
{"id":64252,"date":"2025-10-20T18:40:50","date_gmt":"2025-10-20T17:40:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64252"},"modified":"2025-11-02T16:02:13","modified_gmt":"2025-11-02T15:02:13","slug":"la-vicenda-del-mio-amore-non-corrisposto-per-gli-scacchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64252","title":{"rendered":"LA VICENDA DEL MIO AMORE (POCO CORRISPOSTO) PER GLI SCACCHI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La trasmissione del gioco in linea rigorosamente maschile, la metafora dell&#8217;uccisione del padre, l&#8217;intreccio con la politica tutto interno alla sinistra nell&#8217;VIII legislatura, i nuovi orizzonti aperti dall&#8217;informatica prima e dalla telematica poi<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Anania Casale, <a href=\"https:\/\/www.rebussisti.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Scacchitalia-n-3-ottobre-2025.pdf\">pubblicata su\u00a0<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.rebussisti.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Scacchitalia-n-3-ottobre-2025.pdf\">Scacchitalia<\/a><em>, organo della Federazione Scacchistica Italiana, ottobre 2025<\/em><em>\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-64254\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Federscacchi.jpeg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Federscacchi.jpeg 256w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Federscacchi-150x109.jpeg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><\/strong>Pietro Ichino \u00e8 una personalit\u00e0<br \/>\nimportante del diritto e della<br \/>\npolitica italiana. [&#8230;]<br \/>\nVoce spesso scomoda, fuori dal coro, ha<br \/>\nrappresentato l\u2019anima \u201criformista\u201d della<br \/>\nsinistra italiana sui temi del lavoro e del welfare. Ichino, \u00e8 anche un grande appassionato di scacchi, gioco che lo ha accompagnato per tutta la vita, come leggerete, e ha accettato con entusiasmo di venire<br \/>\nintervistato per <em>Scacchitalia<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Professor Pietro Ichino, come ha imparato a giocare a scacchi? Chi \u00e8 stato a iniziarla?<br \/>\n<\/strong>Mi insegn\u00f2 mio padre, se ricordo bene quando non avevo ancora compiuto i dieci anni: ero ancora alle elementari. A lui aveva insegnato suo padre, poi lui aveva giocato con una certa frequenza durante il servizio militare, che fece da combattente nella seconda guerra mondiale, e poi durante la prigionia in Polonia.<\/p>\n<p><strong>I prigionieri potevano disporre di una scacchiera nel campo di concentramento?<br \/>\n<\/strong>Mi raccont\u00f2 che se ne erano disegnate alcune su delle tavolette di legno. I pezzi erano rappresentati da tondini di cartone sui quali avevano scritto una lettera: R per il Re, D per la Regina, T per la torre e cos\u00ec via. In quel modo erano riusciti anche a organizzare dei piccoli tornei. La prigionia dei militari italiani nei lager tedeschi era molto dura, ma era comunque tutt\u2019altra cosa rispetto a quella dei deportati nei campi di sterminio.<\/p>\n<p><strong>Suo padre giocava bene?<\/strong><br \/>\nCol senno del poi posso dire che giocava a un livello amatoriale, non particolarmente raffinato. Per\u00f2 per diversi anni, giocando con lui, ho perso sempre: avevo la stessa sensazione che provo oggi giocando contro il computer, cio\u00e8 quella di essere davanti a un muro invalicabile. E ogni volta che mi dava scacco matto mi diceva: \u201cne devi mangiare ancora di pappa prima di battermi!\u201d. Per\u00f2 intanto mi insegnava i rudimenti della tattica e della strategia, i principi-cardine del gioco posizionale, le nozioni essenziali riguardanti i finali pi\u00f9 frequenti. Finch\u00e9, intorno ai 14 anni, non incominciai a cercar di studiare il gioco per conto mio.<\/p>\n<p><strong>Studiare in che modo?