
{"id":64090,"date":"2025-05-07T20:15:33","date_gmt":"2025-05-07T19:15:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64090"},"modified":"2025-05-07T20:19:46","modified_gmt":"2025-05-07T19:19:46","slug":"ma-la-cgil-si-e-accorta-di-che-cosa-accadrebbe-se-vincessero-i-si","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64090","title":{"rendered":"MA LA CGIL SI \u00c8 ACCORTA DI CHE COSA ACCADREBBE SE VINCESSERO I S\u00cc?"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il paradosso di un referendum che mira a ridurre l&#8217;indennizzo massimo per i licenziamenti nelle imprese medie e grandi e a rendere illimitato l&#8217;indennizzo in quelle pi\u00f9 piccole<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Antonio Troise, pubblicata sul quotidiano <\/em>L\u2019altra voce<em> il 1\u00b0 maggio 2025 &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64087\">l&#8217;intervista pubblicata il giorno prima sul quotidiano <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64087\">Italia Oggi<\/a><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-64091 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Laltra-voce.jpeg\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Laltra-voce.jpeg 183w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Laltra-voce-99x150.jpeg 99w\" sizes=\"auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/>Professor Ichino, perch\u00e9 lei sostiene che bisogna dire no ai referendum sul lavoro?<\/strong><br \/>\nSu qualche aspetto marginale si pu\u00f2 anche discutere se la vittoria dei s\u00ec porti qualche vantaggio a una parte dei lavoratori. Ma il dato pi\u00f9 importante, che balza immediatamente all\u2019occhio, \u00e8 che se prevalessero i s\u00ec all\u2019abrogazione si tornerebbe per tutte le imprese sopra i 15 dipendenti alla disciplina prevista dalla legge Fornero del 2012: tutti i dipendenti delle imprese sopra i 15 vedrebbero il proprio indennizzo massimo, in caso di licenziamento ingiustificato, ridursi da 36 a 24 mensilit\u00e0. Mi chiedo se la Cgil, che ha promosso questo referendum, se ne sia accorta.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2, almeno per i dipendenti delle piccole imprese, un vantaggio ci sarebbe.<\/strong><br \/>\nQuesto \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 paradossale e irragionevole dei referendum: i dipendenti delle imprese sopra i 15 vedrebbero il proprio indennizzo massimo ridursi da 36 a 24 mensilit\u00e0, mentre per il licenziamento nelle piccole imprese verrebbe previsto un indennizzo illimitato! Sarebbe un risultato totalmente insensato.<\/p>\n<p><strong>Il quarto quesito referendario sul lavoro riguarda la corresponsabilit\u00e0 tra imprese negli appalti. Almeno questo la convince?<\/strong><br \/>\nQuesto quesito referendario avrebbe un senso se fosse mirato a estendere la corresponsabilit\u00e0 solidale ai casi in cui tra impresa committente e appaltatrice o impresa terzista c\u2019\u00e8 un rapporto di dipendenza economica: cio\u00e8 quando la seconda lavora solo o quasi soltanto per la prima. Oppure quando la seconda opera all\u2019interno del perimetro aziendale della prima. Altrimenti la cosa non ha molto senso: perch\u00e9 mai la piccola o media impresa committente dovrebbe rispondere per un difetto di organizzazione di una appaltatrice totalmente indipendente sul piano economico ed operativo, che fornisce i propri servizi a centinaia di altre imprese?<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-49408\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mattarella-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mattarella-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mattarella-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mattarella.jpg 310w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il Presidente Mattarella ha lanciato un grido d\u2019allarme per il lavoro povero, i salari troppo bassi. Come si pu\u00f2 affrontare questo problema?<\/strong><br \/>\nPenso che il problema del \u201clavoro povero\u201d vada distinto da quello del ristagnare delle retribuzioni medie nel nostro Paese, anche se i due problemi sono ovviamente tra loro collegati. Il fatto che, secondo Eurostat, il 9 per cento dei lavoratori italiani abbiano un reddito inferiore alla soglia di povert\u00e0, fenomeno che per met\u00e0 coincide con quello del part-time involontario, va affrontato persona per persona, offrendo a ciascuna l\u2019informazione e le opportunit\u00e0 di formazione necessarie per trasferirsi dove il suo lavoro pu\u00f2 essere meglio valorizzato.