
{"id":63067,"date":"2023-11-16T10:35:49","date_gmt":"2023-11-16T09:35:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63067"},"modified":"2023-11-16T10:35:49","modified_gmt":"2023-11-16T09:35:49","slug":"i-paradossi-dello-sciopero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63067","title":{"rendered":"I PARADOSSI DELLO SCIOPERO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I termini giuridico-istituzionali e le ragioni di sostanza della vertenza fra il ministro delle Infrastrutture e Cgil-Uil sullo sciopero dei trasporti, nell\u2019ambito dello sciopero generale: la vera questione che si nasconde sotto lo scontro mediatico<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo pubblicato su <a href=\"https:\/\/lavoce.info\/archives\/102795\/i-paradossi-dello-sciopero\/\">lavoce.info<\/a> il 16 novembre 2023 &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\">la mia intervista comparsa lo stesso giorno sui quotidiani <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\">Il Giorno<\/a><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\">, <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\">Il Resto del Carlino<\/a><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\"> e <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63052\">La Nazione<\/a><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-43282\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"217\" \/><\/a><\/strong><strong>Lo scontro politico e la regola applicabile per lo sciopero generale<\/strong><\/p>\n<p>Un aspetto curioso dello scontro fra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e le confederazioni sindacali Cgil e Uil, promotrici dello sciopero generale contro la legge finanziaria, \u00e8 che nelle settimane passate il primo si \u00e8 battuto per modifiche della legge di bilancio sostanzialmente sovrapponibili a quelle chieste dalle seconde: \u201csuperamento\u201d della riforma Fornero delle pensioni, ovviamente nel senso di un ritorno all\u2019indietro, aumento della spesa corrente anche a costo di far lievitare il deficit di bilancio e il debito pubblico, conseguente scontro con Bruxelles. Non \u00e8 dunque principalmente sui contenuti della finanziaria che Matteo Salvini si contrappone ai segretari confederali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri; \u00e8 lecito pensare che lo scontro sulla questione delle modalit\u00e0 dello sciopero sia servito ai contendenti per riprendersi la scena: Salvini in seno alla maggioranza, Landini e Bombardieri come aspiranti leader dell\u2019opposizione.<\/p>\n<p>Sul piano tecnico-istituzionale, la controversia che ha occupato le prime pagine dei giornali nei giorni scorsi \u00e8 abbastanza semplice: l\u2019Autorit\u00e0 garante ha applicato la regola sullo sciopero generale posta con una sua delibera di vent\u2019anni fa, la <a href=\"https:\/\/www.cgsse.it\/sites\/default\/files\/2021-06\/779.html\">n. 03\/134<\/a>, che nei due decenni passati \u00e8 sempre stata pacificamente applicata con il consenso di tutti i sindacati. Secondo la regola, lo sciopero generale non \u00e8 soggetto agli stessi vincoli di durata cui \u00e8 assoggettato lo sciopero di settore. La questione delicata, qui, era se quello del 17 novembre potesse considerarsi uno sciopero \u201cgenerale\u201d o no. Parrebbe ragionevole qualificare come \u201cgenerale\u201d lo sciopero proclamato per il Centro Italia, dove effettivamente coinvolge quasi tutte le categorie; non invece quello proclamato nello stesso giorno per il Nord e per il Sud del paese, dove riguarda soltanto il trasporto pubblico e il pubblico impiego.