<br \/>\n<\/strong>Mi era stato regalato un libretto contenente alcune nozioni essenziali di tattica e strategia, ma soprattutto alcune partite famose dei grandi campioni, da Morphy ad Anderssen, da Capablanca ad Alekhine, scoprii il piacere di ripeterle sulla scacchiera. E incominciai a comprare di mia iniziativa qualche altro libro, per lo pi\u00f9 nella collana dedicata al gioco dall\u2019Editore Mursia. Cos\u00ec per la prima volta mi accadde, intorno ai 16 anni, di battere mio padre.<\/p>\n<p><strong>Quella volta lui che cosa le disse?<br \/>\n<\/strong>\u201cBravo!\u201d. E poi non lo ho pi\u00f9 visto giocare a scacchi, n\u00e9 con me n\u00e9 con altri. Una sorta di metaforica \u201cuccisione del padre\u201d, di cui avrei trovato pi\u00f9 tardi la teorizzazione in rigoroso stile psicanalitico nel libro di Reuben Fine sulla psicologia dello scacchista. Lo vissi come una sorta di promozione alla vita adulta. E, ancora col senno del poi, mi colpisce molto che mio padre abbia insegnato a giocare a scacchi solo a me e non alle mie due sorelle, Maria Paola e Giovanna. Come se fosse un gioco riservato ai maschi.<\/p>\n<p><strong>Le sue sorelle non hanno mai protestato contro questa discriminazione?<br \/>\n<\/strong>No. La cosa che tuttora non so spiegarmi \u00e8 che n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra \u2013 che pure erano ragazze evolute, mobilitate per promuovere e praticare la parit\u00e0 di genere \u2013 abbiano mai protestato, n\u00e9 abbiano tentato di neutralizzare la discriminazione chiedendomi di insegnare loro il gioco o imparando a giocare altrove. Io, viceversa, ho insegnato il gioco al mio fratello pi\u00f9 giovane di me di dieci anni, che \u00e8 diventato il mio avversario abituale\u2026<\/p>\n<p><strong>\u2026 e ha avuto lui in lei un padre da uccidere?<\/strong><br \/>\nQuesto non lo so: sarebbe interessante chiederglielo. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che in seguito ho tentato di far appassionare al gioco anche le mie due figlie, alle quali pure un padre da uccidere avrebbe potuto far comodo. Ma non ci sono riuscito: nessuna delle due si \u00e8 appassionata al gioco. Vi si \u00e8 appassionato invece un figlio \u2013 maschio \u2013 della maggiore delle due. La sensazione \u00e8 che ci sia una qualche causa di questo fenomeno di autoselezione di genere, preesistente rispetto ai condizionamenti culturali, che meriterebbe di essere studiata. Ma forse la cosa \u00e8 stata gi\u00e0 studiata e la mia \u00e8 soltanto ignoranza di quanto qualcuno ha gi\u00e0 scoperto in proposito.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-64278\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Scacchiste.jpg\" alt=\"\" width=\"166\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Scacchiste.jpg 189w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Scacchiste-106x150.jpg 106w\" sizes=\"auto, (max-width: 166px) 100vw, 166px\" \/>\u00c8 favorevole, da giurista, all&#8217;istituzione di &#8220;azioni positive&#8221; per favorire la partecipazione femminile?<br \/>\n<\/strong>Certo che s\u00ec! Sia che la scarsa propensione delle donne per questo gioco consegua a una differenza di genere innata, sia che consegua a un condizionamento culturale, \u00e8 comunque opportuno e necessario rompere il circolo vizioso, il quale tende ad accentuare il difetto di partecipazione femminile. Ben vengano, dunque, i campionati di scacchi riservati alle donne, i circoli femminili, e dove possibile anche un impegno su questo terreno della scuola pubblica.<\/p>\n<p><strong>Facciamo un passo indietro. Quando ha smesso di giocare con suo padre, con chi ha continuato?<br \/>\n<\/strong>Con quelli, tra i compagni di scuola e gli altri amici, che conoscevano il gioco. Sempre solo maschi. Tutti pi\u00f9 o meno al mio stesso livello di abilit\u00e0. Un piccolo salto di qualit\u00e0 lo feci quando entrai alla Camera, nel 1979: ero stato eletto deputato molto giovane, per una singolare congiuntura astrale che ho raccontato nel libro <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\"><em>La casa nella pineta<\/em><\/a>. Nel palazzo di Montecitorio gli scacchi erano l\u2019unico gioco consentito ai parlamentari.