
{"id":6521,"date":"2009-12-06T18:53:42","date_gmt":"2009-12-06T17:53:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6521"},"modified":"2010-01-10T23:53:32","modified_gmt":"2010-01-10T22:53:32","slug":"i-costi-dellitalia-fatta-in-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6521","title":{"rendered":"LE VIRTU&#8217; E GLI (ALTI) COSTI DELL'&#8221;ITALIA FATTA IN CASA&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL LIBRO BIANCO DEL MINISTRO SACCONI ESALTA I MERITI DEL &#8220;MODELLO MEDITERRANEO&#8221; DI WELFARE, FONDATO SULLA FAMIGLIA CHE GARANTISCE ASSISTENZA AI NON AUTOSUFFICIENTI E SOSTEGNO A CHI NON HA LAVORO O LO PERDE. UN SAGGIO FRESCO DI STAMPA CI FORNISCE ALCUNE MISURE PRECISE DEL\u00a0COSPICUO\u00a0VALORE DEL LAVORO CASALINGO DEGLI ITALIANI (SOPRATTUTTO DELLE ITALIANE), MA CI MOSTRA ANCHE L&#8217;ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA<\/span><\/p>\n<p><em>Recensione <strong>di Francesco Giavazzi<\/strong> al libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino, <\/em>L&#8217;Italia fatta in casa<em> (Mondadori, 2009), pubblicata sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 29 novembre 2009<\/em><\/p>\n<p><!--more-->\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La centralit\u00e0 della famiglia nella societ\u00e0 italiana \u00e8 un valore che ci avvantaggia rispetto a Paesi in cui i legami familiari sono pi\u00f9 attenuati o pressoch\u00e9 inesistenti, come ad esempio negli Stati Uniti, oppure \u00e8 una palla al piede? Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non ha dubbi: nel <em>Libro Bianco<\/em> sul futuro del modello sociale italiano, scrive: \u00abEsiste un legame inscindibile tra il benessere della famiglia e quello della societ\u00e0. Famiglia vuol dire tessitura di legami verticali, solidariet\u00e0 intergenerazionale, relazioni che danno il senso della continuit\u00e0 temporale; vuol dire rapporti di prossimit\u00e0 e parentela, che consentono la coesione comunitaria. La famiglia trasmette ai figli il patrimonio, ma anche la cultura, la fede religiosa, le tradizioni, la lingua, e crea quel senso profondo di appartenenza, di consapevolezza delle origini cos\u00ec necessario all&#8217; identit\u00e0 di ciascuno. La famiglia \u00e8 anche il nucleo primario di qualunque <em>Welfare<\/em>, in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perch\u00e9 \u00e8 un sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli e innovazioni\u00bb.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Cos\u00ec poste sono affermazioni che ciascuno di noi pu\u00f2 valutare solo alla luce dei propri valori religiosi, delle proprie convinzioni politiche. Un cattolico dir\u00e0: \u00ab\u00c8 certamente cos\u00ec\u00bb. Un laico osserver\u00e0 che in altri Paesi, ad esempio quelli scandinavi, la famiglia non \u00e8 il perno centrale del Welfare, e ciononostante la societ\u00e0 pare funzionare bene, talvolta persino meglio della nostra. Privi di evidenza empirica, di fatti e di analisi con cui formarsi un&#8217; opinione, i cittadini si divideranno &#8211; come accade ormai su ogni argomento in Italia &#8211; in due fazioni opposte, pronte ad aggredirsi, incapaci di ragionare perch\u00e9 prive degli strumenti per farlo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino <em>L&#8217; Italia fatta in casa<\/em>\u00a0 \u00e8 uno strumento per capire. Non se la famiglia sia un valore, non \u00e8 di questo che si discute. Bens\u00ec quali siano i vantaggi, e anche i costi, della scelta (che \u00e8 quella che fa Maurizio Sacconi) di affidare alle famiglie, anzich\u00e9 al Welfare pubblico, un ruolo tanto importante nella tutela di chi perde il lavoro, di chi \u00e8 anziano, dei bisognosi. Per capirlo il libro di Alesina e Ichino parte da un fatto. In Italia il 45% delle coppie sposate di et\u00e0 inferiore ai 65 anni vive entro un raggio di un chilometro dai propri genitori. La vicinanza rende possibili