
{"id":64855,"date":"2026-07-07T09:02:37","date_gmt":"2026-07-07T08:02:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64855"},"modified":"2026-07-07T09:13:18","modified_gmt":"2026-07-07T08:13:18","slug":"il-valore-del-lavoro-come-prodotto-o-x-s-x-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64855","title":{"rendered":"IL VALORE DEL LAVORO COME PRODOTTO O x S x E"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">I tre fattori della produttivit\u00e0, come insegna la scienza economica, sono Organization, Skills ed Effort: basta che uno dei tre sia pari a zero perch\u00e9 si azzeri l&#8217;intero risultato (ma l&#8217;Effort dipende in parte anche dalla bont\u00e0 dell&#8217;Organization)<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Mia risposta , 7 luglio 2026, all&#8217;intervento del prof. Bruno Caruso, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64852\">La direttiva UE parla di salari o di valore?<\/a><em>, che a\u00a0<\/em>sua <em>volta faceva seguito al mio articolo pubblicato il 1\u00b0 luglio sul<\/em> Corriere della Sera<em>,\u00a0 <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64836\">Se\u00a0il merito scompare dallo stipendio<\/a> &#8211;\u00a0<em>Segue un ulteriore intervento dello stesso prof. Bruno Caruso &#8211; <strong>Se altri vorranno intervenire in questo dialogo, i loro interventi saranno benvenuti<\/strong>\u00a0\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-47300\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Pietro-Ichino-4-150x84.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Pietro-Ichino-4-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Pietro-Ichino-4.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/>Ringrazio Bruno Caruso del suo <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64852\">intervento<\/a>, col quale sostanzialmente concordo: non occorre un intervento correttivo della Corte di Giustizia o della Corte costituzionale sul testo del decreto legislativo n. 96 da poco entrato in vigore, per ripristinare, in sede di interpretazione e applicazione della nuova norma, il riferimento all\u2019<em>effort <\/em>personale ivi soppresso (nonostante che esso comparisse nel testo della direttiva UE n. 2023\/970). Tuttavia questo piccolo incidente legislativo resta molto sconcertante; e fornisce un\u2019ottima occasione per un dibattito e un approfondimento proprio sul ragionamento che Bruno Caruso propone\u00a0 riguardo al \u201cmerito\u201d, alla sua valutazione e alla verificabilit\u00e0 della stessa.<\/p>\n<p>In proposito richiamo quanto esposi in una <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/L%E2%80%99ETICA-E-IL-LAVORO-Villapizzone-13XI16.pdf\">conferenza svolta dieci anni or sono<\/a>: richiamo in particolare quanto esposto nella tredicesima slide,\u00a0 dove osservavo che il \u201cvalore\u201d del lavoro \u00e8 il prodotto di tre fattori:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>O<\/strong> x <strong>S<\/strong> x <strong>E<\/strong><\/p>\n<p>dove il primo fattore \u00e8 costituito dall&#8217;<strong><em>O<\/em><\/strong><em>rganization <\/em>(che \u00e8 essenzialmente compito dell\u2019imprenditore), il secondo \u00e8 costituito dagli\u00a0<strong><em>S<\/em><\/strong><em>kills <\/em>(competenza professionale dell\u2019imprenditore stesso e competenza del lavoratore), mentre il terzo &#8211; che qui pi\u00f9 interessa &#8211; \u00e8 costituito dall&#8217;<strong><em>E<\/em><\/strong><em>ffort <\/em>(l&#8217;impegno del lavoratore: il fattore che la &#8220;manina misteriosa&#8221; ha soppresso nella norma contenuta nel d.lgs. n. 96\/2026). Basta che uno dei tre fattori si azzeri perch\u00e9 si azzeri l\u2019intera produttivit\u00e0, cio\u00e8 il valore del lavoro.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64852\">discorso proposto da Bruno Caruso<\/a>, condivisibilissimo, pone al centro i primi due fattori del prodotto, entrambi essenziali; non si pu\u00f2, per\u00f2, dimenticare il terzo. E la quantificazione del terzo nei casi concreti (nel vivo dell\u2019attivit\u00e0 aziendale) \u00e8 suscettibile di verbalizzazione da parte dell\u2019imprenditore, ma \u00e8 difficilmente suscettibile di dimostrazione, per lo meno nel senso che questo termine assume nelle aule giudiziarie.<\/p>\n<p>L\u2019operazione che la misteriosa manina anonima ha compiuto con l\u2019obliterazione del fattore <strong>E <\/strong>nel testo nel testo del decreto attuativo della direttiva, corrisponde alla storica aspirazione della sinistra sindacale all\u2019allineamento di fatto della disciplina del lavoro privato rispetto a quella vigente <em>di fatto<\/em> nel settore del lavoro pubblico, dove l\u2019<em>effort <\/em>non incide sul trattamento retributivo. Ora, \u00e8\u00a0vero &#8211; su questo concordo con B.C. &#8211; che questo tentativo pu\u00f2 essere efficacemente contrastato anche in sede interpretativa\/applicativa della nuova disciplina; ma non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019operazione compiuta da quella manina anonima corrisponde all\u2019aspirazione e alla visione di molti degli stessi interpreti e applicatori della disciplina in questione: donde qualche motivo di preoccupazione.