<\/p>\n<div id=\"attachment_64256\" style=\"width: 282px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-64256\" class=\"size-full wp-image-64256\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Lucio-Magri-2.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Lucio-Magri-2.jpg 272w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Lucio-Magri-2-150x102.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><p id=\"caption-attachment-64256\" class=\"wp-caption-text\">Lucio Magri<\/p><\/div>\n<p><strong>Chi erano gli scacchisti pi\u00f9 assidui?<br \/>\n<\/strong>Ricordo Lucio Magri, fondatore del <em>Manifesto<\/em>, che tra tutti era lo scacchista pi\u00f9 forte, ma non era sempre correttissimo. Poi i comunisti Gianni Furia e Gian Luca Cerrina Feroni, il radicale Gianni Melega. Curiosamente, tutti appartenenti all\u2019opposizione di sinistra: nessun democristiano, nessun socialista. Giocavamo \u2013 negli intervalli tra le sedute di Commissione o d\u2019Aula \u2013 nei locali di Montecitorio allora destinati a sala di lettura.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 dice che Magri non era sempre correttissimo?<br \/>\n<\/strong>Accadeva qualche volta che pretendesse di cambiare la mossa. Inoltre mi \u00e8 accaduto, nel corso di una partita, che lui abbia scosso, apparentemente per sbaglio, la scacchiera facendo cadere una parte dei pezzi, ci\u00f2 che ci costrinse a ricostruirne la posizione; soltanto a partita conclusa, analizzandola, mi accorsi che aveva ricollocato un suo cavallo su una casa diversa rispetto a quella occupata prima dell\u2019incidente, con un impatto decisivo per le sorti della contesa. Raccontai la cosa a Gianni Furia, il quale ridendo mi disse che la stessa cosa, con lo stesso avversario, era accaduta anche a lui. Sta di fatto, comunque, che per me quella fu una \u201cscuola\u201d preziosa. E fu allora che ripresi ad acquistare dei libri sugli scacchi e a propormi di studiarli.<\/p>\n<p><strong>Proposito mantenuto?<br \/>\n<\/strong>Per essere sincero, no: neanche in riferimento a quel periodo \u2013 il mio quarto decennio di vita \u2013 posso dire di avere studiato seriamente il gioco degli scacchi. Di quei libri posso dire di aver letto \u2013 non studiato, che \u00e8 un\u2019altra cosa \u2013 soltanto <em>Scuola di scacchi<\/em> di Ponzetto, <em>Strategia e tecnica delle aperture<\/em> di Capece e <em>La scuola moderna<\/em> di Opferman. Ma non ho mai trovato il tempo per qualche cosa che possa essere seriamente considerato come \u201cstudio\u201d vero e proprio. Gli impegni di lavoro e familiari me lo hanno sempre impedito. Ultimamente, su indicazione dell\u2019istruttore Giacomo Alessandrini, ho acquistato l\u2019<em>Enciclopedia essenziale delle aperture<\/em> di Kallai, ma lo uso pi\u00f9 per consultazione, per l\u2019analisi di qualche partita giocata, che come vero e proprio oggetto di studio.<\/p>\n<p><strong>A Montecitorio si gioca a scacchi anche oggi?<br \/>\n<\/strong>Non lo so; se s\u00ec, certamente non dove lo si faceva nell\u2019ottava legislatura, tra il 1979 e il 1983, quando fui deputato io: quelle che allora erano adibite a \u201csale di lettura\u201d ora sono occupate dalla mensa dei parlamentari. Io poi sono stato rieletto nella sedicesima e nella diciassettesima legislatura, sono tornato dunque a frequentare il Parlamento tra il 2008 e il 2018, ma questa volta come senatore; e in quel decennio non ho mai visto nessuno giocare a scacchi, n\u00e9 a Palazzo Madama n\u00e9 a Montecitorio.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-64253\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Giocando-a-scacchi-31VIII25-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"176\" height=\"235\" \/>Come \u00e8 proseguita la sua attivit\u00e0 scacchistica, dopo quell\u2019esperienza parlamentare?