanuele Raco, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56089\">In extremis omnia sunt communia<\/a> \u00a0<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_44563\" style=\"width: 269px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44563\" class=\"size-full wp-image-44563\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-44563\" class=\"wp-caption-text\">Don Lorenzo Milani con due allievi<\/p><\/div>\n<p>Don Lorenzo Milani (Firenze,27 maggio 1923-Firenze, 26 giugno 1967), all\u2019anagrafe Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, era figlio di Alice Weiss e Albano Milani Comparetti, ebrei, liberali conservatori, fortemente antifascisti. Nella formazione del giovane Lorenzo la famiglia aveva privilegiato la crescita culturale rispetto ad altri aspetti; colpisce l\u2019importanza della chiarezza e della logica della parola, elementi importanti della sua esperienza pedagogica insieme alla conoscenza delle lingue.<\/p>\n<p>Il 10 novembre 1943 entra in seminario. La sua \u00e8 una vocazione da adulto; passa dall\u2019ateismo alla conversione e alla vocazione, dopo un travaglio non breve n\u00e9 semplice. Ne segue una attivit\u00e0 intensa, nello svolgersi di una stagione breve dal 1947, anno dell\u2019ordinazione sacerdotale, all\u2019anno della morte,1967, con tre tappe fondamentali, scandite dalle sue opere: <em>Esperienze pastorali<\/em>(1958), <em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em> (1965), <em>Lettera a una professoressa<\/em> ( 1967) [1].<\/p>\n<p><strong>Con <em>Esperienze pastorali <\/em>, don Lorenzo Milani anticipa, in qualche modo, la riforma del Concilio Vaticano II, avviata da Giovanni XXXIII con il solenne discorso di apertura dell\u201911 ottobre 1962.<\/strong><\/p>\n<p>Ho qualche perplessit\u00e0 su questa affermazione. A me sembra che la grandezza del messaggio contenuto in quel libro, come poi anche in <em>Lettera a una professoressa<\/em>, non stia in una \u201criforma religiosa\u201d o \u201cecclesiale\u201d in qualche modo assimilabile a quella recata dal Concilio Vaticano II: lo stesso don Milani si definiva, sul piano ecclesiale, come un sacerdote \u201cpre-conciliare\u201d e diceva di essere stato \u201cscavalcato a sinistra\u201d dal Papa, Giovanni XXIII, e dalla Chiesa stessa con il Concilio. Penso invece che il contenuto rivoluzionario della sua predicazione si collochi su un piano assai diverso: non tanto su quello della riforma ecclesiale \u2013 questa s\u00ec recata dal Concilio \u2013, quanto su quello della teologia morale. Su questo terreno la sua predicazione conserva tuttora una portata rivoluzionaria anche rispetto al contenuto \u2013 pur molto incisivo rispetto al recente passato pacelliano \u2013 della <em>Gaudium et Spes<\/em>: un significato di rottura rispetto a una tiepida morale cattolica diffusa che neppure il Concilio Vaticano II ha saputo scuotere altrettanto.<\/p>\n<p><strong>Fatto sta che il 15 dicembre 1958 <em>Esperienze Pastorali<\/em> fu disapprovato dal Sant\u2019Uffizio, che chiese il suo\u00a0 ritiro dal commercio, vietandone ristampe e traduzioni. Questo vincolo fu rimosso soltanto nel 2014, dopo ripetute richieste, da ultimo da parte del Cardinale Giuseppe Betori.<\/strong><\/p>\n<p>Strana vicenda, questo ritardo, se si pensa che gi\u00e0 Papa Montini aveva manifestato disagio per il \u201ccordone sanitario\u201d che era stato attivato per impedire la circolazione di quel libro. Che sia dovuto passare pi\u00f9 di mezzo secolo \u00e8 davvero un po\u2019 scandaloso. E incomprensibile, anche mettendo nel conto tutte le vischiosit\u00e0 dell\u2019apparato ecclesiastico.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedire-non.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-62866\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedire-non.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedire-non.jpg 189w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedire-non-107x150.jpg 107w\" sizes=\"auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a>Risale invece al 1965 la <em>Lettera ai cappellani militari <\/em>che cost\u00f2 un processo penale per incitamento alla diserzione e vilipendio delle Forze Armate: questa <em>Lettera<\/em> \u2013 che, dopo essere stata diffusa in varie forme il 23 febbraio 1965, fu pubblicata il 6 marzo dello stesso anno su <em>Rinascita<\/em>, settimanale comunista diretto da Luca Pavolini \u2013 fu inserita, insieme alla <em>Lettera ai giudici, <\/em>datata 18 ottobre 1965 e assai pi\u00f9 lunga della prima, nel libro uscito in quello stesso anno con il titolo <em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Ricordo che don Lorenzo invi\u00f2 a mio padre una minuta della lettera ai giudici, chiedendo il suo parere e consiglio in proposito. Lui gli rispose approvandola, anche da un punto di vista tecnico-processuale.<\/p>\n<p>In questi scritti venivano affrontati i temi della pace, della coscienza civile e dell\u2019obiezione di coscienza, molto discussi in quegli anni.<\/p>\n<p><strong>Il 15 febbraio 1966 don Milani, insieme al coimputato Luca Pavolini, fu assolto con formula piena, \u201cperch\u00e9 il fatto non costituisce reato\u201d. Nel processo di appello il Pubblico Ministero all\u2019udienza del 28 ottobre 1967 chiese per Don Milani, anche se morto, la condanna a 4 anni di reclusione, ma la Corte di Appello di Roma, correttamente, dichiar\u00f2 di non doversi procedere nei suoi confronti perch\u00e9 il reato si era estinto per morte dell\u2019imputato (fu invece condannato, e amnistiato solo in Cassazione, Luca Pavolini).<\/strong><\/p>\n<p>Fa impressione che cinquant\u2019anni fa in Italia si potesse essere condannati per aver espresso le tesi contenute in quella lettera di don Milani: solo dieci anni dopo, non si sarebbe trovato pi\u00f9 neanche un solo giudice disposto a firmare una sentenza di quel genere.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 infine del 1967, essendo uscita qualche mese prima della sua morte, la <em>Lettera a una professoressa<\/em>, che ci riguarda pi\u00f9 da vicino e che affronta i temi della scuola. Scritta con i suoi allievi, secondo lo schema della scrittura collettiva, questa <em>Lettera <\/em>anticipa il \u201968, contestando il carattere classista della scuola.<\/strong><\/p>\n<p>Per un aspetto \u00e8 vero che <em>Lettera a una professoressa<\/em> anticipa il \u201968; per altro verso questa affermazione pu\u00f2 alimentare qualche equivoco, che invece va evitato: se don Milani fosse vissuto un anno di pi\u00f9, in modo da assistere all\u2019esplosione della protesta studentesca, penso che ne avrebbe disapprovato una parte rilevante dei contenuti. Per dirne solo uno: un contenuto essenziale di quel movimento fu la contestazione dell\u2019autorit\u00e0 del docente, della sua capacit\u00e0 di dirigere il percorso di acculturazione dei propri allievi; nulla di pi\u00f9 distante dall\u2019idea della funzione dell\u2019insegnante che don Milani ha professato e incarnato.<\/p>\n<p><strong>A ben vedere, \u00e8 anche quello che dice il Presidente Sergio Mattarella, nel discorso pronunciato a Barbiana in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita: <\/strong>\u00ab<em>Testimone coerente e scomodo per la comunit\u00e0 civile e per quella religiosa del suo tempo. Battistrada di una cultura che ha combattuto il privilegio e l\u2019emarginazione, che ha inteso la conoscenza non soltanto come diritto di tutti ma anche come strumento per il pieno sviluppo della personalit\u00e0 umana. Essere stato un segno di contraddizione, anche urticante, significa che non \u00e8 passato invano fra noi ma, al contrario, ha adempiuto alla funzione che pi\u00f9 gli stava a cuore: fare crescere le persone, fare crescere il loro senso critico, dare davvero sbocco alle ansie che hanno accompagnato, dalla scelta repubblicana, la nuova Italia. Don Lorenzo avrebbe sorriso di una sua rappresentazione come antimoderno se non medievale. O, all\u2019opposto, di una sua raffigurazione come antesignano di successive contestazioni dirette allo smantellamento di un modello scolastico ritenuto autoritario. Nella sua inimitabile azione di educatore \u2013 e lo possono testimoniare i suoi \u201cragazzi\u201d \u2013 pensava, piuttosto, alla scuola come luogo di promozione e non di selezione sociale. Una concezione piena di modernit\u00e0, di gran lunga pi\u00f9 avanti di quanti si attardavano in modelli difformi dal dettato costituzionale<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Ecco: anche Mattarella mette in guardia contro la raffigurazione di don Milani \u201ccome antesignano di successive contestazioni dirette allo smantellamento di un modello scolastico ritenuto autoritario\u201d.