
{"id":63263,"date":"2024-02-17T11:27:06","date_gmt":"2024-02-17T10:27:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63263"},"modified":"2024-02-17T11:40:06","modified_gmt":"2024-02-17T10:40:06","slug":"intervista-sul-rovesciamento-del-paradigma-del-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63263","title":{"rendered":"INTERVISTA SUL ROVESCIAMENTO DEL PARADIGMA DEL MERCATO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">\u00c8 una frazione sempre pi\u00f9 ampia, comunque gi\u00e0 maggioritaria, quella delle persone che vivono del proprio lavoro in grado di &#8220;usare&#8221; il mercato, esercitando un potere effettivo di scelta tra le imprese interessate alla loro prestazione &#8211; Che cosa manca perch\u00e9 uno spazio effettivo di libert\u00e0 in questo campo sia assicurato a tutti<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Matteo Colombo pubblicata sul Bollettino Adapt il 12 febbraio 2024 \u2013\u00a0L\u2019intervista\u00a0\u00e8 parte di una serie dedicata a una rivisitazione dei miei scritti pubblicati nell\u2019arco degli ultimi 50 anni; questa prende spunto dal mio libro <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55591\">L&#8217;intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l&#8217;imprenditore<\/a> <em>(Rizzoli, 2020) <\/em>\u2013<em>\u00a0Su questo sito sono disponibili anche le altre\u00a0 interviste precedenti della stessa serie: v. tra le altre\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63088\">Il mercato del tempo di lavoro<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63098\">La partecipazione dei lavoratori nell\u2019azienda<\/a>\u00a0 <\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-55695\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-186x300.jpg\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-186x300.jpg 186w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-93x150.jpg 93w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-768x1241.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-634x1024.jpg 634w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2.jpg 1594w\" sizes=\"auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/a>In una relazione del 2007 avevi gi\u00e0 messo a fuoco gli ostacoli che impediscono ai lavoratori di selezionare e \u201cingaggiare\u201d l\u2019imprenditore, ma anche le ragioni per cui, invece, il mercato del lavoro va considerato sempre di pi\u00f9 come un luogo dove sono anche le persone che vivono del proprio lavoro a scegliere l\u2019impresa pi\u00f9 capace di valorizzarlo. Perch\u00e9, a distanza di tredici anni, sei voluto tornare su questo tema, dedicandogli il libro <em>L\u2019intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l\u2019imprenditore<\/em>, pubblicato nel 2020, e in particolare il capitolo qui riportato?<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 negli anni immediatamente precedenti erano stati diffusi i risultati impressionanti \u2013 ma per lo pi\u00f9 ignorati dall\u2019opinione pubblica \u2013 dell\u2019indagine svolta da Unioncamere e Anpal sulle difficolt\u00e0 che le imprese gi\u00e0 allora incontravano nel reperimento delle persone di cui avevano bisogno. Nel 2019 gi\u00e0 si parlava di un posto su tre che rimaneva per lunghi periodi scoperto per la non disponibilit\u00e0 di persone che potessero ricoprirlo; e la difficolt\u00e0 non riguardava soltanto i profili professionali pi\u00f9 elevati, bens\u00ec anche profili di manodopera con qualificazione medio-bassa, suscettibile di essere acquisita con percorsi di formazione relativamente brevi e poco costosi. Il paradosso era che, mentre centinaia di migliaia di posti, anche poco qualificati, restavano scoperti per mancanza di chi potesse ricoprirli, il tasso di disoccupazione italiano restava assai elevato, se non ricordo male sopra l\u20198 per cento. Da questi dati mi parve che potesse trarsi innanzitutto la conferma della necessit\u00e0 di abbandonare la