
{"id":64057,"date":"2025-04-26T21:36:55","date_gmt":"2025-04-26T20:36:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64057"},"modified":"2025-04-26T21:36:55","modified_gmt":"2025-04-26T20:36:55","slug":"il-cambio-di-paradigma-del-mercato-delloccupazione-e-le-nuove-tecniche-di-protezione-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64057","title":{"rendered":"IL CAMBIO DI PARADIGMA DEL MERCATO DELL&#8217;OCCUPAZIONE E LE NUOVE TECNICHE DI PROTEZIONE DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Le nuove forme del monopsonio e i rimedi vecchi e nuovi alla distorsione che ne deriva &#8211; Come si aiutano i lavoratori a &#8220;usare il mercato&#8221; &#8211; Il mestiere del sindacato nell&#8217;era della globalizzazione (che non \u00e8 certo cessata)<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Testo scritto della relazione introduttiva del convegno svoltosio il 6 marzo 2025 a Rovereto, per iniziativa dell&#8217;Ordine dei Consulenti del Lavoro &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63024\">Le tre grandi sfide per il sindacato confederale<\/a><em>, intervento svolto all&#8217;assemblea della FIR-CISL a Frascati il 10 novembre 2023<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Sommario:<\/p>\n<p>1. La causa della distorsione tipica del mercato del lavoro nel monopsonio strutturale e in quello dinamico<\/p>\n<p>2. Rimedi vecchi e nuovi alla distorsione monopsonistica del mercato del lavoro<\/p>\n<p>3. Un altro fenomeno nuovo col quale dobbiamo fare i conti<\/p>\n<p>4. Quando sono i lavoratori a scegliere l\u2019imprenditore.<\/p>\n<p>5. A che cosa serve il sindacato<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-60537\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico-300x161.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"161\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico-300x161.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico-150x80.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico-768x411.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico-1024x548.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Monopsonio-strutturale-e-dinamico.jpg 1132w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>1. La causa della distorsione tipica del mercato del lavoro nel monopsonio strutturale e in quello dinamico<\/h4>\n<p>Nel mercato del lavoro monopsonistico, nel quale a un unico imprenditore che cerca manodopera si contrappone l\u2019offerta di una pluralit\u00e0 di aspi\u00acranti lavoratori non coordinati fra loro, questi ultimi si trovano in una situazione analoga a quella dei consumatori nei confronti di un produttore monopolista: si trovano, cio\u00e8, in un mercato in cui i livelli di occu\u00acpazione e le retribuzioni sono innaturalmente ridotti rispetto a quanto accadrebbe in situazione di concorrenza fra pi\u00f9 imprenditori sul lato della domanda di manodopera. Mentre in un mercato di beni o di servizi la tutela della concorrenza giustifica l\u2019intervento statale volto a prevenire o sciogliere eventuali forme di monopolio per eliminare le distorsioni che ne derivano, nel mercato del lavoro quel tipo di intervento per lo pi\u00f9 non \u00e8 possibile nel breve periodo; qui dunque lo Stato o la coalizione sindacale intervengono per imporre standard minimi inderoga\u00acbili di trattamento, oppure per aumentare il potere contrattuale dei lavoratori favorendone l\u2019aggregazione sindacale ed eventualmente spingendosi ad assicurare l\u2019inderogabilit\u00e0 dei trattamenti negoziati in sede collettiva. La teoria economica e l\u2019osservazione empirica mostrano come misure di questo genere possano produrre al tempo stesso l\u2019effetto del miglioramento degli standard di trattamento e livelli occupazionali pi\u00f9 elevati, con conseguente allargamento della base produttiva e beneficio per l\u2019intera collettivit\u00e0, oltre che riduzione dei fenomeni di povert\u00e0 e disuguaglianza sociale.<\/p>\n<p>Il modello del mercato monopsonistico \u00e8 quello che corrisponde con maggiore precisione alla realt\u00e0 del mercato del lavoro nella prima fase della rivoluzione industriale, sotto tutte le latitudini e le longitudini. Questo spiega il carattere universale dello sviluppo, nel corso del \u2018900, dell\u2019intervento dello Stato volto a stabilire standard minimi inderogabili di trattamento dei lavoratori, diffusamente conside\u00acrato come fattore indispensabile di progresso sociale; e spiega il sorgere, addirittura, di una struttura sovranazionale, l\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, che da pi\u00f9 di un secolo ormai promuove il diffondersi e il consolidarsi delle protezioni giuslavoristiche su scala planetaria e costituisce oggi la pi\u00f9 antica associazione esistente di Stati nazionali.