<\/p>\n<p><strong>Don Lorenzo Milani \u00e8 stato un privilegiato o un predestinato? Anche il percorso che lo ha portato a scegliere l\u2019abito talare sembra un segno del destino.<\/strong><\/p>\n<p>Mah\u2026 pi\u00f9 che un percorso predeterminato dal destino, in questa vicenda vedrei semmai il trionfo della libert\u00e0 etica della persona umana: la forza morale, la volont\u00e0 che consente di superare tutti i condizionamenti derivanti dall\u2019educazione ricevuta e dalle altre circostanze sociali. Tutta la vita e l\u2019opera di don Milani \u00e8 un monumento alla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di liberarsi dai condizionamenti esterni e di determinare il proprio destino, la propria sorte.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44431\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani.jpg 298w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-150x85.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a>Certo, nulla nel primo ventennio di vita di Lorenzo Milani poteva far pensare a una scelta religiosa cos\u00ec fortemente caratterizzata: aveva ricevuto il battesimo cristiano per evitare le persecuzioni fasciste per la discriminazione razziale. Nelle sue biografie si legge che si fece prete per colpa del \u201clatte pessimo\u201d della sua balia, Carola Giuliani Galastri, di Poppi: anche lei aveva avuto un figlio che si era fatto frate. Nessuno della sua famiglia partecip\u00f2 alla cerimonia per la sua ordinazione sacerdotale.<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 il solo caso conosciuto di conversione, in quegli anni, di una persona di origine ebraica a un cristianesimo integrale. Vedo qualche analogia, per questo aspetto, tra la vicenda di don Lorenzo Milani e quella di Etty Hillesum: una chiesa che curasse di pi\u00f9 l\u2019essenza del messaggio evangelico dovrebbe assumerli entrambi come esempi straordinari di incarnazione di quel messaggio nel secolo XX. Ma vedo anche qualche analogia con la vicenda umana di Simone Weil.<\/p>\n<p><strong>Il centenario della nascita di Lorenzo Milani ha visto la pubblicazione di numerosi libri. Tra questi: Riccardo Cesari, <em>Hai nascosto queste cose ai sapienti. Don Lorenzo Milani, vita e parole per spiriti liberi<\/em> (Giunti Editori, Firenze, 2023); Adolfo Scotto di Luzio, <em>L\u2019equivoco don Milani<\/em> (Einaudi, Torino, 2023); Mario Lancisi, <em>Don Lorenzo Milani. Vita di un profeta disobbediente. A cento anni dalla nascita<\/em>(TS Edizioni, Milano, 2023). Le Edizioni San Paolo hanno pubblicato, nel mese di febbraio 2023, in una versione aggiornata, con la prefazione del Cardinale Matteo Maria Zuppi, una raccolta di <em>Lettere <\/em>a cura di Michele Gesualdi.<\/strong><\/p>\n<p>Su quest\u2019ultima pubblicazione, per\u00f2, si registra una controversia circa la titolarit\u00e0 dei documenti contenuti nel volume, che la Fondazione Don Lorenzo Milani rivendica, a mio avviso con pieno fondamento, mentre il libro viene pubblicato sulla base di un atto di disposizione della moglie e della figlia di Michele Gesualdi. La raccolta di tutti questi documenti \u00e8 stata compiuta dagli allievi di Barbiana uniti nella Fondazione; e lo stesso Michele Gesualdi, che \u00e8 stato il primo presidente della Fondazione, in diverse pubblicazioni precedenti lo dichiara esplicitamente.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Duecento-lettere.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-62864\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Duecento-lettere.jpg\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Duecento-lettere.jpg 185w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Duecento-lettere-102x150.jpg 102w\" sizes=\"auto, (max-width: 181px) 100vw, 181px\" \/><\/a>Merita anche segnalare: Lorenzo Milani, <em>Duecento lettere. Nel centenario della nascita<\/em> (a cura di Adele Corradi, Jos\u00e8 Luis Corzo e Federico Ruozzi) EDB, Bologna 2023. Tu che lo hai conosciuto e frequentato personalmente, che bilancio trai dal rinnovato fervore degli studi su questa figura di primo piano del Novecento italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Il bilancio, pur tra alti e bassi, \u00e8 complessivamente positivo: alcuni scritti, veramente importanti, fanno fare un passo avanti molto rilevante per una conoscenza pi\u00f9 approfondita di quello che sono state la vita e la predicazione di don Milani nella storia recente della Chiesa e nella cultura europea. E anche di quello che ne \u00e8 conseguito sul piano socio-politico a partire dagli anni Sessanta. Considero tra le pubblicazioni pi\u00f9 importanti il libro di Riccardo Cesari \u2013 economista e statistico: di tutt\u2019altro mestiere, quindi, rispetto agli altri studiosi della vita e dell\u2019opera del Priore di Barbiana \u2013 che fornisce una chiave di lettura in gran parte nuova dell\u2019intera sua eredit\u00e0; mentre la biografia di Mario Lancisi riorganizza il frutto di diversi suoi studi precedenti, dando conto anche delle diverse fasi della formazione e dell\u2019opera di don Milani. Per altro verso e in altro modo, \u00e8 importante anche il saggio di Adolfo Scotto di Luzio \u2013 storico della pedagogia, delle istituzioni educative e scolastiche \u2013, anche se questo contiene una critica molto corrosiva della predicazione del Priore di Barbiana.<\/p>\n<p><strong>Condivido quello che dici. Quella di Cesari \u00e8 una \u00abcompleta, lucida e appassionata ricostruzione della vita del priore\u00bb, come ha scritto Eraldo Affinati (che ha dedicato, anche lui, studi significativi ai temi trattati in occasione del centenario: primo fra tutti, <em>L\u2019uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani<\/em>, Mondadori, Milano, 2017). Molto attento ai particolari e ben documentato (fin troppo, direi), questo libro, trovando il suo autore un filo conduttore tra tutti gli scritti nella denuncia dello scandalo della povert\u00e0 e della miseria che don Milani aveva scoperto negli occhi dei bambini che frequentavano la scuola di Barbiana.<\/strong><\/p>\n<p>Il libro di Cesari ha anche il merito di approfondire il confronto tra la predicazione di don Milani e la realt\u00e0 sociologica ed economica dell\u2019Italia degli anni \u201950 e \u201960.<\/p>\n<p><strong>Il libro di Scotto di Luzio (che \u00e8 tornato sul suo pensiero e su quanto ha scritto nella video-intervista rilasciata il 9 giugno 2023 a Norberto Gallo per <em>La Voce della scuola<\/em> e in un\u2019altra intervista rilasciata il 28 giugno 2023 a Tiziana Morgese, per <em>Orizzontiscuola.it<\/em>), per\u00f2, contiene una critica molto corrosiva della predicazione di don Milani: a parte il titolo \u2013 <em>L\u2019equivoco don Milani<\/em> \u2013, che sembra giocare sulla possibilit\u00e0 di intendere la parola \u201cequivoco\u201d come sostantivo o come aggettivo, nella parte finale l\u2019autore trae un bilancio pesantemente negativo dell\u2019eredit\u00e0 politico-sociale riconducibile, in particolare, alla <em>Lettera a una professoressa<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Al netto del titolo, questo libro \u00e8 molto importante innanzitutto perch\u00e9 rispecchia una conoscenza approfondita di tutti gli scritti di e su don Milani, giungendo a mettere in luce anche alcuni aspetti della sua vicenda intellettuale che nessun altro \u2013 per quel che mi risulta \u2013 aveva rilevato; inoltre, perch\u00e9 propone un ragionamento originale e molto intelligente sul rapporto tra scuola e cultura (popolare e no). La critica che mi sento di muovere alla tesi svolta nella seconda met\u00e0 del saggio \u00e8 che essa, a ben vedere, ha per oggetto non tanto la predicazione del Priore di Barbiana, quanto semmai l\u2019uso che ne \u00e8 stato fatto sul piano politico e sul piano amministrativo, cio\u00e8 su quello della concreta riforma della scuola media inferiore, dal \u201968 in poi.