visione tradizionale di un mercato del lavoro caratterizzato da una sovrabbondanza strutturale dell\u2019offerta di manodopera rispetto alla domanda: visione che invece viene tuttora presentata come ragion d\u2019essere dell\u2019intero ordinamento protettivo del lavoro. Mi parve inoltre che dovesse trarsene un buon motivo per proporre un rovesciamento del paradigma del mercato del lavoro: non pi\u00f9 luogo dove le persone che vivono del proprio lavoro possono soltanto farsi selezionare e ingaggiare da parte delle imprese, ma un luogo dove possono essere \u2013 e sempre pi\u00f9 diffusamente sono davvero \u2013 le persone stesse a selezionare e scegliere le imprese che possono meglio valorizzare il loro lavoro. E dove, se si manifesta una loro debolezza nei confronti della controparte imprenditoriale, ci\u00f2 non \u00e8 dovuto a un difetto quantitativo della domanda di manodopera, bens\u00ec semmai a un difetto di servizi capaci di mettere in comunicazione domanda e offerta in modo efficace.<\/p>\n<p><strong>Tra le diverse misure che proponi nel tuo scritto per la costruzione di un \u00abmercato dell\u2019intrapresa\u00bb nel quale le persone abbiano la possibilit\u00e0 pi\u00f9 larga di scelta, tu attribuisci grande importanza all\u2019attivazione di centri territoriali nei quali sia i giovani in cerca di prima occupazione, sia gli adulti in cerca di un\u2019occupazione diversa dalla precedente, possano trovare servizi efficaci di orientamento professionale, di informazione sui molti sbocchi occupazionali possibili e sui percorsi di formazione disponibili per potervisi candidare. Ora il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha previsto importanti stanziamenti, nella Missione 5, con l\u2019obiettivo di \u00abriformare il sistema delle politiche attive del lavoro e della formazione professionale\u00bb. A tuo giudizio, questi investimenti vanno nella direzione giusta?<br \/>\n<\/strong>Negli intendimenti dichiarati s\u00ec. Nell\u2019attuazione pratica di questi investimenti vedo ancora poche idee chiare e molta tendenza a interpretare il progetto in continuit\u00e0 con il vecchio modo d\u2019essere \u2013 principalmente burocratico \u2013 del nostro sistema di servizi pubblici per l\u2019impiego. Non dappertutto: l\u2019agenzia milanese per il lavoro e la formazione, Afol Metropolitana, per esempio, \u00e8 impegnata ormai da tre anni in un progetto molto impegnativo e coraggioso, che consiste nella creazione di una rete di \u201chub\u201d concepiti in modo moderno, essenzialmente come luoghi di svolgimento di servizi di orientamento, informazione e avviamento a corsi di formazione mirata agli sbocchi esistenti, luoghi di incontro tra le imprese che hanno difficolt\u00e0 a trovare i profili di cui hanno bisogno (o le loro associazioni) e le persone che possono essere interessate al tipo di lavoro richiesto. Ma nel resto del Paese vedo scarseggiare gravemente i progetti di questo genere e prevalere la burocrazia rispetto ai servizi per l\u2019incontro fra domanda e offerta di lavoro. E vedo, soprattutto, prevalere la vecchia burocrazia sulla nuova progettualit\u00e0 al centro del sistema.<\/p>\n<p><strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-42979\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"112\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-150x56.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL.png 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A che cosa ti riferisci?