
{"id":63024,"date":"2023-11-10T10:13:34","date_gmt":"2023-11-10T09:13:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63024"},"modified":"2023-11-10T10:13:34","modified_gmt":"2023-11-10T09:13:34","slug":"le-tre-grandi-sfide-per-il-sindacato-confederale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63024","title":{"rendered":"LE TRE GRANDI SFIDE PER IL SINDACATO CONFEDERALE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Per un verso il cambiamento del paradigma del mercato del lavoro e l&#8217;accelerazione dell&#8217;evoluzione tecnologica con l&#8217;automazione e l&#8217;intelligenza artificiale, per altro verso la stagnazione della produttivit\u00e0 media del lavoro degli italiani, richiedono un profondo rinnovamento della strategia per l&#8217;emancipazione del lavoro nel secolo XXI <\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nComunicazione all\u2019Assemblea Nazionale della FIR-Cisl, svoltasi a <\/em><em>Frascati il 10 novembre 2023 &#8211; In argomento v. anche il mio articolo <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59612\">Sette punti per il patto proposto da Draghi<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Lavoro-12.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-55217\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Lavoro-12-187x300.png\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Lavoro-12-187x300.png 187w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Lavoro-12-94x150.png 94w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Lavoro-12.png 545w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/a>Questo incontro si svolge in un momento in cui si manifestano con particolare intensit\u00e0 alcuni mutamenti profondi del contesto in cui il nostro sistema delle relazioni industriali opera.<\/p>\n<ol>\n<li>\u00c8 mutata radicalmente la <strong>struttura del mercato del lavoro<\/strong>: perdurano un tasso di disoccupazione superiore a quello fisiologico e un tasso di disoccupazione giovanile decisamente anomalo, ma non per carenza della domanda; al contrario, <strong>quote sempre maggiori di domanda espressa dal tessuto produttivo restano insoddisfatte<\/strong> (Unioncamere-Anpal: quasi 50% in termini di flusso!), evidentemente a causa di un grave difetto della rete dei servizi al mercato del lavoro: in particolare orientamento, incontro D\/O, formazione mirata agli sbocchi effettivi, monitoraggio dell\u2019efficacia della f.p., assistenza alla mobilit\u00e0 professionale e geografica delle persone. Il problema principale, nel funzionamento del nostro mercato del lavoro non \u00e8 pi\u00f9 la distorsione che caratterizzava il mercato del lavoro all\u2019indomani della rivoluzione industriale: la disfunzione che lo caratterizza oggi \u00e8 qualche cosa di molto diverso.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Dobbiamo chiederci <strong>che cosa questo implichi per il sindacato<\/strong> che intenda fare bene il proprio mestiere in questo nuovo contesto.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Con l\u2019avvento dell\u2019automazione e dell\u2019intelligenza artificiale, accelera fortemente il <strong>ritmo del progresso tecnologico<\/strong> e conseguentemente il ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate: se nel secolo passato ci sono voluti cinquant\u2019anni per far sparire l\u201980 per cento dei mestieri esistenti all\u2019inizio del secolo (contadini e braccianti, lavandaie, maniscalchi, lampionai, carrettieri, scrivani e dattilografi\/e, ecc.), oggi la prospettiva \u00e8 che una percentuale analoga dei mestieri esistenti scompaia nell\u2019arco di non pi\u00f9 di un quarto di secolo. E l\u2019osservazione del fenomeno ci dice che le nuove tecnologie azzerano la domanda di vecchie competenze, ma producono con la stessa velocit\u00e0 la nascita e crescita veloce della domanda di <strong>competenze nuove<\/strong>. Donde una drammatica accentuazione della necessit\u00e0 di servizi di orientamento, informazione, formazione mirata agli sbocchi effettivamente esistenti, assistenza alla transizione professionale e geografica delle persone.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Anche a questo proposito dobbiamo chiederci <strong>che cosa questo implichi per il sindacato<\/strong> che intenda fare bene il proprio mestiere in questo nuovo contesto.