
{"id":63018,"date":"2023-11-12T17:15:20","date_gmt":"2023-11-12T16:15:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63018"},"modified":"2023-11-12T17:16:05","modified_gmt":"2023-11-12T16:16:05","slug":"quanto-era-urticante-la-predicazione-di-don-lorenzo-milani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63018","title":{"rendered":"QUANTO ERA URTICANTE LA PREDICAZIONE DI DON LORENZO MILANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>&#8220;Per ora tutto questo non \u00e8 peccato, ma quando sarai maggiorenne&#8230;&#8221;<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervento al convegno svoltosi a Milano, Palazzo Reale, il 26 settembre 2023 &#8211; In argomento v. anche la mia ampia intervista pubblicata ai primi di ottobre su <\/em>Giustizia Insieme<em>, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62862\">Un bilancio del dibattito sull&#8217;eredit\u00e0 di Don Lorenzo Milani<\/a><em><br \/>\n<\/em><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-44564 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a>Dopo tante riflessioni tanto profonde e strutturate, vere e proprie lezioni, posso solo aggiungere la testimonianza dell\u2019incontro personale con don Lorenzo Milani, senza la pretesa di aggiungere molto, salvo una piccola riflessione che vi proporr\u00f2 a conclusione di questo intervento.<\/p>\n<p>Verso la fine degli anni \u201930 Lorenzo Milani, prima di diventare sacerdote, era legato da una amicizia affettuosa con una cugina prima di mia madre, Carla Sborgi. All\u2019epoca non si usava ancora \u201cavere la ragazza\u201d o \u201cil ragazzo\u201d; ma loro, che studiavano entrambi disegno e pittura a Brera si volevano bene. Lui poi le rimase legato da una amicizia profonda fino agli ultimi giorni della sua vita e la volle accanto a s\u00e9 anche poco prima della morte, dicendo ai suoi ragazzi che erano l\u00ec con lui: \u201clei \u00e8 l\u2019unica persona al mondo a cui ho fatto del male\u201d. Perch\u00e9 sapeva bene che lei aveva sofferto molto al momento del distacco, quando lui era entrato in seminario.<\/p>\n<p>Mia madre, dunque, l\u2019aveva conosciuto nell\u2019adolescenza, poi dal 1942 l\u2019aveva perso di vista. Lei sfollata e nascosta, in quanto di famiglia ebrea, per sfuggire alla persecuzione razziale; lui in seminario; fatto sta che si persero completamente di vista. Lui poi per\u00f2 mantenne una corrispondenza abbastanza frequente con quella che per me \u00e8 la zia Carla, questa cugina di mia madre. Purtroppo lei volle distruggere le lettere che aveva ricevuto da lui.<\/p>\n<p>Quando usc\u00ec <em>Esperienze pastorali<\/em>, nel 1958, don Lorenzo mand\u00f2 una copia del libro a Carla. Lei lo pass\u00f2 subito ai miei genitori, che lo lessero e se ne entusiasmarono. Poich\u00e9 facevano parte di diversi gruppi di spiritualit\u00e0 e di impegno sociale, come la Corsia dei Servi, il gruppo del <em>Gallo<\/em> che operava tra Genova e Milano, il gruppo di <em>Adesso<\/em>, poi <em>Momento<\/em>, che faceva capo a don Primo Mazzolari, acquistarono direttamente dall\u2019Editore 250 copie del libro, per farlo conoscere in tutti questi gruppi. L\u2019Editore segnal\u00f2 la cosa a don Lorenzo: \u201cc\u2019\u00e8 questa lettrice milanese che ha acquistato 250 copie\u201d; lui volle saperne il nome e l\u2019indirizzo; cos\u00ec, dopo 15 anni di silenzio e distanza, si ristabil\u00ec tra di loro la comunicazione e l\u2019amicizia. Mia madre gli chiese \u201cdove sei, cosa fai?\u201d; e lui raccont\u00f2 che era stato cacciato dalla sua precedente esperienza parrocchiale in pianura ed esiliato a Barbiana, dove ora aveva messo in piedi una scuola. Mia madre gli chiese che cosa potesse fare per sostenere la sua scuola e lui, oltre a fare un elenco di dizionari e vocabolari di francese tedesco e inglese di cui avevano bisogno, disse che voleva far conoscere la grande metropoli ai ragazzi: \u201cse ci ospiti, veniamo\u201d. Cos\u00ec vennero nell\u2019aprile del \u201959, ospiti in casa nostra: materassi dappertutto per terra e le mie sorelle spedite dai nonni per una settimana. Insieme a lui c\u2019erano i primi sei allievi della scuola di Barbiana: Michele Gesualdi, Agostino Burberi, Aldo Bozzolini, Giancarlo Carotti, Silvano Salimbeni e Giancarlo Tagliaferri. Io per quella settimana non andai a scuola e visitai la citt\u00e0, la Pirelli e la Siemens con loro.<\/p>\n<p>Da l\u00ec nacque un rapporto fortemente coinvolgente, non solo per i miei genitori, ma anche per me. Per dare un\u2019idea di questo coinvolgimento, racconto solo due episodi della predicazione di don Milani di cui fui diretto testimone, che mi colpirono lasciando profondamente il segno.