aiuti reciproci: assistenza dei figli ai genitori anziani e dei genitori ai figli per la cura dei nipoti. Ma anche scambi monetari: una famiglia ogni dieci dichiara di aver ricevuto un aiuto dai genitori (solo una su venti in Spagna e una su cento in Gran Bretagna) e la frequenza di questi aiuti cresce quando qualcuno nella famiglia perde il lavoro. Quindi in Italia non solo i trasferimenti finanziari fra parenti sono pi\u00f9 frequenti che altrove, ma il soccorso dei parenti viene invocato e offerto proprio quando qualcuno perde il lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Osservate che l&#8217; aver spostato l&#8217; assistenza (dei bimbi, degli anziani, dei disoccupati) a carico delle famiglie, non ci ha consentito la costruzione di un Welfare \u00ableggero\u00bb: il nostro Stato sociale \u00e8 tutt&#8217; altro che leggero, costa oltre un quarto del reddito nazionale, pi\u00f9 o meno come nel resto d&#8217; Europa. Ma mentre negli altri Paesi l&#8217; assistenza alle famiglie rappresenta il 20% della spesa per il Welfare, in Italia \u00e8 solo il 6%. Il nostro Welfare si limita sostanzialmente a pagare pensioni. Perch\u00e9 abbiamo fatto queste scelte? Le istituzioni di un Paese non sono casuali, bens\u00ec riflettono le preferenze dei cittadini. Agli italiani piace una societ\u00e0 costruita intorno alla famiglia e nel tempo hanno creato istituzioni che consentono il perpetuarsi del ruolo centrale della famiglia.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel secolo scorso l&#8217; emigrazione era una necessit\u00e0: rompeva le famiglie, sia che si emigrasse in America o a Torino, ma non vi erano alternative. Diventati pi\u00f9 ricchi, non abbiamo utilizzato la maggior ricchezza per costruire reti di protezione sociale che si sostituissero alla famiglia, ad esempio asili nido o sussidi di disoccupazione per tutti. Al contrario le istituzioni si sono evolute proprio per consentire alla famiglia di divenire il maggior erogatore di servizi sociali. Pensioni e Statuto dei lavoratori sono un esempio. Molte famiglie italiane possono contare sul reddito di almeno un \u00abmaschio adulto\u00bb protetto. Alesina e Ichino osservano che ci\u00f2 trasforma la famiglia in un magnete che la tiene unita. La loro ricerca stima che se in una famiglia italiana il padre perde non il lavoro, ma semplicemente la certezza di essere occupato nell&#8217; anno successivo, la probabilit\u00e0 che i figli escano di casa aumenta del 40%. Lo stesso potrebbe dirsi a proposito della \u00abcronica assenza\u00bb di asili nido. Se ce ne sono pochi non \u00e8 perch\u00e9 \u00abpolitici cattivi\u00bb non vogliano costruirne, ma perch\u00e9 razionalmente valutano che destinare miliardi di euro alla costruzione di un ponte sullo Stretto di Messina paghi di pi\u00f9, in termini di voti, che destinarli agli asili.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0La medesima osservazione aiuta a comprendere come mai il ministro del Welfare si opponga con tanta violenza alla costruzione di un <em>Welfare<\/em> moderno, mentre difende a spada tratta il diritto ad andare in pensione prima dei sessant&#8217; anni di et\u00e0. Pensioni sicure e assenza di asili nido rendono la centralit\u00e0 della famiglia al tempo stesso possibile e necessaria. \u00c8 questo che gli italiani vogliono, ed \u00e8 questo che Sacconi offre loro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se si riflette su questo punto, forse si capisce perch\u00e9 il centrodestra vince le elezioni. Ma acquisito che ci ritroviamo le istituzioni che ci soddisfano, la domanda successiva \u00e8: quali sono i costi di questo modello e dove ci sta portando? Vi sono almeno quattro conseguenze: la scarsa mobilit\u00e0 geografica che d\u00e0 luogo al fenomeno che Edward Banfield &#8211; un politologo dell&#8217; universit\u00e0 di Chicago che studi\u00f2 attentamente l&#8217; Italia &#8211; cinquant&#8217; anni fa defin\u00ec \u00abfamilismo amorale\u00bb; il precariato, cio\u00e8 un mercato del lavoro diviso fra un gruppo di super-tutelati e un esercito senza alcuna protezione; la difficolt\u00e0 delle nostre imprese di crescere e un peso straordinario a carico delle donne. \u00abNon a caso le cosche mafiose si definiscono famiglie\u00bb. In una societ\u00e0 centrata sulla famiglia, le persone tendono a fidarsi dei propri parenti e a diffidare degli estranei.