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>In Italia sembra essersi drammaticamente <strong>interrotta la tendenza alla crescita della produttivit\u00e0<\/strong> del lavoro: tutta la crescita del nostro PIL \u00e8 data dall\u2019aumento del numero degli occupati e del tasso di occupazione, ma ormai da un quarto di secolo <strong>la produttivit\u00e0 ristagna e conseguentemente ristagnano i livelli retributivi<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ancora una volta dobbiamo chiederci <strong>che cosa questo implichi per il sindacato<\/strong> che intenda fare bene il proprio mestiere: quale strategia esso debba mettere in campo per curare questa vera e propria malattia del sistema, che si traduce in <strong>aumento della quota di lavoro povero<\/strong>.<\/p>\n<p>Un sindacato moderno e pragmatico, impegnato a guardare in faccia la realt\u00e0 senza gli occhiali di vecchie ideologie, deve affrontare apertamente queste tre emergenze dotandosi di una strategia che sia all\u2019altezza delle sfide che ne derivano. Deve farlo riscoprendo la propria <strong>vocazione originaria<\/strong> e reinterpretandola in relazione ai nuovi segni dei tempi. Mi riferisco le due idee espresse ormai pi\u00f9 di 70 anni or sono in un breve saggio di straordinaria importanza, che ogni sindacato degno di questo nome dovrebbe assumere come proprio manifesto: il libro pubblicato nel 1951 da Frank Tannenbaum, intellettuale statunitense e militante di tante lotte per la libert\u00e0 e il progresso sociale, <em>Una filosofia del sindacato <\/em>(tradotto in italiano trent\u2019anni fa proprio dalla casa editrice della Cisl). Le due idee centrali espresse nel saggio sono queste:<\/p>\n<p>&#8211; tra impresa e lavoro non pu\u00f2 esserci antagonismo, perch\u00e9 non pu\u00f2 esserci buon lavoro senza buona impresa, e al contempo non pu\u00f2 esserci buona impresa senza buon lavoro;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019impresa (ma anche l\u2019intero sistema produttivo) non pu\u00f2 produrre tutto il benessere di cui \u00e8 capace se non \u201cinternalizza\u201d nel proprio bilancio gli interessi dei propri dipendenti, e possibilmente anche gli interessi della collettivit\u00e0 che la circonda; per questo il sindacato \u00e8 fattore essenziale del successo dell\u2019impresa: perch\u00e9 soltanto il sindacato, attivando la <strong>partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa <\/strong>e dove possibile rappresentando in seno ad essa <strong>la voce della collettivit\u00e0<\/strong> circostante, pu\u00f2 dare all\u2019impresa ci\u00f2 che essa da sola non si pu\u00f2 dare: cio\u00e8 <strong>un\u2019anima<\/strong>!<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la chiave di lettura essenziale, relativamente antica eppure ancora attualissima, del ruolo che il sindacato deve assumere nel nuovo contesto, per rispondere alle tre grandi sfide di cui si \u00e8 detto: non considerare l\u2019imprenditore come un nemico, ma dare corpo alla pretesa dei lavoratori di partecipare all\u2019impresa facendosi in qualche misura imprenditori essi stessi; non contrapporsi antagonisticamente all\u2019impresa, ma al contrario dare all\u2019impresa un\u2019anima attivando in essa la partecipazione piena di chi in essa lavora e facendosi il sindacato stesso portatore anche degli interessi della collettivit\u00e0 circostante \u2013 basti pensare all\u2019interesse ecologico \u2013, cos\u00ec consentendo all\u2019impresa stessa di internalizzare nel proprio bilancio questi interessi.<\/p>\n<p>Vediamo, in questo contesto ideale, una per una le tre grandi emergenze sopra indicate.<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Il mutamento di paradigma del mercato del lavoro<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il mercato del lavoro \u2013 abbiamo detto \u2013 in Italia come negli altri Paesi dell\u2019Occidente sviluppato non \u00e8 pi\u00f9 connotato da uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta di manodopera, come lo era all\u2019indomani della prima rivoluzione industriale: al contrario, si osserva una quota crescente di domanda di manodopera, qualificata e no, che resta insoddisfatta, nonostante un tasso di disoccupazione, soprattutto di quella giovanile, nettamente al di sopra della soglia \u201cfisiologica\u201d del 4-5 per cento. Gli economisti indicano questa mutazione con l\u2019espressione \u201cpassaggio da una situazione di monopsonio strutturale (quello tipico del secolo XIX e della prima met\u00e0 del XX) a una situazione di <strong>monopsonio dinamico<\/strong>\u201d, cio\u00e8 una situazione nella quale la debolezza delle persone che vivono del proprio lavoro non \u00e8 causata tanto da carenza della domanda di manodopera, quanto da un grave e diffuso difetto, nel mercato del lavoro, di servizi di orientamento, informazione, formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti. Una manifestazione evidente di questa trasformazione \u00e8 il forte aumento