
{"id":64179,"date":"2025-06-06T11:43:55","date_gmt":"2025-06-06T10:43:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64179"},"modified":"2025-06-06T11:46:03","modified_gmt":"2025-06-06T10:46:03","slug":"referendum-perche-su-almeno-due-quesiti-anche-lastensione-ha-un-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64179","title":{"rendered":"REFERENDUM: PERCH\u00c9 SU ALMENO DUE QUESITI ANCHE L&#8217;ASTENSIONE HA UN SENSO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Anche se non sar\u00e0 questa la mia scelta, il non ritirare la scheda ben pu\u00f2 costituire un modo efficace per protestare contro il modo ingannevole col quale i promotori del referendum hanno presentato il contenuto effettivo della consultazione<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista\u00a0a cura di Giambattista Pepi, pubblicata sul <\/em>Giornale d\u2019Italia<em>\u00a0il 28 maggio 2025 &#8211; In argomento v. anche il mio <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64162\">faccia a faccia con il collega giuslavorista Franco Scarpelli pubblicato sul sito <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64162\">lavoce.info<\/a><em> il 23 maggio scorso\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-61440\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Referendum-seggi-vuoti-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Referendum-seggi-vuoti.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Referendum-seggi-vuoti-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il referendum dell\u20198-9 giugno non sembra catturare l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica. Complici una Rai silente e parte dei politici che promuovono l\u2019astensione, se n\u2019\u00e8 parlato poco. Alcuni dei quesiti \u2013 a detta di pi\u00f9 di un osservatore \u2013 sarebbero mal posti, comportando cambiamenti opposti a quelli che hanno in mente i proponenti. Ma c\u2019e\u0300 un referendum, quello sulla cittadinanza, molto importante. E il confronto sugli altri quesiti sottoposti agli elettori pu\u00f2 servire per capire i cambiamenti degli ultimi anni. Ne parliamo con Pietro Ichino, professore di diritto del lavoro all\u2019Universit\u00e0 statale di Milano, ex sindacalista e politico, eletto pi\u00f9 volte deputato e senatore, con il Pci nel 1979, con il PD nel 2008 e nel 2013.<\/p>\n<p><strong>Partiamo anzitutto dal fatto che chi ricopre incarichi pubblici elettivi non dovrebbe disincentivare gli elettori \u2013 visto che il fenomeno dell\u2019astensione \u00e8 rilevante \u2013 dal partecipare a una consultazione elettorale e dunque a non esercitare il diritto di voto che \u00e8 anche un dovere civico. Lei che cosa ne pensa?<br \/>\n<\/strong>In linea generale concordo con questa affermazione. E, per quel che pu\u00f2 interessare ai lettori, io andr\u00f2 a votare: quattro \u201cno\u201d e un \u201cs\u00ec\u201d. Per\u00f2 capisco l\u2019argomento di chi invita all\u2019astensione su almeno un paio dei quesiti referendari, in materia di lavoro.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-64146\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Referendum-scheda-verde-sui-licenz-300x160.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Referendum-scheda-verde-sui-licenz-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Referendum-scheda-verde-sui-licenz-150x80.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Referendum-scheda-verde-sui-licenz.jpg 307w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Quali? E perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Consideriamo il primo quesito: viene presentato dai promotori come mirato \u201ca ripristinare l\u2019articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori\u201d; ma guardando la cosa da vicino si scopre che, se si raggiungesse il quorum e prevalessero i \u201cs\u00ec\u201d, tornerebbe ad applicarsi a tutti i lavoratori, anche a quelli assunti dopo il marzo 2015, non l\u2019articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, bens\u00ec quello in gran parte riscritto dalla legge Fornero del 2012, che oltretutto \u00e8 stata pesantemente osteggiata a suo tempo dalla stessa Cgil che ora con questo referendum propone di riesumarla. Se poi si confronta il contenuto di questa legge con quello del Jobs Act, a seguito delle sentenze della Corte costituzionale intervenute sulla materia, si vede che tra le due discipline c\u2019\u00e8 una quasi totale coincidenza: lo dimostra bene una scheda pubblicata nei giorni scorsi sul sito <em><a href=\"https:\/\/lavoce.info\/archives\/107867\/referendum-in-materia-di-lavoro-le-ragioni-del-si-e-le-ragioni-del-no\/\">lavoce.info<\/a><\/em>. Per certi aspetti il quesito referendario porta persino una riduzione della protezione dei lavoratori: l\u2019indennizzo massimo si riduce da 36 a 24 mensilit\u00e0. Ecco: capisco che molti intendano esprimere il loro rifiuto di questo inganno con il rifiuto di ritirare la prima scheda.