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In una serie di lavori di ricerca molto interessanti, tre economisti italiani, Paola Sapienza, Luigi Guiso e Luigi Zingales, costruiscono una misura del \u00abcapitale sociale\u00bb in diverse regioni italiane (il capitale sociale \u00e8 proprio ci\u00f2 che il familismo non consente di accumulare) utilizzando come indicatore il numero dei donatori di sangue. Ne emerge che nel Mezzogiorno, dove la famiglia \u00e8 pi\u00f9 centrale e la mobilit\u00e0 inferiore, vi sono meno donatori di sangue che, ad esempio, in Friuli. La scarsa mobilit\u00e0 influenza anche l&#8217; accesso al mercato del lavoro. \u00abIn una societ\u00e0 fondata sulla famiglia, il primo passo \u00e8 trovare un lavoro, anche precario, ma vicino a casa per poter essere aiutati dai genitori. Poi si aspetta un posto stabile, che generalmente si trova attraverso i contatti familiari e quindi sempre vicino a casa. A questo punto nascono i figli e i genitori, per fortuna, sono vicini, aiutano ad accudirli. Poi i figli, diventati adulti, accudiranno i genitori anziani. La famiglia italiana \u00e8 il complemento perfetto del mercato del lavoro duale, fondato sull&#8217; immobilit\u00e0 geografica\u00bb. Quando la ricerca del lavoro si limita ad un intorno della propria famiglia, conoscenze e raccomandazioni contano pi\u00f9 di meccanismi che consentono un&#8217; allocazione efficiente tra lavoratori e imprese, a esempio utilizzando i servizi forniti dal sito <a href=\"http:\/\/www.monster.com\">www.monster.com<\/a>.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Altri tre economisti, Samuel Bentolilla, Luigi Pistaferri e Claudio Michelacci mostrano che la ricerca del lavoro tramite le amicizie dei parenti consente di trovare un posto relativamente presto, ma con una retribuzione inferiore rispetto ai lavori trovati al di fuori della cerchia delle amicizie familiari. Ma poich\u00e9 il lavoro trovato dai parenti consente di vivere vicino alla famiglia, lo stipendio inferiore \u00e8 compensato dai molti servizi offerti gratis dai genitori. Ma che occasioni ha perso quella ragazza che ha rinunciato alle opportunit\u00e0 che avrebbe potuto offrire il mercato del lavoro di un&#8217; altra regione? Lo stesso si pu\u00f2 dire per le aziende: \u00abMio figlio \u00e8 purtroppo un pessimo ragioniere, ma se riesco a farlo assumere dall&#8217; azienda del mio amico (magari promettendogli un piccolo aiuto nella sua pratica in Comune), trover\u00e0 prima un lavoro\u00bb. Ma quanto costa questo scambio all&#8217;azienda dell&#8217; amico, che su <a href=\"http:\/\/www.monster.com\">www.monster.com<\/a> avrebbe potuto trovare un ottimo ragioniere, certo, pagandolo abbastanza per convincerlo a muoversi da una citt\u00e0 lontana?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Francesco Caselli e Nicola Gennaioli mostrano che in Italia la frequenza con cui la propriet\u00e0 delle imprese viene trasferita dai genitori ai figli \u00e8 particolarmente elevata perch\u00e9 la giustizia civile rende pi\u00f9 difficile far rispettare i contratti. Familismo amorale e giustizia civile inefficiente fanno s\u00ec che la propriet\u00e0 delle aziende rimanga all&#8217; interno della famiglia.