
{"id":63395,"date":"2024-05-24T11:12:24","date_gmt":"2024-05-24T10:12:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63395"},"modified":"2024-05-24T11:12:24","modified_gmt":"2024-05-24T10:12:24","slug":"che-cosa-fa-si-che-le-retribuzioni-medie-in-italia-ristagnino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63395","title":{"rendered":"CHE COSA FA S\u00cc CHE LE RETRIBUZIONI MEDIE IN ITALIA RISTAGNINO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Tra le cause: contrattazione collettiva che non tiene conto <\/span><span style=\"color: #993300;\">delle differenze <\/span><span style=\"color: #993300;\">di potere d\u2019acquisto sul territorio e di produttivit\u00e0 fra le aziende; insufficiente ricerca e sviluppo nelle imprese; struttura sociale che preferisce la famiglia a un mercato del lavoro efficiente<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista ad Andrea Ichino a cura di Alessandra Ricciardi su Italia Oggi del 10 maggio 2024 &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, la mia intervista del 3 maggio scorso ad <\/em>Affari Italiani<em>, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63323\">Ancora sulla stagnazione delle retribuzioni<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Italia-Oggi-Testata.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-61691\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Italia-Oggi-Testata-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Italia-Oggi-Testata-300x207.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Italia-Oggi-Testata-150x103.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Italia-Oggi-Testata.jpg 696w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In Italia i salari reali sono pi\u00f9 bassi del 1990, trent\u2019anni in cui gli italiani si sono impoveriti. Unici in Unione europea. Le cause? \u00abUna burocrazia asfissiante, che disincentiva gli investimenti. Una contrattazione collettiva troppo rigida, che non tiene conto del potere d\u2019acquisto sul territorio e delle differenze di produttivit\u00e0. Una insufficiente ricerca e sviluppo nelle imprese. Ma\u00a0anche una struttura sociale che preferisce la famiglia a un mercato del lavoro efficiente\u00bb, ragiona <strong>Andrea Ichino<\/strong>, economista della European University Institute di Fiesole e dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna. \u00abGuardiamoci negli occhi\u00bb, dice Ichino, \u00absaremmo disposti a rinunciare a quello che la famiglia ci offre per avere livelli di produttivit\u00e0 quali quelli americani, ma perdendo le nostre origini? Scelta difficile, ma certamente non possiamo pretendere di salvare capra e cavoli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Domanda. Secondo l&#8217;ultimo rapporto Ocse, l&#8217;Italia \u00e8 tra i paesi UE l&#8217;unico in cui i salari reali sono pi\u00f9 bassi del 1990. Sembra quasi impossibile crederlo.<br \/>\nRisposta. <\/strong>Quanto affermato dall\u2019Ocse non \u00e8 certo una sorpresa: sappiamo da tempo che il nostro Paese non \u00e8 di fatto cresciuto negli ultimi quarant\u2019anni e questa carenza, che ci differenzia rispetto ad altre economie, si riflette ovviamente anche nei salari reali pagati ai lavoratori.<\/p>\n<p><strong> Tutta colpa dei contratti collettivi e dei sindacati?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 solo colpa dei contratti collettivi e dei sindacati, che sono una delle ragioni della nostra incapacit\u00e0 di incrementare la produttivit\u00e0 del lavoro. Sono responsabili anche gli imprenditori i quali, tranne alcune troppo rare eccellenze, non sono sufficientemente capaci di fare ricerca e sviluppo e di innovare le strategie. \u00c8 responsabile anche, e forse soprattutto, la pubblica amministrazione che da anni vincola i cittadini con una burocrazia asfissiante e del tutto inefficiente in ogni ambito della vita e delle attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p><strong> Esempi?