<br \/>\nCerto \u00e8 che lo sviluppo economico degli ultimi decenni, con il moltiplicarsi delle imprese, il diversificarsi della domanda di manodopera nei settori secondario e terziario e il ridursi o annullarsi della riserva di manodopera agricola sottooccupata, ha modificato profondamente la struttura del mercato del lavoro, facendo s\u00ec che essa conservi una connotazione monopsonistica simile a quella originaria soltanto in al\u00accune limitate zone geografiche o in alcuni settori produttivi particolari. E potuto accadere, cos\u00ec, che sia venuta meno, in tutto o in parte, la ragion d\u2019essere di interventi protettivi originariamente finalizzati alla correzione di una distorsione monopsonistica del mercato; \u00e8 potuto accadere, ad esempio, che una legislazione di sostegno alla coalizione sindacale, originariamente emanata per contrastare il potere monopsonistico imprenditoriale, si sia di fatto trasformata strada facendo in sostegno a forme di mera autodifesa dei lavoratori occupati contro la concorrenza esterna.<\/p>\n<p>Sarebbe, tuttavia, un errore pensare che la grande proliferazione delle imprese portata in quasi tutti i settori dallo sviluppo economico abbia eliminato ogni distorsione monopsonistica nel mercato del lavoro. Anche dove il mercato ora si caratterizza per la presenza di una pluralit\u00e0 di imprenditori in concorrenza fra loro, quella distorsione nel rapporto contrattuale fra datore e prestatore di lavoro pu\u00f2 conti\u00acnuare a manifestarsi \u2014 e di fatto si manifesta diffusamente \u2014 innanzi\u00actutto a causa di una marcata asimmetria informativa tra le parti: mentre l\u2019imprenditore opera quotidianamente nel mercato del lavoro, dispo\u00acnendo in esso di reti e canali di informazione relativamente efficienti, il lavoratore, invece, dispone solitamente di reti e canali di informazione assai meno efficienti; e, affacciandosi al mercato soltanto a tratti nel corso della sua vita, ne ha scarsa esperienza. Una tipica riduzione della possibilit\u00e0 effettiva di scelta del lavoratore deriva anche dalla sua ridotta mobilit\u00e0 geografica, sovente accentuata dai suoi legami fa\u00acmiliari. Accade inoltre che il fatto di lavorare per un periodo conside-revole di tempo in una sola azienda lo induca a conformare le proprie capacit\u00e0 alle esigenze specifiche di quell\u2019azienda, trovandosi poi nell\u2019impossibilit\u00e0 di valorizzare allo stesso modo la propria professionalit\u00e0 in aziende diverse: donde la riduzione o l\u2019annullamento delle sue possibilit\u00e0 effettive di scelta e il determinarsi di una situazione di sua \u00abdipendenza economica\u00bb dall\u2019impresa a cui appartiene. Queste circostanze ritrasformano il mercato del lavoro (anche l\u00e0 dove esso potrebbe assumere il carattere di un mercato concorrenziale dal lato della domanda, con i conseguenti vantaggi per i lavoratori in termini di maggior potere contrattuale collettivo e individuale) in un mercato monopsonistico: un mercato, cio\u00e8, nel quale l\u2019imprenditore, sottraendosi di fatto alla competizione con i propri potenziali concorrenti, trae vantaggio dalla propria possibilit\u00e0 di scelta e dall\u2019impossibi\u00aclit\u00e0 di scelta in cui si trova invece il lavoratore \u2014 soprattutto il pi\u00f9 sprovveduto, per difetto di cultura o di esperienza \u2014, sia in fase di negoziazione iniziale delle condizioni di lavoro, sia in fase di svolgimento del rapporto. A questo fenomeno, indicato col termine monopsonio dinamico, fanno riferimento gli economisti per spiegare gli effetti non depressivi sui livelli occupazionali degli interventi legislativi volti a imporre inderogabilmente livelli minimi di trattamento, anche in situazioni nelle quali non si manifesti un rilevante squilibrio quantitativo fra domanda e offerta.<\/p>\n<p>Monopsonio strutturale e monopsonio dinamico costituiscono due connotazioni tipiche, e per certi aspetti peculiari, del mercato del lavoro, in relazione alle quali si pone l\u2019esigenza di una protezione generale delle persone che del proprio lavoro vivono, volta a evitare che il mercato, lasciato a s\u00e9 stesso, generi situazioni di rendita e di inefficienza, eccessi di disuguaglianza sociale, pericoli per la sicurezza e l\u2019integrit\u00e0 della persona, o addirittura fenomeni di asservimento personale. Tutto induce a pensare che proprio a questa esigenza si sia principalmente riferito il nostro legisla\u00actore costituente, quando ha posto tra i compiti essenziali della Repubblica quello della tutela del lavoro.<br \/>\nDovunque questa situazione tipica si manifesti, deve dunque ritenersi che operi l\u2019obbligo generale di intervento pubblico posto dall\u2019art. 35 Cost.; intervento che dovr\u00e0 logicamente privilegiare l\u2019obbiettivo strategico dell\u2019eliminazione delle cause del monopsonio; sviluppo pluralistico del tessuto produttivo per uscire dalla situazione di monopsonio strutturale, sviluppo dei servizi di informazione, formazione e assistenza alla mobilit\u00e0 dei lavoratori per uscire dalla situazione di monopsonio dinamico. Ma finch\u00e9 tale obbiettivo non sia raggiunto, l\u2019intervento pubblico dovr\u00e0 tendere a correggere le distorsioni che dal monopsonio derivano, promuovendo l\u2019applicazione di standard minimi di trattamento (art. 36) direttamente attraverso la legge, oppure mediante un efficace sostegno alla coalizione sindacale tra i lavoratori e alla negoziazione collettiva (art. 39), oppure ancora con la coniugazione di misure dei due tipi.