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Alla luce di quanto sopra osservato sulle istituzioni, viene da chiedersi se l&#8217; inefficienza della giustizia civile non rifletta semplicemente le preferenze degli italiani. Ma poi non dobbiamo lamentarci se le aziende non crescono, rimanendo piccole non sono in grado di investire in ricerca e sviluppo e prima o poi non ce la fanno pi\u00f9. Ma il costo maggiore di una societ\u00e0 centrata sulla famiglia \u00e8 il peso straordinario che incombe sulle donne. Non pu\u00f2 esservi centralit\u00e0 della famiglia se la casa \u00e8 vuota. E chi la riempie in Italia \u00e8 la donna.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0In Italia le donne che lavorano lo fanno in media per 7,1 ore al giorno, contro le 8,8 dei maschi. Rientrati a casa, gli uomini aggiungono 2 ore di lavoro, le donne 4,3. Sommata sull&#8217; arco di un anno questa differenza significa che le donne in un anno lavorano 27 giorni (di 8 ore) pi\u00f9 degli uomini. In Spagna, un Paese per molti aspetti simile, la differenza \u00e8 la met\u00e0. Siamo sicuri che questo squilibrio sia un bene? \u00c8 un bene che tante donne intelligenti scelgano il part-time e addirittura abbandonino il lavoro per poter accudire figli, suocere, genitori e nipotini, o magari semplicemente per tenere la casa pulita anzich\u00e9 assumere un collaboratore domestico? L&#8217; Italia fatta in casa si chiude con due vignette suggestive che confrontano la sera in una casa americana e in una italiana dove la donna, nonostante i suoi quattro lavori, mantiene sempre il sorriso &#8211; ma prima di addormentarsi si chiede se anni prima abbia fatto bene a rinunciare alla promozione che le era stata offerta dall&#8217; azienda per poter trascorrere pi\u00f9 ore a casa. Quanto siano scelte libere e quanto imposizioni di una societ\u00e0 centrata sulla famiglia e sui maschi adulti \u00e8 difficile dire. Certo, come ho osservato, la risposta che tutto dipende dalla scarsit\u00e0 dei servizi pubblici non tiene. Le donne sono una maggioranza. Se considerassero questi servizi essenziali, nel tempo avrebbero votato per chi si impegnava a fornirli. \u00c8 pi\u00f9 probabile che il ruolo delle donne dipenda da tratti culturali che hanno radici profonde ed \u00e8 difficile cambiare.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Studiando il comportamento negli Stati Uniti d&#8217; America di immigrati provenienti da diversi Paesi, tre giovani economiste, Raquel Fernandez, Alessandra Fogli e Claudia Olivetti (anche gli economisti talvolta aiutano a comprendere la societ\u00e0!) hanno scoperto che, nonostante l&#8217; esperienza di una societ\u00e0 tanto diversa, le caratteristiche culturali del Paese d&#8217; origine (in particolare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro) sono molto persistenti, non scompaiono neppure dopo due o tre generazioni. \u00c8 possibile che la mia sia un&#8217; interpretazione tutta sbagliata. Se le lettrici lo pensano, le invito, dopo aver letto L&#8217; Italia fatta in casa, a spiegarmi perch\u00e9 le donne italiane accettano di sopportare un peso tanto sproporzionato. Se non si capisce questo punto, discutere delle \u00abquote rosa\u00bb non porta molto lontano.<\/p>\n<p>Francesco Giavazzi, economista e saggista, \u00e8 nato nel 1949. Laureato al Politecnico di Milano e al Mit del Massachusetts (dove \u00e8 ora visiting professor), insegna alla Bocconi di Milano. Tra i libri: \u00abLobby d&#8217; Italia\u00bb, e con Alberto Alesina <em>Goodbye Europa<\/em> (Rizzoli); ancora con Alesina <em>Il liberismo \u00e8 di sinistra<\/em> e <em>La crisi. Pu\u00f2 la politica salvare il mondo?<\/em> (Il Saggiatore).<\/p>\n<p>Alberto Alesina, esperto di politica economica, insegna all&#8217; Universit\u00e0 di Harvard a Cambridge; Andrea Ichino insegna economia all&#8217; universit\u00e0 di Bologna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL LIBRO BIANCO DEL MINISTRO SACCONI ESALTA I MERITI DEL &#8220;MODELLO MEDITERRANEO&#8221; DI WELFARE, FONDATO SULLA FAMIGLIA CHE GARANTISCE ASSISTENZA AI NON AUTOSUFFICIENTI E SOSTEGNO A CHI NON HA LAVORO O LO PERDE. 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