
{"id":63853,"date":"2024-12-12T19:07:43","date_gmt":"2024-12-12T18:07:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63853"},"modified":"2024-12-12T19:07:43","modified_gmt":"2024-12-12T18:07:43","slug":"loccupazione-cresce-leconomia-molto-meno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63853","title":{"rendered":"L&#8217;OCCUPAZIONE CRESCE, L&#8217;ECONOMIA MOLTO MENO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Anche se i dati relativi ai livelli occupazionali tornano a essere positivi, sar\u00e0 opportuno abbandonare i toni trionfali e rendersi conto che l\u2019economia del Paese sta correndo pericoli molto seri<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 166 del<\/em> Bollettino Mercato del Lavoro News<em>,<\/em> <em>organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 11 dicembre 2024, <strong>a cura di Claudio Negro <\/strong>&#8211; In argomento v. anche, a cura di Alberto Brambilla e Claudio Negro, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63659\">Siamo arrivati al tetto occupazionale?<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>\u00c8<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"405\" height=\"104\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/>\u00a0un curioso caso quello delineato dal report ISTAT sulla situazione occupazionale del mese di Ottobre: riprende a\u00a0 crescere, dopo la doccia fredda del mese di settembre, l\u2019occupazione (+ 47.000 unit\u00e0) consentendo di stabilire il nuovo record \u201call times\u201d con un tasso pari al 62,5% della popolazione tra i 15 e i 64 anni. Non solo: come ormai da tempo consueto la maggioranza delle assunzioni sono a tempo indeterminato (85.000) mentre decresce ancora vistosamente lo stock dei dipendenti a termine (-60.000 rispetto al mese precedente). Se vogliamo coronare d\u2019alloro l\u2019ottobre occupazionale possiamo anche aggiungere il tasso di disoccupazione al 5,8%, anche in questo caso record assoluto.<\/p>\n<p>Tuttavia al di l\u00e0 del sipario indubbiamente confortante di questi dati (che sarebbe sciocco svalutare per pregiudizi politici) affiorano dati che disegnano una dinamica molto meno piacevole.<br \/>\nCominciamo dal primo dato, il pi\u00f9 eclatante anche se meno manifesto: la percentuale delle persone inattive, cio\u00e8 di coloro che n\u00e9 lavorano n\u00e9 cercano attivamente lavoro. In questa prestigiosa classifica l\u2019Italia occupa da sempre posizioni di testa. A ottobre toccavamo i 12.538.000, con un +3,1% rispetto a settembre e un tasso pari al 33,6%. Per rendere un po\u2019 pi\u00f9 crudelmente realistico il quadro del nostro Mercato del Lavoro il tasso di inattivit\u00e0 a fine 2023 era pari al 16,3% nell\u2019Unione Europea. Peggio ancora se consideriamo il tasso di inattivit\u00e0 dei giovani che non lavorano e non sono in formazione, definiti di solito con l\u2019acronimo NEET: se consideriamo la fascia 20-34 anni (quella in cui di solito non si \u00e8 in formazione ma al lavoro) vediamo che l\u2019Italia occupa autorevolmente il secondo posto in Europa con il 18%, seconda solo alla Romania (20,6) e lontanissimo dal 12,4 dell\u2019area euro. Vero \u00e8 che negli ultimi tre anni queste cifre sono migliorate (di 6 punti per l\u2019Italia) ma nell\u2019ambito di un miglioramento generale nell\u2019Unione (circa 2 punti). Un dato significativo, che di solito viene trascurato, \u00e8 quello sulle vacation (mancanza di personale nelle aziende): in Italia siamo sul 2%, contro il 3% dell\u2019UE, ma si tratta di un dato scivoloso e difficile da fotografare. Pi\u00f9 comprensibile \u00e8 il dato che illustra il mancato incontro tra domanda e offerta del lavoro: il cosiddetto <em>mismatch.<\/em> In Italia \u00e8 tradizionalmente elevato: per il secondo semestre 2024 l\u2019Osservatorio Excelsior (Camere di Commercio) prevede un 47% di mancati incontri tra domanda e offerta; il medesimo dato \u00e8 31% per la Francia e nell\u2019UE si aggira attorno al 60% soltanto per i profili pi\u00f9 qualificati.<br \/>\nI segnali di attenzione che abbiamo visto fin qui sono comuni a tutta l\u2019Europa (e non solo). Ma l\u2019Italia ha un indiscusso primato: quello di presentarli tutti, nessuno escluso e preferibilmente al <em>top range<\/em>.