
{"id":63876,"date":"2025-02-02T21:33:37","date_gmt":"2025-02-02T20:33:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63876"},"modified":"2025-02-02T21:33:37","modified_gmt":"2025-02-02T20:33:37","slug":"occupazione-alta-ma-salari-bassi-e-ancora-un-terzo-della-popolazione-in-eta-di-lavoro-inattivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63876","title":{"rendered":"OCCUPAZIONE ALTA, MA SALARI BASSI E ANCORA UN TERZO DELLA POPOLAZIONE IN ET\u00c0 DI LAVORO INATTIVO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Perch\u00e9 non possiamo stare tranquilli: domanda e offerta di manodopera non si incontrano, la produttivit\u00e0 media del lavoro ristagna, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro \u00e8 ancora lontana dall&#8217;obiettivo del 60% &#8211;\u00a0 E l\u2019intero sistema economico sta rallentamdo<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong><br \/>\n<\/strong><em>N. 167 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro news<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 20 gennaio 2025, a cura di Claudio Negro &#8211; Su questo sito \u00e8 disponibile anche il <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63853\">bollettino precedente, n. 166<\/a>, dell&#8217;11 dicembre 2024<br \/>\n<\/em><!--more--><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"405\" height=\"104\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/>L\u2019occupazione a novembre cala, ma solo molto leggermente e, con buona pace di Landini, soltanto per quanto riguarda i lavoratori con contratti a termine: gli occupati sono meno 0,1% rispetto al mese precedente, ma pur sempre +1,4% rispetto ad un anno fa. Ancora meglio, il calo, pur minimo, \u00e8 stato totalmente a carico della componente maschile, rimpiazzata da un aumento di quella femminile. Viceversa scende il tasso d\u2019occupazione delle fasce giovanili: meno 2,6% nella fascia 15-24 anni rispetto ad ottobre e addirittura -4,4% rispetto ad un anno fa; dello stesso segno, anche se pi\u00f9 moderato, la fascia 25-34 anni, rispettivamente con -0,8 e-0,1. In compenso cresce in modo sostanzioso l\u2019occupazione delle fasce pi\u00f9 anziane: dal +0,2% allo 0,3%. Segnale inequivocabile di un mercato del lavoro che trattiene il pi\u00f9 a lungo possibile gli occupati, magari un po\u2019 anziani ma con esperienza professionale e affidabilit\u00e0 aziendale. Ma al di l\u00e0 di questi segnali che indicano uno stato del mercato del lavoro ambiguo e tutto da interpretare, i nostri dati ISTAT, sicuramente discreti sul piano statistico, potrebbero essere immersi in un bagno di dati globali sull\u2019andamento dell\u2019economia per fornire informazioni pi\u00f9 crude ed utili.<br \/>\nIl PIL acquisito per il 2024 \u00e8 un +0,5% rispetto al 2023 ma la crescita del III trimestre \u00e8 zero, nonostante abbia avuto tre giornate lavorative in pi\u00f9 rispetto al II\u00b0. I consumi delle famiglie segnano un+0,8%, ma l\u2019esportazione diminuisce dello 0,9% mentre l\u2019import aumenta dell\u20191,2%. Gli investimenti fissi diminuiscono di 1,2 punti e la produzione industriale diminuisce dell\u20191,5% rispetto a un anno fa. Pi\u00f9 nel dettaglio cala il Valore Aggiunto prodotto dall\u2019industria (-0,7%) e sale leggermente quello dei servizi (+0,2%). Per quanto concerne il lavoro nel III\u00b0 trimestre i posti di lavoro sono aumentati dello 0,5%, ma il monte ore lavorato solo dello 0,2% e dello 0,9% i redditi da lavoro (chiaramente in relazione all\u2019entrata in vigore dei CCNL sottoscritti durante il 2024). Il monte ore lavorate su base congiunturale (dati destagionalizzati) diminuisce dello 