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44564\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a>Puoi spiegare meglio questo punto?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intendimento originario di tutta l\u2019opera di don Milani \u00e8 di natura essenzialmente teologico-evangelica (l\u2019amore per il prossimo come manifestazione di Dio su questa terra) ed etica: non c\u2019\u00e8 una sola parola di argomento politico, detta o scritta da lui, che non si collochi nell\u2019ambito di un discorso eminentemente etico e di fede cristiana. Non \u00e8 sbagliato affermare che nella sua predicazione sono espliciti il contenuto \u201cclassista\u201d e anche quello <em>lato sensu<\/em> \u201ccomunista\u201d; ma il suo classismo \u00e8 di natura etica, prima e pi\u00f9 che politica: risponde al dovere di dividere il pane con chi non ce l\u2019ha; e il \u201ccomunismo\u201d di don Milani, molto pi\u00f9 radicale di quello predicato e praticato dallo stesso Partito comunista, non \u00e8 un progetto politico di organizzazione della societ\u00e0: \u00e8 la conseguenza rigorosa, applicata al comportamento di ogni persona, di un precetto della pi\u00f9 genuina morale cattolica. A chi gli obiettava che la morale cattolica riconosce il diritto di propriet\u00e0 privata, don Lorenzo rispondeva con la massima di Tommaso d\u2019Aquino: \u00ab<em>In extremis omnia sunt communia<\/em>\u00bb; e \u2013 l\u2019ho sentito dalle sue labbra \u2013 aggiungeva: \u00ab<em>Tutto sta nello stabilire qual \u00e8 l\u2019<\/em>extremum<em>; non puoi stabilirlo stando al calduccio a casa tua; il Vangelo ti impone di stabilirlo mettendoti nei panni del prossimo, di chi soffre, di chi non ha nulla, di chi ha paura; solo cos\u00ec ti accorgi che l\u2019<\/em>extremum<em> \u00e8 qui e ora<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Innamorato di Dio e dei poveri, un prete \u201cdisubbidiente\u201d, un maestro straordinario <\/strong>(<strong>per usare alcuni concetti espressi da Lancisi). Ma di quale scuola? A Scotto di Luzio fa scandalo la <em>sua<\/em> scuola, ma non la povert\u00e0 e l\u2019arretratezza dei parrocchiani di Barbiana. \u00c8, questo, un giudizio, che mi sembra di poter riservare anche alle due<\/strong> <strong>recensioni, adesive, che hanno accompagnato il libro di Scotto di Luzio, enfatizzando la sua analisi: quella apparsa sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 1\u00b0 giugno 2023, a firma di Ernesto Galli della Loggia, <em>Don Milani capovolto<\/em>, e quella pubblicata sul <em>Il<\/em> <em>Sole 24 Ore <\/em>dell\u201911 giugno 2023, a firma di Gabriele Pedull\u00e0, <em>Don Milani al di l\u00e0 del conformismo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 facile \u201ccapovolgere\u201d don Milani, confrontando il suo messaggio con il modo in cui \u00e8 stato recepito e attuato; confrontando cio\u00e8 il suo ideale di uguaglianza e la sua idea di scuola come strumento per costruirla con il degrado e l\u2019inadeguatezza della scuola pubblica italiana a svolgere questa funzione, a pi\u00f9 di mezzo secolo dalla pubblicazione di <em>Lettera a una professoressa<\/em>. Ma questo paradosso non \u00e8 la conseguenza di un difetto dell\u2019idea fondamentale predicata dal Priore di Barbiana; \u00e8 la conseguenza di una riforma della scuola gravemente carente sotto il profilo della formazione dei docenti e del monitoraggio dei risultati dell\u2019insegnamento: difetti che non vedo come possano essere addebitati a quell\u2019idea originaria. Si \u00e8 pensato \u2013 come troppo spesso accade nel nostro Paese \u2013 che bastassero le norme sulla riforma scolastica pubblicate nella <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>: il problema maggiore \u00e8 invece l\u2019organizzazione amministrativa e la strumentazione del nuovo colossale organismo cui la riforma intendeva dare vita. \u00c8 stato gravemente sottovalutato il problema dell\u2019implementazione. Il solo egualitarismo che si \u00e8 attuato in concreto \u00e8 quello che riguarda il trattamento degli insegnanti, indipendentemente dalla loro competenza, dal loro impegno personale, dalla loro diligenza, intesa nel senso originario del <em>diligere<\/em>, ovvero dell\u2019amare il proprio lavoro e i suoi destinatari.<\/p>\n<p><strong>Sul tema della riforma della scuola, per\u00f2, Scotto di Luzio muove a don Milani una contestazione radicale: per svolgere la propria funzione di equalizzazione delle dotazioni di partenza, la scuola pubblica, per sua stessa natura, deve trasmettere una cultura \u201caltra\u201d rispetto a quella originariamente propria dei figli del popolo. Negando questa funzione della scuola, pretendendo che la scuola coltivi solo la \u201c<em>cultura dei poveri<\/em>\u201d, cio\u00e8 le risposte che il popolo d\u00e0 ai problemi della vita quotidiana, la predicazione milaniana si contrapporrebbe radicalmente all\u2019idea stessa che \u00e8 alla base della scuola pubblica.<\/strong><\/p>\n<p>Questa critica coglie nel segno soltanto in riferimento ad alcuni passaggi, alcuni argomenti utilizzati in modo un po\u2019 provocatorio in <em>Lettera a una professoressa<\/em> per evidenziare certe astrattezze dei contenuti dell\u2019insegnamento impartito nella scuola pubblica. Ma non sta l\u00ec la parte essenziale n\u00e9 del messaggio contenuto nella <em>Lettera<\/em>, n\u00e9 del modello di scuola cui don Milani ha concretamente dato vita a\u00a0 Barbiana: una scuola, la sua, nella quale si imparava, s\u00ec a usare la pialla, la sega e il tornio, ma si studiavano \u2013 oltre all\u2019italiano e alla matematica \u2013 anche l\u2019astronomia, la musica classica, la pittura, le lingue straniere; si leggevano i giornali per confrontarne criticamente i contenuti; si consultavano i dizionari alla ricerca del significato di parole inusuali; si esercitava la curiosit\u00e0 in tutte le direzioni. Certo, era un insegnamento \u201c<em>classista<\/em>\u201d, nel senso che era fortemente ispirato dall\u2019intendimento di tirar fuori gli appartenenti alla classe pi\u00f9 povera dalla loro condizione di inferiorit\u00e0, liberarli dalla timidezza rispetto alla classe privilegiata, dotarli degli strumenti necessari per emanciparsi. Prima fra tutti questi strumenti la padronanza del linguaggio. Ma non per questo il contenuto di ci\u00f2 che si insegnava nella piccola aula della pieve di S. Andrea era meno universale. Se la cultura \u00e8 la risposta di una societ\u00e0 ai problemi della propria esistenza, quella che don Milani trasmetteva a Barbiana era \u201c<em>cultura<\/em>\u201d nel senso pi\u00f9 pieno e universale del termine.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Lettera-a-una-professoressa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-62867\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Lettera-a-una-professoressa.jpg\" alt=\"\" width=\"168\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Lettera-a-una-professoressa.jpg 136w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Lettera-a-una-professoressa-107x150.jpg 107w\" sizes=\"auto, (max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a>Sta di fatto che lui imputava alla cultura trasmessa nella scuola pubblica di essere concepita per escludere e non per rendere eguali. Scotto di Luzio sostiene che questa tesi di don Milani finisce col negare alla radice la funzione della scuola pubblica, cio\u00e8 quella di trasmettere una cultura nazionale tendenzialmente universale.