
{"id":63304,"date":"2024-05-03T17:32:27","date_gmt":"2024-05-03T16:32:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63304"},"modified":"2024-05-05T22:15:29","modified_gmt":"2024-05-05T21:15:29","slug":"il-dovere-di-restituire-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63304","title":{"rendered":"IL DOVERE DI RESTITUIRE TUTTO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Don Milani mi diceva che i modi per \u201crestituire tutto\u201d erano principalmente due: dedicarmi all\u2019insegnamento, oppure alla difesa dei diritti dei pi\u00f9 poveri, al sindacato. A 18 anni, prima ancora di laurearmi in giurisprudenza, scelsi di andare a lavorare come sindacalista di zona, in una piccola camera del lavoro alla periferia nord di Milano<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em><a href=\"https:\/\/labarcaeilmare.it\/rubriche\/don-milani-il-profeta\/\">Intervista a cura di Daniele Rocchetti<\/a> pubblicata sul sito <a href=\"http:\/\/www.labarcaeilmare.it\">www.labarcaeilmare.it<\/a> il 19 marzo 2024 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista pubblicata sui quotidiani del gruppo QN il 13 gennaio 2024<br \/>\n<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_63330\" style=\"width: 461px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-63330\" class=\"wp-image-63330 \" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana-300x115.jpg\" alt=\"\" width=\"451\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana-300x115.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana-150x57.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana-768x293.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Barbiana.jpg 930w\" sizes=\"auto, (max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-63330\" class=\"wp-caption-text\">Barbiana<\/p><\/div>\n<p>Pietro Ichino ha avuto la ventura di conoscere don Lorenzo Milani quando aveva l\u2019et\u00e0 di 10 anni e poi di poterlo incontrare con una certa frequenza e intrattenere con lui un rapporto continuativo negli anni dell\u2019adolescenza.<\/p>\n<p><strong>Quando e come hai conosciuto don Lorenzo?<br \/>\n<\/strong>Mia madre era cugina di Carla Sborgi, compagna di studi di Lorenzo a Brera tra la fine degli anni \u201930 e i primi \u201940, con la quale lui mantenne una forte amicizia per tutta la vita. A seguito della sua scelta di entrare in seminario si erano persi di vista; ma quando, nel 1958, lui invi\u00f2 a Carla il suo libro <em>Esperienze Pastorali<\/em> e lei lo prest\u00f2 ai miei genitori, essi ne rimasero folgorati e ne acquistarono duecento copie direttamente dall\u2019editore. Questi segnal\u00f2 l\u2019insolito acquisto all\u2019autore, e cos\u00ec si ristabil\u00ec il contatto tra don Lorenzo e mia madre, che lo invit\u00f2 a Milano per una settimana con i suoi allievi, che avevano all\u2019incirca la mia stessa et\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha significato questo incontro per la tua vita?<br \/>\n<\/strong>Era l\u2019aprile del 1959. Per quella settimana venni tolto da scuola in modo da poter partecipare con gli altri sei ragazzi \u2013 i suoi primi sei allievi \u2013 alla visita della grande citt\u00e0, guidata e commentata da lui. Con loro visitai due fabbriche, la Pirelli e la Siemens, andammo a uno spettacolo alla Scala, e con loro in quei giorni parlai di tutto, della mia scuola e della loro, della mia vita e della loro. In seguito, con i miei andammo pi\u00f9 volte a Barbiana; qualcuno dei ragazzi torn\u00f2 qualche volta a Milano, facendo tappa nei viaggi all\u2019estero che don Lorenzo organizzava per loro. E lui stesso si fermava da noi almeno a pranzo o a cena ogni volta che gli accadeva di venire a Milano. Coi ragazzi ne nacque una amicizia profonda, alimentata dalla curiosit\u00e0 reciproca: loro e io eravamo, pur in modi diversi, molto colpiti dalla diversit\u00e0 dei mondi a cui appartenevamo; e questa diversit\u00e0 era motivo di attrazione reciproca. Una amicizia che con alcuni di loro dura ancora a pi\u00f9 di sessant\u2019anni di distanza.