0,2% nell\u2019industria e dello 0,3% nei servizi; su base annua (al netto degli effetti di calendario), cala dello 0,5% nell\u2019industria mentre cresce del 2,2 nei servizi; le ore lavorate per dipendente diminuiscono sia in termini congiunturali, nell\u2019industria e nei servizi (dello 0,3% e dell\u20191,2% rispettivamente) sia rispetto al terzo trimestre 2023 (nell\u2019industria dell\u20191,5% e nei servizi dello 0,6%). L\u2019incidenza delle ore di straordinario sulle ore lavorate \u00e8 pari al 2,9%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2023.<br \/>\nIn particolare va evidenziato il dato sul rapporto occupazione\/valore aggiunto: la prima aumenta pi\u00f9 del doppio del secondo; segno che la produttivit\u00e0 del lavoro, gi\u00e0 bassa, scende anzich\u00e9 aumentare. Gli archivi ci dicono che tra il 2014 e il 2022 la produttivit\u00e0 era cresciuta dello 0,5%, ma nel 2023 \u00e8 precipitata del 2,5%. Ci\u00f2 \u00e8 in parte dovuto ad un trend pluridecennale, e ancor pi\u00f9 dal fatto che durante la recente inflazione le aziende hanno trovato pi\u00f9 economico investire in forza lavoro (i salari non crescevano con i prezzi) piuttosto che in altri fattori.<br \/>\nFatto che sta che la bassa produttivit\u00e0 della forza lavoro si accompagna, statisticamente, con bassi salari e crescita occupazionale nelle fasi di crescita del mercato. Stiamo parlando ovviamente di una media tra i diversi settori produttivi, ma tenendo conto della rilevanza enorme che hanno le piccole e piccolissime imprese e settori a basso valore aggiunto, la media ne \u00e8 fortemente condizionata. Tra il 1990 e il 2020 a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto il salario medio italiano ha perduto circa l\u20191% di potere d\u2019acquisto, e tra il 2020 e il 2023 a fronte di un\u2019inflazione del 17% \u00e8 aumentato solo dell\u20198%. L\u2019Ocse lo ha scritto per il secondo anno di fila nel suo Employment Outlook 2024:\u00a0<a href=\"https:\/\/tr.linkiesta.it\/e\/tr?q=5%3DSVNYU%26F%3DF%26F%3DOXMY%26A%3DXNX%26G%3DB9LBM_7sot_Hc_Duhr_Nj_7sot_GhIQB.D5HzA1M93.5N_7sot_GhNdGV_Duhr_NjOY_Duhr_NjtEBF4Q993L-AO1GAE-45E9-xLwFx3_Duhr_Nj%26s%3D%26AE%3DcIXOc%269K%3DNdGVVaFWMdJZVd%26w%3Daxcp7NZKZScO6U8uV28H6wVN819JTw6r418uVyVNUSUGUP73w5pr61YO6OXMXUaMUT9L&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt\">l\u2019Italia \u00e8 il Paese in cui gli stipendi dei lavoratori, di fronte all\u2019inflazione, hanno perso maggiore potere d\u2019acquisto<\/a>. L\u2019equazione <strong><em>bassa produttivit\u00e0 \u2013 bassi salari \u2013 alta occupazione <\/em><\/strong>ci parla di un paese del terzo mondo. O piuttosto di un paese spaccato in due, con alcuni settori (farmaceutica, alimentari,\u2026) agganciati al trend mondiale di crescita del dopo covid, ma altri in cui eravamo ai vertici (manifattura, tessile,\u2026) in decrescita.<br \/>\nIn generale \u00e8 evidente che il sistema economico scommette su un alto input di lavoro a prezzi contenuti. Da questo punto di vista la politica del Governo, primariamente focalizzata a ridurre i costi del lavoro (decontribuzioni, incentivi alle assunzioni, ecc.) si \u00e8 perfettamente integrata con l\u2019orizzonte strategico delle imprese.