<br \/>\n<\/strong>Gli esempi sono esperienza comune di tutti e mi sembra inutile ricordarli ai lettori. L\u2019elemento comune in tutti questi esempi \u00e8 l\u2019ostinazione dello stato a imporre vincoli formali \u201cex ante\u201d per poter fare qualsiasi cosa, invece di lasciare maggiore libert\u00e0 di iniziativa punendo poi severamente chi danneggia la collettivit\u00e0. Le imprese straniere, abituate a un atteggiamento ben diverso delle loro amministrazioni pubbliche, sono spaventate da quanto complicato sia operare in Italia e questo ci priva di investimenti che sarebbero invece altamente produttivi. Ma forse la colpa \u00e8 anche di noi stessi in prima persona.<\/p>\n<p><strong> In che senso?<br \/>\n<\/strong>Tutti, pi\u00f9 o meno, preferiamo una struttura sociale centrata sulla famiglia, che produce molti beni e servizi \u201cin casa\u201d, ma in modo inefficiente e con conseguenze negative anche per la produttivit\u00e0 del lavoro \u201cnel mercato\u201d.<\/p>\n<p><strong> Qui gli esempi sarebbero utili per i lettori: pu\u00f2 farne qualcuno?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 il tema di un mio libro ( \u201cL\u2019Italia fatta in casa\u201d, Rizzoli, ndr) che ho scritto insieme ad <strong>Alberto Alesina<\/strong>. Se contassimo nel Prodotto Interno Lordo tutto quello che le famiglie italiane (ma non le americane) producono in casa (dalle marmellate, al bricolage, ai servizi di welfare), la distanza di reddito pro-capite con gli USA quasi si dimezzerebbe. Incentrare sulle famiglie tutte queste funzioni ha per\u00f2 effetti negativi sulla produttivit\u00e0 e sui salari reali.<br \/>\nIn primo luogo, il ruolo nel quale vengono confinate le donne, colonne del welfare familiare che compensa le deficienze dello Stato, ma che in questo modo sono condannate a bassi tassi di occupazione nel mercato e comunque a occupazioni meno produttive di quelle potenziali.<\/p>\n<p><strong> In secondo luogo?<br \/>\n<\/strong>In secondo luogo, un mercato del lavoro che richiede almeno un posto di lavoro stabile a vita in ogni famiglia (per finanziare i servizi di welfare), generalmente occupato da maschi adulti spesso non molto produttivi. Questo posto fisso riservato agli adulti toglie opportunit\u00e0 ai giovani pi\u00f9 produttivi i quali devono attendere, nel precariato, che i vecchi lascino il campo. Infine, il ruolo della famiglia fa s\u00ec che nessuno se ne voglia allontanare, ad iniziare dai figli che rimangono a casa fino a ben oltre i trent\u2019anni, anche perch\u00e9 il lavoro si trova soprattutto attraverso i contatti familiari. Questo attaccamento alle origini si riflette in una immobilit\u00e0 geografica e settoriale della forza lavoro che d\u00e0 alle imprese quello che gli economisti chiamano un \u201cpotere di monopsonio\u201d.<\/p>\n<p><strong> Cio\u00e8?<br \/>\n<\/strong>Cos\u00ec come il monopolista vende i suoi prodotti a prezzi pi\u00f9 alti di quelli concorrenziali perch\u00e9 sa che i consumatori non hanno alternative, il monopsonista paga i lavoratori meno di quello a cui potrebbero aspirare perch\u00e9 sa che accetteranno salari inferiori pur di non perdere i benefici offerti dalla famiglia. Guardiamoci negli occhi: saremmo disposti a rinunciare a quello che la famiglia ci offre per avere livelli di produttivit\u00e0 quali quelli americani, ma perdendo le nostre origini? Scelta difficile, ma certamente non possiamo pretendere di avere capra e cavoli. Bisogna trovare una strategia onnicomprensiva per conservare parte dei vantaggi dell\u2019\u201cItalia fatta in casa\u201d, senza rinunciare alla crescita di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n<p><strong> Ha un peso anche il lavoro nero?<br \/>\n<\/strong>Distinguiamo: c\u2019\u00e8 un lavoro nero di natura criminale che va combattuto e forse raccoglierebbe meno giovani se i salari reali fossero pi\u00f9 attraenti. C\u2019\u00e8 poi un lavoro nero inteso come strumento di evasione fiscale e qui \u00e8 necessaria una rivoluzione culturale per combatterlo aumentando il senso civico degli italiani. Infine, c\u2019\u00e8 un lavoro nero generato dalla necessit\u00e0 di aggirare l\u2019inutile burocrazia statale; ma in questo caso il lavoro nero \u00e8 solo il sintomo: il problema, come detto sopra, sta in quella burocrazia.