<br \/>\n<\/strong>Fino a una decina di anni fa non posso dire di averla coltivata intensamente, anche perch\u00e9 ormai da molto tempo mio fratello Andrea \u2013 che \u00e8 sempre stato il mio principale partner scacchistico \u2013 si \u00e8 trasferito a Firenze. Ho ripreso a giocare in modo abbastanza regolare soltanto dopo che lui e io abbiamo scoperto sul web le piattaforme scacchistiche <em>chess.com<\/em> e <em>lichess.com<\/em>; soprattutto la prima, per mezzo della quale siamo tornati a giocare una volta alla settimana, che fornisce l\u2019analisi ragionata di ogni partita conclusa e che a me consente di giocare con altri avversari del mio livello ogni volta che ne ho tempo e voglia, a qualsiasi ora del giorno o della notte, anche perch\u00e9 quando da noi \u00e8 notte fonda, in California o in Cina pu\u00f2 essere pieno giorno. A me, che non ho mai avuto il tempo di frequentare un circolo scacchistico, queste piattaforme hanno aperto possibilit\u00e0 di giocare illimitate. E non soltanto secondo le regole tradizionali.<\/p>\n<p><strong>Frequenta anche gli \u201cscacchi eterodossi\u201d?<br \/>\n<\/strong>Su <em>Chess.com<\/em> ho giocato qualche volta anche una partita a quattro \u2013 sempre divertentissima \u2013 ma soprattutto ho molto apprezzato la modalit\u00e0 <em>Chess960<\/em>, o <em>free-style<\/em>, propugnata recentemente da Carlsen per liberare il gioco dall\u2019eccesso di erudizione che si \u00e8 determinato in riferimento alla partita tradizionale, con i pezzi disposti sempre secondo lo stesso schema. La disposizione iniziale dei pezzi sulla prima traversa secondo un criterio casuale \u00e8 un ottimo modo per mettere chi come me ha studiato poco le aperture in grado di giocare ad armi pari o quasi con chi conosce a menadito ciascuna apertura, secondo le regole tradizionali, fino alla decima mossa.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-64261 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Apertura-inglese-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Apertura-inglese-1.jpeg 224w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Apertura-inglese-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/>A proposito di aperture, quali sono le sue preferite?<br \/>\n<\/strong>Se gioco \u2013 secondo le regole tradizionali \u2013 con un avversario sconosciuto e ho io il bianco, in genere adotto l\u2019inglese, <em>c4<\/em>, che mi sembra di conoscere meglio, o quanto meno mi riserva meno possibili sorprese. Se gioco con il nero, all\u2019apertura d4 rispondo di solito con il \u201cLondon system\u201d: <em>d5<\/em>, poi alfiere di donna in <em>f5<\/em> e pedone di Re in <em>e3<\/em>; all\u2019apertura <em>e4<\/em> amo invece rispondere con la difesa siciliana, <em>c5<\/em>, oppure, se prevale in me la prudenza, con la Caro Kann, <em>c6<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Con il nero, due posture tra loro antitetiche: la siciliana porta a una partita tagliente, violenta, mentre la Caro Kann corrisponde a un atteggiamento pi\u00f9 difensivista.<br \/>\n<\/strong>In realt\u00e0 io tendo pi\u00f9 al gioco aperto e semmai un po\u2019 spericolato, che mi diverte di pi\u00f9, anche se alla fine il punteggio che mi attribuir\u00e0 il computer riguardo alla precisione del mio gioco sar\u00e0 pi\u00f9 basso. Mi piace battere strade nuove, anche poco da me conosciute. Ma la siciliana, che \u00e8 poi una inglese in contromossa, un po\u2019 la conosco; a torto o a ragione, mi ci tuffo volentieri.<\/p>\n<p><strong>Ritiene che gli scacchi l&#8217;abbiano aiutata in qualche modo nella sua vita professionale e di studioso, che le abbiano offerto qualche <em>skill<\/em>, qualche dote in pi\u00f9 che ha potuto sfruttare?<br \/>\n<\/strong>Molti principi posizionali che si applicano in questo gioco possono essere considerati come altrettante chiavi di lettura delle situazioni della vita reale e contengono degli insegnamenti preziosi. Quante volte mi \u00e8 accaduto di constatare che anche nella vita reale, quando i \u201cpezzi\u201d sono tutti collocati al posto giusto, le \u201ccombinazioni\u201d nascono da sole con una sorprendente facilit\u00e0! Quanto alla tattica, gi\u00e0 Vittorio Foa aveva indicato nella \u201cmossa del cavallo\u201d un paradigma che il movimento operaio e la sinistra politica in generale avrebbero dovuto fare proprio. Ma anche l\u2019inchiodatura di un pezzo avversario da parte dell\u2019alfiere o della torre, oppure lo scacco di scoperta, sono mosse che hanno molte corrispondenze nella vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p><strong>Anche nella vita privata?