<br \/>\n<\/strong>Alla rinuncia, compiuta dal Governo Conte II, allo strumento principale della nuova progettualit\u00e0, che avrebbe dovuto essere costituito dall\u2019Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, l\u2019ANPAL. Nel periodo immediatamente precedente questa Agenzia era stata funestata da un Presidente italo-americano che pretendeva di dirigerla \u201cin smart-working\u201d, dal Mississippi, e che la ha letteralmente paralizzata per un intero anno. Poi essa \u00e8 stata data sostanzialmente per morta e la sua struttura \u00e8 stata reinserita in seno alla struttura ministeriale. Tutte le migliori esperienze disponibili nel panorama internazionale mostrano invece l\u2019importanza di una agenzia dotata delle competenze necessarie e di una piena autonoma dall\u2019apparato ministeriale, responsabilizzata in relazione a obiettivi precisi di efficienza e di produttivit\u00e0 del sistema, capace di valorizzare in modo flessibile le professionalit\u00e0 migliori disponibili. Se si rinuncia a uno strumento come questo senza neppure aver tentato di farlo funzionare, non ci si pu\u00f2 stupire che nell\u2019attuazione del PNRR prevalga poi l\u2019approccio burocratico tipicamente proprio dell\u2019apparato ministeriale.<\/p>\n<p><strong> Tra i problemi riguardanti l\u2019incontro tra domanda e offerta di lavoro metti al primo posto quello del sistema della formazione professionale, che funziona male, e delinei un meccanismo di monitoraggio capillare, attraverso la trasparenza e l\u2019incrocio dei dati sulla formazione con quelli dei flussi occupazionali, che avrebbe la virt\u00f9 di farla funzionare molto meglio. Come spieghi che questa soluzione non sia stata attivata?<br \/>\n<\/strong>In realt\u00e0 l\u2019attivazione di quel meccanismo \u00e8 prevista esplicitamente da uno dei decreti attuativi del c.d. Jobs Act: il d.lgs. n. 150 del 2015, agli articoli da 13 a 16, istituisce proprio l\u2019anagrafe della formazione, disponendo che i suoi dati vengano incrociati con quelli delle Comunicazioni Obbligatorie al ministero del Lavoro sui flussi occupazionali. In questo modo potrebbe essere verificata sistematicamente, a tappeto, l\u2019efficacia di ciascun corso di formazione per inoccupati o disoccupati finanziato con il denaro pubblico, che \u00e8 misurata appunto dal tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi di chi ha frequentato ciascun corso. Su queste norme si era raggiunta un\u2019intesa tra Stato e Regioni; senonch\u00e9, dopo l\u2019esito negativo del referendum sulla riforma costituzionale, n\u00e9 il Governo centrale n\u00e9 alcuna delle Regioni hanno ritenuto di attuare quel meccanismo, nonostante che esso sia previsto in una legge dello Stato.<\/p>\n<p><strong> Non ritieni che, anche in questo contesto, il ruolo della rappresentanza possa essere decisivo, ad esempio nell\u2019immaginare pi\u00f9 solide e strutturate forme di collaborazione con il sistema educativo, grazie al potenziamento dell\u2019apprendistato duale o comunque di istituti in grado di far dialogare formazione e lavoro?<br \/>\n<\/strong>Se con l\u2019espressione \u201crappresentanza\u201d intendi indicare il sindacato, rispondo che s\u00ec, il sindacato \u2013 soprattutto quello confederale \u2013 potrebbe svolgere un ruolo di notevole rilievo in questo campo. Ma occorrerebbe che esso incominciasse a occuparsi in modo organico degli interessi delle persone nel mercato del lavoro, e non soltanto del loro interesse in azienda, nell\u2019ambito di un rapporto di lavoro gi\u00e0 costituito.<\/p>\n<p><strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/A-che-cosa-serve-il-sindacato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-56173\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/A-che-cosa-serve-il-sindacato.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/A-che-cosa-serve-il-sindacato.jpg 180w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/A-che-cosa-serve-il-sindacato-96x150.jpg 96w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a>Fin qui \u00e8 la parte del tuo discorso dedicata al potenziamento della capacit\u00e0 effettiva degli individui di \u201cusare il mercato del lavoro\u201d. Se passiamo alla parte dedicata al potenziamento della capacit\u00e0 di \u201cscelta dell\u2019imprenditore\u201d da parte del collettivo dei lavoratori di un\u2019azienda in crisi, nella tua riflessione assume un ruolo centrale la rappresentanza sindacale, la quale \u00e8 chiamata a svolgere la funzione di vera e propria \u00abintelligenza collettiva del lavoro\u00bb. In questa prospettiva il sindacato dovrebbe ripensare il proprio profilo nella societ\u00e0 e nel mercato del lavoro contemporanei?