<\/strong><\/p>\n<p>Se riferita al nucleo essenziale della tesi sostenuta in <em>Lettera a una professoressa<\/em>, mi sembra che questa critica non tenga conto di che cosa era realmente la scuola media prima della riforma avviata nel 1963. Chiunque l\u2019abbia frequentata, come \u00e8 accaduto a me (e proprio negli anni immediatamente precedenti a quelli in cui \u00e8 nato quel libro), sa quanto essa fosse ferocemente classista, fatta per selezionare e non per equalizzare le dotazioni di partenza degli allievi. La mia classe era composta da 31 ragazzi in prima media, dei quali solo 13 arrivarono alla fine della terza. Di \u201cGianni\u201d bocciati dalle mie severissime professoresse di lettere e di matematica ne ho conosciuti personalmente 18 e ho ancora ben presenti i loro volti e le loro condizioni sociali: erano il figlio della portinaia di piazza Conciliazione, del ciabattino di via Marghera, della lattaia di via Pier Capponi e cos\u00ec via. Non solo le materie insegnate, ma anche il metodo dell\u2019insegnamento pareva studiato in funzione della selezione: presupponeva che l\u2019allievo avesse alle spalle una famiglia colta, genitori che lo aiutassero nei compiti, una casa dotata di libri e adatta allo studio pomeridiano. Per questo mi sembra davvero sbagliato sostenere, come fa Scotto di Luzio a conclusione del suo saggio, che \u2013 morto don Milani \u2013 della Scuola di Barbiana non sia rimasto nulla; la nostra scuola dell\u2019obbligo \u00e8 in gran parte figlia di quella esperienza, quanto meno nel suo intendimento fondamentale, cio\u00e8 quello della costruzione della parit\u00e0 delle opportunit\u00e0. Che poi questo intendimento sia stato e venga tuttora di fatto diffusamente tradito per il modo in cui la scuola media unificata effettivamente funziona, per come i suoi dirigenti e i suoi insegnanti interpretano la loro missione, questo davvero non pu\u00f2 essere imputato a don Milani.<\/p>\n<p><strong>Dunque, non condividi la tesi conclusiva del saggio di Scotto di Luzio secondo cui, dopo la morte del maestro, della Scuola di Barbiana non \u00e8 rimasto nulla e i suoi allievi si sono ridotti ad <em>amministrarne la memoria<\/em>, un perenne e nostalgico <em>amarcord<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>Non vorrei che il mio dissenso possa apparire come una svalutazione di questo saggio, che \u2013 lo ripeto \u2013 considero tra gli studi pi\u00f9 acuti e stimolanti usciti su don Milani in questo anno del centenario della sua nascita, scritto da uno tra i maggiori conoscitori della sua vita e della sua opera. E tuttavia, proprio per il carattere radicale della critica che contiene, esso ci aiuta a liberare il discorso sul Priore di Barbiana dai toni agiografici che prevalgono in tanti altri scritti, a rivivere per intero le asprezze e le durezze della sua predicazione; e anche a metterne a fuoco i limiti e i difetti: lo stesso don Milani era ben consapevole del nesso che legava strettamente la sua predicazione al suo tempo. Per\u00f2 la tesi conclusiva di Scotto di Luzio secondo cui dell\u2019esperienza della Scuola di Barbiana non sarebbe rimasto in piedi nulla e il messaggio di <em>Lettera a una professoressa<\/em> si sarebbe rivelato del tutto sterile mi sembra davvero non sostenibile. \u00c8 vero che a quel messaggio non ha giovato la lettura prevalente che ne \u00e8 stata data nel Sessantotto e poi nel corso degli anni Settanta: in altre parole, non gli ha giovato un certo \u201cdonmilanismo\u201d che \u00e8 venuto diffondendosi. Ma non mi sembra che si possa ragionevolmente negare il valore e la modernit\u00e0 della tesi fondamentale di don Milani: quella secondo cui la vera emancipazione dei poveri sta nell\u2019apprendimento della lingua, nell\u2019appropriarsi della cultura e dei suoi strumenti, pi\u00f9 e prima che nell\u2019appropriarsi dei mezzi di produzione. Non mi sembra che si possa ragionevolmente negare l\u2019impatto dirompente che questo messaggio ha avuto sulla cultura dell\u2019intera Europa: prova ne sia la citazione che ne ha fatto ultimamente la Presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen. Del resto, quel messaggio non riguarda soltanto la missione fondamentale della scuola dell\u2019obbligo; esso ha anche un contenuto particolare riguardante gli insegnanti e il loro compito, che conserva per intero la sua attualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>A che cosa ti riferisci?<\/strong><\/p>\n<p>Tutta la vita di don Lorenzo, prima ancora che i suoi scritti, \u00e8 dedicata a porre in evidenza un carattere essenziale proprio del buon insegnamento: l\u2019amore dell\u2019insegnante per gli allievi, che deve essere almeno pari a quello di un genitore per il proprio figlio. Non \u00e8 l\u2019amore universale per il genere umano: il Priore di Barbiana chiarisce pi\u00f9 volte di essere capace di un amore molto pi\u00f9 \u201cpiccolo\u201d, limitato ai suoi ragazzi; ma \u00e8 quello che genera in essi la motivazione a impegnarsi, a superare la fatica, a fare tutto quanto \u00e8 nelle loro possibilit\u00e0 per soddisfare le attese del maestro. Qui, s\u00ec, potrebbe apparire che il messaggio di <em>Lettera a una professoressa<\/em> sia incompatibile con le caratteristiche della scuola pubblica, la quale \u00e8 per definizione un\u2019istituzione laica, fondata su meccanismi amministrativi, non su precetti etici. E invece, sorprendentemente, proprio questo aspetto essenziale dell\u2019esperienza della Scuola di Barbiana esprime alla perfezione quello che dovrebbe costituire il nucleo essenziale del compito dell\u2019insegnante nella scuola pubblica.<\/p>\n<p><strong>Stiamo parlando dell\u2019amore evangelico?<\/strong><\/p>\n<p>No, qualche cosa di pi\u00f9 specifico e al tempo stesso pi\u00f9 universale; qualche cosa che l\u2019umanit\u00e0 ha conosciuto perfino prima dell\u2019amore evangelico. Parlo dell\u2019amore del genitore per i propri figli. Pochi sanno che gi\u00e0 nel diritto romano antico la parola \u201cdiligenza\u201d, usata per indicare l\u2019atteggiamento che deve connotare il comportamento di chi adempie una obbligazione contrattuale \u2013 quale \u00e8 anche l\u2019obbligazione lavorativa ed \u00e8 in particolare quella dell\u2019insegnante \u2013 \u00e8 parola derivata dal verbo <em>diligere<\/em>, che \u2013 come accennavo poc\u2019anzi \u2013 significa \u201camare\u201d; gi\u00e0 il diritto romano antico stabiliva che l\u2019adempimento dell\u2019obbligo deve essere ispirato non a una \u201cdiligenza\u201d generica, bens\u00ec a quella \u201cdel buon genitore\u201d (<em>bonus pater familias<\/em>).Non per un comandamento evangelico, dunque, ma perch\u00e9 lo richiede molto laicamente l\u2019ordinamento dei rapporti civili, ci\u00f2 che deve animare l\u2019insegnante nei confronti dei suoi allievi \u00e8 un amore simile a quello che un genitore nutre per i propri figli; e non l\u2019amore di un genitore qualsiasi, ma quello di un <em>buon<\/em> genitore.<\/p>\n<p><strong>Puoi spiegare meglio questo aspetto?