<br \/>\nProviamo a illustrarli sinteticamente per trarne qualche plausibile conclusione. E mi pare appropriato iniziare con i dati macroeconomici che la comunicazione del Governo, in un sapiente mix tra intonazione \u201cCinegiornale Luce\u201d degli speaker e maschia fierezza dei parlamentari di maggioranza, ha innalzato agli altari di una travolgente ripresa che ha restituito all\u2019Italia il suo posto nel Mondo. Ma alla luce dei numeri questo fulgore imperiale impallidisce: certo non fu colpa del centro destra se il Pil nel periodo del Covid si inabiss\u00f2, e neanche merito se dal 2021, come peraltro in tutta Europa, rimbalz\u00f2 con percentuali astronomiche; risulta cos\u00ec un po\u2019 ridicolo ( e forse anche un po\u2019 rischioso)\u00a0 intestarsi una crescita che dall\u2019insediamento del Governo (III\u00b0 trimestre 2022) \u00e8 andato costantemente calando, fino a sfiorare per il 2024 lo 0,3! L\u2019industria negli ultimi 12 mesi ha peso l\u20191,7% della produzione; commercio e turismo, nonostante il boom dell\u2019estate, son cresciuti solo dello 0,7%. Rispetto al trimestre precedente l\u2019export diminuisce dello 0,9%.; sul piano interno i consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,8% (verosimilmente come effetto dei numerosi CCNL rinnovati durante l\u2019anno) ma gli investimenti sono calati dello 0,3%. I redditi delle famiglie da lavoro dipendente sono cresciuti dell\u20191,2% ma la pressione fiscale complessiva, nonostante gli spot di Salvini, \u00e8 cresciuta in termini tendenziali dello 0,7%.<br \/>\nNon certo un bilancio disastroso, ma neppure degno che gli sia decretato un Trionfo. <strong>Resta da capire perch\u00e9 il successo pi\u00f9 clamoroso (e pubblicizzato), cio\u00e8 la crescita di occupati e con contratti stabili possa convivere con dati economici un po\u2019 stentarelli.<\/strong><br \/>\nA questo scopo \u00e8 utile far rientrare nel quadro statistico i dati sulle ore lavorate e metterle in relazione con Valore Aggiunto e con i redditi da lavoro. Il monte ore lavorato nell\u2019industria \u00e8 sceso del 6,2%, meno cio\u00e8 del PIL (come visto prima: meno 1,7%), mentre quello dei servizi \u00e8 cresciuto del 2,5% ma il PIL solo dello 0,7%.\u00a0 In entrambi i casi l\u2019input di lavoro cresce pi\u00f9 dell\u2019output di Valore Aggiunto. La produttivit\u00e0, ossia il problema pi\u00f9 pesante e nefasto per la nostra economia e la sua competitivit\u00e0, peggiora in termini generali, anzich\u00e9 invertire la rotta!<br \/>\nSe riportiamo sul piano occupazionale i dati anzidetti vedremo facilmente come la (modesta) crescita del PIL sia stata finanziata da bassi salari (+1,2% come mediamente gi\u00e0 visto) incrementate fino a un 4% dei provvedimenti governativi di esenzioni fiscali e contributivi (uno spostamento di spesa pubblica a sostegno delle retribuzioni recuperandole da altre destinazioni).<br \/>\nIn sostanza la fase economica che stiamo vivendo \u00e8 <strong>una (modesta) crescita finanziata essenzialmente dai bassi costi di produzione, in primis il costo del lavoro<\/strong>. Un modello che presenta un vastissimo comparto di servizi mediamente poveri e un manifatturiero molto dipendente dall\u2019<em>automotive<\/em> (e quindi dalla crisi dell\u2019auto tedesca) con scarsa propensione alla ricerca e all\u2019innovazione (una distrazione fatale in tempi di AI e transizione ai motori elettrici).<br \/>\nUn modello pi\u00f9 vicino ai paesi in via di sviluppo che alle economie europee, dunque, confermato dal calo degli investimenti fissi (-6%) e delle esportazioni (-0,1%). Speriamo di poter salvare qualcosa di Stellantis e della filiera, ma anche se andr\u00e0 bene sar\u00e0 opportuno abbandonare i toni trionfali e rendersi conto che l\u2019economia del Paese sta correndo pericoli piuttosto seri.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se i dati relativi ai livelli occupazionali tornano a essere positivi, sar\u00e0 opportuno abbandonare i toni trionfali e rendersi conto che l\u2019economia del Paese sta correndo pericoli molto seri . 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