<br \/>\n<\/strong>Il sindacato confederale sicuramente s\u00ec. Su questo punto il discorso svolto nel libro del 2020 si salda con quello svolto nel libro del 2005, <em>A che cosa serve il sindacato<\/em>: il discorso su un sindacato capace di guidare i lavoratori nella valutazione di un piano industriale anche fortemente innovativo, della qualit\u00e0 dell\u2019imprenditore che lo propone, sul piano tecnico ma anche su quello dell\u2019etica industriale, e, se la valutazione \u00e8 positiva, che sappia stipulare con quell\u2019imprenditore una scommessa comune sul successo del piano. Un sindacato capace, poi, di esercitare un controllo effettivo sull\u2019attuazione del piano concordato: qui si apre il capitolo della partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa. E un sindacato capace, ovviamente, dopo che la scommessa sar\u00e0 stata vinta, di controllare l\u2019equa divisione dei suoi frutti. \u00c8 un modello di sindacato profondamente diverso da quello che ha dominato in Italia per tutta la seconda met\u00e0 del secolo passato, tutto teso soltanto a rivendicare diritti, sul presupposto dell\u2019antagonismo tra impresa e lavoro, e a rifiutare qualsiasi forma di corresponsabilizzazione nell\u2019impresa stessa. Ho proposto, per questo aspetto, uno schema di classificazione dei modelli di sindacato \u2013 e, corrispondentemente, di relazioni industriali \u2013 fondato sui due prototipi contrapposti, il sindacato \u03b1 e il sindacato \u03c9. Ovviamente, la realt\u00e0 presenta molte sfumature intermedie fra questi due estremi.<\/p>\n<p><strong> La sfida che delinei investe anche la rappresentanza delle imprese? Quali sono le principali criticit\u00e0 che vedi a questo riguardo, nell\u2019ottica dello sviluppo di un \u00abmercato dell\u2019intrapresa\u00bb?<br \/>\n<\/strong>Provo a rispondere a questa domanda assai difficile. Quello che ho proposto circa la necessit\u00e0 di sperimentare anche un sindacalismo partecipativo, capace di guidare i lavoratori nella scommessa comune con l\u2019imprenditore sul piano industriale buono, sul quale valga la pena di rischiare qualche cosa anche da parte loro, \u00e8 un discorso che riguarda essenzialmente il sistema delle relazioni industriali al livello della singola impresa, non il sistema nazionale. Le associazioni imprenditoriali potrebbero per\u00f2, forse, svolgere un ruolo positivo promuovendo nel <em>management<\/em> un\u2019apertura culturale su questo tema; quanto meno in una parte delle proprie associate. Mi sembra, comunque, che n\u00e9 Confindustria n\u00e9 Confcommercio abbiano svolto un ruolo di apertura su questo terreno: mi riferisco in particolare alla loro chiusura netta nei confronti delle iniziative legislative dell\u2019ultimo decennio in materia di promozione delle pratiche partecipative nelle aziende.<\/p>\n<p><strong>Nel libro citi diversi casi, italiani e non solo, dove, sia in positivo sia in negativo, i lavoratori sono intervenuti collettivamente per scegliere l\u2019imprenditore, per lo pi\u00f9 in prossimit\u00e0 o in coincidenza con una fase di crisi aziendale. Mi sembra di capire che, per\u00f2, la tua proposta sia ben pi\u00f9 ampia, e non riguardi solo un nuovo modo di gestire le crisi aziendali, bens\u00ec anche un modo di gestire i rapporti ordinari tra lavoratori e imprenditore. Come si pu\u00f2 far s\u00ec che anche nelle imprese meno strutturate, in settori caratterizzati da un\u2019alta instabilit\u00e0 occupazionale, o dove sono particolarmente diffuse forme di lavoro c.d. atipico, sia possibile immaginare forme di aggregazione collettiva capaci di dare voce e forza all\u2019agire dei lavoratori e alle loro proposte, anche al di fuori di situazioni di crisi?