
{"id":6881,"date":"2010-01-11T23:20:32","date_gmt":"2010-01-11T22:20:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6881"},"modified":"2010-01-18T00:07:26","modified_gmt":"2010-01-17T23:07:26","slug":"come-ci-si-assicura-meglio-contro-la-disoccupazione-senza-allungarla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6881","title":{"rendered":"COME CI SI ASSICURA MEGLIO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE SENZA CORRERE IL RISCHIO DI ALLUNGARLA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL PROBLEMA PIU&#8217; DIFFICILE DA RISOLVERE, PER LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, NON E&#8217; TANTO QUELLO DEL REPERIMENTO DI FONDI, QUANTO QUELLO DI EVITARE CHE IL SOSTEGNO DEL REDDITO ALLUNGHI I PERIODI DI DISOCCUPAZIONE. PER QUESTO E&#8217; ESSENZIALE UN RAPIDO E DRASTICO MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI DI ASSISTENZA NEL MERCATO, CHE PUO&#8217; ESSERE OTTENUTO SOLTANTO SE SI ATTIVANO GLI INCENTIVI ECONOMICI GIUSTI, COINVOLGENDO DIRETTAMENTE LE IMPRESE<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 12 gennaio 2009<\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Caro Direttore, il problema degli \u201cammortizzatori sociali\u201d, che il Presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno ha messo al primo posto nella lista delle riforme urgenti, non \u00e8 principalmente quello del reperimento di fondi pubblici da destinare a chi perde il lavoro. Il problema \u00e8 che, se il trattamento offerto ai disoccupati consiste soltanto in un sostegno del loro reddito, questo rischia di produrre l\u2019effetto di rallentare la ricerca del nuovo lavoro, allungando i periodi di disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more-->\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se si vuole evitare questo effetto, occorre che il sostegno del reddito sia offerto soltanto a chi \u00e8 effettivamente impegnato nella ricerca del nuovo lavoro. Ma in Italia questa \u201ccondizionalit\u00e0\u201d dei trattamenti di disoccupazione, pur prevista dalla legge, di fatto non funziona. Ci\u00f2 spiega almeno in parte il mantenimento del basso livello e della ridotta area di applicazione dei nostri trattamenti di disoccupazione: quello \u201cordinario\u201d \u2011 pari al 60 per cento dell\u2019ultima retribuzione per 6 mesi, che si riduce al 50 nel settimo mese e al 40 nell\u2019ottavo, sempre comunque con un tetto intorno ai mille euro \u2013 non si applica a milioni di lavoratori atipici: lavoratori a progetto, o \u201cpartite iva\u201d in condizione di sostanziale dipendenza. Nel settore industriale si applica un \u201ctrattamento speciale\u201d pari all\u201980 per cento dell\u2019ultima retribuzione per un anno, ma anch\u2019esso con lo stesso limite massimo. Vero \u00e8 che nell\u2019industria \u00e8 molto frequente l\u2019abuso della Cassa integrazione, utilizzata per mascherare il sostanziale licenziamento; ma questo, lungi dal risolvere il problema, lo aggrava, perch\u00e9 pi\u00f9 dura il periodo di disoccupazione, ancorch\u00e9 mascherato, pi\u00f9 diventa difficile ricollocare il lavoratore.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In che cosa pu\u00f2 consistere, dunque, una riforma seria dell\u2019assicurazione contro la disoccupazione? Trovare qualche centinaio di milioni da distribuire a chi oggi ne \u00e8 ancora escluso \u00e8 abbastanza facile; ma come \u00e8 pensabile che il nostro Paese si doti rapidamente e in modo capillare dei servizi nel mercato del lavoro indispensabili perch\u00e9 quel denaro possa essere speso bene, senza effetti controproducenti? Nell\u2019immediato, per far fronte agli effetti della crisi economica in atto il massimo che si pu\u00f2 fare \u00e8 cercare \u2013 come si sta facendo \u2013 di tamponare in qualche modo le falle pi\u00f9 grosse. Ma questo evidentemente non basta: occorre gettare le basi di un nuovo sistema, capace di garantire tutti, senza produrre un allungamento dei periodi di disoccupazione.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La quadratura del cerchio \u00e8 possibile solo se, insieme agli ammortizzatori sociali, si riforma anche la disciplina dei nuovi rapporti di lavoro e si attivano gli incentivi economici giusti per il miglioramento dei servizi nel mercato. Per esempio: ipotizziamo che i nuovi rapporti siano quasi tutti a tempo indeterminato e che, in cambio, l\u2019impresa venga esentata dal controllo giudiziale sul motivo economico od organizzativo del licenziamento (controllo di fatto impossibile: \u00e8 bene che il giudice si limiti a controllare soltanto che il motivo non sia discriminatorio); ipotizziamo, ancora, che all\u2019impresa venga chiesto di integrare il trattamento di disoccupazione, in modo da garantire all\u2019ex-dipendente il 90 per cento durante il primo anno dal licenziamento; poi, se la disoccupazione continua, l\u201980 per cento nel secondo anno e il 70 nel terzo; e che al lavoratore venga posta come condizione, per godere di questa robusta garanzia economica, di accettare di essere affidato a un\u2019agenzia specializzata scelta dalla stessa impresa, possibilmente di concerto con i rappresentanti sindacali aziendali, la quale curer\u00e0 tutte le misure per la ricerca della nuova occupazione e la riqualificazione mirata, controllando giorno per giorno la partecipazione del lavoratore stesso e la sua disponibilit\u00e0 reale. Il costo per l\u2019impresa del trattamento complementare, nel primo anno, sarebbe molto ridotto (poich\u00e9 in questo periodo il grosso, come si \u00e8 visto, \u00e8 a carico dell\u2019Inps), ma sarebbe alto nel secondo e terzo anno; l\u2019impresa avrebbe dunque un forte interesse a operare per il ricollocamento del lavoratore entro il primo semestre, o al pi\u00f9 entro il primo anno. Ci si potrebbe dunque attendere che l\u2019agenzia prescelta attivi i servizi pi\u00f9 adeguati di <em>outplacement<\/em>, per la pi\u00f9 rapida e soddisfacente soluzione del problema.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A questa ipotesi di riforma la Confindustria obietta che essa costerebbe troppo alle imprese. \u00c8 lecito dubitare della fondatezza di questa obiezione, se si considera che, secondo i dati disponibili,\u00a0anche con i servizi al basso livello attuale\u00a0pi\u00f9 di quattro lavoratori su cinque che perdono il posto in Italia ne ritrovano uno entro il primo anno. Se poi lo Stato far\u00e0 la sua parte incrementando il trattamento di disoccupazione e le Regioni copriranno almeno parte del costo dei servizi di <em>outplacement<\/em>, l\u2019obiezione potr\u00e0 essere superata del tutto.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PROBLEMA PIU&#8217; DIFFICILE DA RISOLVERE, PER LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, NON E&#8217; TANTO QUELLO DEL REPERIMENTO DI FONDI, QUANTO QUELLO DI EVITARE CHE IL SOSTEGNO DEL REDDITO ALLUNGHI I PERIODI DI DISOCCUPAZIONE. 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