
{"id":63393,"date":"2024-05-24T18:10:36","date_gmt":"2024-05-24T17:10:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63393"},"modified":"2024-05-24T18:10:36","modified_gmt":"2024-05-24T17:10:36","slug":"lavoro-ancora-dati-buoni-ma-le-contraddizioni-restano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63393","title":{"rendered":"LAVORO: ANCORA DATI BUONI, MA LE CONTRADDIZIONI RESTANO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;occupazione continua a crescere in percentuale e in valore assoluto (23,8 mln); restano stabili al 15% i posti di lavoro a termine; ci sono anche i primi segni di recupero salariale rispetto a una inflazione ridotta al minimo &#8211; Ma l'&#8221;inverno demografico&#8221; rischia seriamente di diventare una minaccia grave per il sistema economico italiano<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 161 del bollettino<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 7 maggio 20<strong>24, a cura di Claudio Negro <\/strong>&#8211; Su questo sito \u00e8 disponibile il n. 156 dello stesso bollettino, sul tema <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63205\">L&#8217;occupazione cresce per effetto dell&#8217;export, ma&#8230;<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"421\" height=\"108\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 421px) 100vw, 421px\" \/><\/a>Per l\u2019ennesima volta i dati ISTAT sull\u2019occupazione sono ottimi: il tasso d\u2019occupazione raggiunge il 62,1, record assoluto del XXI secolo. Poich\u00e9 (legittimamente) si obietta che questo e altri dati espressi in percentuale possano risentire, nel loro miglioramento, di una diminuzione del denominatore che corrisponde alla popolazione in et\u00e0 di lavoro che come noto decresce per ragioni demografiche, \u00e8 opportuno notare che il dato occupazionale cresce anche in termini assoluti: 23.849.000, \u00e8 anch\u2019esso record assoluto.<\/p>\n<p>Per lo sconforto di Landini \u00e8 inevitabile rimarcare che il numero dei contratti a tempo indeterminato cresce ancora (+10.000) stabilendo come ormai da diversi mesi il record storico; per una volta per\u00f2 non cala il numero dei contratti a termine: +6.000, che per\u00f2 sono dopo molto mesi di calo ben inferiori ai 3.118.000 di Aprile 2022. L\u2019incidenza del lavoro a termine \u00e8 ora del 15%, in flessione rispetto al 15,4% di gennaio.<br \/>\nIl tasso di inattivit\u00e0 cresce leggermente (+0,1%) ma si ferma ai livelli di Gennaio 2023. Come prevedibile in presenza di una crescita dell\u2019inattivit\u00e0 si riscontra un calo della disoccupazione (- 0,2%). La corrispondenza tra i due valori \u00e8 testimoniata anche dal curioso dato per cui su base trimestrale all\u2019aumento in numeri assoluti degli inattivi (+40.000) corrisponde un identico calo del numero di disoccupati (-40.000). La stabilit\u00e0 di questi dati, insieme ad una crescita continua dell\u2019occupazione descrive un mercato del lavoro stabile e discretamente solido.<br \/>\nCominciano a dare segnali di movimento anche le retribuzioni contrattuali, rinnovate per una copertura di quasi l\u201980% dei lavoratori dipendenti: mediamente le retribuzioni orarie sono cresciute del 3% rispetto a marzo 2023 e dello 0,3% rispetto a febbraio 2024, segno che coi nuovi CCNL i salari sono in crescita modesta ma non occasionale. Interessante mettere a fuoco il rapporto tra inflazione e aumenti contrattuali: nel comparto industriale nel primo trimestre l\u2019aumento medio salariale contrattuale \u00e8 stato del 4,7% rispetto al primo trimestre 2023 e per i servizi privati del 2,3% a confronto di un\u2019inflazione nello stesso periodo dell\u20191%. Segno che i nuovi CCNL tutelano con buon margine i salari dall\u2019inflazione e consentono anche di recuperare parte (quanta? Per quanto tempo?) del potere d\u2019acquisto perso prima del 2023. Resta il fatto che i salari italiani sono bassi in modo inaccettabile: ma questo argomento merita un\u2019analisi precisa e ben documentata.<br \/>\nFin qua le buone notizie.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno per\u00f2 un outlook su un futuro non lontanissimo: ammesso che la congiuntura economica non cambi verso, il mercato del lavoro italiano porta in s\u00e9 un paio di <em>bugs<\/em> che prima o poi potrebbero scatenare una crisi. Il primo \u00e8 quello del \u201cgelo demografico\u201d che progressivamente ridurr\u00e0 il numero delle forze di lavoro (occupati e in cerca di occupazione) aggravando il deficit che gi\u00e0 esiste tra domanda e offerta di lavoro. La risposta non potr\u00e0 essere che in una (o in tutt\u2019e due le seguenti opzioni: sostenere l\u2019offerta di lavoro attingendo al serbatoio dell\u2019immigrazione (occorrono per\u00f2 politiche mirate, soprattutto di formazione, come la Spagna sta gi\u00e0 sperimentando); oppure convincere a cercare lavoro almeno una parte degli inattivi.<br \/>\nSecondo bug, il mismatch, per cui le imprese cercano lavoratori senza trovarli e i lavoratori cercano, senza trovarle, le imprese. In questo caso la risposta al problema dovrebbe essere quello di politiche che consentano alle imprese di trovare i lavoratori, e viceversa: si chiamano politiche attive del lavoro, e in Italia sono praticate solo raramente e in poche zone del Paese.<br \/>\nEppure sono l\u2019unica risposta ai problemi di crisi del mercato del lavoro che si profilano in un futuro non lontano, o che addirittura, come il mismatch, sono gi\u00e0 qui. Tanto per dare un\u2019idea delle condizioni delle politiche attive in Italia basta guardare il grafico sotto, che rappresenta i tempi di transizione tra un lavoro e un altro per un lavoratore europeo: si prende in esame il percorso di un lavoratore (rioccupazione, inattivit\u00e0, disoccupazione) in un periodo di 12 mesi dal 2021 al 2022<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere l\u2019Italia occupa bravamente gli ultimi posti della classifica.<br \/>\n\u00c8 illusoria l\u2019idea di mantenere la crescita dell\u2019occupazione facendo sconti alle aziende sul costo del lavoro: nel 2023 solo il 18% degli avviamenti ha utilizzato le varie agevolazioni per assunzioni, quasi tutte peraltro con la \u201cdecontribuzione Sud\u201d.<br \/>\nRisorse che andrebbero pi\u00f9 opportunamente spese, finch\u00e9 siamo in tempo, per le politiche attive del lavoro.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;occupazione continua a crescere in percentuale e in valore assoluto (23,8 mln); restano stabili al 15% i posti di lavoro a termine; ci sono anche i primi segni di recupero salariale rispetto a una inflazione ridotta al minimo &#8211; Ma l&#8217;&#8221;inverno demografico&#8221; rischia seriamente di diventare una minaccia grave per il sistema economico italiano . 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