<br \/>\nLa distorsione monopsonistica non colpisce il libero professionista, l\u2019artigiano, n\u00e9 ovviamente il lavoratore che operi nello stesso tempo per una pluralit\u00e0 di clienti; essa colpisce invece tipicamente la persona che, prestando la propria attivit\u00e0 in modo continuativo e prevalente o esclusivo per un unico committente e non frequentando abitualmente il mercato del lavoro, \u00e8 esposto al rischio dell\u2019impossibilit\u00e0 di scelta, per difetto di alternativa o per l\u2019asimmetria informativa di cui si \u00e8 detto. Fattore rilevante del bisogno di protezione \u00e8 dunque il carattere continuativo e prevalente o esclusivo della prestazione svolta in favore di un unico utilizzatore; non sembra invece assumere alcuna rilevanza, su questo piano, l\u2019assoggettamento o no della prestazione al potere direttivo del creditore, cio\u00e8 il suo carattere subordinato o autonomo (a meno che non si voglia intendere come \u00absubordinato\u00bb qualsiasi lavoratore che operi continuativamente ed esclusivamente per un unico committente).<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-56912\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Guttuso-La-fatica-del-lavoro-300x186.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" \/>2. Rimedi vecchi e nuovi alla distorsione monopsonistica del mercato del lavoro<\/h4>\n<p>Alla condizione di debolezza cui il lavoratore \u00e8 tipicamente condannato dalla distor\u00acsione monopsonistica del funzionamento del mercato del lavoro il movimento sindacale e il legislatore hanno posto rimedio, nel corso del secolo XX, costruendo un sistema di tutela ispirato essenzial\u00acmente a due obbiettivi: innanzitutto ridurre al minimo la parte del trat\u00actamento soggetta a negoziazione individuale tra il lavoratore e l\u2019impren\u00acditore; in secondo luogo fare in modo che il lavoratore, una volta col\u00aclocato in un\u2019azienda, potesse tenersi il pi\u00f9 possibile alla larga dal mer\u00accato del lavoro esterno e dai suoi pericoli. Il primo obbiettivo si perseguiva con l\u2019imposizione a entrambe le parti, mediante la legge e il contratto collettivo, di un assetto standard inderogabile dei reciproci interessi, che lasciasse poca o nulla materia alla negoziazione indivi\u00acduale; il secondo con l\u2019imposizione, come modello dominante se non esclusivo, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e rigida\u00acmente stabile. In altre parole, per rimediare all\u2019inefficienza del mercato si \u00e8 cercato, in qualche misura, di negare il mercato stesso, talora adducendosi l\u2019argomento suggestivo \u2013 e peraltro difficilmente controverti\u00acbile \u2013 secondo cui il lavoro umano non pu\u00f2 essere ridotto a merce. Col togliere ai lavoratori la capacit\u00e0 di negoziare, li si \u00e8 posti sotto tutela; e si \u00e8 affidata la gestione dei loro interessi esclusivamente al legislatore o al sindacato.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9 questo sistema non funziona pi\u00f9. Il posto fisso garantito a vita \u00e8 sempre pi\u00f9 incompatibile con il ritmo ormai rapidissimo di ob\u00acsolescenza dei sistemi organizzativi e delle tecnologie applicate; i mo\u00acdelli standard di organizzazione del lavoro, pur periodicamente aggior\u00acnati e corretti, non tengono il passo con quel ritmo. Con il prevalere del settore terziario su quello industriale, il tramonto del modello fordista di organizzazione dello stesso lavoro industriale, la conseguente segmentazione \u2013 quando non addirittura personalizzazione \u2013 della do\u00acmanda e dell\u2019offerta di lavoro e l\u2019emergere da entrambi i lati di esi\u00acgenze differenziate riguardo agli aspetti pi\u00f9 disparati del rapporto con\u00actrattuale, vanno inevitabilmente allargandosi a dismisura gli spazi della negoziazione individuale delle condizioni di lavoro, con le conseguenti tensioni fra gli interessi individuali degli stessi lavoratori e i modelli standard imposti dalla legge e dai contratti collettivi. Da pi\u00f9 di un quarto di secolo si assiste a una continua erosione dell\u2019area del lavoro \u00abcoperto\u00bb da legge e contratto collettivo, a vantaggio dell\u2019area del lavoro sottratto alla protezione legislativa e non protetto dal sindacato; oggi in Italia la legislazione di sostegno all\u2019azione del sindacato nelle aziende e la tutela offerta dal diritto del lavoro nella sua versione \u00abforte\u00bb si applicano in un\u2019area in cui si colloca meno della met\u00e0 della forza-lavoro complessiva; ed \u00e8 sovente proprio la tutela inderogabile a rendere pi\u00f9 difficile l\u2019ac\u00accesso a quell&#8217;area per chi ne \u00e8 escluso, contribuendo cos\u00ec a dividere il mercato del lavoro in due compartimenti tra loro scarsamente comu\u00acnicanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41608\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/lavoro-agile-6.