<\/strong><\/p>\n<p>Per mettere a fuoco la distanza che separa di fatto ancora la scuola dell\u2019obbligo realizzata nell\u2019ultimo mezzo secolo nel nostro Paese dal modello della Scuola di Barbiana da cui come si \u00e8 visto in qualche modo essa trae origine, basta confrontare la \u201cdiligenza\u201d mediamente profusa dagli insegnanti nell\u2019adempimento della loro missione con quella del Priore di Barbiana nell\u2019insegnare ai suoi ragazzi. Sono molti, certo, gli insegnanti che nello svolgere il loro compito esprimono la \u201cdiligenza del buon genitore\u201d; ma sono, ahim\u00e8, pi\u00f9 numerosi gli avari, i pigri, gli sciatti, quelli che coi propri allievi, se va bene, stabiliscono un rapporto di tiepida amicizia ma senza alcun rilevante coinvolgimento emotivo; che non muovono un dito per compensare le disparit\u00e0 profonde tra le famiglie che i loro allievi hanno alle spalle. La scuola stessa, come istituzione, di questo non si mostra preoccupata, non reagisce; non corregge n\u00e9 avarizie, n\u00e9 pigrizie, n\u00e9 sciatterie, bens\u00ec accetta che esse appartengano alla propria normalit\u00e0. Cos\u00ec tradendo la funzione essenziale che le assegna la Costituzione: quella di \u201crimuovere gli ostacoli\u201d all\u2019eguaglianza sostanziale dei cittadini, quella di costruire la parit\u00e0 delle dotazioni di partenza. In riferimento a questo tradimento ha un senso affermare che della Scuola di Barbiana \u00e8 rimasto poco; ma solo per dire che, per questo aspetto fondamentale, quel modello \u00e8 ancora lontano dall\u2019essere realizzato nella maggior parte della scuola pubblica italiana.<\/p>\n<p><strong>Bisogna anche riconoscere il messaggio, fortemente simbolico (anche se, talvolta, politicamente abusato) della cultura solidale espressa dal motto <em>I care<\/em>, che campeggiava nell\u2019aula di Barbiana: non a caso, come si legge anche nel libro di Lancisi, per Don Milani i luoghi sociali per eccellenza erano, oltre alla scuola, la politica e l\u2019attivit\u00e0 sindacale.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPolitica\u201d, per don Milani, \u00e8 il \u201cvenirne fuori insieme\u201d invece che ciascuno per conto proprio. In questo stava il suo \u201ccomunismo\u201d e al tempo stesso il nocciolo della sua scuola, del suo insegnamento, che aveva per oggetto essenzialmente il \u201c<em>venirne fuori insieme<\/em>\u201d, sempre prendendo per mano il pi\u00f9 debole, non lasciando indietro nessuno.<\/p>\n<p><strong>Il messaggio di don Milani sulla scuola \u00e8 rivolto pi\u00f9 ai politici che la governano o pi\u00f9 agli insegnanti che la fanno vivere giorno per giorno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 rivolto agli uni e agli altri, a ciascuno per la sua diversa parte di responsabilit\u00e0. Ma, quale che ne sia il destinatario, il fondamento del suo appello \u00e8 sempre lo stesso, di natura etica, in difesa dei pi\u00f9 poveri e diseredati. E l\u2019indicazione \u00e8 sempre nel senso di fare della scuola dell\u2019obbligo uno strumento di parificazione delle dotazioni di partenza. Che non significa affatto un pareggiamento del livello dell\u2019istruzione pubblica verso il basso: semmai l\u2019inverso.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Esperienze-pastorali.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-62868\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Esperienze-pastorali.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Esperienze-pastorali.jpg 174w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Esperienze-pastorali-90x150.jpg 90w\" sizes=\"auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a>Sono, quindi, i presupposti di una scuola laica, che contraddicono le analisi e le valutazioni fatte da Ernesto Galli della Loggia, non solo nella recensione citata all\u2019inizio, ma anche nel suo saggio pi\u00f9 importante su questi temi, <em>L\u2019aula vuota. Come l\u2019Italia ha distrutto la scuola<\/em>, Marsilio Editori, Venezia, 2019.<\/strong><\/p>\n<p>Nel periodo trascorso a Calenzano (quello delle <em>Esperienze pastorali<\/em>) don Milani guarda alla scuola democratica e popolare secondo il modello fatto proprio dall\u2019ala sinistra della Democrazia Cristiana: \u00e8 un dossettiano che crede fortemente nella forza trasformatrice del cristianesimo. Qui concordo con Scotto di Luzio e Galli della Loggia. La carica rivoluzionaria e la sua focalizzazione sul ruolo della scuola maturano nell\u2019esilio di Barbiana; ma a questa carica rivoluzionaria \u2013 che certamente c\u2019\u00e8 nell\u2019idea di scuola di don Milani \u2013 sarebbe sbagliato attribuire una valenza eversiva nei confronti dell\u2019istituzione scolastica. La \u201cdistruzione della scuola\u201d di cui parla Ernesto Galli della\u00a0 Loggia non la ha causata la <em>Lettera a una professoressa<\/em>, ma l\u2019abdicazione da parte dello Stato alla propria funzione di garante del perseguimento dei propri obiettivi da parte del sistema scolastico.<\/p>\n<p><strong>Insomma, per dirla con le parole utilizzate da Riccardo Cesari (p. 337), la scuola di Barbiana \u00e8 stata <\/strong>\u00ab<strong>un granello di senape nel deserto<\/strong>\u00bb.<strong> La <em>Lettera a una professoressa <\/em>fu accolta con grande entusiasmo e condivisione, ma anche con molte critiche, non solo negli ambienti cattolici; pi\u00f9 di quanto fosse capitato per gli altri scritti (lo stesso Cesari, alle pp. 524 e ss., elenca un nutrito gruppo di detrattori di don Milani e della sua scuola, con dotte spiegazioni a confutazione dei loro severi giudizi critici). Una serie di critiche che sono continuate, nei tempi a seguire, dopo il \u201968. Sono critiche che incidono sulla pedagogia, sull\u2019 educazione e il modo di fare scuola, o si tratta, piuttosto, di valutazioni e giudizi di carattere politico? <\/strong><\/p>\n<p>In questo campo tutto \u00e8 (anche) politica. \u00c8 politica la passione per l\u2019emancipazione dei poveri che muove don Milani e che lui si propone di inculcare ai propri seguaci; \u00e8 politica la lettura parzialmente distorta che del suo messaggio \u00e8 stata dal movimento studentesco del \u201968; \u00e8 politica la critica di questa lettura parzialmente distorta, che finisce con l\u2019estendersi \u2013 indebitamente, a mio avviso \u2013 al messaggio originario del Priore di Barbiana. Ed \u00e8 \u201cpolitica\u201d anche qualsiasi soluzione del problema di come fare scuola, se si vuole realizzare l\u2019obiettivo di farne il luogo e lo strumento principale di costruzione dell\u2019uguaglianza e della libert\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p><strong>Non pu\u00f2 essere rimproverato al don Milani del suo tempo quello che \u00e8 diventato dopo il suo tempo: mito e simbolo della cultura dell\u2019opposizione e della minoranza; una \u201c<em>presenza postuma<\/em>\u201d, come la definisce Scotto di Luzio, quella di un don Milani al quale si pu\u00f2 far dire qualunque cosa, nell\u2019ambito, per\u00f2, di un dibattito al quale lui non ha potuto partecipare. Trovo, peraltro, davvero ingenerosa la critica di Scotto di Luzio per il fatto che don Milani (a suo dire citato molto ma letto poco) sia diventato mito dell\u2019ufficialit\u00e0. I riferimenti, impliciti, sono, di tutta evidenza, a quello che \u00e8 successo dopo la sua morte: dal costante riferimento al suo modello di scuola nel corso degli anni, alla visita, e al discorso, di Papa Francesco sulla sua tomba nel piccolo cimitero di Barbiana il 20 giugno 2017 (non per caso, risale allo stesso giorno la visita, e il discorso, a Bozzolo, diocesi di Cremona, sulla tomba di don Primo Mazzolari) e alle numerose cerimonie per il centenario della nascita, che hanno visto, il 27 maggio 2023, la presenza a Barbiana, tra gli altri, del Presidente della Repubblica, dell\u2019On. Rosy Bindi (nella sua qualit\u00e0 di Presidente del Comitato per il centenario), dei Cardinali Zuppi e Betori. Ufficialit\u00e0 della Repubblica Italiana, ma anche della Chiesa (dalla quale, comunque, don Milani non \u00e8 mai uscito).<\/strong><\/p>\n<p>I profeti sono sempre molto scomodi per le istituzioni finch\u00e9 sono in vita, pi\u00f9 facilmente inquadrabili nella cultura istituzionale quando non possono pi\u00f9 parlare e della loro predicazione si pu\u00f2 fare una citazione selettiva. Non \u00e8 questo il caso del Papa, n\u00e9 del Presidente Mattarella, nei loro pellegrinaggi a Barbiana del 2017 e del 2023; ma nessuna delle due grandi istituzioni che essi rispettivamente rappresentano pu\u00f2 dire di avere per davvero fatto proprio il messaggio cruciale contenuto in quella predicazione.<\/p>\n<p><strong>Tu hai conosciuto e frequentato di persona don Lorenzo Milani. Ci racconti come \u00e8 accaduto?