
{"id":64066,"date":"2025-04-29T18:42:33","date_gmt":"2025-04-29T17:42:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64066"},"modified":"2025-04-29T18:42:33","modified_gmt":"2025-04-29T17:42:33","slug":"le-parti-dimenticate-del-jobs-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64066","title":{"rendered":"LE PARTI DIMENTICATE DEL JOBS ACT"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La Festa del Lavoro \u00e8 una buona occasione per fare il punto sulle molte misure importanti previste dalla riforma del 2014-2015 rimaste del tutto inattuate: dal <em>minimum wage<\/em> all\u2019unificazione e riorganizzazione degli Ispettorati, dall\u2019ANPAL al sistema di monitoraggio capillare della formazione<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo pubblicato su\u00a0<\/em>lavoce.info\u00a0<em>il 29 aprile 2025 &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, la mia intervista pubblicata sul sito <\/em>Pagella Politica\u00a0<em>il 19 marzo 2025, <\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=63995\">Perch\u00e9 i referendum sul lavoro sono sbagliati<\/a><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43282\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\" alt=\"\" width=\"159\" height=\"162\" \/><strong>Prima riforma inattuata: il salario minimo orario<\/strong><br \/>\nQuando si parla del Jobs Act, la riforma del lavoro varata dal Governo Renzi nel 2014-15, quasi tutti pensano soltanto al decreto legislativo n. 23\/2015 sui licenziamenti; e solo a questo si riferiscono, con l\u2019intendimento di abrogarlo, i promotori del referendum che si celebrer\u00e0 l\u20198 giugno prossimo. Pochi parlano, invece, degli altri sette decreti legislativi di cui quella riforma si compone; e nessuno chiede conto ai Governi che da allora si sono succeduti del fatto che alcuni capitoli assai importanti di quella riforma siano rimasti del tutto inattuati: abrogati di fatto, in assenza di alcun dibattito, senza che un solo sindacato abbia manifestato il minimo dissenso. Ma, soprattutto, senza che il vuoto rimasto sia stato riempito da alcun altro progetto: in materia di politica del lavoro ha trionfato l\u2019inerzia.<\/p>\n<p>Una prima innovazione di grande rilievo, che era contenuta nella legge 10 dicembre 2014 n. 183 (articolo 7, lettera g), era costituita dalla delega al Governo per l\u2019istituzione di uno standard retributivo minimo applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, o di collaborazione autonoma continuativa, non coperti da un contratto collettivo nazionale stipulato dai sindacati maggiormente rappresentativi. Questa delega non \u00e8 stata attuata per l\u2019opposizione molto ferma non soltanto della Cisl, ma anche della Cgil, che oggi invece rivendica con vigore un intervento legislativo mirato a stabilire una paga oraria minima universale, cui \u00e8 ora il Governo di centro-destra a opporsi. Non si pretende un\u2019autocritica; ma almeno un chiarimento su questo punto da parte della Cgil non guasterebbe.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-47252\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-150x73.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro.jpg 322w\" sizes=\"auto, (max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/>L\u2019unificazione e riorganizzazione degli Ispettorati del lavoro abrogata alla chetichella<\/strong><br \/>\nOgni volta che si verifica un infortunio grave sul lavoro i media condannano, i sindacati protestano, le autorit\u00e0 promettono giri di vite nella disciplina anti-infortunistica e rafforzamento delle attivit\u00e0 ispettive. In realt\u00e0, il primo passo per questo rafforzamento sarebbe costituito dalla riorganizzazione unitaria degli ispettori del lavoro, attualmente ripartiti in quattro organici distinti e tra loro scollegati: quello del ministero, quello dell\u2019Inps, quello dell\u2019Inail e quello delle Aziende sanitarie locali.<\/p>\n<p>L\u2019unificazione e riorganizzazione almeno dei primi tre in una struttura denominata Ispettorato Nazionale del Lavoro erano previste da uno dei decreti attuativi del Jobs Act, il n. 149 del 2015; e sarebbe stata indispensabile per ridare autorevolezza all\u2019attivit\u00e0 ispettiva, recuperando un\u2019efficacia che non si misura sul numero delle ispezioni ma sulla programmazione intelligente dell\u2019intervento degli ispettori l\u00e0 dove oggi esso \u00e8 davvero indispensabile. Senonch\u00e9 a dieci anni di distanza quella norma non \u00e8 mai stata attuata: hanno prevalso le resistenze interne degli apparati a ogni cambiamento organizzativo; e i tre corpi amministrativi sono rimasti separati sia sul piano istituzionale, sia su quello operativo.<\/p>\n<p>Subito dopo la strage avvenuta il 16 febbraio dell\u2019anno scorso in un cantiere di Firenze, nel decreto-legge n. 19\/2024 \u00e8 stato aggiunto un articolo 31 contenente norme per \u201cL\u2019efficientamento dell\u2019Ispettorato Nazionale del Lavoro\u201d. Finalmente, pur in grave ritardo, viene attuata la norma del 2015? No: l\u2019esatto contrario. La beffa \u00e8 collocata nel comma 12 \u2013accuratamente nascosto in fondo al un articolo, dopo altri undici commi pressoch\u00e9 del tutto irrilevanti \u2013 che prevede\u2026 il \u201cripristino dei ruoli ispettivi dell\u2019Inps e dell\u2019Inail\u201d come ruoli a s\u00e9 stanti rispetto a quello degli ispettori ministeriali. In altre parole, l\u2019abrogazione di quanto disposto per l\u2019unificazione dei ruoli stessi e la riorganizzazione unitaria del servizio dal decreto legislativo del 2015.