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"151\" \/>Legislatore e sindacato \u2013 sollecitati anche dall\u2019ordinamento comu\u00acnitario \u2013 sono sempre pi\u00f9 consapevoli della necessit\u00e0 di affian\u00accare alle vecchie tecniche di tutela, e in parte sostituire ad esse, tecniche nuove tendenti a proteggere il lavoratore anche e soprattutto nella fase precedente alla costituzione del rapporto: mentre l\u2019intervento protet\u00activo tradizionale consiste essenzialmente in una difesa del lavoratore dal mercato, appare oggi sovente pi\u00f9 efficace l\u2019intervento volto a raffor\u00aczare la posizione del lavoratore nel mercato, aumentando la sua possi\u00acbilit\u00e0 effettiva di scelta e di accesso alle diverse occupazioni possibili, fattore essenziale del suo potere contrattuale nei confronti del datore di lavoro attuale o potenziale.<br \/>\nIn un mercato del lavoro maturo, e particolarmente in quello post\u00acindustriale, alle nuove forme della distorsione monopsonistica di cui si \u00e8 parlato nel \u00a7 1, che pone il lavoratore in condizioni di inferiorit\u00e0 di fronte alla controparte, \u00e8 possibile rispon\u00acdere, invece che con una riduzione dell\u2019autonomia negoziale di que\u00acst\u2019ultimo, con un\u2019azione volta a correggere radicalmente quella distor\u00acsione: tendente, cio\u00e8, pi\u00f9 che a limitare la libert\u00e0 formale del lavoratore, a realizzare le condizioni di una sua libert\u00e0 sostanziale. Che \u00e8 quanto dire realizzare il diritto a un lavoro liberamente scelto e svolto secondo modalit\u00e0 liberamente contrattate, sancito dall\u2019art. 4 della Costituzione.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 sostanziale di cui stiamo parlando presuppone, benin\u00acteso, la libert\u00e0 formale di scelta del proprio lavoro nel campo pi\u00f9 am\u00acpio possibile; anzi, l\u2019ampiezza della prima \u00e8 direttamente proporzionale all\u2019ampiezza della seconda. Per questo l\u2019ordinamento interno e l\u2019ordina\u00acmento comunitario sanciscono il principio fondamentale della libert\u00e0 di circolazione dei lavoratori nel grande mercato continentale e ne garanti\u00acscono l\u2019applicazione contro ogni limitazione indebita, sia essa diretta o indiretta. Ma presupposti essenziali di effet\u00activit\u00e0 della libert\u00e0 sostanziale del lavoratore nel mercato sono anche i servizi di informazione e in particolare di mediazione fra offerta e do\u00acmanda, i servizi di formazione, riqualificazione e orienta\u00acmento professionale, nonch\u00e9 quelli di assistenza alla mobilit\u00e0 geografica: si parla in proposito di altrettanti \u00abdiritti\u00bb del la\u00acvoratore \u2013 all\u2019informazione, alla formazione, alla mobilit\u00e0 \u2013 non come di diritti di credito intesi nel senso civilistico tradizionale, ma come aspettative legittime di adempimento da parte delle strutture pubbliche degli obblighi imposti loro in questo campo dalla Costitu\u00aczione e dalle norme comunitarie.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53309 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Skill-shortage-300x277.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Skill-shortage-300x277.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Skill-shortage-150x139.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Skill-shortage.png 652w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>3. Un altro fenomeno nuovo con cui dobbiamo fare i conti<\/h4>\n<p>Quando si parla della situazione di debolezza nei confronti dell\u2019imprenditore tipica della persona che lavora, quindi della necessit\u00e0 di una sua protezione, si fa per lo pi\u00f9 riferimento, implicitamente o esplicitamente, alla carenza di domanda di lavoro: cio\u00e8 alla scarsit\u00e0 nel tessuto produttivo circostante di imprese che cercano lavoratori. Si considera ovvio che la debolezza nasca essenzialmente da l\u00ec. Questa diffusissima convinzione \u00e8 sempre meno fondata: la causa della debolezza di una parte rilevante delle persone che lavorano non \u00e8 esattamente questa; e quindi anche i modi per curarla vanno ripensati.<\/p>\n<p>Mentre la \u201cfine del lavoro\u201d causata dall\u2019evoluzione tecnologica pu\u00f2 essere senz&#8217;altro relegata tra le <em>fake news<\/em>, al contrario proprio a causa dell\u2019evoluzione tecnologica in Italia vengono censiti circa 1,2 milioni di posti di lavoro, distribuiti in tutti i settori e a tutti i livelli professionali, che restano permanentemente scoperti per mancanza di persone idonee a ricoprirli (leggi: per l\u2019arretratezza della nostra scuola e del nostro sistema dei servizi al mercato del lavoro). Altro che \u201ccarenza di domanda di lavoro\u201d: c\u2019\u00e8 una infinit\u00e0 di situazioni che in termine tecnico si indicano col termine skill shortage, enormi giacimenti occupazionali che lasciamo inutilizzati.