
{"id":63135,"date":"2023-12-16T09:53:23","date_gmt":"2023-12-16T08:53:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63135"},"modified":"2023-12-16T09:54:27","modified_gmt":"2023-12-16T08:54:27","slug":"aumentano-gli-occupati-ma-anche-i-posti-che-restano-scoperti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63135","title":{"rendered":"AUMENTANO GLI OCCUPATI, MA ANCHE I POSTI CHE RESTANO SCOPERTI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I dati Istat sul mercato del lavoro di ottobre sono ottimi, ma resta accesa qualche spia di allarme: cresce l&#8217;occupazione, ma cresce anche il <em>mismatch<\/em> &#8211; Occorre promuovere il binomio produttivit\u00e0-contrattazione<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 155 del bollettino<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, organo<\/em> <em>della Fondazione Anna Kuliscioff, 13 dicembre 2023, <strong>a cura di Claudio <\/strong><strong>Negro<\/strong> &#8211; Su questo sito \u00e8 disponibile anche il numero 137 dello stesso bollettino, del novembre 2022, che faceva <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=62000\">il punto sulla situazione un anno fa<\/a> <\/em><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a>Solo cose belle (come avrebbe proclamato Carosello) nell\u2019Osservatorio ISTAT sull\u2019occupazione relativo al mese di Ottobre. Come del resto ormai da qualche mese leggendo le tabelle e confrontandole con le serie storiche incontriamo tutta una serie di nuovi record: innanzitutto il tasso totale di occupazione tra la popolazione in et\u00e0 da lavoro, che tocca il 61,8%, con 23.694.000 occupati (entrambi dati record). Record anche per il tasso di occupati maschi (70,8%) e soprattutto per i dati sull\u2019occupazione femminile: 10.017.000 per un tasso pari al 58,1%. Vale la pena notare che \u00e8 dal 1\u00b0 trimestre del 2021 che il tasso di occupazione sale costantemente con una progressione quasi geometrica.<br \/>\nUn altro dato, perfino pi\u00f9 significativo di quello sull\u2019occupazione, \u00e8 quello sul tasso di attivit\u00e0, cio\u00e8 sulla somma delle persone che cercano lavoro e quelle che gi\u00e0 sono occupate: un dato che dice quanto sia alta la partecipazione al mercato del lavoro. Anche in questo caso abbiamo un record: 76,1%. Specularmente (ma non \u00e8 cos\u00ec ovvio come potrebbe sembrare) rileviamo un calo significativo del tasso di inattivit\u00e0 (persone che non lavorano e non cercano lavoro), anche in questo caso un record: 32,9%. Anche in questo caso abbiamo un tasso consolidato dal 2021 (in questo caso di decrescita). Infine il tasso di disoccupazione: a ottobre \u201923 \u00e8 in lieve crescita, come esito dell\u2019aumento di persone che escono dall\u2019inattivit\u00e0 e cercano lavoro e della domanda da parte delle imprese che \u00e8 inferiore all\u2019offerta. L\u2019insieme di questi dati parla di un sistema ancora in crescita, e che soprattutto \u00e8 ancora credibile per interpretare il mercato del lavoro. E\u2019 probabile che nei prossimi Osservatori i dati non saranno altrettanto positivi: la congiuntura economica (e non solo italiana) tende a rallentare dopo l\u2019esplosione post-covid, in parte fisiologicamente in parte per shock esterni.