<\/strong><br \/>\nS\u00ec: gli scacchi sono una meravigliosa metafora sia della vita pubblica, nell\u2019agone politico e in quello del lavoro, sia della vita privata, della \u201cpartita\u201d che si gioca quotidianamente nei rapporti tra i membri di una famiglia o di una comunit\u00e0. Mi \u00e8 sempre accaduto e tuttora mi accade ancora spesso di vedere in una situazione, in un\u2019<em>impasse<\/em> della vita professionale o di quella familiare, caratteristiche molto simili a quelle di un problema scacchistico: pi\u00f9 precisamente, di percepire l\u2019esistenza di una mossa risolutiva, consistente molto spesso in un sacrificio, che nell\u2019immediato appare improponibile ma che un\u2019analisi attenta rivela essere risolutiva, capace di rompere un circolo vizioso, di sbrogliare la situazione.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-64262 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chess-300x147.jpeg\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"138\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chess-300x147.jpeg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chess-150x73.jpeg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chess.jpeg 321w\" sizes=\"auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/>Gli scacchi stanno conoscendo una grande rinascenza, nonostante siano da molti anni &#8220;minacciati&#8221; dallo sviluppo dei computer. Quale sar\u00e0 secondo lei il futuro del gioco?<br \/>\n<\/strong>Per gli scacchi l\u2019avvento dei computer che sanno giocare in modo perfetto non \u00e8 una minaccia, come non \u00e8 una minaccia per lo sport della corsa l\u2019avvento delle biciclette o delle automobili. Al contrario, il computer e il web aprono nuovi orizzonti, dilatano enormemente le potenzialit\u00e0 del gioco. Non soltanto perch\u00e9 consentono a ciascun giocatore di entrare in contatto con una platea di possibili avversari milioni di volte pi\u00f9 ampia rispetto al passato, ma anche perch\u00e9 gli offrono una possibilit\u00e0 fino a pochi anni fa inimmaginabile di analizzare il proprio modo di giocare e scoprirne i difetti; persino la possibilit\u00e0 di misurare la propria capacit\u00e0 di calcolo e il suo miglioramento conseguito attraverso lo studio e la pratica. O anche, ahim\u00e8, il suo peggioramento.<\/p>\n<p><strong>A lei sembra di essere migliorato, come scacchista, rispetto a quando non aveva a disposizione queste innovazioni tecnologiche?<br \/>\n<\/strong>La mia capacit\u00e0 di calcolo si \u00e8 sicuramente ridotta rispetto a venti o trent\u2019anni fa, perch\u00e9 ormai da tempo i miei neuroni cerebrali sono in fase calante. Per\u00f2 considero il giocare a scacchi come un antidoto efficace a questo deterioramento. Sono convinto che se smettessi di giocare il processo subirebbe un\u2019accelerazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La trasmissione del gioco in linea rigorosamente maschile, la metafora dell&#8217;uccisione del padre, l&#8217;intreccio con la politica tutto interno alla sinistra nell&#8217;VIII legislatura, i nuovi orizzonti aperti dall&#8217;informatica prima e dalla telematica poi . Intervista a cura di Anania Casale, pubblicata su\u00a0Scacchitalia, organo della Federazione Scacchistica Italiana, ottobre 2025\u00a0<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-64252","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64252","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64252"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64252\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}