<\/p>\n<p>Certo, ciascuno di questi posti scoperti richiederebbe, oltre che di essere conosciuto da chi si candida a ricoprirlo, anche un qualche adattamento delle sue capacit\u00e0 specifiche, attraverso iniziative di riqualificazione professionale per le quali occorrono tempo e denaro; ma quanto tempo e quanto denaro spendiamo in Cassa integrazione a zero ore per procrastinare la chiusura delle aziende in crisi? Quanti sanno che l\u2019Italia spende per Cassa integrazione e trattamenti di disoccupazione \u2013 quelle che chiamiamo politiche del lavoro passive \u2013 cento volte quello che spende per le politiche attive, cio\u00e8 per i servizi di informazione, formazione e assistenza intensiva necessari per mettere in comunicazione la domanda e l\u2019offerta nel mercato del lavoro? Se le cose stanno cos\u00ec, non \u00e8 forse nell\u2019enorme squilibrio tra le risorse destinate alle politiche passive e quelle destinate alle politiche attive che dobbiamo individuare un fattore rilevante di debolezza dei lavoratori nel mercato e nel tessuto produttivo?<\/p>\n<p>Nel milione e passa di situazioni di <em>skill shortage<\/em> censiti da Unioncamere ci sarebbe spazio per dare un futuro professionale non precario e assai pi\u00f9 credibile ai dipendenti non di una, ma di molte aziende che stanno chiudendo perch\u00e9 non pi\u00f9 in grado di reggere la competizione nel mercato del loro prodotto. Se le cose stanno cos\u00ec \u2013 e le cose stanno cos\u00ec \u2013, non sarebbe il caso che, invece di denunciare ogni volta come uno scandalo la decisione di chiudere un\u2019azienda, incominciassimo a denunciare lo scandalo degli enormi giacimenti occupazionali che quotidianamente sprechiamo? E non sarebbe il caso che il Governo, invece di annunciare un gran dispendio di denaro pubblico per tenere in vita a tutti i costi un\u2019azienda marginale con la respirazione artificiale, annunciasse un programma credibile per porre tutti i lavoratori interessati in grado di accedere nel giro di uno o due anni, con un robusto sostegno del reddito nel frattempo, ad altrettanti buoni posti di lavoro tra il milione e passa di quelli gi\u00e0 esistenti senza bisogno di investimenti aggiuntivi?<\/p>\n<p>Questa osservazione conferma che una causa non secondaria della debolezza di tanti lavoratori va individuata nei gravi difetti del nostro sistema dell\u2019istruzione e della formazione professionale e, prima ancora, nel difetto gravissimo del sistema dei servizi di orientamento scolastico e professionale. La vera garanzia di sicurezza economica e professionale delle persone che lavorano \u2013 potremmo dire\u2026 il vero \u201carticolo 18\u201d di cui esse oggi hanno bisogno \u2013 sta nel dare corpo ed effettivit\u00e0 a un \u201cdiritto soggettivo alla formazione efficace\u201d, cio\u00e8 alla formazione che d\u00e0 veramente accesso all\u2019enorme platea dei posti di lavoro oggi disponibili ma di difficile copertura. Un passaggio indispensabile per la costruzione di questo \u201cdiritto soggettivo\u201d consiste nell\u2019attivare una rilevazione permanente e capillare del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi di chi ne ha fruito: ci\u00f2 che \u00e8 possibile con una anagrafe della formazione professionale analoga all\u2019anagrafe scolastica istituita presso il ministero dell\u2019Istruzione, capace di incrociare i dati della frequenza ai corsi e dei diplomi rilasciati con quelli delle Comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro sui flussi delle nuove assunzioni, delle iscrizioni agli albi ed elenchi delle libere professioni e del lavoro autonomo, nonch\u00e9 alle liste di disoccupazione.<br \/>\n\u00c8 questa la condizione indispensabile perch\u00e9 si possa por mano all\u2019attivazione delle garanzie sociali di nuova generazione, essenziali per una radicale emancipazione del lavoro dalla condizione di minorit\u00e0 ereditata dal secolo XX. Il discorso vale soprattutto per la parte pi\u00f9 debole delle persone che lavorano, in un contesto in cui si assiste alla polarizzazione della forza-lavoro, cio\u00e8 all\u2019aumento della disuguaglianza di reddito e di sicurezza economica e professionale tra i knowledge workers, i lavoratori della conoscenza, e il \u201cquinto stato\u201d dei precari, dei mal retribuiti, dei privi di reti di sicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019innovazione nel processo produttivo \u00e8 per sua natura una causa di aumento delle disuguaglianze tra i produttori. Compito della politica e del sindacato \u00e8 ricostruire di continuo le pari opportunit\u00e0 per tutti, adottando le misure pi\u00f9 efficaci affinch\u00e9 nessuno resti tagliato fuori dai vantaggi che il progresso tecnologico porta con s\u00e9. Tra queste l\u2019attivazione di una rete capillare di servizi efficienti di orientamento, informazione e formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti, la cui qualit\u00e0 ed efficacia sia controllata permanentemente, \u00e8 la pi\u00f9 importante.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59895 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Grande-Dimissione-dal-mercato-del-lavoro-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/>4. Quando sono i lavoratori a scegliere l\u2019imprenditore<\/h4>\n<p>Nell\u2019epoca della globalizzazione la domanda di lavoro dipende in gran parte dalla capacit\u00e0 del Paese di aprirsi agli imprenditori stranieri, portatori di capitali e di piani industriali innovativi. E dalla capacit\u00e0 dei lavoratori di selezionarli e di negoziare con essi, per mezzo dei propri sindacati, una scommessa comune sui piani industriali ritenuti migliori.