<\/strong><\/p>\n<p>Lui da ragazzo frequent\u00f2 il liceo artistico di Brera, dove incontr\u00f2 la cugina di mia madre Carla Sborgi, sua coetanea, e attraverso di lei mia madre, con la quale pure ci fu qualche frequentazione fino a quando, dopo lo scoppio della guerra, la famiglia di lei \u2013 ebrea \u2013 dovette nascondersi in montagna per sfuggire alla deportazione e lui entr\u00f2 in seminario per farsi sacerdote. In quegli anni Lorenzo si era legato sentimentalmente a Carla, ma forse era stata lei a legarsi di pi\u00f9 a lui. Fatto sta che fra di loro rimase una forte amicizia; e sul letto di morte lui la present\u00f2 agli allievi che aveva intorno dicendo \u201cQuesta \u00e8 la sola persona a cui ho fatto del male\u201d. Perch\u00e9 lei aveva sofferto molto della sua decisione di entrare in seminario. Quando, nel 1958, era uscito il primo libro di don Lorenzo, <em>Esperienze pastorali<\/em>, lui ne aveva inviato a lei una copia, che lei aveva prestato a mia madre. I miei genitori, attivi nel mondo cattolico progressista milanese, lessero il libro con entusiasmo e ne acquistarono 250 copie per distribuirle nei gruppi del <em>Gallo<\/em>, di <em>Adesso<\/em> e di <em>Rinascita Cristiana<\/em>, dei quali facevano parte, e nell\u2019ambito dell\u2019associazione <em>Corsia dei Servi<\/em> (dove qualche anno prima era approdato padre David Maria Turoldo, anche lui esiliato da Firenze su indicazione del Cardinale Alfredo Ottaviani).<\/p>\n<p><strong>Un gesto assai significativo, se si considera la disapprovazione del libro da parte della Chiesa \u201cufficiale\u201d, condivisa financo da una parte della cultura liberale. Cito, fra tutti, l\u2019articolo <em>L\u2019apocalisse di don Milani<\/em>, pubblicato sul Corriere della Sera del 28 dicembre 1958 da Indro Montanelli (che molti anni dopo si ricreder\u00e0, chiedendosi cosa aspettasse la Chiesa a farlo santo).<\/strong><\/p>\n<p>Considero quella recensione, nella quale le <em>Esperienze pastorali<\/em> venivano liquidate come \u201cbaggianate, che non vale nemmeno la pena di confutare\u201d, come l\u2019espressione del peggiore giornalismo di Indro Montanelli: superficiale, arroccato in difesa di un quieto vivere borghese metropolitano contro qualsiasi tentativo delle \u201cperiferie\u201d di farsi sentire, che non bastano i \u201cdubbi\u201d finali a riscattare. Ma torniamo alla vicenda della \u201cdiffusione militante\u201d di quel libro da parte dei miei genitori: l\u2019editore inform\u00f2 l\u2019autore dell\u2019acquisto di molte copie da parte di una lettrice milanese e cos\u00ec, quindici anni dopo la traumatica interruzione della sua relazione affettiva con \u00a0Carla, mia madre e don Lorenzo tornarono a parlarsi per telefono.<\/p>\n<p><strong>E non solo per telefono, come ho letto.<\/strong><\/p>\n<p>Lui raccont\u00f2 del suo esilio a Barbiana a mia madre, che gli chiese che cosa potesse fare per dargli una mano. Don Lorenzo chiese l\u2019invio di libri per la sua scuola; e poco dopo chiese ospitalit\u00e0 per portare i suoi primi sei allievi a visitare Milano. Detto fatto, nell\u2019aprile del 1959 le mie sorelle vennero spedite a dormire dai nonni, a casa nostra venne steso qualche materasso aggiuntivo per terra e una sera don Lorenzo arriv\u00f2 da Barbiana con Aldo Bozzolini, Agostino Burberi, Giancarlo Carotti, Michele Gesualdi, Silvano Salimbeni e Giancarlo Tagliaferri. Nella settimana che passarono a Milano io venni esentato dalla scuola e mi aggregai a loro nella visita della citt\u00e0 e di due delle sue fabbriche, la Pirelli e la Siemens. In seguito, noi andammo a Barbiana pi\u00f9 volte e qualche volta anche lui venne a Milano ospite da noi.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-58565\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3-198x300.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3-99x150.jpg 99w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3-768x1162.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3-677x1024.jpg 677w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/La-casa-nella-pineta-3.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 198px) 100vw, 198px\" \/><\/a>La gita a Milano\u00a0 \u00e8 descritta molto bene, oltre che nel tuo <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\"><em>La casa nella pineta<\/em><\/a>, da Cesari (pp. 338 e ss.)<\/strong>, <strong>che riferisce, in un altro passo del suo libro (p. 345) i sentimenti di gratitudine di don Lorenzo per Elena Pirelli Brambilla e i tuoi genitori, per aver aiutato i suoi ragazzi e averli amati \u00abcon affetto silenzioso e ritirato<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>S\u00ec; ma le sue lettere non esprimevano soltanto questa gratitudine, che pure c\u2019era ed era viva: lui non lesinava mai, neanche nelle occasioni di un ringraziamento per l\u2019ospitalit\u00e0 o il sostegno ricevuto, il sale e il pepe della sua critica nei confronti del nostro \u201cvivere borghese\u201d. Ed era ben consapevole della irritualit\u00e0 di questo coniugare il \u201cgrazie\u201d con un \u201cnon credete per\u00f2, con questo, di esservi sdebitati compiutamente\u201d; e si giustificava aggiungendo: \u201cse tacessi perch\u00e9 vi sono grato non vi farei un buon servizio!\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con i tuoi genitori \u00e8 legato solo a questi episodi?<\/strong><\/p>\n<p>No: tra lui e loro si instaur\u00f2 una corrispondenza abbastanza frequente: per questioni pratiche relative al funzionamento della scuola e ai viaggi dei ragazzi, che lui ha sempre promosso con grande impegno, considerandoli essenziali per la loro formazione; ma anche per qualche grana legale in cui incorrevano i genitori dei ragazzi o altri parrocchiani, per la quale lui chiedeva aiuto a mio padre; e per i guai giudiziari che seguirono alla pubblicazione della sua <em>Lettera aperta ai cappellani militari<\/em>. Quella, come la <em>Lettera ai giudici<\/em> sullo stesso tema, noi le leggemmo in anteprima, battute a macchina su fogli di carta velina che lui aveva inviato ai miei genitori per sentirne il parere.<\/p>\n<p><strong>Un manifesto contro la guerra e a favore dell\u2019obiezione di coscienza, che qualche anno dopo diventer\u00e0 legge dello Stato.<\/strong><\/p>\n<p>Pensare che una persona ha potuto essere incriminata per aver scritto quello che don Lorenzo scrisse in quella <em>Lettera aperta<\/em> d\u00e0 la misura dell\u2019arretratezza politico-culturale in cui versava il nostro Paese negli anni \u201960. Gli odierni critici della sua predicazione e del suo operato sembrano non rendersene conto.<\/p>\n<p><strong>Nella scuola di Barbiana eri<em> Pierino<\/em>, il primo della classe che non ha problemi a scuola; ma il Priore trepidava per <em>Gianni<\/em>, che veniva immancabilmente bocciato. Per gli studenti di buona famiglia borghese, colta e ricca, vale il punto di arrivo; per quelli poveri, di famiglie contadine e operaie, \u00e8 sufficiente l\u2019impegno messo per superare il punto di partenza per non essere bocciati. \u00c8 una semplificazione che troviamo nell\u2019analisi di Scotto di Luzio. \u00c8 cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>Scotto di Luzio rimprovera al Priore di Barbiana di trepidare, s\u00ec, per tutti i Gianni della terra, ma di non avere ottenuto e lasciato loro in eredit\u00e0 niente di concreto che in qualche modo possa migliorare la loro condizione. A me sembra, invece, che quanto don Milani ha fatto e ha scritto abbia contribuito in modo decisivo al superamento del modello di scuola media dominante in Italia ancora alla met\u00e0 degli anni \u201960; che poi il modello costruito in sua sostituzione sia ancora molto difettoso \u00e8 verissimo, ma non riesco a vedere come i suoi difetti possano essere imputati alle idee di don Milani.