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa preoccupazione che &#8211; un quarto di secolo fa &#8211; espressi nel cap. VII del trattato sul <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=206\"><em>Contratto di lavoro<\/em><\/a> (vol. I), dedicato appunto ai criteri di differenziazione dei trattamenti in azienda, al quale rinvio per la proposta ivi delineata di una teoria generale dei criteri di differenziazione dei trattamenti dei lavoratori.<\/p>\n<p>p.i.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-45241\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Bruno-Caruso-131x150.jpg\" alt=\"\" width=\"131\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Bruno-Caruso-131x150.jpg 131w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Bruno-Caruso.jpg 140w\" sizes=\"auto, (max-width: 131px) 100vw, 131px\" \/>La replica di Bruno Caruso<\/span><\/h4>\n<p>La risposta di P.I. al <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64852\">mio intervento<\/a> sposta subito il dialogo dal piccolo giallo della \u00abmanina\u00bb al punto che davvero conta.<\/p>\n<p>La formula proposta O \u00d7 S \u00d7 E mi ha convinto; e mi \u00e8 utile. La sua natura moltiplicativa dice una cosa che l&#8217;elenco additivo della direttiva non dice: che l&#8217;azzeramento di un solo fattore azzera il valore, e dunque che l&#8217;<em>effort<\/em> non \u00e8 un ingrediente fra gli altri, ma una condizione. Su questo non ho obiezioni; ho semmai una precisazione, che credo anche P.I. condivida. I tre fattori non sono del tutto indipendenti: l&#8217;impegno del lavoratore non \u00e8 un dato puramente individuale, perch\u00e9 l&#8217;organizzazione \u2014 il tuo primo fattore \u2014 \u00e8 anche ci\u00f2 che l&#8217;impegno rende possibile, lo sollecita, lo riconosce e lo misura, in questo debbo molto al compianto Federico Butera e ai sociologi dell\u2019organizzazione. In termini di <em>capability<\/em> l&#8217;impegno \u00e8 una possibilit\u00e0 effettiva, non una mera disposizione soggettiva, e dipende dalle condizioni in cui \u00e8 chiamato a esprimersi. Non lo dimentico, dunque; lo tengo, \u00a0ma come fattore co-prodotto. Ed \u00e8 forse proprio questa co-produzione a spiegare perch\u00e9 la sua misura sia cos\u00ec scivolosa.<\/p>\n<p>Qui la risposta di P.I. tocca il punto per me pi\u00f9 serio: l&#8217;<em>effort<\/em> \u00e8 verbalizzabile dall&#8217;imprenditore ma difficilmente dimostrabile, nel senso che la parola assume nelle aule. \u00c8 vero. Ma \u00e8 precisamente da qui che, mi pare, la trasparenza cessa di essere il nemico dell&#8217;impegno e ne diventa la condizione di sopravvivenza giuridica. Dopo l&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova, l&#8217;unico impegno difendibile in giudizio \u00e8 quello misurato con criteri dichiarati <em>ex ante<\/em>, oggettivi e verificabili , non quello \u00abverbalizzato\u00bb <em>ex post<\/em> dal datore. Il rischio di appiattimento, insomma, non nasce dalla trasparenza: nasce dalla sua assenza. Chi non costruisce criteri trasparenti dell&#8217;impegno si trover\u00e0, poi, a non poter difendere proprio le differenze che sull&#8217;impegno vorrebbe fondare. La direttiva, obbligando a esplicitare i criteri della progressione economica, offre paradossalmente all&#8217;<em>effort<\/em> la sua unica via di cittadinanza \u00a0\u00a0anche giudiziale.<\/p>\n<p>Con un&#8217;avvertenza che non sfuggir\u00e0 al lettore esperto: perch\u00e9 l&#8217;impegno regga anche alla prova della parit\u00e0, i criteri con cui lo misuriamo \u2014 \u00abdisponibilit\u00e0\u00bb, \u00abpresenza\u00bb, ecc. \u2014 vanno tenuti al riparo dal rischio di travestire da merito ci\u00f2 che \u00e8 solo conformit\u00e0 a un modello di carriera. Ma \u00e8, di nuovo, un problema di come si costruiscono i criteri, che non pone in discussione il rilievo dell&#8217;<em>effort<\/em>.<\/p>\n<p>Sul retroterra evocato da P.I.\u00a0 \u2014 l&#8217;aspirazione ad allineare il privato al pubblico \u2014 lo seguo, con una postilla. Il guaio del pubblico, come lui stesso rileva, non \u00e8 il divieto del merito ma l&#8217;incapacit\u00e0 di produrre valutazioni credibili che \u00e8 un mio vecchio cavallo di battaglia anche da <em>ex-<\/em>valutatore pubblico: il che riporta, ancora una volta, al problema della misura e dei criteri. Che molti interpreti condividano la \u00abvisione\u00bb che ha animato la \u00abmanina\u00bb \u00e8 rischio reale; ed \u00e8 esattamente la ragione per cui un lavoro come il settimo capitolo del trattato sul <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=206\"><em>Contratto di lavoro<\/em><\/a> di P.I. (che\u00a0sar\u00e0 la mia rilettura di questi giorni), e come questo nostro scambio, non \u00e8 ozioso: serve a costruire la corrente interpretativa contraria.<\/p>\n<p>b.c.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tre fattori della produttivit\u00e0, come insegna la scienza economica, sono Organization, Skills ed Effort: basta che uno dei tre sia pari a zero perch\u00e9 si azzeri l&#8217;intero risultato (ma l&#8217;Effort dipende in parte anche dalla bont\u00e0 dell&#8217;Organization) . Mia risposta , 7 luglio 2026, all&#8217;intervento del prof. 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