
{"id":63205,"date":"2024-01-14T18:39:41","date_gmt":"2024-01-14T17:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63205"},"modified":"2024-01-14T18:39:41","modified_gmt":"2024-01-14T17:39:41","slug":"loccupazione-cresce-per-effetto-dellexport-ma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63205","title":{"rendered":"L&#8217;OCCUPAZIONE CRESCE PER EFFETTO DELL&#8217;EXPORT, MA&#8230;"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Nonostante il dato complessivo molto positivo, il nostro mercato del lavoro soffre sempre di una assai carente partecipazione delle nuove generazioni e di un grave difetto di comunicazione tra domanda espressa dalle imprese e offerta di manodopera<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Numero 156 del bollettino<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, a cura <strong>di Claudio Negro<\/strong>, 11 gennaio 2024 &#8211; \u00c8 online su questo sito anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63135\">il numero precedente<\/a> dello stesso bollettino\u00a0 <\/em><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Ancora decisamente buoni i dati del rapporto ISTAT sull\u2019occupazione riferito al mese di Novembre 2023: cresce il numero degli occupati (+ 30.000 rispetto al mese precedente, addirittura +520.000 rispetto a un anno fa) e cresce in termini \u201cbuoni\u201d: per l\u201983% si tratta di posti di lavoro a tempo indeterminato, e per il 70% sono donne. Il tasso di disoccupazione giovanile scende (-2,4%) ma soltanto come effetto statistico del fatto che aumentano gli inattivi. La tendenza positiva iniziata dopo la fine dell\u2019epidemia continua, fortunatamente. Ma \u00e8 opportuno azzardare qualche spiegazione e qualche lookout.<br \/>\nQuanto alle spiegazioni pare essere necessario far chiarezza sul perch\u00e9 un\u2019economia con un PIL sostanzialmente fermo nell\u2019ultimo anno, consumi interni, produzione industriale e indice di fiducia delle imprese altrettanto fermi, abbia potuto produrre negli ultimi mesi dell\u2019anno una crescita occupazionale di qualit\u00e0 e quantit\u00e0. La risposta \u00e8 inevitabilmente che si \u00e8 prodotto in gran quantit\u00e0 per l\u2019expo (+65% rispetto al 2020) e che siamo stati competitivi anche grazie a costi di produzione costanti rispetto a quelli in crescita dell\u2019UE: nel 2023 l\u2019aumento del costo del lavoro, del tutto analogo a quello delle retribuzioni contrattuali, \u00e8 stato poco superiore al 2%, a fronte di un\u2019inflazione molto maggiore. Sar\u00e0 utile, per un giudizio pi\u00f9 completo, vedere anche il dato delle ore lavorate.<br \/>\nUn\u2019osservazione interessante si pu\u00f2 fare a proposito dell\u2019et\u00e0 della popolazione occupata: nella misura del 77% ha oltre 35 anni, ed \u00e8 un dato che aumenta lentamente ma costantemente, confermato da un altro numero significativo, ossia il tasso di disoccupazione rispetto alla popolazione delle classi di et\u00e0: nella fascia pi\u00f9 anziana (50-64 anni), pur scontando un tasso di attivit\u00e0 molto basso in relazione al congruo numero di pensionati, la disoccupazione \u00e8 al 3,3%, nella fascia tra 35 e 49 al 5,6%. Mentre nella fascia pi\u00f9 giovane (25-34 anni) \u00e8 al 7,8%. Non \u00e8 strano, in un paese a crescita demografica sottozero, che sia pi\u00f9 alto e in crescita il\u00a0 numero degli occupati anziani: ci\u00f2 che \u00e8 meno naturale \u00e8 che sia significativamente pi\u00f9 alto il tasso di disoccupazione dei giovani rispetto alla popolazione della loro et\u00e0. Stiamo parlando di persone con pi\u00f9 di 24 anni, quindi normalmente al di fuori di percorsi formativi. Il che ci riporta ad un fenomeno molto nostrano, quello dei NEET, cio\u00e8 di coloro che non lavorano n\u00e9 studiano: i NEET in Italia rappresentano il 25,1% della popolazione compresa tra i 15 e i 34 anni (circa tre milioni di giovani). I giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi, ottenendo al massimo la licenza media e decidendo poi di non frequentare la scuola superiore o altri percorsi di formazione, costituiscono il 12,7% del totale, una cifra di tre punti pi\u00f9 alta rispetto alla media europea. Si tratta quindi di 517mila giovani complessivamente, appunto il 25,1% della classe di et\u00e0, pari a circa il doppio della media europea (13%). Dato di per s\u00e9 tragico, ma ulteriormente peggiorato da quello relativo ai giovani che hanno completato il percorso di formazione ma non trovano lavoro, con cui siamo al 40% del totale.<br \/>\nQuesto dato \u00e8 strettamente correlato a quello relativo al mismatch tra domanda e offerta di lavoro; facciamo ancora una volta riferimento all\u2019osservatorio Excelsior di UnionCamere e ANPAL: per Gennaio il sistema delle imprese ha bisogno di assumere 508.000 persone, che si prevedono di difficile reperibilit\u00e0 per il 49,2% soprattutto per la mancanza di candidature.<br \/>\nUn mercato del lavoro dal quale restano esclusi (o si autoescludono) il 40% dei giovani e che contemporaneamente non riesce a trovare quasi il 50% dei lavoratori di cui ha bisogno \u00e8 molto malato, nonostante le performances positive attuali.<br \/>\nPer un outlook valido anche nel medio-breve periodo possiamo far riferimento ai seguenti dati: il PIL del 2023 tende verso poco pi\u00f9 di 0, sostenuto sostanzialmente dall\u2019export; idem la produzione industriale. Il clima di fiducia delle imprese verso la fine del \u201993 ha teso a scendere sotto lo 0; gli indicatori di competitivit\u00e0 tendono al ribasso (per la verit\u00e0 come in tutta Europa).<br \/>\nNei prossimi mesi sono difficilmente prevedibili scatti in avanti: \u00e8 prevedibile che si consolidi la tendenza delle imprese ad assumere stabilmente, ma bisogner\u00e0 vedere come impatter\u00e0 in questo senso il rinnovo dei CCNL, soprattutto in quei comparti come il commercio che sono fermi da parecchi anni. In ogni caso, prima o poi occorrer\u00e0 affrontare seriamente la malattia del mercato del lavoro italiano.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante il dato complessivo molto positivo, il nostro mercato del lavoro soffre sempre di una assai carente partecipazione delle nuove generazioni e di un grave difetto di comunicazione tra domanda espressa dalle imprese e offerta di manodopera . 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