<br \/>\nE\u2019 opportuna al proposito un\u2019osservazione: la crescita dell\u2019economia italiana in tutti suoi parametri (PIL, expo, produzione industriale, occupazione, ecc.) \u00e8 stata generata dal rimbalzo economico planetario dopo il COVID, particolarmente favorito in Italia dal traino di settori ad alta intensit\u00e0 (e bassa stabilit\u00e0) di mano d\u2019opera come il turismo-ristorazione-alberghiero e dalla duttilit\u00e0 dell\u2019industria manifatturiera. Sciocco \u00e8 rivendicarla a particolari interventi di politiche promosse dai governi pi\u00f9 recenti, sostanzialmente consistenti in sgravi fiscali e\/o contributivi. Il rapporto annuale INPS 2023, ripreso da LaVoce.info, mostra i risultati delle misure di agevolazione: complessivamente i contratti agevolati aumentano da circa 1 milione nel 2020 a circa 2,207 milioni del con un impiego di risorse pubbliche nel 2022 per circa 7,5 miliardi. Sia nel 2021 che nel 2022, circa un\u2019attivazione su quattro \u00e8 agevolata (considerando anche le trasformazioni a tempo indeterminato). Il punto \u00e8: quanto hanno spostato questi interventi rispetto alla spontaneit\u00e0 del mercato? Non parrebbe moltissimo: Decontribuzione Sud (30% di esonero contributivo) ha prodotto un +10% di assunzioni nelle provincie al \u201cconfine\u201d dell\u2019area rispetto a quelle al di l\u00e0: un incremento ovviamente positivo ma marginale, rispetto ad una crescita occupazionale che nei territori considerati ha sfiorato il 40%. Esonero Giovani (100% di esenzione contributiva per 36 mesi) ha prodotto una crescita marginale tra il 5% e il 15%, ma in un contesto in cui le assunzioni aumentavano fino al 130%.<br \/>\nUn altro aspetto positivo rilevato dall\u2019Osservatorio \u00e8 quello relativo al lavoro \u201cprecario\u201d, ossia quello a termine nelle sue varie declinazioni: i contratti a termine in essere scendono ormai stabilmente sotto i 3 mln del 2021 e 2022, ossia 15,6% dei lavoratori dipendenti. Dato, questo, che fornisce due indicazioni opposte ma non incompatibili: le imprese tendono a stabilizzare i dipendenti pi\u00f9 utili (non necessariamente coincidenti con quelli pi\u00f9 qualificati) per far fronte alla tendenza, per la verit\u00e0 in Italia non dirompente ma comunque presente, dei lavoratori a dimettersi perch\u00e9 hanno trovato un posto di lavoro meglio pagato, o pi\u00f9 rispondente alle loro esigenze quali che siano; secondo, fisiologicamente le assunzioni a termine aumentano quando le imprese scommettono sulla crescita e diminuiscono nella situazione opposta; secondo il Centro Studi Confindustria sia la curva del PIL che quella degli investimenti \u00e8 destinata a rallentare nel 2024 e il livello di occupazione a stabilizzarsi, e queste prospettive inducono a prudenza le imprese circa il fare nuove assunzioni.<br \/>\nMa questa situazione, apparentemente contingente, induce a considerare un altro aspetto della questione: quello per cui un\u2019alta domanda di lavoro resta in buona parte insoddisfatta nonostante un\u2019alta offerta, rappresentata in primo luogo dal numero dei disoccupati (1.998.000) ma potenzialmente anche dai NEET, cio\u00e8 giovani tra 15 e 29 che non lavorano e non studiano (circa 2.000.000) e dagli \u201cscoraggiati\u201d (coloro che non cercano lavoro poich\u00e9 convinti di non trovarlo, circa 1 milione e 100.000). E\u2019 il fenomeno noto come Mismatch, che in Italia \u00e8 puntualmente monitorato dall\u2019Osservatorio Excelsior, del sistema Unioncamere, che si basa sulle comunicazioni aziendali riguardo alle assunzioni previste. Per il trimestre novembre \u201923 \u2013 gennaio \u201924 le imprese intendono fare 1.300.000 assunzioni, ma valutano che il 48% saranno di difficile o impossibile realizzazione. Attenzione, non si tratta di professionalit\u00e0 rare ed elevatissime: la categoria che presenta pi\u00f9 difficolt\u00e0 di reperimento (tra i 52% e il 68%) \u00e8 quella degli operai specializzati e conduttori di impianti, che costituiscono quasi la met\u00e0 della mano d\u2019opera necessaria, mentre quella di dirigenti e professioni intellettuali