<\/p>\n<p><strong>Nel suo libro (p. 16) Lancisi, per meglio far capire il pensiero di don Milani sulla scuola, riporta quanto lui stesso ti disse in una delle vostre frequentazioni: \u00abScrivi bene, ma usi troppi aggettivi; gli aggettivi sono come il belletto che usano le donne per sembrare pi\u00f9 belle; se vieni a Barbiana ti insegno a scrivere acqua e sapone, andando al cuore delle cose, senza belletto\u00bb. \u00c8 questo il significato della \u00ab<em>scuola<\/em>\u00bb di Barbiana? \u00c8 questa la lezione di don Milani?<\/strong><\/p>\n<p>No: questo \u00e8 soltanto un piccolo dettaglio di quanto lui insegnava. \u00c8, per\u00f2, significativo della differenza tra l\u2019italiano che mi veniva insegnato a scuola e quello che intendeva lui: il primo, una lingua strutturata per costruire belle strutture di parole con cui fare bella figura, mostrando la propria padronanza del lessico in tutta la sua ricchezza; il secondo, una lingua funzionale a comunicare in modo incisivo cose duramente concrete e utili per vivere meglio. Nel primo la ricerca della bellezza della scrittura, nel secondo la ricerca della risposta ai problemi che la vita pone quotidianamente.<\/p>\n<p><strong>Chi legge il tuo libro <em>La casa nella pineta. Storia di una famiglia borghese del Novecento <\/em>(Giunti Editore, Firenze, 2018) ha la chiara percezione che ci fosse un\u2019affinit\u00e0 di fondo tra la tua famiglia e quella di don Lorenzo Milani. \u00c8 cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>Certo, di affinit\u00e0 ce n\u2019erano diverse: entrambe famiglie borghesi e benestanti; entrambe molto attente alla questione sociale; entrambe di origine ebraica; mia madre e suo fratello, come lui, battezzati in et\u00e0 adulta. Ma l\u2019affinit\u00e0 che ha pi\u00f9 colpito me e le mie sorelle \u00e8 quella tra un atteggiamento di don Lorenzo subito dopo l\u2019esilio a Barbiana e un insegnamento che la nostra nonna, Paola Pontecorvo, ci ha sempre ripetuto quando ci siamo trovati di fronte a sconfitte, incidenti di percorso, eventi sfortunati: \u201cnon puoi sapere se quel che ti accade \u00e8 per il tuo bene o per il tuo male; anche perch\u00e9 se sar\u00e0 per te fonte di bene o di male dipende per la maggior parte da te\u201d. Quando venne spedito dall\u2019arcivescovo di Firenze nel \u201cnon luogo\u201d di Barbiana, don Milani rifiut\u00f2 di considerare quell\u2019assegnazione come una pena da scontare nel pi\u00f9 breve tempo possibile, per poi voltar pagina: decise invece che l\u00ec avrebbe trascorso la parte pi\u00f9 importante e pi\u00f9 significativa della sua vita; e per porre un sigillo su questa decisione si affrett\u00f2 ad acquistare dal Comune di Vicchio lo spazio di una tomba nel minuscolo cimitero situato subito sotto la pieve di S. Andrea. Poi fu capace di compiere il miracolo, trasformando il \u201cnon luogo\u201d della sua punizione nel luogo di un\u2019esperienza straordinaria, che sarebbe stata conosciuta in tutta Europa e anche oltre oceano. Per noi ragazzini questa sua scelta e il miracolo che ne \u00e8 seguito era la pi\u00f9 straordinaria conferma dell\u2019insegnamento della nonna Paola: \u201cse sar\u00e0 per il tuo bene o per il tuo male dipende per la maggior parte da te\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nel 1959 avevi dieci anni. Quando don Milani \u00e8 morto ne avevi diciotto. Quanto ha inciso l\u2019averlo conosciuto e frequentato sulle scelte della tua famiglia? E quanto, in particolare, su quelle che tu hai compiuto al termine della tua adolescenza?<\/strong><\/p>\n<p>Sulle scelte compiute dai miei genitori, da mia madre soprattutto, incise davvero molto e profondamente: subito dopo l\u2019istituzione dell\u2019\u201cadozione speciale\u201d, che avrebbe dovuto svuotare gli orfanotrofi, lei si dedic\u00f2 anima e corpo, con un gruppo di altre volontarie, al lavoro presso il Tribunale dei Minorenni perch\u00e9 il dettato legislativo venisse attuato effettivamente e alla diffusione dello stesso modello organizzativo presso altri Tribunali in tutta Italia; e in quel lavoro rientrava anche assai spesso il prendersi in casa i bambini che tardavano a essere scelti dalle famiglie adottive o affidatarie. Quanto a mio padre, la svolta nella sua vita in risposta alla predicazione di don Milani fu meno evidente; ma nel libro che hai citato mi sono proposto di mostrare come, per certi aspetti, quella predicazione abbia influito sulle sue scelte di vita non meno incisivamente che su quelle di mia madre.<\/p>\n<p><strong>E sulle scelte tue?<\/strong><\/p>\n<p>La mia adolescenza \u00e8 stata segnata profondamente dall\u2019avvertimento che don Lorenzo mi rivolse quando avevo 12 anni, riferendosi alla casa e agli agi in cui vivevo e soprattutto all\u2019abbondanza di libri, di istruzione e di cultura di cui beneficiavo: \u00abPer ora tutto questo non \u00e8 peccato; ma da quando compirai 21 anni [allora era questa l\u2019et\u00e0 della maturit\u00e0], se non restituisci tutto diventa peccato\u00bb; ed \u00e8 stata dedicata in gran parte a rimuginare su come adempiere questo comandamento, che lui stesso concretizzava nell\u2019alternativa: \u00abo fai l\u2019insegnante, o il sindacalista\u00bb. Finii con lo scegliere di fare il sindacalista e a vent\u2019anni andai a lavorare alla Fiom-Cgil, rinunciando a entrare nello studio legale di cui i miei nonni materni e i miei genitori erano titolari. Ma uno dei temi de <em>La casa nella pineta<\/em> \u00e8 quello del privilegio dal quale neppure con quella scelta sono riuscito a liberarmi: anche in seno al sindacato io ero il \u201cbun de pena\u201d (buono con la penna), quello che sapeva leggere, scrivere, parlare con i giudici e gli avvocati. Quello che organizzava il corso di diritto del lavoro per i delegati. Di questo privilegio non mi sono mai liberato; e lungo tutto l\u2019arco della vita adulta ogni rinuncia compiuta in funzione del lavoro nel sindacato in quel primo decennio mi \u00e8 tornata a credito raddoppiata.<\/p>\n<p><strong>Nel 1959 don Milani scrisse a tuo padre una lunga lettera che prendeva spunto dal licenziamento di un operaio della Pirelli per sostenere che il licenziamento doveva essere vietato perch\u00e9 \u00e8 come una pena di morte; e la pena di morte non si deve infliggere neanche agli assassini. Sembra che l\u2019articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori abbia costituito la risposta positiva del legislatore all\u2019invettiva di don Milani contro la libert\u00e0 di recesso del datore di lavoro. Come si concilia questo suo insegnamento con le tesi che tu hai incominciato a sostenere gi\u00e0 negli anni \u201980 e hai poi sviluppato compiutamente nei due decenni successivi, circa la necessit\u00e0 di superare l\u2019articolo 18 nell\u2019ordinamento italiano?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta a questa domanda si trova nel testo stesso di quella lettera, nella quale don Milani condanna l\u2019istituto del licenziamento: \u00abUn atto feudale. [\u2026] Nessun motivo pu\u00f2 intaccare i princip\u00ee che un licenziamento viola. \u00c8 un processo senza le garanzie che il diritto romano aveva, credo, introdotte gi\u00e0 nel periodo repubblicano cio\u00e8 prima di Cristo (te lo saprai preciso). Ma ora son passati venti secoli e il nostro senso della fraternit\u00e0 evangelica \u00e8 stato raffinato da Dio in mille maniere. [\u2026] Per cui oggi p. es. la pena di morte che san Tommaso giustificava non trova pi\u00f9 diritto di cittadinanza n\u00e9 nel nostro cuore n\u00e9 nel nostro cervello. E neanche un\u2019infinit\u00e0 d\u2019altri concetti antichi non valgono pi\u00f9 o stanno disgregandosi ai nostri occhi cui Dio paternamente va allargando giorno l\u2019orizzonte. Licenziamento \u00e8 uno di questi concetti che appartenevano al mondo feudale e derivavano dall\u2019art. 3 del codice di diritto penale della giungla\u00bb.