<\/p>\n<div id=\"attachment_51495\" style=\"width: 201px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Sofia-Vanni-Rovighi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-51495\" class=\"size-full wp-image-51495\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Sofia-Vanni-Rovighi.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Sofia-Vanni-Rovighi.jpg 191w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Sofia-Vanni-Rovighi-109x150.jpg 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-51495\" class=\"wp-caption-text\">Sofia Vanni Rovighi<\/p><\/div>\n<p>Anche negli anni successivi, ogni volta che veniva a Milano, ovviamente i miei genitori ci tenevano molto ad averlo ospite a pranzo, a cena, qualche volta anche a dormire. In occasione di una di quelle visite invitarono a cena con lui anche l\u2019amica carissima Sofia Rovighi, che insegnava filosofia teoretica alla Cattolica. Io avevo 12 o 13 anni; coglievo uno straordinario interesse di Sofia Rovighi verso questo prete e la sua scelta di fondo che ben poteva dirsi \u201ccomunista\u201d; ma non comunista nel senso politico corrente del termine e come lo si intendeva soprattutto a met\u00e0 del \u2018900, bens\u00ec nel senso di un comunismo fondamentalmente etico. Fatto sta che di fronte a questa sua posizione, che lui esprimeva in modo molto incisivo e senza fare sconti a nessuno, senza neppure alcuna attenuazione per cortesia verso i suoi ospiti, Sofia Rovighi gli obiett\u00f2: \u201cil diritto di propriet\u00e0 \u00e8 riconosciuto anche da San Tommaso; fa parte della dottrina sociale della Chiesa cattolica\u201d. La sua risposta fu per me folgorante: \u201cS\u00ec, certo. Ma San Tommaso dice che <em>in extremis omnia sunt communia<\/em>: nelle situazioni estreme il diritto di propriet\u00e0 cede di fronte all\u2019esigenza di soccorrere chi ha bisogno o \u00e8 in pericolo; in quelle situazioni ogni cosa \u00e8 a disposizione di tutti\u201d. E aggiunse: \u201ctutto sta nello stabilire dove \u00e8 il limite dell\u2019<em>extremum<\/em>. E il dovere del cristiano, di chi segue il Vangelo, \u00e8 di stabilire dove sia l\u2019<em>extremum<\/em> mettendosi nei panni di chi sta male\u201d. Cio\u00e8, non guardando la situazione dal di fuori, ma dal di dentro. \u201cSe vi mettete nei panni \u2026\u201d \u2013 e l\u00ec raccontava delle miserie, delle sofferenze dei poveri, che allora erano assai pi\u00f9 poveri di quanto non lo siano i poveri in Italia oggi \u2013 \u201cvi rendete conto che qui oggi non c\u2019\u00e8 gran spazio per la propriet\u00e0 privata\u201d.<\/p>\n<p>Questo suo messaggio mi colp\u00ec profondamente. Lui, del resto, non fece nulla per attutire l\u2019impatto: in un\u2019altra occasione, ancora nel salotto della nostra casa, questa volta a pranzo, accennando alle pareti tappezzate di libri e all\u2019agio che trasudava da quell\u2019ambiente, mi disse: \u201cPietro, per ora tutto questo non \u00e8 peccato. Ma appena diventi maggiorenne, se non restituisci tutto diventa peccato\u201d. E questo lo diceva davanti ai mei genitori, che maggiorenni erano gi\u00e0 da parecchio tempo.<\/p>\n<p>Questo per dire quanto urticante, abrasiva era la sua predicazione, il suo modo di rapportarsi a persone a cui pure voleva bene, alle quali era legato da un solido rapporto di amicizia.<\/p>\n<p>Poi, il corollario era: \u201cSe vuoi davvero restituire, o fai l\u2019insegnante, restituisci la cultura, o fai il sindacalista e la metti direttamente al servizio degli operai\u201d. Queste erano le sue indicazioni operative. Anche perch\u00e9 in questo \u00e8 il nucleo pi\u00f9 straordinariamente attuale, di straordinario valore, della sua idea politica: l\u2019emancipazione dei poveri, di chi non ha nulla, non nasce dal riuscire ad appropriarsi dei mezzi di produzione \u2013 come predicavano i partiti marxisti a quell\u2019epoca \u2013 ma nasce dall\u2019appropriarsi della lingua, della parola, della cultura. In quello lui indicava ci\u00f2 che occorreva restituire ai poveri: restituire la capacit\u00e0 di conoscere, capire e comunicare. L\u00ec \u00e8 il passaggio decisivo per l\u2019emancipazione.