
{"id":64982,"date":"2026-10-16T15:13:03","date_gmt":"2026-10-16T14:13:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64982"},"modified":"2026-10-16T15:22:29","modified_gmt":"2026-10-16T14:22:29","slug":"limmigrazione-non-basta-occorre-attivare-di-piu-gli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64982","title":{"rendered":"L&#8217;IMMIGRAZIONE NON BASTA: OCCORRE ATTIVARE DI PI\u00d9 GLI ITALIANI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Contro la crisi demografica e la carenza di manodopera che ormai si registra in tutte le Regioni e in tutte le fasce di manodopera, \u00e8 urgente adottare le misure di politica attiva adatte ad aumentare il tasso di attivit\u00e0 femminile e giovanile<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Gianni Bocchieri, <\/strong>\u00a0Direttore dell&#8217;Area Formazione della Regione Piemonte, pubblicato sul quotidiano<\/em> Il Foglio <em>il 15 ottobre 2026, qui ripreso, per gentile concessione dell&#8217;Autore, al fine di portare argomenti e dati ulteriori a sostegno della tesi pi\u00f9 volte esposta su queste pagine (v. da ultimo la mia intervista a <\/em>La Stampa<em> del 20 dicembre scorso, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=64367\">Welfare: il Governo alle prese con il rischio di un collasso<\/a><em>: ivi il link agli interventi precedenti in argomento) secondo cui per ovviare alla riduzione della base attiva conseguente alla crisi demografica occorre attingere forza-lavoro sia da flussi ben governati di immigrazione, sia soprattutto da politiche tendenti ad aumentare il tasso di attivit\u00e0 femminile e giovanil<\/em><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_64985\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-64985\" class=\"size-medium wp-image-64985\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Gianni-Bocchieri-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Gianni-Bocchieri-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Gianni-Bocchieri-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Gianni-Bocchieri.jpg 431w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-64985\" class=\"wp-caption-text\">Gianni Bocchieri<\/p><\/div>\n<p>Sui temi del lavoro, siamo esterofili. Nella legislatura corta 2006-2008, il modello di riferimento era la flexicurity danese. Ai tempi del Jobs Act renziano del 2015, i modelli di riferimento erano due: quello olandese e quello tedesco dell\u2019agenzia federale <em>Bundesagentur f\u00fcr Arbeit<\/em>. Ora, il riferimento \u00e8 la Spagna che sta facendo una regolarizzazione straordinaria di stranieri con pi\u00f9 del doppio di domande presentate (1.174.978) rispetto al numero inizialmente stimato dal Governo (500.000).<br \/>\nCerto, la mancanza di lavoratori chiamata dalla letteratura di settore scarcity o labour shortage \u00e8 un problema anche italiano. Secondo il rapporto CNEL-Unioncamere, nel primo semestre 2026 la difficolt\u00e0 di reperimento di lavoratori ha riguardato il 44,8 per cento delle entrate programmate. Pi\u00f9 che per disallineamento di competenze, quasi due terzi dei casi dipendono dall\u2019assenza di candidati e ha precisa radice demografica. Secondo l\u2019ISTAT, nel 2025 i nati sono stati 355 mila, 1,14 figli per donna: 50 mila in meno rispetto al 2020, 210 mila in meno del picco del 2009. La popolazione fra i 15 e i 64 anni \u00e8 scesa a 37,3 milioni, con una perdita di 73 mila persone in un solo anno. Le ultime previsioni dello stesso Istat prospettano quasi 7 milioni di persone in et\u00e0 da lavoro in meno entro il 2050.<br \/>\nNon solo per l\u2019ultima moda iberica, la tesi \u00e8 che dovremmo ricorrere a pi\u00f9 immigrati per compensare la perdita di forza lavoro, dovuta al combinato disposto di sempre meno nascite e progressivo aumento degli over 65 rispetto agli under 15. Pi\u00f9 precisamente, per tenere costante la popolazione fra i 20 e i 64 anni, in linea con lo studio dell\u2019ONU di inizio millennio sulla migrazione sostitutiva, nel 2019 Demographic Research ha stimato che all\u2019Italia servirebbero 392 mila ingressi netti l\u2019anno fino al 2060 e addirittura 1,7 milioni l\u2019anno per tenere fermo anche il rapporto fra attivi e anziani, quasi sei volte il saldo migratorio del 2025 che \u00e8 stato di 296 mila.<br \/>\nAl difficile dato quantitativo, si aggiunge il problema che i flussi di immigrati non sono quelli richiesti dal mercato del lavoro: sempre secondo l\u2019Istat i nuovi permessi per lavoro a cittadini extracomunitari rilasciati nel 2023 sono stati l\u201911,8% del totale, a fronte del 39% per ricongiungimento familiare e del 32% per protezione internazionale. Allo stesso tempo, la fecondit\u00e0 delle donne straniere \u00e8 scesa da 2,37 figli nel 2012 a 1,79 nel 2024, allineandosi in una generazione alla denatalit\u00e0 nazionale. Infine, secondo il rapporto INPS del 2026 fra gli extracomunitari del settore privato il turnover annuo supera il 50% contro circa un terzo dei nati in Italia. Insomma, l\u2019immigrazione sostiene la base della piramide della popolazione, ma non ne inverte la tendenza a straformarsi in rombo.<br \/>\nInvece, la soluzione pu\u00f2 essere la riserva di capitale umano gi\u00e0 presente in Italia visibile alle statistiche anche se non in cerca lavoro: con il tasso pi\u00f9 alto fra i grandi paesi dell\u2019Unione, gli inattivi italiani di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 64 anni sono 12,4 milioni, pari al 33,3% della popolazione di quella et\u00e0.<br \/>\nAttivare questa riserva \u00e8 il compito di cui si devono incaricare le politiche del lavoro da differenziare per platee. Riportare nel circuito dei servizi all\u2019impiego pi\u00f9 di due milioni di donne inattive significherebbe portare l\u2019occupazione femminile dal 54% verso il 67% della media europea di Eurostat. Seppure scesi di oltre dodici punti dal 25,7% del 2015 al 13,3% del 2025, i giovani italiani che non studiano e non lavorano restano fra i primi quattro posti dell\u2019Unione. Del resto, nel suo piano d\u2019azione sulle carenze di manodopera del marzo 2024, la stessa Commissione europea elenca l\u2019attivazione degli inattivi per prima fra le cinque leve individuate. L\u2019immigrazione da paesi terzi \u00e8 l\u2019ultima. Le altre tre sono: competenze, formazione e istruzione; condizioni di lavoro in alcuni settori; mobilit\u00e0 equa all\u2019interno dell\u2019Unione).<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro la crisi demografica e la carenza di manodopera che ormai si registra in tutte le Regioni e in tutte le fasce di manodopera, \u00e8 urgente adottare le misure di politica attiva adatte ad aumentare il tasso di attivit\u00e0 femminile e giovanile . 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