<br \/>\nD\u2019altra parte la crescita inoppugnabile dei posti di lavoro, il massimo successo rivendicabile in queste circostanze, porta con s\u00e9 due corollari: uno \u00e8 pregiato (il tasso di disoccupazione al 5,7%, inferiore dopo decenni alla media europea) l\u2019altro \u00e8 invece un dato molto negativo che genera quello positivo sulla disoccupazione: il tasso di inattivit\u00e0 cresciuto al 33,7% (+0,7% rispetto a un anno fa: nessuno in Europa come noi\u2026). Ad essere penalizzati soprattutto i giovani, con 94mila under 35 inattivi in pi\u00f9 tra ottobre e novembre 2024: nella fascia tra i 25 e i 34 anni, il tasso di inattivit\u00e0 \u00e8 cresciuto dell\u20191,2% in un mese. Spostando il confronto su base annua, il numero di occupati nella fascia di et\u00e0 25-34 anni \u00e8 diminuito di 38mila unit\u00e0, quello dei disoccupati di 76 mila unit\u00e0, mentre quello degli inattivi \u00e8 aumentato di 156mila unit\u00e0: cresce costantemente il numero di giovani che sono esclusi (o che si escludono) dal mercato del lavoro. Tutto ci\u00f2 in un paese nel quale pi\u00f9 di un terzo della popolazione non lavora e non cerca lavoro!<br \/>\nQuesta situazione insolita ed insana si accompagna ad un fenomeno altrettanto insolito nelle dimensioni che assume in Italia: quello del mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro (mismatch). Si tratta in questo caso di un dato abbastanza stabile negli ultimi anni, e che si pu\u00f2 riassumere come segue: l\u2019indice dei posti vacanti nelle imprese \u00e8 stabile attorno al 2% ma le imprese non riescono ad assumere neppure il 50% delle figure professionali che ricercano, e non parliamo di numeri marginali: per il mese di novembre si parlava di 475.000 assunzioni, di cui solo 65.000 senza particolari professionalit\u00e0, ma appena il 52% si sono realizzate. Opportuno notare che la maggior parte delle mancate assunzioni sono dovute non tanto ad inadeguatezza del profilo professionale dei candidati (solo il 12,6% dei casi) quanto piuttosto alla mancanza totale di candidature (31,9%) e che la mancanza di candidature non \u00e8 affatto legata alla mancanza di profili professionali particolarmente pregiati: anche per le professioni non qualificate mancano le candidature, in percentuali analoghe a quelle delle altre professionalit\u00e0.<br \/>\nE\u2019 un dato che conferma quello sull\u2019inattivit\u00e0: un terzo della popolazione potenzialmente attiva non \u00e8 interessata a lavorare: probabilmente, a meno di inattese svolte sul piano della crescita economica, stiamo raggiungendo un tasso di disoccupazione frizionale, al di l\u00e0 del quale non si potr\u00e0 andare se non abbattendo il muro dell\u2019inattivit\u00e0. Tuttavia questa svolta incontrerebbe un problema paradossale; come detto prima la crescita economica del dopo Covid \u00e8 stata trainata dai bassi salari, in parte significativa rafforzati da sconti fiscali e bonus vari e per nulla spinti al rialzo dall\u2019incontro tra una domanda alta e un\u2019offerta molto bassa, come prevede l\u2019economia classica. Un effetto collaterale di questa insolita situazione consiste nella cosiddetta \u201cfuga dei cervelli\u201d: circa 30.000 laureati ogni anno (cifra che cresce gradualmente) soprattutto in lauree STEM (scientifiche, matematiche, tecnologiche) vanno a cercare lavoro all\u2019estero, dove guadagnano tra il 50% e il 70% di quel che guadagnerebbero in Italia.<br \/>\nIn definitiva: nonostante l\u2019ottimismo del Governo\u00a0 l\u2019Italia ha di fronte una prospettiva economica che mostra fragilit\u00e0 preoccupanti\u00a0 e che potrebbe anche cominciare a perdere i petali del \u201cfiore all\u2019occhiello\u201d dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 non possiamo stare tranquilli: domanda e offerta di manodopera non si incontrano, la produttivit\u00e0 media del lavoro ristagna, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro \u00e8 ancora lontana dall&#8217;obiettivo del 60% &#8211;\u00a0 E l\u2019intero sistema economico sta rallentamdo . 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