<\/p>\n<p>Per entrare in questo ordine di idee occorre accettare una nozione di mercato del lavoro un po\u2019 diversa da quella che abbiamo conosciuto fin qui. In un mercato del lavoro maturo non sono solo gli imprenditori a cercare, valutare e scegliere i propri dipendenti, ma sono anche i lavoratori a cercare, valutare e scegliere l\u2019imprenditore. Lo fanno, ovviamente, quando indirizzano la loro ricerca di una occupazione verso un settore, e poi in quel settore escludono alcune imprese perch\u00e9 troppo piccole, o troppo lontane, o per altri motivi. Ma lo fanno anche quando, insoddisfatti delle imprese della propria zona, decidono di migrare vicino o lontano per trovarne altre pi\u00f9 capaci di valorizzare il loro lavoro. Lo fanno, infine, quando un\u2019impresa entra in crisi e il \u201ccollettivo\u201d delle persone che da essa dipendono valuta i piani industriali proposti da altri imprenditori che si candidano a rilevare l\u2019azienda.<\/p>\n<p>Sta di fatto che in Italia, in ciascuno degli ultimi anni, nonostante la crisi economica, sono stati stipulati circa dieci milioni di contratti di lavoro regolari (dati risultanti dal sistema delle Comunicazioni obbligatorie al Ministero del lavoro); e a stipularli sono stati milioni di lavoratori con milioni di imprese. Questo dato impressionante \u00e8 incompatibile con il paradigma del lavoratore privo della possibilit\u00e0 di scegliere. Certo, ci sono anche i disoccupati di lunga durata che non sono riusciti a entrare nel giro; ma la loro presenza non contraddice questo dato: ogni anno in altri milioni di casi non \u00e8 stato solo l\u2019imprenditore a selezionare la controparte, ma \u00e8 stato in qualche misura anche il lavoratore a fare altrettanto dal proprio lato. E gi\u00e0 questa constatazione collima poco con l\u2019idea del mercato del lavoro che traspare dai discorsi di tanti sindacalisti, giuslavoristi e politici ancora affezionati a un modello che non corrisponde pi\u00f9 alla realt\u00e0: quello del monopsonio strutturale originario, cio\u00e8 della fabbrica-cattedrale nel deserto.<\/p>\n<p>Accade pure frequentemente che i lavoratori abbiano l\u2019opportunit\u00e0 di selezionare e scegliere l\u2019imprenditore non solo come singoli, sfruttando la propria mobilit\u00e0 individuale, ma anche collettivamente, attraverso i propri rappresentanti politici e\/o sindacali, sfruttando la mobilit\u00e0 dell\u2019imprenditore stesso. \u00c8 quello che accadde, per esempio, nel 2008 quando il Governo Prodi riusc\u00ec a rendere concreta l\u2019ipotesi che Alitalia (fallita) venisse rilevata da Air France-Klm, e si apr\u00ec un tavolo di negoziazione tra l\u2019amministratore delegato del colosso franco-olandese e i sindacati dei lavoratori della nostra compagnia aerea di bandiera: quella negoziazione ben pu\u00f2 essere vista come una procedura di selezione dell\u2019imprenditore da \u201cingaggiare\u201d. Fu, infatti, proprio a seguito di quella negoziazione che i lavoratori bocciarono Air France-Klm e fecero invece l\u2019accordo con l\u2019italianissima cordata promossa da Silvio Berlusconi, la C.A.I., evidentemente ritenendo irrilevante che essa fosse composta da imprenditori dei quali nessuno aveva mai fatto volare un aereo. Un caso particolarissimo di \u201cscelta dell\u2019imprenditore\u201d da parte dei lavoratori fu anche quello che nel 2017 vide la rappresentanza sindacale unitaria dei dipendenti romani di Almaviva Contact respingere l\u2019ipotesi di accordo proposta dalla vecchia impresa per superare una situazione di grave crisi, con la conseguente chiusura della sede dislocata nella capitale, mentre presso la sede di Napoli della stessa impresa veniva compiuta la scelta opposta, con la conseguente prosecuzione dei rapporti di lavoro.<\/p>\n<p>In questo ordine di idee possiamo vedere come un atto di \u201cingaggio dell\u2019imprenditore\u201d da parte del collettivo dei lavoratori anche il \u201cs\u00ec\u201d espresso nel 2010 da questi ultimi, su indicazione di Fim-Cisl, Uilm e Fismic, nel referendum di Pomigliano sul piano industriale Fabbrica Italia proposto da Sergio Marchionne per portare la produzione della Panda dalla Polonia in Italia, poi nei referendum analoghi che si svolsero negli stabilimenti di Mirafiori e di Grugliasco. Certo, anche in quel caso l\u2019alternativa non era brillantissima: se avesse prevalso il \u201cno\u201d, per quegli stabilimenti non sarebbe restata altra possibilit\u00e0 che un intervento dello Stato; e la Fiom-Cgil che sostenne il \u201cno\u201d in quei referendum evidentemente preferiva proprio questa alternativa. Furono comunque i lavoratori a decidere, approvando il piano industriale e cos\u00ec stipulando una sorta di \u201cscommessa comune\u201d con l\u2019imprenditore rappresentato da Sergio Marchionne.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-54187\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4-300x168.