<\/p>\n<p><strong>Lei ha parlato di due quesiti referendari ingannevoli. Qual \u00e8 l\u2019altro?<br \/>\n<\/strong>Il quarto, sulla materia degli appalti. Viene presentato dai promotori come volto a istituire la corresponsabilit\u00e0 solidale tra committente e appaltatore per i danni derivanti dagli infortuni sul lavoro accaduti ai dipendenti di quest\u2019ultimo. Ma questa regola della corresponsabilit\u00e0 solidale esiste gi\u00e0, come regola generale, almeno dal 2008. Se si guarda la cosa da vicino si vede che il referendum mira, in realt\u00e0, a sopprimere una piccola e ragionevolissima eccezione a quella regola generale: quella che esclude la corresponsabilit\u00e0 solidale nel caso in cui l\u2019infortunio sia conseguenza di un rischio specifico, inerente soltanto all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019appaltatore e non a quella del committente; un rischio sul quale il committente non ha alcuna competenza tecnica. Si tratta di una norma molto ragionevole. E anche qui capisco la scelta di chi rifiuta la scheda per protesta contro la propaganda ingannevole dei promotori del referendum.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-46153\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act.jpg\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act.jpg 276w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Jobs-Act-150x99.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/>Ma i fautori del s\u00ec sostengono che, al di l\u00e0 dei tecnicismi, nella sostanza tutti e quattro questi referendum hanno un tratto in comune: mirano a correggere i gravi errori commessi da governi di ogni colore tra gli anni \u201990 e l\u2019inizio di questo secolo, quando furono approvate norme che indebolivano il potere contrattuale del lavoro. Cosa ne pensa?<br \/>\n<\/strong>Ecco: proprio questa \u201cmotivazione di fondo\u201d mi conferma nella decisione di votare \u201cno\u201d. Le leggi in materia di lavoro contro cui la Cgil si \u00e8 pi\u00f9 o meno duramente opposta nell\u2019ultimo quarto di secolo, e contro le quali cerca una rivincita con questo referendum, sono: il \u201cpacchetto Treu\u201d del 1997, col quale venne soppresso il monopolio statale del collocamento (un vero e proprio ferro vecchio) e vennero riconosciute in Italia, ultimo Paese in Europa, le agenzie accreditate operanti nel settore della somministrazione di lavoro; la legge Biagi del 2003, che altro non era se non la prosecuzione del discorso avviato con il \u201cpacchetto Treu\u201d; la Legge Fornero del 2012, e il Jobs Act del 2014-15, che hanno armonizzato la disciplina italiana dei licenziamenti con quella degli altri Paesi UE. Il risultato di questa stagione di riforme non \u00e8 stato affatto un aumento del precariato, o la \u201cliberalizzazione selvaggia\u201d del mercato del lavoro, come sostiene la Cgil: la forza-lavoro italiana \u00e8 cresciuta di un milione e mezzo in dieci anni e in essa la quota di rapporti di lavoro a tempo indeterminato \u00e8 cresciuta rispetto al totale. \u00c8 crollato \u2013 questo s\u00ec \u2013 il contenzioso giudiziale in materia di lavoro; ma la probabilit\u00e0 di essere licenziati non \u00e8 affatto cresciuta: anzi \u00e8 semmai leggermente diminuita.<\/p>\n<p><strong>Accelerare i tempi per dare la cittadinanza a chi e\u0300 italiano a ogni effetto (art 9.1.b l. 5\/2\/1992). Con un \u201csi\u0300\u201d possiamo ridurre da 10 a 5 (come in Germania o Francia) il numero di anni di residenza legale in Italia per chiedere la cittadinanza Italiana, fermi restando i requisiti oggi esistenti per tale richiesta (lingua, reddito, stato penale, obblighi tributari).<br \/>\n<\/strong>Questa \u00e8 la sola iniziativa referendaria che condivido, e sulla quale voter\u00f2 convintamente \u201cs\u00ec\u201d. Anche perch\u00e9 ridurre a cinque anni il requisito minimo di soggiorno e lavoro regolare in Italia costituisce un forte incentivo, per le persone di recente immigrazione, a comportarsi da subito in modo coerente con l\u2019obiettivo di inserirsi nel mercato del lavoro regolare e di ottenere la cittadinanza.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se non sar\u00e0 questa la mia scelta, il non ritirare la scheda ben pu\u00f2 costituire un modo efficace per protestare contro il modo ingannevole col quale i promotori del referendum hanno presentato il contenuto effettivo della consultazione . Intervista\u00a0a cura di Giambattista Pepi, pubblicata sul Giornale d\u2019Italia\u00a0il 28 maggio 2025 &#8211; In argomento v. 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