<br \/>\n<\/strong>Mettiamola cos\u00ec: tutti i casi che conosco e che ho discusso nel terzo capitolo de <em>L\u2019intelligenza del lavoro<\/em>, di \u201cscelta dell\u2019imprenditore\u201d da parte del collettivo dei lavoratori di una azienda, sono casi di crisi dell\u2019impresa. \u00c8 nella crisi che pu\u00f2 presentarsi l\u2019opportunit\u00e0 di trattare un nuovo piano industriale con un nuovo imprenditore; ed \u00e8 l\u00ec che si richiede la capacit\u00e0 del sindacato di valutare il nuovo piano e l\u2019affidabilit\u00e0 di chi lo propone. Per\u00f2 questa capacit\u00e0 il sindacato deve incominciare a esercitarla anche prima della crisi, quando non si tratta di ingaggiare un nuovo imprenditore, bens\u00ec di controllare ci\u00f2 che fa il vecchio. Questo mestiere, certo, il sindacato lo svolge pi\u00f9 facilmente se l\u2019organico aziendale \u00e8 composto in prevalenza di persone assunte a tempo pieno e a tempo indeterminato; ma non \u00e8 affatto escluso che possa svolgerlo anche in aziende dove prevalgano altri tipi di rapporto di lavoro.<\/p>\n<p><strong> Le associazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro gi\u00e0 oggi dispongono di strumenti per accompagnare i lavoratori in transizione, per incrociare domanda e offerta di lavoro, e fornire supporto anche alle stesse imprese: mi riferisco, in particolare, agli enti bilaterali. Ritieni che questi enti possano oggi riscoprire e conseguentemente svolgere quel ruolo di \u00absedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro\u00bb che la c.d. Legge Biagi riconosceva loro (d. lgs. n. 276\/2003, art. 2, c. 1, lett. <em>h<\/em>)?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, a patto che gli enti bilaterali accettino di sottoporsi a un monitoraggio sistematico dell\u2019efficacia della loro azione: una rilevazione capillare degli esiti occupazionali della formazione impartita a inoccupati e disoccupati, uno screening continuativo e penetrante degli effetti della \u201cformazione continua\u201d fornita al personale gi\u00e0 occupato. Altrimenti, \u00e8 sempre in agguato il rischio della autoreferenzialit\u00e0, del dare per scontata la propria ragion d\u2019essere.<\/p>\n<p><strong>Il volume nel quale \u00e8 stato pubblicato il capitolo in commento risale al 2020, in piena emergenza pandemica. In quel contesto veniva auspicato lo sviluppo di relazioni industriali collaborative e capaci di adattarsi ai diversi contesti produttivi e territoriali, per rispondere alla crisi in atto in modo rapido e incisivo. Ne sono stati un esempio i numerosi protocolli anti-contagio sottoscritti dalle parti sociali. Negli anni successivi, sembra invece tornata in auge negli ambienti politico-sindacali un\u2019impostazione pi\u00f9 conflittuale e rivendicativa, anche attraverso la riproposizione della tesi di uno strutturale antagonismo tra capitale e lavoro. Ritieni che questo fenomeno possa essere un ostacolo per la realizzazione di quel \u00abmercato dell\u2019intrapresa\u00bb di cui scrivi, o al contrario possa essere utile per ridare forza e riconoscibilit\u00e0 all\u2019agire sindacale?<br \/>\n<\/strong>L\u2019idea dell\u2019antagonismo insuperabile tra capitale e lavoro \u00e8 molto radicata nel nostro Paese; e non mi sembra che gli accordi sindacali stipulati durante la pandemia per fronteggiare la diffusione del contagio, pur sicuramente utilissimi, possano considerarsi come manifestazioni di una cultura sindacale diversa, pi\u00f9 moderna. Mi sembra invece che una novit\u00e0 significativa vada ravvisata nell\u2019attenzione che diversi sindacati di settore incominciano a manifestare nei confronti della possibilit\u00e0 di attirare in Italia imprese straniere: per esempio, <em>La Repubblica<\/em> del 30 dicembre 2023 riportava la notizia secondo cui i sindacati confederali del settore auto si stanno attivando per attirare in Italia un\u2019impresa cinese produttrice di auto elettriche. Ecco: qui emerge