<\/p>\n<p>Cgil e Uil ora annunciano che impugneranno la delibera dell\u2019Autorit\u00e0 garante e la <a href=\"https:\/\/www.lavorodirittieuropa.it\/images\/ilovepdf_merged_43.pdf?utm_source=contatti+lavorodirittieuropa+2&amp;utm_campaign=6e3ab7ae81-EMAIL_CAMPAIGN_2023_11_15_04_18_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_-6e8bc4deb4-%5BLIST_EMAIL_ID%5D\">precettazione disposta dal ministro<\/a> come provvedimenti adottati in violazione della Costituzione. In realt\u00e0, sono provvedimenti adottati in forza della legge che regola la materia, n. 146\/1990, in relazione ai quali pu\u00f2 porsi un problema di correttezza dell\u2019interpretazione e applicazione di quella legge, su cui dovrebbe pronunciarsi il Tar Lazio; non \u00e8 certo una questione di costituzionalit\u00e0, dal momento che \u00e8 la stessa Costituzione, all\u2019articolo 40, a prevedere che sia la legge ordinaria a disciplinare l\u2019esercizio del diritto di sciopero.<\/p>\n<p><strong>Una questione sostanziale in tema di sciopero dei trasporti<\/strong><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della disputa sull\u2019applicazione corretta delle norme che regolano la materia dello sciopero generale, occorre chiedersi perch\u00e9 le due confederazioni che lo hanno proclamato attribuiscano tanta importanza all\u2019estensione temporale del blocco dei trasporti pubblici, al punto da farne una questione di principio.<\/p>\n<p>Il motivo pi\u00f9 plausibile sta in questo: quando i trasporti pubblici sono paralizzati, tutti sono impossibilitati ad andare al lavoro, anche coloro che non aderiscono allo sciopero. Insomma, lo sciopero dei trasporti funge di fatto da \u201csostegno tecnico\u201d allo sciopero negli altri settori. In questo modo, per\u00f2, si lede la libert\u00e0 di autodeterminazione delle persone e il loro diritto al lavoro, che sono anch\u2019essi diritti di rilievo costituzionale; e in questo caso la questione \u00e8 aggravata dalla non partecipazione allo sciopero di una delle confederazioni sindacali maggiori: la Cisl. In qualche misura, ci\u00f2 spiega la decisione dell\u2019Autorit\u00e0 garante di applicare la regola da essa stessa posta vent\u2019anni or sono in modo pi\u00f9 restrittivo.<\/p>\n<p>In Italia nell\u2019ultimo ventennio la frequenza degli scioperi \u00e8 stata complessivamente modesta: circa la met\u00e0 rispetto alla Spagna e alla Francia (anche se il doppio rispetto al Regno Unito e il quintuplo rispetto alla Germania). La vera anomalia italiana sta nel fatto che qui da noi, sul totale degli scioperi, pi\u00f9 di due terzi riguardano il settore dei trasporti pubblici. E l\u2019anomalia \u00e8 duplice se si considera che in questo settore lo sciopero non produce, per lo pi\u00f9, alcun danno alla datrice di lavoro: al contrario, durante lo sciopero, mentre gli abbonamenti non si riducono, si azzerano i costi per retribuzioni, carburante, energia e usura dei mezzi. Per l\u2019impresa di trasporto pubblico lo sciopero \u00e8 una boccata di ossigeno: tutto il danno \u00e8 a carico dei viaggiatori, della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo snaturamento dello sciopero costa carissimo al movimento sindacale sul piano del prestigio e della saldatura tra interessi dei lavoratori in quanto tali e interessi della collettivit\u00e0. Nuoce al prestigio sociale dello sciopero anche l\u2019abuso che se ne fa, particolarmente nel settore dei trasporti: lo stillicidio degli \u201cscioperi del venerd\u00ec\u201d \u00e8 l\u2019esatto contrario della solennit\u00e0 e gravit\u00e0 di questa forma di lotta di cui parlava Giuseppe Di Vittorio all\u2019Assemblea costituente. Ma questo non \u00e8 un problema che si possa risolvere cambiando la legge: occorrerebbe una autoriforma del sistema delle relazioni sindacali, che non sembra essere all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I termini giuridico-istituzionali e le ragioni di sostanza della vertenza fra il ministro delle Infrastrutture e Cgil-Uil sullo sciopero dei trasporti, nell\u2019ambito dello sciopero generale: la vera questione che si nasconde sotto lo scontro mediatico . 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