<\/p>\n<p><strong>Cosa \u00e8 rimasto indelebile del tuo incontro con lui?<br \/>\n<\/strong>Tre o quattro anni dopo, durante una sua visita a Milano, dopo pranzo ero seduto accanto a lui su un divano della sala di casa nostra, tappezzata di libri. Indicando tutto quel ben di Dio, lui mi disse: \u201cPietro, tutto questo per ora non \u00e8 peccato; ma quando diventi maggiorenne, se non restituisci tutto diventa peccato\u201d. E lo disse davanti ai miei genitori, che maggiorenni erano da un bel pezzo; e dei quali, pure, era molto amico. Nella sua predicazione sapeva essere urticante anche con gli amici. Forse soprattutto con loro, perch\u00e9 voleva loro pi\u00f9 bene.<\/p>\n<p><strong>Loro come la presero?<br \/>\n<\/strong>In due modi diversi, ma entrambi positivi. Ho raccontato questa vicenda nel libro <em>La casa nella pineta<\/em> (Giunti, 2018). Qui posso ricordare solo che mia madre ne trasse motivo per dedicarsi interamente alla costruzione, con altre volontarie e volontari, del Centro Ausiliario Minorile del Tribunale dei Minorenni, dal quale venne un contributo fondamentale per lo svuotamento degli orfanotrofi, con l\u2019attuazione della nuova legge sull\u2019adozione speciale, e per la prima sperimentazione dell\u2019istituto dell\u2019affido familiare.<\/p>\n<p><strong>Quale fu, invece, l\u2019impatto della sua predicazione sulla tua vita?<br \/>\n<\/strong>Lui mi diceva che i modi per \u201crestituire tutto\u201d erano principalmente due: dedicarmi all\u2019insegnamento, oppure alla difesa dei diritti dei pi\u00f9 poveri, al sindacato. A 18 anni, prima ancora di laurearmi in giurisprudenza, scelsi di andare a lavorare come sindacalista di zona, in una piccola camera del lavoro alla periferia nord di Milano. Ci\u00f2 che diede un dolore non da poco a mio padre, che sperava di avermi con s\u00e9 nel suo studio legale. A lavorare nel sindacato poi rimasi per dieci anni, finch\u00e9 fui spedito in Parlamento: perch\u00e9 ero il \u201cbun de p\u00e8na\u201d, quello che sapeva leggere, scrivere e\u00a0 parlare in pubblico. La realt\u00e0, che ho cercato di raccontare ne <em>La casa nella pineta<\/em>, \u00a0\u00e8 che del privilegio della cultura, di avere studiato in una buona scuola, di essere cresciuto con dei genitori colti in una casa piena di libri, non te ne spogli facilmente: quel privilegio ti resta attaccato tutta la vita.<\/p>\n<p><strong>Cosa ricordi delle tue salite a Barbiana?<br \/>\n<\/strong>Sarebbe lungo raccontare tutto di quelle esperienze intensissime, che dentro di me eccitavano un tumulto di emozioni e che ogni volta mi legavano un po\u2019 di pi\u00f9 alla persona e alla predicazione di don Lorenzo. Mi limito a questo episodio: quando andammo l\u00ec per la prima volta, nel 1959, a Barbiana non erano ancora arrivate l\u2019energia elettrica, l\u2019acqua, il gas, il telefono, e neppure una strada carrozzabile. Don Lorenzo ci port\u00f2 a vedere il minuscolo cimitero che si trova a pochi passi sotto la pieve; e ci mostr\u00f2 un quadrato di terra dicendo che lo aveva acquistato dal Comune per essere sepolto l\u00ec. Allora aveva 36 anni: un\u2019intera vita davanti. La sera, durante il viaggio di ritorno a Milano, i miei genitori commentarono, colpiti, quella sua scelta: come poteva una persona cos\u00ec ricca di idee, valori e progetti, rassegnarsi a passare tutta la propria esistenza in un \u201cnon luogo\u201d come quello, apparentemente dimenticato da Dio e dagli uomini? Ma in seguito non tardammo a capire quella sua scelta: allora lui\u00a0 aveva gi\u00e0 deciso che quello era il luogo in cui il senso della sua vita si sarebbe compiutamente realizzato. E pochi anni dopo il \u201cnon luogo\u201d di Barbiana era gi\u00e0 diventato un faro di luce per l\u2019Europa intera e anche per il resto del mondo.<\/p>\n<p><strong>Non si pu\u00f2 cogliere il valore di don Lorenzo se non situandolo dentro una storia e un periodo preciso.