<\/p>\n<p><strong>La segretaria del PD Schlein insiste sull&#8217;importanza del salario minimo orario fissato per legge come strumento per la lotta contro il lavoro povero<br \/>\n<\/strong>Di un <em>minimum wage <\/em>di fonte legislativa c&#8217;\u00e8 sicuramente bisogno, tanto pi\u00f9 ora, dopo la svolta giurisprudenziale dell&#8217;ottobre 2023, che ha disattivato la presunzione di corrispondenza tra minimi fissati dalla contrattazione collettiva e &#8220;retribuzione sufficiente&#8221; a norma dell&#8217;articolo 36 della Costituzione. Ma uno standard minimo orario non risolve il problema del lavoro povero, quando la povert\u00e0 deriva dall&#8217;orario di lavoro ridotto involontario.<\/p>\n<p><strong>Veniamo al problema generale del ristagnare delle retribuzioni.<\/strong><br \/>\nLa retribuzione media non pu\u00f2 crescere, finch\u00e8 la produttivit\u00e0 media del lavoro ristagna. Per farle crescere entrambe sono indispensabili due cose: smettere di tenere in vita a tutti i costi le aziende marginali e persino quelle sub-marginali, magari tenendole in Cig a zero ore per anni, chiudere le imprese cosiddette <em>in house<\/em> tenute in vita inutilmente da Comuni, Regioni e Stato nonostante livelli di produttivit\u00e0 vicini allo zero, e creare i percorsi di formazione e addestramento per portare i loro dipendenti a occupare le centinaia di migliaia di posti che restano permanentemente vacanti nelle imprese pi\u00f9 produttive, le quali, come mostrano i dati Unioncamere, in met\u00e0 dei casi non trovano il personale di cui hanno bisogno.<\/p>\n<p><strong>Lei vede dunque come centrale il tema delle politiche attive del lavoro. A che punto siamo su questo terreno?<\/strong><br \/>\nSulle politiche attive siamo ancora all\u2019anno zero, o quasi: l\u2019Italia spende per questo capitolo un centesimo di quello che spende per le politiche passive, cio\u00e8 per trattamenti di disoccupazione e di integrazione salariale. L\u2019Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro-ANPAL, cui il Jobs Act affidava la funzione di controllare il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni da parte delle Regioni e di intervenire in via sussidiaria nei casi di inefficienza pi\u00f9 grave, l\u2019anno scroso \u00e8 stata soppressa; ma nessuno ha chiarito chi e come dovrebbe svolgere, ora, la sua funzione: certo non \u00e8 in grado di farlo l\u2019apparato ministeriale.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-47252 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro-150x73.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ispettorato-Nazionale-del-Lavoro.jpg 322w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Poi c\u2019\u00e8 la piaga dei morti sul lavoro. Come si dovrebbe fare, secondo lei, per sanarla?<\/strong><br \/>\nDenunciare l\u2019ipocrisia di tutti coloro che a ogni infortunio mortale si stracciano le vesti, chiedendo un rafforzamento delle misure preventive e punitive. Sono gli stessi che hanno affossato la misura pi\u00f9 seria ed efficace, in questo campo: quella contenuta nel decreto legislativo n. 149\/2015, uno degli otto decreti attuativi del Jobs Act, che prevedeva la riorganizzazione unitaria degli ispettorati del lavoro, attualmente ripartiti in quattro organici distinti e tra loro scollegati: quello del ministero, quello dell\u2019Inps, quello dell\u2019Inail e quello delle Aziende sanitarie locali. I sindacati di categoria si sono opposti strenuamente alla sua attuazione. E alla fine il governo li ha accontentati, con un minuscolo comma nascosto nell\u2019articolo 31 del decreto legge n. 19\/2024, che ha cancellato il decreto n. 149\/2015. Con buona pace dei morti sul lavoro e &#8211; soprattutto &#8211; dei vivi la cui sicurezza sul lavoro potrebbe essere controllata in modo molto pi\u00f9 puntuale ed efficace.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paradosso di un referendum che mira a ridurre l&#8217;indennizzo massimo per i licenziamenti nelle imprese medie e grandi e a rendere illimitato l&#8217;indennizzo in quelle pi\u00f9 piccole . 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