proprio quell\u2019attivarsi collettivo dei lavoratori per \u201cingaggiare\u201d l&#8217;imprenditore, di cui parlo ne <em>L\u2019intelligenza del lavoro<\/em>. Di pi\u00f9: qui emerge la capacit\u00e0 del sindacato di mettere a frutto la globalizzazione a proprio vantaggio, sfruttando la concorrenza tra imprenditori in un \u201cmercato dell\u2019intrapresa\u201d che si estende all\u2019intero pianeta. Se questa capacit\u00e0 del sindacato si sviluppa, con essa si svilupper\u00e0 necessariamente anche la consapevolezza che non pu\u00f2 esserci buon lavoro senza un buon imprenditore; che dunque anche il buon imprenditore \u00e8 necessario, svolge un ruolo socialmente utile che gli deve essere riconosciuto.<\/p>\n<p><strong> In apertura del libro del 2020 scrivi che \u00abdobbiamo smettere di pensare che le risposte ai problemi posti dalla globalizzazione, dall\u2019automazione, dall\u2019intelligenza artificiale possano consistere nell\u2019ennesima sostituzione di questo o quel comma tra i milioni che riempiono le annate della <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>. \u00c8 una sfida alla quale dobbiamo rispondere soprattutto con un adeguamento della nostra cultura delle relazioni industriali\u00bb. A quattro anni di distanza, c\u2019\u00e8 qualche cosa che aggiungeresti a questo proposito?<br \/>\n<\/strong>In questi quattro anni si \u00e8 verificato un fenomeno che i <em>media<\/em> hanno presentato come del tutto nuovo, senza precedenti: la c.d. <em>Great Resignation<\/em>, ovvero un brusco aumento della mobilit\u00e0 spontanea dei lavoratori, alla ricerca di condizioni di vita e di lavoro migliori. In realt\u00e0, la sola novit\u00e0 sta nel picco di dimissioni che si \u00e8 registrato nel 2021; ma la mobilit\u00e0 spontanea dei lavoratori era un fenomeno noto e studiato da almeno un quarto di secolo (penso soprattutto, qui da noi, agli studi di Bruno Contini e di Ugo Trivellato). Quella mobilit\u00e0 \u00e8 espressione diretta della capacit\u00e0 di una parte sempre pi\u00f9 ampia di persone di \u201cusare\u201d il mercato del lavoro, di esercitare una scelta tra le imprese disponibili, per andare a lavorare in quella pi\u00f9 capace di valorizzare il loro lavoro. Questo fenomeno, cui sono dedicati i primi due capitoli del mio libro del 2020, impone di considerare il mercato del lavoro non pi\u00f9 soltanto come il luogo dove \u00e8 l\u2019imprenditore a scegliere la persona da assumere, ma anche come il luogo dove \u00e8 la singola persona a scegliere l\u2019imprenditore migliore dal suo punto di vista. Questo mutamento del paradigma impone un mutamento analogo nell\u2019intera strategia di protezione del lavoro dipendente: alla strategia fondata sull\u2019imposizione di standard di trattamento minimi inderogabili deve affiancarsi, e in parte gradualmente sostituirsi, una strategia mirata a estendere a tutte le persone la capacit\u00e0 di \u201cusare il mercato\u201d e ad ampliare il pi\u00f9 possibile la capacit\u00e0 di farlo di ciascuna persona. Il che implica un grande investimento mirato a innervare tutto il mercato del lavoro di servizi di orientamento, informazione, formazione mirata agli sbocchi effettivamente esistenti, assistenza alla mobilit\u00e0 geografica e professionale. Questa indicazione strategica vale per lo Stato, ma vale anche per il sindacato, che deve caratterizzarsi sempre di pi\u00f9 per l\u2019assistenza efficace offerta ai lavoratori anche nella ricerca dell\u2019impresa migliore.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una frazione sempre pi\u00f9 ampia, comunque gi\u00e0 maggioritaria, quella delle persone che vivono del proprio lavoro in grado di &#8220;usare&#8221; il mercato, esercitando un potere effettivo di scelta tra le imprese interessate alla loro prestazione &#8211; Che cosa manca perch\u00e9 uno spazio effettivo di libert\u00e0 in questo campo sia assicurato a tutti . 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