<\/p>\n<p>Ora Scotto di Luzio nel suo ultimo libro \u2013 che \u00e8 durissimo nei confronti di don Lorenzo Milani, ma \u00e8 anche il libro pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 corposo nella sua critica corrosiva \u2013 lo accusa di teorizzare la necessit\u00e0 che la scuola pubblica trasmetta una \u201ccultura del popolo\u201d, degli operai e dei contadini, cosa molto diversa dalla cultura universale che deve essere oggetto dell\u2019insegnamento impartito da una scuola pubblica. Ora, secondo me Scotto Di Luzio non ha capito bene che cos\u2019era la scuola di Barbiana. Era, s\u00ec, una scuola popolare; se la cultura \u00e8 la risposta di una comunit\u00e0 ai problemi ai problemi della vita in una data situazione, in una data circostanza, la circostanza, l\u00ec, consisteva in un contesto di povert\u00e0, nel quale era difficile sollevare lo sguardo da terra. Ma in quel contesto don Milani insegnava ad alzarlo, lo sguardo, da terra. Insegnava tutto: l\u2019astronomia, le lingue, le arti figurative, la musica. Non c\u2019era alcuna limitazione nella nozione di \u201ccultura\u201d a cui la scuola di Barbiana dava accesso: in questo la critica di Scotto Di Luzio mi lascia un po&#8217; perplesso, mi sembra che non colga proprio nel segno.<\/p>\n<p>Per altro verso, Scotto Di Luzio non considera ci\u00f2 che in quegli stessi anni era la scuola media statale. Posso darne testimonianza diretta: entrai nella prima media ancora non riformata con altri 31 miei coetanei; terminai quel ciclo, la terza media, con 12 soli di loro, perch\u00e9 tutti gli altri erano stati persi per strada. E li si era voluti perdere, era stata una scelta deliberata. La mia professoressa di lettere considerava come sua missione quella di scremare, selezionare, e portare al liceo soltanto i pi\u00f9 bravi, che poi erano quelli che avevano i libri a casa, avevano i genitori che li aiutavano a fare i compiti; mentre quelli che venivano scartati erano il figlio dell\u2019operaio, il figlio della portinaia e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Chiudo con una ultima notazione, sempre riportando ci\u00f2 che mi ha personalmente, profondamente colpito e segnato dell\u2019incontro con don Milani.<\/p>\n<p>Io avevo una nonna ebrea, che con mia madre ha dovuto nascondersi durante la persecuzione razziale. Attingendo alla cultura ereditata dalla sua famiglia, la nonna usava dire a noi nipoti: \u201cQuando ti capita qualcosa che tu non avresti voluto, che consideri un guaio, una sconfitta, una perdita, non ti lamentare; perch\u00e9 non puoi sapere se quanto ti \u00e8 accaduto \u00e8 per il tuo bene o per il tuo male\u201d; poi aggiungeva: \u201canche perch\u00e9, se sar\u00e0 per il tuo bene o per il tuo male, dipende quasi del tutto da te\u201d. Cio\u00e8, da come vivrai la nuova situazione in cui ti trovi in conseguenza di quanto ti \u00e8 accaduto. Questo precetto noi lo sentivamo come un po&#8217; astratto; non ci credevamo granch\u00e9. Ma dovemmo ricrederci. Poco dopo il primo incontro con don Milani, che avvenne nell\u2019aprile del \u201959, pi\u00f9 o meno a maggio andammo a trovarlo a Barbiana, come poi avrei fatto molte altre volte. In quella prima nostra visita alla pieve di Sant\u2019Andrea lui ci port\u00f2 a vedere il posto dove aveva deciso che sarebbe stato seppellito. Voleva chiarire che lui, l\u00ec a Barbiana, non si sentiva come in un esilio di cui sperava che la durata fosse la pi\u00f9 breve possibile, come in un posto dove lui dovesse scontare una pena dalla quale liberarsi il pi\u00f9 presto possibile. Lui, invece, l\u00ec collocava la sua esistenza e l\u00ec si era impegnato a costruire il senso della sua esistenza. Ricordo che nel viaggio di ritorno a Milano mia madre diceva \u201cPeccato, una persona cos\u00ec spiritualmente ricca, cos\u00ec intelligente, cos\u00ec santa, relegata in un posto, un non luogo come Barbiana, e che decide di restare l\u00ec, di non andarsene\u201d. Poi per\u00f2, negli anni successivi, assistemmo al miracolo. Quell\u2019esilio, quel luogo di pena si era trasformato in una scuola conosciuto da tutti, a tutte le longitudini e le latitudini; il luogo nel quale una vita straordinariamente ricca e capace di produrre del bene si era espressa al massimo grado.<\/p>\n<p>Ecco, questo miracolo, cio\u00e8 l\u2019aver saputo fare di quell\u2019apparente sconfitta il bene della sua vita, noi l\u2019abbiamo visto realizzarsi nel modo pi\u00f9 straordinario. Abbiamo assistito al verificarsi in concreto di quello che ci diceva la nonna. Credo che, se mai don Lorenzo potesse essere canonizzato, il \u201cmiracolo\u201d da lui compiuto dovrebbe essere indicato nella straordinaria metamorfosi che \u00e8 riuscito a imprimere \u2013 con la sua fede, la sua speranza e l\u2019amore per la sua gente \u2013 a quello che poteva apparire destinato a essere soltanto un momento buio della sua esistenza.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per ora tutto questo non \u00e8 peccato, ma quando sarai maggiorenne&#8230;&#8221; . 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