<br \/>\n<\/strong>Il periodo \u00e8 quello degli anni \u201950 e \u201960, nel quale l\u2019Italia viveva il \u201cbipolarismo imperfetto\u201d tra DC e PCI, la Chiesa stava imboccando tra mille contrasti la strada del Concilio Vaticano II, la generazione dei nati dopo la guerra non aveva ancora avuto il \u201cbattesimo\u201d del \u201968, n\u00e9 il movimento sindacale aveva ancora avuto il \u201cbattesimo\u201d dell\u2019autunno caldo del \u201969. In quella stagione in cui tutto doveva ancora accadere, il ruolo di don Lorenzo non fu dissimile da quello dei grandi profetti di cui ci parla la Bibbia: sferz\u00f2 la Chiesa per la sua insensibilit\u00e0 di fronte all\u2019ingiustizia sociale; fu pi\u00f9 comunista dei comunisti, ma animato da un comunismo di matrice etica pi\u00f9 che politica; mise a nudo la grettezza del nazionalismo e del militarismo che innervavano ancora tanta parte della societ\u00e0 italiana; denunci\u00f2 il classismo della scuola pubblica, al tempo stesso individuando nella scuola lo strumento principale per la costruzione di una vera uguaglianza sociale.<\/p>\n<p><strong>Dunque, la scuola innanzitutto&#8230;<br \/>\n<\/strong>S\u00ec: don Lorenzo cap\u00ec con grande anticipo rispetto a tutti i progressisti dell\u2019epoca, allora fortemente egemonizzati dalla cultura marxista, che la vera rivoluzione sarebbe consistita non tanto nell\u2019appropriazione dei mezzi di produzione da parte degli operai e dei contadini, quanto nell\u2019appropriazione del linguaggio, della cultura, nella loro accessibilit\u00e0 per tutti. Questa \u00e8 una lezione che resta ancora attualissima, e in larga parte inattuata, a 100 anni dalla sua nascita e a 57 dalla sua morte.<\/p>\n<p><strong>Non ti fa sorridere il fatto che molti oggi, a differenza anche solo di qualche anno fa, lo tirino per la giacca per portarlo con forza nel proprio campo&#8230;<br \/>\n<\/strong>Questo \u00e8 un po\u2019 il destino di tutte le persone che <strong>\u00a0<\/strong>hanno segnato profondamente il proprio tempo, suscitando reazioni aspre finch\u00e9 sono state in vita, per poi essere \u201cscoperte\u201d a decenni di distanza anche da chi le aveva avversate. C\u2019\u00e8, peraltro, anche una nuova generazione di forti detrattori della figura del Priore di Barbiana; tra i quali anche qualcuno che lo ha studiato approfonditamente, come il professor Adolfo Scotto di Luzio, che pure \u00e8 un valente studioso di storia della pedagogia. Ma forse \u00e8 bene che sia cos\u00ec: perch\u00e9 il dibattito aiuta a conoscere pi\u00f9 a fondo la grande eredit\u00e0 che don Lorenzo Milani ci ha lasciato.<\/p>\n<p><strong>Quale libro &#8211; tra i moltissimi usciti in questi anni &#8211; suggerisci per chi volesse approfondire il profilo del Priore?<br \/>\n<\/strong>Uno \u00e8 l\u2019ultimo di Michele Gesualdi, l\u2019allievo che a don Lorenzo \u00e8 stato pi\u00f9 vicino, uno dei sei che vennero ospiti a Milano nell\u2019aprile 1959 e col quale l\u2019amicizia \u00e8 rimasta viva fino a quando la malattia ha avuto la meglio su di lui, nel gennaio 2018: <em>Don Lorenzo Milani. L\u2019esilio di Barbiana<\/em>, ed. San Paolo, 2016. Un altro \u00e8 <em>Hai nascosto queste cose ai sapienti. Don Lorenzo Milani, vita e parole per spiriti liberi<\/em>, ed. Giunti, 2023, scritto da Riccardo Cesari, di professione economista, ma profondissimo conoscitore di tutti gli scritti e la vita del Priore di Barbiana e, sul piano personale, suo appassionato seguace.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Milani mi diceva che i modi per \u201crestituire tutto\u201d erano principalmente due: dedicarmi all\u2019insegnamento, oppure alla difesa dei diritti dei pi\u00f9 poveri, al sindacato. A 18 anni, prima ancora di laurearmi in giurisprudenza, scelsi di andare a lavorare come sindacalista di zona, in una piccola camera del lavoro alla periferia nord di Milano . 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