
{"id":6966,"date":"2010-01-23T13:22:11","date_gmt":"2010-01-23T12:22:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6966"},"modified":"2010-01-25T11:09:46","modified_gmt":"2010-01-25T10:09:46","slug":"per-la-scuola-una-scelta-miope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6966","title":{"rendered":"PER LA SCUOLA UNA SCELTA MIOPE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL PROBLEMA DEL 5% DI\u00a0RAGAZZI CHE SMETTONO DI STUDIARE\u00a0DOPO LA TERZA MEDIA\u00a0E&#8217; REALE. MA ANDREBBE AFFRONTATO COSTRUENDO PER LORO OCCASIONI EFFETTIVE DI ISTRUZIONE ULTERIORE; NON RINUNCIANDO AD ALLINEARE L&#8217;ITALIA AI MAGGIORI PAESI EUROPEI, DOVE L&#8217;OBBLIGO SCOLASTICO SI ESTENDE FINO AI 16 ANNI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Articolo di <strong>Irene Tinagli<\/strong> pubblicato su <\/em>La Stampa <em>del 22 gennaio 2010<\/em><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0La proposta del ministro Sacconi di abbassare l\u2019obbligo scolastico da 16 a 15 anni nasce da un problema reale: i tanti giovani che interrompono gli studi prima dei 16 anni e che cadono nell\u2019inattivit\u00e0 o nel lavoro nero. Il problema quindi esiste, ed \u00e8 importante affrontarlo. Quello che lascia perplessi per\u00f2 \u00e8 il tipo di risposta, perch\u00e9 ha il sapore di una sconfitta.<br \/>\nUna risposta che prende atto di un fallimento e si adegua al ribasso. Anzich\u00e9 pensare a misure che stimolino e incentivino la frequenza della scuola, magari attraverso sistemi di borse di studio e di coinvolgimento e supporto alle famiglie, o una riorganizzazione vera dei sistemi di formazione lavoro, si lascia perdere. In un certo senso si getta la spugna. Perch\u00e9 affidare i giovani di quindici anni ai sistemi \u00abformativi\u00bb extrascolastici significa lasciare soli, vista la totale inconsistenza della formazione extrascolastica in Italia. \u00c8 vero, le imprese potranno beneficiare di un anno di manovalanza a basso costo e i giovani avranno un anno di esperienza lavorativa (che, attenzione, \u00e8 ben diversa da vera \u00abformazione\u00bb), ma tutto questo \u00e8 un ripiego terribilmente di breve periodo e poco lungimirante. \u00c8 come chi si brucia la casa per vendersi le ceneri. Oggi ci si guadagna un pochino, ma si perde un patrimonio molto maggiore per il futuro.<br \/>\nUno dei problemi pi\u00f9 grandi del sistema economico e produttivo italiano \u00e8 proprio la scarsa qualificazione di tanti lavoratori, che entrati in azienda a quattordici o quindici anni, hanno maturato degli skills talmente specifici a un certo tipo di produzione, che poi diventa difficilissimo riconvertirli o sottoporli a nuova formazione molti anni dopo. \u00c8 per questo che quando chiude una fabbrica si mettono in ginocchio intere economie locali. Un maggior livello di istruzione serve a questo: a rendere il lavoratore pi\u00f9 flessibile, e pi\u00f9 ricettivo a programmi di formazione futura.<br \/>\nQuesto non significa che ci sia bisogno di avere tutti laureati o premi Nobel, ma solo che occorre maggiore attenzione ai percorsi formativi e di avviamento al lavoro delle nuove generazioni, per assicurarci che il giovane non venga semplicemente abbandonato dietro una catena di montaggio. Perch\u00e9 un quindicenne che oggi, nel 2010, lascia la scuola per mettersi dietro una macchina, si scontrer\u00e0 prima o poi con problemi che sar\u00e0 poco attrezzato ad affrontare, e con lui la societ\u00e0 in cui vive. Altri Paesi si stanno ponendo questo problema. Come l\u2019Inghilterra, che negli ultimi dieci anni ha pi\u00f9 che raddoppiato la spesa per la formazione professionale dei giovani riorganizzandola pesantemente: sono state create numerose \u00abNational Skills Academies\u00bb, guidate da aziende e datori di lavoro, che oltre a formare migliaia di ragazzi hanno stimolato le aziende stesse ad investire di pi\u00f9, facendo lievitare a 38 milioni di sterline (+16% in soli due anni) la spesa delle aziende in formazione giovanile. Un intervento peraltro integrato da un programma di welfare per i giovani, un \u00abNew Deal for Young People\u00bb che supporta ed incentiva la formazione e il lavoro, di cui hanno gi\u00e0 beneficiato un milione e trecentomila ragazzi tra i sedici e i diciotto anni.<br \/>\nEcco, la proposta di Sacconi ha il merito di affrontare un problema reale da noi troppo spesso ignorato, per ignavia o ipocrisia, ma ha il limite di farlo con uno spirito che trasmette una sensazione di rinuncia, che rischia di negare una prospettiva ai figli dei pi\u00f9 poveri che di fatto vedranno disegnarsi di fronte a loro l\u2019orizzonte di fine del percorso formativo alla scuola media, una logica del \u00abmeglio di niente\u00bb. Mentre oggi pi\u00f9 che mai il Paese avrebbe bisogno di una politica capace di dare segnali forti, che riconosca i problemi, certo, ma anzich\u00e9 abbassare l\u2019asticella l\u2019alzi continuamente, rilanciando con proposte innovative proprio sulle sfide pi\u00f9 difficili. Una politica che ci dica che possiamo fare meglio di cos\u00ec e puntare pi\u00f9 in alto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PROBLEMA DEL 5% DI\u00a0RAGAZZI CHE SMETTONO DI STUDIARE\u00a0DOPO LA TERZA MEDIA\u00a0E&#8217; REALE. 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