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4-300x168.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4-150x84.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4-768x430.png 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4-1024x574.png 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Ruolo-del-sindacato-4.png 1576w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>5. A che cosa serve il sindacato<\/h4>\n<p>Pu\u00f2 accadere, dunque, che sia proprio il collettivo dei lavoratori ad avere l\u2019opportunit\u00e0 di ingaggiare o scartare l\u2019imprenditore che viene da fuori. Quando di questo si tratta, i lavoratori devono saper esercitare attraverso i loro rappresentanti un\u2019intelligenza collettiva, che in alcuni casi recenti ha fatto loro drammaticamente difetto. La stessa intelligenza collettiva sarebbe necessaria per allargare il novero dei possibili candidati alla gestione dell\u2019azienda nelle situazioni di crisi, in modo da poter scegliere in una rosa pi\u00f9 ampia l\u2019imprenditore che offre di pi\u00f9 sotto il profilo della qualit\u00e0 del piano industriale, dell\u2019affidabilit\u00e0, della solidit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista la globalizzazione potrebbe costituire per i lavoratori fonte di opportunit\u00e0 mai viste prima. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che essa consente agli imprenditori di mettere in concorrenza tra loro lavoratori di tutto il mondo, \u00e8 anche vero che essa consentirebbe a questi ultimi di mettere a loro volta in concorrenza tra loro imprenditori di tutto il mondo sul lato della domanda di lavoro, beneficiando dell\u2019offerta migliore. Viceversa, sotto questo stesso punto di vista appare evidente quanto grave sia l\u2019errore, commesso troppo sovente negli anni passati dai rappresentanti sindacali e politici dei lavoratori italiani, di privilegiare e difendere a priori l\u2019\u201citalianit\u00e0\u201d dell\u2019impresa. Privilegiare l\u2019\u201citalianit\u00e0\u201d significa rinunciare preventivamente non solo ai miliardi che potrebbero essere portati dagli investitori stranieri, ma anche alla possibilit\u00e0 di scegliere l\u2019imprenditore migliore disponibile su scala mondiale, restringendo drasticamente la scelta entro gli angusti confini di un Paese come il nostro, che \u00e8 solo l\u2019uno per cento del mondo.<\/p>\n<p>Per aumentare la gamma degli imprenditori disponibili a investire in casa nostra occorre che i lavoratori col loro sindacato siano disponibili a negoziare il nuovo assetto dell\u2019impresa, anche secondo modelli radicalmente nuovi praticati con successo in altre parti del mondo. Per questo occorre un sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori capace di prendere in considerazione e valutare, senza chiusure preventive, tutta l\u2019innovazione possibile in materia di organizzazione del lavoro, struttura della retribuzione e rapporti sindacali in azienda. Ma occorre anche un sistema di relazioni industriali che consenta al contratto collettivo aziendale, se stipulato dalla coalizione sindacale maggioritaria nel luogo di lavoro, non soltanto di derogare al contratto nazionale, ma all\u2019occorrenza pure di sostituirlo radicalmente, come \u00e8 accaduto alla Fiat nel 2010.<\/p>\n<p>Su questo terreno \u00e8 auspicabile che l\u2019ordinamento statale crei le condizioni affinch\u00e9 diversi modelli di sindacalismo possano confrontarsi e competere, collocati nelle molte posizioni ipotizzabili tra il polo estremo costituito da quello che nel mio libro del 2005 dedicato a questo tema indicavo come il sindacato \u201calfa\u201d, pi\u00f9 propenso ad assicurare ai propri rappresentati un rapporto di lavoro ad alto contenuto assicurativo (cio\u00e8 con pi\u00f9 diritti il cui contenuto pratico sia predeterminabile fin dall\u2019inizio), ma anche alto \u201cpremio assicurativo\u201d implicito, e il polo opposto costituito da quello che indicavo come il sindacato \u201comega\u201d, pi\u00f9 propenso a rendere i propri rappresentati partecipi della scommessa con l\u2019imprenditore sul suo piano industriale.<br \/>\nIl discorso \u00e8 di interesse vitale per le regioni del Mezzogiorno. Anche qui, dove pure ci sarebbe tanto bisogno di importare buona imprenditoria, quale che ne sia la provenienza, le associazioni sindacali oggi appaiono ancora troppo legate al prototipo del sindacato \u201calfa\u201d, cio\u00e8 appaiono in grado soltanto di porre dei paletti preventivi (entit\u00e0 e struttura della retribuzione, organizzazione del lavoro: tutto rigidamente prestabilito al livello nazionale); non sanno \u2013 come non sanno i governi pubblici locali \u2013 cercare per il mondo il buon imprenditore disponibile, valutarne la capacit\u00e0 e il piano industriale senza chiusure preventive, se del caso scommettere su quel piano anche a costo di sperimentare strutture nuove della retribuzione e dell\u2019organizzazione del lavoro, aprirsi a modelli diversi di relazioni industriali. Altro che agitare lo spettro delle \u201cgabbie salariali\u201d: \u00e8 urgente sgabbiare l\u2019azione sindacale e la contrattazione aziendale.