<\/p>\n<p>Quello di don Milani era il rifiuto dell\u2019assoggettamento della persona che lavora a una forma di arbitrio signorile. E il discorso si collocava in un contesto nel quale la persona licenziata aveva diritto a un\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione di entit\u00e0 e durata minime, con una prospettiva di durata lunga della disoccupazione. L\u2019articolo 18 ha avuto il significato di un voltar pagina rispetto a quella situazione, all\u2019indomani dell\u2019autunno caldo del \u201969. Ma resto convinto che non fosse quello il modo giusto di voltar pagina; e che quel modo non sarebbe piaciuto neanche a don Milani. Perch\u00e9 il regime di <em>job property<\/em> che da quella norma \u00e8 sostanzialmente derivato nel settore privato non era suscettibile di essere esteso a tutti i lavoratori dipendenti: di fatto si \u00e8 applicato soltanto a una met\u00e0 di essi, scaricando tutto il peso della flessibilit\u00e0 di cui il tessuto produttivo aveva bisogno sull\u2019altra met\u00e0; don Milani non avrebbe mai approvato una norma che opera necessariamente solo a favore di una parte dei lavoratori, gli <em>insider<\/em>, escludendone un\u2019altra parte, gli <em>outsider.<\/em> Poi perch\u00e9 l\u2019ingessatura dello stesso tessuto produttivo che ne derivava non faceva bene n\u00e9 alle imprese n\u00e9 ai loro dipendenti.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedienza-con-introd-Monticelli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-62900\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedienza-con-introd-Monticelli-183x300.jpg\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedienza-con-introd-Monticelli-183x300.jpg 183w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedienza-con-introd-Monticelli-91x150.jpg 91w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Obbedienza-con-introd-Monticelli.jpg 536w\" sizes=\"auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/><\/a>Oggi si parla molto di \u00abmerito\u00bb, con enfasi valorizzato in ogni occasione (strumentalmente, a mio avviso), tanto da comparire anche nella denominazione dell\u2019attuale Ministero dell\u2019Istruzione, che, non per caso, \u00e8 stata privata dell\u2019aggettivo \u201c<em>pubblica<\/em>\u201d. Qual \u00e8 la tua opinione in proposito?<\/strong><\/p>\n<p>A questo proposito, per\u00f2, ricordo che don Milani ha detto: \u201cCari insegnanti io vi pagherei a cottimo, anzi no! Multa per ogni ragazzo che non impara una materia. Cos\u00ec vi svegliereste la notte a pensare al metodo migliore per insegnare anche ai ragazzi difficili, e se uno di loro non torna a scuola andreste a casa a cercarlo<em>\u201d. <\/em>Per questo motivo non capisco la levata di scudi dell\u2019opposizione di sinistra contro la rivalutazione del merito nella scuola, nella quale mi \u00e8 parso di vedere pi\u00f9 una reazione faziosa che la difesa di un principio \u201cdi sinistra\u201d. \u00c8 merito degli insegnanti insegnare bene, con passione e amore per i propri allievi; una scuola degna di questo nome non pu\u00f2 essere indifferente al merito dei propri insegnanti, non pu\u00f2, per questo aspetto, fare\u2026 \u00a0parti eguali tra diseguali senza tradire la propria missione e infliggere perdite irreparabili ai propri utenti pi\u00f9 deboli, ai diseredati dei quali dovrebbe ricostituire l\u2019eredit\u00e0. \u00c8 merito degli allievi impegnarsi al massimo delle loro possibilit\u00e0 nello studio, consapevoli di ci\u00f2 che questo significher\u00e0 per il loro futuro; una scuola degna di questo nome non pu\u00f2 essere indifferente all\u2019impegno dei propri allievi senza venire meno al proprio compito educativo e trasmettere loro un messaggio di disimpegno, sciatteria, disponibilit\u00e0 allo spreco (esattamente il messaggio che troppi insegnanti, ahim\u00e8, trasmettono con il loro comportamento quotidiano nella nostra scuola). Per questo motivo, francamente, non ho nulla contro l\u2019inserimento della parola \u201cmerito\u201d nel nome del dicastero competente; inserimento che, nella scuola dell\u2019obbligo, non pu\u00f2 significare certo una rivalutazione dell\u2019istituto della bocciatura come strumento di selezione. Di selezione, sia pure indirettamente, parla invece l\u2019articolo 34 della Costituzione quando fa riferimento a \u201ccapacit\u00e0 e merito\u201d come criteri per l\u2019attribuzione del diritto della persona ad accedere ai gradi pi\u00f9 alti dell\u2019istruzione: ma qui si parla, appunto, dell\u2019istruzione superiore, per la quale anche don Milani riconosceva che potesse applicarsi qualche criterio selettivo.<\/p>\n<p><strong>Sei ancora in contatto con i ragazzi di Barbiana con i quali ti incontrasti all\u2019et\u00e0 di dieci anni?<\/strong><\/p>\n<p>Soprattutto con due di loro: Agostino Burberi e Aldo Bozzolini. Collaboro con loro e con la Fondazione don Lorenzo Milani, cui hanno dato vita. Michele Gesualdi, che ne \u00e8 stato presidente per molti anni, \u00e8 morto alcuni anni fa. Ora \u00e8 sorta la controversia di cui ho fatto cenno sopra, tra la Fondazione e le eredi \u2013 moglie e figlia \u2013 di Michele, in merito alla titolarit\u00e0 di una parte rilevante dell\u2019archivio. La speranza \u00e8 che a Barbiana prevalga il buon senso, il rispetto della memoria del Priore, il senso della responsabilit\u00e0 comune di tutti per la conservazione di questo patrimonio culturale per le generazioni future e la diffusione della sua conoscenza.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019introdurre la sua <em>Lettera ai Giudici <\/em>il Priore di Barbiana descrive la sua scuola con queste parole: <\/strong>\u00ab<em>La mia \u00e8 una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c&#8217;era solo una scuola elementare. Cinque classi in un&#8217;aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Cos\u00ec da undici anni in qua, la pi\u00f9 gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in citt\u00e0 usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno, 365 giorni l&#8217;anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario (e in pi\u00f9 tanta fatica) per procurare lana e cacio a quelli che stanno in citt\u00e0. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell&#8217;orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico. La questione appartiene a questo processo solo perch\u00e9 vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapeste che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme. Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme<\/em><strong>\u00bb<\/strong><em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Don Lorenzo Milani. Sacerdote e maestro. Un testimone del suo tempo, che interpella, anche ora, ciascuno di noi. <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>______________________<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>[1] I tre libri di Don Lorenzo Milani sono stati pubblicati (e continuano ad essere pubblicati) da una piccola casa editrice di Firenze, la LEF-Libreria Editrice Fiorentina dei fratelli Vittorio e Valerio Zani.<\/p>\n<p>A cinquant\u2019anni dalla morte, tutte le opere sono state pubblicate nell\u2019Edizione nazionale diretta da Alberto Melloni, a cura di Federico Ruozzi e di Anna Carfora, Valentina Oldano, Segio Tanzarella, Mondadori, Milano, 2017, in due tomi della prestigiosa collana <em>I Meridiani. Classici dello Spirito.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;attualit\u00e0 del messaggio di don Lorenzo Milani, di cui si celebra il centenario della nascita, nel ricordo di un \u201cPierino\u201d, testimone diretto \u00a0 Conversazione a cura di Vincenzo Antonio Poso, pubblicata su GiustiziaInsieme il 16 settembre 2023 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista a cura di Emanuele Raco, In extremis omnia sunt communia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,34,14],"tags":[],"class_list":["post-62862","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-laicita","category-26-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62862","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62862"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62862\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}