<\/p>\n<p><strong> Sul banco degli imputati \u00e8 finita anche l&#8217;inflazione. In Francia ci sono sistemi per agganciare l&#8217;inflazione. Perch\u00e9 in Italia no?<br \/>\n<\/strong>Abbiamo imparato a nostre spese, dalla scala mobile degli anni \u201980, che meccanismi automatici di adeguamento dei salari ai prezzi sono molto pericolosi. Meglio affidare alla contrattazione collettiva e individuale questo adeguamento. Un mio studente sta lavorando a una ricerca che mostra che gli shocks recenti ai prezzi dell\u2019energia vengono recuperati rapidamente dai lavoratori tedeschi ma non in modo automatico, bens\u00ec in relazione all\u2019incidenza dell\u2019incremento di spesa energetica che ciascun lavoratore subisce. Come fanno i lavoratori a recuperare? Grazia alla minaccia di andarsene altrove (non necessariamente in termini geografici, ma anche in termini di settore o azienda). Le imprese tedesche hanno quindi un \u201cpotere di monopsonio\u201d inferiore rispetto a quello delle imprese italiane.<\/p>\n<p><strong> Lei sa che il discorso di agganciare gli aumenti anche nel pubblico impiego al costo della vita sul territorio non piace a sinistra. Subito scatta l&#8217;accusa di voler reintrodurre le gabbie salariali. O di voler spaccare il Paese.<br \/>\n<\/strong>A questo proposito ci\u00f2 che sorprende \u00e8 che proprio coloro che vorrebbero vincolare meccanicamente i salari nominali all\u2019inflazione, ossia alla variazione nel tempo dei prezzi, si rifiutano di vedere che esiste un problema anche in termini di variazione dei prezzi nello spazio. \u00c8 una forma di pensiero schizofrenico che proprio non riesco a spiegarmi. Il tempo e lo spazio sono le dimensioni del nostro esistere. Perch\u00e9 dovremmo desiderare adeguamenti dei salari ai prezzi nel tempo e non nello spazio? Comunque, anche nel caso delle variazioni del costo della vita tra zone del paese (sud-nord, ma anche citt\u00e0 e campagna), insieme a<strong> Enrico Moretti<\/strong>, <strong>Tito Boeri<\/strong> e <strong>Johanna Posh<\/strong> abbiamo spiegato che la soluzione non \u00e8 un adeguamento meccanico, ossia le cosiddette\u201cgabbie salariali. La soluzione \u00e8 la contrattazione collettiva locale.<\/p>\n<p><strong> C&#8217;\u00e8 chi a sinistra fa la battaglia per il salario minimo, chi a destra punta su bonus e decontribuzione. Cosa ne pensa?<br \/>\n<\/strong>Il salario minimo \u00e8 una battaglia sacrosanta, che avrebbe numerosi benefici per i lavoratori pi\u00f9 deboli ma anche per il paese nel suo complesso: sono molti gli economisti convinti di questo. Bonus e decontribuzioni sono soldi buttati via perch\u00e9 nella quasi totalit\u00e0 finanziano le imprese per scelte che avrebbero fatto comunque. Un regalo, quindi, alle imprese, il cui beneficio netto marginale \u00e8 quasi certamente irrilevante.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le cause: contrattazione collettiva che non tiene conto delle differenze di potere d\u2019acquisto sul territorio e di produttivit\u00e0 fra le aziende; insufficiente ricerca e sviluppo nelle imprese; struttura sociale che preferisce la famiglia a un mercato del lavoro efficiente . Intervista ad Andrea Ichino a cura di Alessandra Ricciardi su Italia Oggi del 10 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-63395","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63395","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63395"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63395\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63395"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63395"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63395"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}