<br \/>\nNei dieci anni trascorsi dagli accordi FIAT del 2010 sono accadute diverse altre cose che confermano la necessit\u00e0 di un ripensamento degli strumenti di protezione del lavoro nel tessuto produttivo, e in particolare del ruolo del sindacato. Nel nuovo contesto c\u2019\u00e8 bisogno di un sindacato sempre pi\u00f9 capace di operare in periferia anche al di fuori dei luoghi di lavoro, in stretto dialogo col sistema dei servizi al mercato, per assicurare a ciascuna persona \u2013 occupata, disoccupata o al suo primo ingresso nel mondo del lavoro \u2013 la possibilit\u00e0 effettiva di ampliare le proprie possibilit\u00e0 di scelta: ci\u00f2 che implica prima di tutto rendere effettivo quel diritto all\u2019informazione e a un percorso di formazione efficace che ho indicato sopra come \u201cl\u2019articolo 18 del ventunesimo secolo\u201d.<br \/>\nIl modello delineato \u00e8 pertanto quello di un sindacato il cui campo d\u2019azione \u00e8 prima di tutto il mercato del lavoro, con l\u2019obiettivo di farne per tutte le persone che offrono il proprio lavoro, in qualsiasi forma lo offrano, un luogo innanzitutto sicuro, disinfestato da trappole, truffatori e sfruttatori; ma soprattutto trasparente, ricco di indicazioni segnaletiche, in cui anche chi non \u00e8 supportato da reti amicali e familiari possa ottenere facilmente le informazioni utili, quindi riuscire a muoversi e a trovare ci\u00f2 che gli serve. Un luogo dove gli appartenenti al \u201cquinto stato\u201d possano sottrarsi alla propria condizione precaria e povera, non per decreto, ma perch\u00e9 posti in condizione di uscirne, di disporre di alternative migliori.<br \/>\nLo stesso sindacato, per\u00f2, deve essere capace di mobilitarsi anche sul piano nazionale non solo per negoziare i contratti collettivi di settore, come disciplina di default, cio\u00e8 applicabile dovunque non arrivi la contrattazione aziendale, ma anche per rivendicare e promuovere dai poteri esecutivo e legislativo innanzitutto un robusto investimento sui sistemi dell\u2019istruzione e della formazione; inoltre le misure necessarie per la massima possibile apertura e attrattivit\u00e0 del Paese nei confronti degli imprenditori stranieri, al fine di aumentare la concorrenza tra i datori di lavoro sul lato della domanda di manodopera intellettuale e manuale.<br \/>\nLo stesso sindacato dovr\u00e0 comunque essere anche presente e radicato nelle aziende, coltivandone e mettendone a disposizione dei lavoratori la memoria storica, e rappresentando questi ultimi nella scelta del modello e del grado di partecipazione alla gestione aziendale pi\u00f9 adatto al contesto specifico; quindi nella contrattazione delle forme pi\u00f9 opportune di collegamento tra retribuzione e produttivit\u00e0 o redditivit\u00e0.<br \/>\nNelle situazioni di crisi aziendale in cui la ripresa dell\u2019attivit\u00e0 \u00e8 effettivamente possibile, questo sindacato dovr\u00e0, a seconda dei casi, guidare i lavoratori uno per uno verso i percorsi di riqualificazione individuale necessari per accedere alle vacancies aperte nel tessuto produttivo circostante, oppure guidare e assistere il collettivo dei lavoratori nella selezione del nuovo imprenditore e nella scommessa comune sul nuovo piano industriale.<br \/>\nIn questo suo \u201cmestiere\u201d in parte nuovo, ciascuna associazione sindacale dovr\u00e0 poter scegliere liberamente la propria caratterizzazione fra i due poli estremi di cui si \u00e8 detto sopra: quello del prototipo di sindacato \u201calfa\u201d, pi\u00f9 interessato al contenuto assicurativo del rapporto, e quello del sindacato \u201comega\u201d, pi\u00f9 interessato alla partecipazione dei lavoratori alla scommessa comune con l\u2019imprenditore. Anche perch\u00e9 la scelta del mix ideale tra \u201calfa\u201d e \u201comega\u201d dipende in larga parte dalla qualit\u00e0 dell\u2019imprenditore col quale si ha a che fare. \u00c8 molto importante, dunque, che il sistema delle relazioni industriali operi in una cornice di regole chiare e facilmente applicabili, che consentano la scelta, da parte dei lavoratori di ciascuna azienda, non solo del sindacato ma anche del modello di sindacalismo che intendono sperimentare nei rapporti con l\u2019impresa datrice di lavoro.<br \/>\nIl massimo livello cui l\u2019\u201cunit\u00e0 sindacale\u201d oggi in Italia pu\u00f2 spingersi \u00e8 probabilmente quello della costruzione e condivisione della cornice di regole entro le quali possa svolgersi il civile confronto e la competizione tra modelli di sindacalismo anche profondamente diversi: presupposto, questo, per il confronto e la competizione anche tra modelli e stili diversi di gestione dell\u2019impresa.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le nuove forme del monopsonio e i rimedi vecchi e nuovi alla distorsione che ne deriva &#8211; Come si aiutano i lavoratori a &#8220;usare il mercato&#8221; &#8211; Il mestiere del sindacato nell&#8217;era della globalizzazione (che non \u00e8 certo cessata) . 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