ha difficolt\u00e0 di reperimento tra il 33% e il 46%. E\u2019 importante notare che perfino nella categoria delle professioni non qualificate (circa il 15% della domanda) la difficolt\u00e0 di reperimento tocca il 37%. Non \u00e8 un trend nuovo, ma sta crescendo senza sosta: il tasso di posti vacanti nelle imprese \u00e8 costantemente salito da poco meno dell\u20191% di inizio 2016 fino al 2,2% di fine 2022 (con l\u2019eccezione ovviamente del periodo di lock down). A questi dati viene obiettato che i tassi di posti vacanti sono anche pi\u00f9 alti in alcune economie sviluppate dell\u2019UE: in Germania per esempio siamo al 4,7% nei servizi e al 2,6% nell\u2019industria, e in Olanda ancora di pi\u00f9. Ma si tratta di Paesi nei quali il tasso di disoccupazione \u00e8 quasi frizionale e quello di inattivit\u00e0 molto basso, quindi il mismatch \u00e8 da attribuire essenzialmente all\u2019eccesso di domanda rispetto ad un\u2019offerta scarsa. Ben diverso il nostro caso, nel quale una domanda di lavoro quasi compulsiva corrisponde ad un\u2019offerta di lavoro disperata che non riescono ad incontrarsi.<br \/>\nUn problema strutturale, che non si pu\u00f2 pensare di risolvere facendo appello alla spontaneit\u00e0 del mercato, e neanche ricorrendo a scorciatoie, come quelle cui, come detto all\u2019inizio, sembra interessato il Governo Meloni, ossia incentivi economici sul lato del costo del lavoro: come gi\u00e0 parzialmente dimostrato dai dati del 2021 e 2022 (vedi sopra) a fronte di questo tipo di interventi \u201cil cavallo non beve\u201d, o beve molto poco. E questo per un motivo ben fondato: il costo del lavoro che per molti anni \u00e8 stato un freno alla crescita \u00e8 calato sensibilmente: \u00e8 ora di 29.400 \u20ac per addetto, a fronte di 30.500 della media UE, quando nel 2008 era di 3.600 \u20ac pi\u00f9 alto; nel 2008 era di 2.700 \u20ac inferiore al costo\/addetto tedesco, mentre ora \u00e8 inferiore di 9.000 \u20ac; nei confronti della Francia era 6.000 \u20ac e ora \u00e8 a quota 11.400 (Fonte Eurostat).<br \/>\nSulle retribuzioni vi sarebbero altre considerazioni da fare, ma occorrerebbe pi\u00f9 spazio. Per\u00f2 \u00e8 evidente anche ad un esame superficiale che da un lato \u00e8 stato proprio il costo del lavoro in discesa a favorire (ovviamente insieme ad altri fattori) la crescita monstre del dopo Covid, soprattutto nel comparto dei servizi e delle costruzioni, dove i salari sono pi\u00f9 bassi; cos\u00ec come l\u2019impaludamento della dinamica retributiva deprime il lavoro soprattutto nelle fasce pi\u00f9 professionalizzate. Tentativi di affrontare questi due problemi con ulteriori sgravi fiscali e\/o contributivi rischiano di essere patetici e destinati solo alla propaganda.\u00a0 anzich\u00e9 affrontarli alla radice.<br \/>\nIl mismatch, ben lungi dal poter essere considerato fisiologico in queste dimensioni e con questa dinamica di crescita, \u00e8 la spia di una situazione che fa ormai fatica a crescere ancora e rischia di andare in crisi se appena gli indicatori economici generali dovessero flettere. Promuovere il binomio produttivit\u00e0-contrattazione e mettere in campo politiche attive del lavoro adeguate, e non imitazioni burocratiche, \u00e8 la strada per rendere efficiente il mercato del lavoro ed evitare che i migliori professionisti scappino all\u2019estero.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dati Istat sul mercato del lavoro di ottobre sono ottimi, ma resta accesa qualche spia di allarme: cresce l&#8217;occupazione, ma cresce anche il mismatch &#8211; Occorre promuovere il binomio produttivit\u00e0-contrattazione . 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