della mobilit\u00e0 spontanea delle persone che vivono del proprio lavoro: aumento che \u00e8 culminato nell\u2019ultimo biennio in quello che \u00e8 stato chiamato il fenomeno della <em>Great Resignation<\/em>, verificatosi pressoch\u00e9 allo stesso modo su entrambi i lati dell\u2019Atlantico. Una parte sempre maggiore delle persone che vivono del proprio lavoro \u00e8 in grado di \u201cusare il mercato del lavoro\u201d per scegliersi l\u2019imprenditore; \u00e8 capace, dunque, almeno in qualche misura, di negoziare le condizioni di lavoro; \u00e8 in qualche misura dotata di un potere contrattuale: \u00e8 il fenomeno che mi sono proposto di studiare nel libro <em>L\u2019intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l\u2019imprenditore<\/em> (Rizzoli, 2020). Il problema \u00e8, per un verso, di rafforzare \u2013 non certo di negare \u2013 questo potere contrattuale; per altro verso di occuparsi di quella parte della forza-lavoro che questo potere ancora non lo ha, per far s\u00ec che anche questa possa incominciare a \u201cusare\u201d il mercato del lavoro, a muoversi in esso con facilit\u00e0.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il problema, il compito di un sindacato al passo con i tempi \u00e8 di occuparsi non soltanto della condizione delle persone in seno all\u2019azienda, ma anche della loro condizione nel mercato del lavoro: il che significa occuparsi dell\u2019efficienza ed efficacia dei servizi di orientamento, informazione, formazione mirata, assistenza alla mobilit\u00e0 geografica e professionale.<\/p>\n<p>Solo un esempio a questo proposito. Gli articoli da 13 a 16 del d.lgs. n. 150\/2015 \u2013 uno degli otto decreti attuativi del Jobs Act \u2013 prevedono l\u2019istituzione di un\u2019anagrafe della formazione professionale e l\u2019incrocio dei suoi dati con quelli delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro sulle assunzioni, degli albi professionali, delle liste di disoccupazione: questo renderebbe possibile conoscere di ogni corso di formazione il tasso di coerenza tra la formazione impartita e gli esiti occupazionali effettivi, che \u00e8 l\u2019indice migliore della qualit\u00e0 del servizio. Ebbene, questa norma \u00e8 rimasta lettera morta. Nel 2015 le Regioni diedero il loro consenso a questa norma legislativa <em>obtorto collo<\/em>, solo perch\u00e9 anticipava la riforma costituzionale che avrebbe attribuito allo Stato un potere di controllo e di coordinamento in questa materia; caduta la riforma costituzionale nel 2016, quella norma legislativa \u00e8 stata molto volentieri dimenticata da tutti: sia dal ministero del Lavoro, sia dalle Regioni. Io vedrei come compito prioritario di un sindacato confederale moderno denunciare questa violazione, anzi disapplicazione totale della legge; ed esigere l\u2019attuazione del meccanismo fondamentale di monitoraggio della qualit\u00e0 della formazione professionale: funzione per la quale si spendono fiumi di denaro pubblico, e che sarebbe essenziale per assicurare alle persone itinerari sicuri verso gli sbocchi occupazionali realmente esistenti.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Stare al passo con il progresso tecnologico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019intensificazione del ritmo di obsolescenza e sostituzione delle tecniche applicate nel tessuto produttivo \u2013 voi che lavorate nel settore della ricerca lo sapete bene \u2013 richiede un sindacato sempre pi\u00f9 capace di proteggere la sicurezza economica e professionale delle persone non con l\u2019ingessatura delle strutture produttive esistenti, ma garantendo loro tutto il sostegno necessario nella transizione dal vecchio lavoro al nuovo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Innovazione-tecnologica-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-57195\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Innovazione-tecnologica-2.jpg\" alt=\"\" width=\"307\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Innovazione-tecnologica-2.jpg 254w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Innovazione-tecnologica-2-150x117.