<br \/>\nNessun mutamento organizzativo reale: il solo vero scopo della norma \u00e8 sancire ufficialmente il successo definitivo della resistenza sorda degli apparati a quanto era stato disposto dalla legge nove anni prima. Nel silenzio tombale dei sindacati, che nulla hanno da ridire al riguardo.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42979\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"99\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-150x56.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL.png 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/>Le politiche attive del lavoro dimenticate<\/strong><br \/>\nUn discorso in tutto analogo potrebbe essere svolto per il \u201ccontratto di ricollocazione\u201d, uno strumento per il reinserimento di chi perde il posto sperimentato con successo nel nord-Europa e previsto da ben due decreti legislativi attuativi del Jobs Act (il n. 22 e il n. 150 del 2025), ma che il nostro sistema delle politiche attive ha sempre rifiutato come un corpo estraneo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 grave ancora \u00e8 la soppressione dell\u2019ANPAL, l\u2019Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, avvenuta un anno fa nell\u2019indifferenza totale dei media, dell\u2019opinione pubblica, dell\u2019opposizione di centro-sinistra e delle confederazioni sindacali, dopo che la sua presidenza era stata affidata nel 2018 dal ministro del Lavoro Di Maio a un professore del Mississippi che pretendeva \u2013 durante la pandemia \u2013 di esercitare la funzione prevalentemente da remoto, dalla sua residenza statunitense.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la bocciatura referendaria del dicembre 2016 aveva affossato la riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi; ma la norma istitutiva dell\u2019ANPAL era pur sempre stata preceduta da un accordo tra Stato e Regioni, convinti l\u2019uno e le altre della necessit\u00e0 di un\u2019agenzia centrale capace di svolgere le funzioni di coordinamento e, all\u2019occorrenza sostituzione in via sussidiaria delle amministrazioni regionali inadempienti.<\/p>\n<p>L\u2019indifferenza generale riguardo alla soppressione dell\u2019agenzia sarebbe comprensibile se il Governo avesse in qualche modo spiegato chi e come ne avrebbe svolto le funzioni; ma su questo tema non si \u00e8 sentita una parola.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-63758\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/SIISL-2-300x165.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/SIISL-2-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/SIISL-2-150x82.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/SIISL-2.jpg 740w\" sizes=\"auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/>Il SIISL e il monitoraggio capillare dei servizi di formazione<\/strong><br \/>\nAssai rappresentativa del modo in cui le politiche attive del lavoro vengono valorizzate a parole ma non implementate nel nostro Paese \u00e8 poi la vicenda del SIISL, ovvero del Sistema Informativo di Inclusione Sociale e Lavorativa, e del monitoraggio della qualit\u00e0 dei servizi di formazione professionale.<\/p>\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno scorso il ministero del Lavoro ha annunciato con grande enfasi una vera e propria palingenesi che avrebbe dovuto determinarsi nella gestione dei servizi di collocamento in conseguenza dell\u2019istituzione del SIISL. Poco dopo \u00e8 intervenuto il decreto-legge n. 60\/2024 a stabilire che il SIISL fosse potenziato dall\u2019Intelligenza Artificiale per garantire non soltanto il migliore incontro fra domanda e offerta di lavoro, ma anche il monitoraggio capillare dei servizi di formazione professionale, con rilevazione del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi e conseguente attribuzione a ciascun centro di formazione di un punteggio di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Qualcuno dovrebbe spiegare perch\u00e9 il SIISL, che avrebbe dovuto essere operativo dall\u2019inizio del 2024, a tutt\u2019oggi non lo sia affatto: a quanto risulta, nessun Centro per l\u2019Impiego nella penisola \u00e8 posto in grado di avvalersene. Quanto al monitoraggio capillare dell\u2019efficacia dei servizi di formazione \u2013 che determinerebbe effettivamente una svolta epocale nel funzionamento dei servizi per l\u2019impiego e quindi del nostro mercato del lavoro \u2013 nessuno spiega perch\u00e9 questa materia sia stata fatta oggetto di un decreto-legge nel corso del 2024, considerato che quello stesso monitoraggio, attuato mediante l\u2019incrocio dei dati di una anagrafe della formazione con tutti gli altri dati disponibili sui flussi di occupazione, era gi\u00e0 compiutamente previsto negli articoli da 13 a 16 del decreto attuativo del Jobs Act n. 150\/2015: norme, anche queste, che a dieci anni di distanza sono ancora totalmente inattuate.<\/p>\n<p>Certo, infilare la nuova norma in un decreto-legge consente di presentarsi nei talk-show con il fiore all\u2019occhiello del \u201cprovvedimento adottato\u201d. Ma al buon funzionamento del mercato del lavoro non servono tanto nuove leggi, quanto l\u2019implementazione di quelle gi\u00e0 esistenti che sono rimaste per anni lettera morta. Su questo terreno, non su quello della produzione di nuove norme legislative, si misura la bont\u00e0 dell\u2019azione svolta dal Governo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Festa del Lavoro \u00e8 una buona occasione per fare il punto sulle molte misure importanti previste dalla riforma del 2014-2015 rimaste del tutto inattuate: dal minimum wage all\u2019unificazione e riorganizzazione degli Ispettorati, dall\u2019ANPAL al sistema di monitoraggio capillare della formazione . 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