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 307px) 100vw, 307px\" \/><\/a>Sul piano della transizione individuale, questa garanzia pu\u00f2 essere data soltanto dal rafforzamento dei servizi di orientamento, informazione, formazione mirata e soggetta a monitoraggio capillare, di cui ho detto poc\u2019anzi. Sul piano della transizione di un\u2019intera azienda, nell\u2019era della globalizzazione, questa garanzia pu\u00f2 essere data soltanto da un sindacato-intelligenza collettiva che sappia valutare i piani industriali presentati da qualsiasi imprenditore, da qualsiasi longitudine o latitudine provenga; e, se la valutazione \u00e8 positiva, anche per quel che riguarda l\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019imprenditore sul piano tecnico, come su quello dell\u2019etica industriale, il sindacato deve saper guidare i lavoratori nella scommessa comune sul nuovo piano. Scommessa comune, ovviamente, significa anche poi partecipazione dei lavoratori nella misura in cui essi devono poter controllare l\u2019attuazione del piano su cui hanno scommesso e, a scommessa vinta, la corretta ripartizione dei frutti.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente come questo modo di essere del sindacato sia l\u2019esatto contrario del sindacato che d\u00e0 ai lavoratori sempre e comunque l\u2019indicazione di restare abbarbicati con le unghie e coi denti alla loro vecchia struttura produttiva, anche quando questa condanna l\u2019impresa a una posizione marginale rispetto al mercato, se non addirittura all\u2019emarginazione. Con un quinto del denaro che spendiamo, in Italia, per pagare la Cassa integrazione a zero ore per anni e anni ai dipendenti di aziende decotte, potremmo pagare loro la retribuzione piena per un periodo di sei mesi o un anno di riqualificazione professionale mirata a ci\u00f2 che effettivamente il tessuto produttivo chiede. E dare loro nel giro di qualche mese una prospettiva di aggiornamento professionale, di maggiore sicurezza e di miglioramento del reddito.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> L\u2019aumento della produttivit\u00e0 del lavoro e delle retribuzioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Siamo cos\u00ec arrivati al cuore della questione della stagnazione ormai quasi trentennale, nel nostro Paese, della produttivit\u00e0 e dunque della retribuzione del lavoro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Soldi-sotto-la-mattonella.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-49936\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Soldi-sotto-la-mattonella-300x141.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Soldi-sotto-la-mattonella-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Soldi-sotto-la-mattonella-150x70.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Soldi-sotto-la-mattonella.jpg 328w\" sizes=\"auto, (max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/a>Un primo rilievo doveroso a questo proposito \u00e8 che il nostro Paese ormai sottrae alla propria economia una somma tra gli 80 e i 100 miliardi di euro ogni anno, che vengono spesi solo per gli interessi su un debito pubblico abnorme. A me sembra che un sindacato responsabile dovrebbe prendere posizione con fermezza a favore di un programma di riduzione progressiva di questo debito, nell\u2019interesse delle generazioni future innanzitutto, ma anche della generazione presente: se anche solo met\u00e0 di quei 100 miliardi fosse disponibile ogni anno per una politica seria di investimenti, anche la produttivit\u00e0 del lavoro e le retribuzioni riprenderebbe a crescere. Un\u2019altra brevissima considerazione a questo proposito: un programma di riduzione del debito potrebbe partire da un drastico abbattimento dell\u2019evasione fiscale, che sarebbe facilmente perseguibile con una altrettanto drastica <strong>riduzione dei pagamenti in contanti<\/strong>. A me sembra che anche questo costituisca un obiettivo che il sindacato confederale dovrebbe far proprio con grande determinazione.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di misure di carattere generale come quelle ora menzionate, una leva molto efficace per aumentare la produttivit\u00e0 media del lavoro degli italiani \u00e8 costituita dalla promozione del trasferimento dei dipendenti di aziende marginali o sub-marginali, talvolta tenute in vita con la respirazione artificiale, alle aziende pi\u00f9 produttive, che cercano personale senza trovarlo (Unioncamere e Anpal indicano in 1,2 milioni i posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per la difficolt\u00e0 che le imprese incontrano nel reperire il personale di cui hanno bisogno, in tutte le fasce di professionalit\u00e0). Per questo \u00e8 indispensabile attivare e sostenere robustamente percorsi di riqualificazione e riconversione professionale, offrendo ai dipendenti delle aziende in crisi non solo la sicurezza della continuit\u00e0 del reddito nella transizione al nuovo lavoro, ma soprattutto la prospettiva di un <em>upgrading<\/em> professionale e reddituale.<\/p>\n<p>Nell\u2019affrontare la questione dei livelli retributivi troppo bassi non pu\u00f2, infine, essere ignorata la situazione di difficolt\u00e0 in cui versa il sistema italiano delle relazioni industriali: diversi contratti collettivi nazionali, anche rinnovati pochi mesi or sono, prevedono minimi tabellari che sono stati recentemente considerati dalla Corte di Cassazione come non compatibili con il principio della \u201cgiusta retribuzione\u201d di cui all\u2019articolo 36 della Costituzione. Due sentenze della Corte di Cassazione su questo tema, pubblicate il 2 ottobre scorso (n. 27711 e n. 27769), devono essere considerate come un forte campanello d\u2019allarme, non solo per la denuncia che esse contengono circa l\u2019incapacit\u00e0 della contrattazione collettiva di assicurare livelli retributivi sufficienti nelle fasce professionali pi\u00f9 basse, ma anche per la soluzione che esse prospettano: quella cio\u00e8 di una sorta di \u201cvia giudiziaria al <em>minimum wage<\/em>\u201d, che rischia di delegittimare non soltanto i contratti collettivi dei settori pi\u00f9 deboli, ma l\u2019intero sistema della contrattazione collettiva.<\/p>\n<p>A questa sfida il sistema delle relazioni industriali deve rispondere con una orgogliosa rivendicazione delle proprie prerogative, che per\u00f2 non pu\u00f2 essere affidata alla sola affermazione di principio: deve concretarsi in una iniziativa efficace proprio sul terreno dei minimi salariali.<\/p>\n<p>\u00c8 mia convinzione, maturata anche attraverso l\u2019osservazione di quanto accade in diversi Paesi stranieri, alcuni assai vicini e simili al nostro:<\/p>\n<ul>\n<li>innanzitutto che, nella perdurante situazione di <em>abstention of law<\/em> sul terreno del salario orario minimo universale, sia compito proprio del sistema delle relazioni industriali farsi carico del problema, attraverso la contrattazione collettiva: <strong>un salario minimo stabilito da un accordo interconfederale intercategoriale<\/strong> risolverebbe efficacemente il problema, offrendo ai giudici del lavoro un nuovo parametro per la determinazione dello standard retributivo sotto al quale nessun rapporto di lavoro pu\u00f2 collocarsi;<\/li>\n<li>che tuttavia questo standard minimo intercategoriale non possa essere stabilito rigidamente in termini nominali (cio\u00e8 nei termini di un certo numero di euro l\u2019ora) <strong>uguali per tutto il territorio nazionale<\/strong>: esso sarebbe infatti, inevitabilmente, o troppo basso per le aree del Paese dove sono pi\u00f9 alti il costo della vita e la produttivit\u00e0 media del lavoro, o troppo alto per le aree dove l\u2019uno e l\u2019altra sono notevolmente pi\u00f9 bassi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Se le cose stanno cos\u00ec la sola via d\u2019uscita che vedo \u00e8 quella di un <em>minimum wage<\/em> orario fissato da un accordo interconfederale in termini nominali (numero di euro), suscettibile di essere adattato in relazione ai differenti livelli di costo della vita e di produttivit\u00e0 media del lavoro ad opera della contrattazione aziendale o territoriale, secondo un coefficiente provinciale o regionale la cui determinazione potrebbe essere affidata all\u2019Istat.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 immagino \u2013 e su questo concludo la mia comunicazione a questo incontro, ringraziandovi per la vostra attenzione e pazienza \u2013 l\u2019obiezione che verr\u00e0 sollevata da molte parti, e non soltanto da sinistra: \u201cnon vogliamo ritornare alle gabbie salariali!\u201d. A chi solleva questa obiezione rispondo che le \u201cgabbie salariali\u201d in vigore fino al 1968 ingabbiavano \u2013 appunto \u2013 i minimi tabellari secondo uno schema rigido e immutabile, costruito su 14 parametri predeterminati; quello che propongo \u00e8 l\u2019esatto contrario: \u00e8 sgabbiare la contrattazione su questa materia, consentendole di adattare lo standard fissato da un accordo interconfederale su un valore nazionale medio in relazione alle condizioni di una zona o di una regione.<\/p>\n<p>Una autoriforma come questa della contrattazione collettiva in materia di standard retributivo minimo costituirebbe il miglior modo per difendere il ruolo e l\u2019autonomia del sistema delle relazioni industriali. E su questo terreno la Cisl pu\u00f2 svolgere un ruolo di assoluta protagonista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un verso il cambiamento del paradigma del mercato del lavoro e l&#8217;accelerazione dell&#8217;evoluzione tecnologica con l&#8217;automazione e l&#8217;intelligenza artificiale, per altro verso la stagnazione della produttivit\u00e0 media del lavoro degli italiani, richiedono un profondo rinnovamento della strategia per l&#8217;emancipazione del lavoro nel secolo XXI . 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