
{"id":6976,"date":"2010-01-23T18:22:42","date_gmt":"2010-01-23T17:22:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6976"},"modified":"2010-01-25T12:30:44","modified_gmt":"2010-01-25T11:30:44","slug":"in-italia-la-crisi-la-pagano-quasi-solo-i-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=6976","title":{"rendered":"IN ITALIA LA CRISI LA PAGANO (QUASI) SOLO I GIOVANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNO STUDIO DELL&#8217;OCSE CONFERMA CHE IL PESO DELLA RECESSIONE SI STA SCARICANDO QUASI PER INTERO (SIA SUL PIANO OCCUPAZIONALE, SIA SU QUELLO DEI LIVELLI RETRIBUTIVI) SULLE GENERAZIONI NATE DAL 1974 IN POI. L&#8217;ITALIA E&#8217;, TRA I 30 PAESI CONSIDERATI, QUELLO\u00a0IN CUI IL DUALISMO DEL MERCATO DEL LAVORO TRA PROTETTI E NON PROTETTI E&#8217; PIU&#8217; MARCATO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di <strong>Federico Fubini<\/strong> pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 23 gennaio 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong><\/strong>Forse perch\u00e9 \u00e8 insicura della propria identit\u00e0, l\u2019Italia adora paragonarsi al resto del mondo. Gli italiani prendono sul serio e compulsano febbrilmente qualunque classifica internazionale li riguardi, quasi avessero bisogno di scoprire chi sono tramite il giudizio altrui. Si specchiano negli altri per capire se stessi. Poi magari si deprimono o invece, altre volte, concludono che in fondo, a guardar bene certi indicatori, \u00absiamo quelli che stanno meglio\u00bb. Eppure c\u2019\u00e8 una graduatoria nella quale questo Paese occupa un posto importante, senza che questo attragga granch\u00e9 l\u2019attenzione nazionale: <strong>siamo l\u2019economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo pi\u00f9 alto alla recessione, e continua a farlo<\/strong>. Statisticamente, <strong>le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito l\u2019intero costo della pi\u00f9 grave crisi economica del dopoguerra<\/strong>.<br \/>\nLo hanno fatto per tutti e in tutto, sia in termini di occupazione che nel livello delle retribuzioni. Lo hanno fatto a tal punto da aver assunto su di s\u00e9 quasi tutti gli oneri di questi anni, risparmiandoli (almeno per ora, finch\u00e9 terr\u00e0 la cassa integrazione) alla maggioranza di popolazione costituita dai padri e dai fratelli maggiori. Insomma quasi tutti i colpi li hanno incassati gli ultimi arrivati, la tipologia di residenti sul suolo nazionale demograficamente minoritaria. Nell\u2019Ocse, il club delle trenta democrazie avanzate del pianeta, si tratta di un record che mette l\u2019Italia al primo posto in questa graduatoria. Al secondo, un po\u2019 distante, la Spagna. L\u2019osservazione \u00e8 di Stefano Scarpetta, capo della divisione Politiche e analisi del lavoro dell\u2019Ocse di Parigi. Secondo le stime ufficiali, nota Scarpetta, in Italia nell\u2019ultimo anno tutte le perdite nette di posti (il saldo fra assunzioni e licenziamenti) si concentrano nel bacino degli occupati atipici e temporanei; l\u00ec chi ha meno di 35 anni \u00e8 in netta maggioranza: quasi il 60% della popolazione dei precari \u00e8 nato dopo il \u201974.<br \/>\nIn Spagna, il valore comparabile segnala un\u2019emorragia di lavoro concentrata all\u201985% in questa fascia di popolazione giovane, e lo squilibrio \u00e8 considerato cos\u00ec serio da essere al centro di un dibattito sull\u2019ingiustizia intergenerazionale. In Italia se ne parla meno. In parte, forse \u00e8 perch\u00e9 la disoccupazione non \u00e8 salita altrettanto in fretta. In Spagna \u00e8 rapidamente raddoppiata ed \u00e8 ormai vicina al 20% mentre, nel biennio della grande frenata, la crescita italiana del tasso dei senza- lavoro \u00e8 stata di circa due punti (all\u20198,3%, senza contare i cassaintegrati): meno della media europea e meno degli Stati Uniti, che viaggiano intorno al 10%. Ma <strong>la peculiarit\u00e0 italiana \u00e8 appunto nella distribuzione squilibrata dei sacrifici<\/strong>: la mette in luce, con elaborazioni sulla base degli ultimi dati Istat (sui primi tre trimestri dell\u2019anno), uno studio della ricercatrice Valeria Benvenuti della Fondazione Leone Moressa di Mestre. Nel confronto fra il 2008 e il 2009 l\u2019ecatombe del lavoro dei giovani emerge cos\u00ec come l\u2019autentica cifra italiana nella crisi. Si scopre che nella fascia di popolazione di chi ha fra i 15 e i 24 anni, il numero degli occupati \u00e8 sceso dell\u201911,6%; in quella fra i 25 e i 34 anni si \u00e8 ridotto del 5,5%; invece fra gli adulti e gli anziani in et\u00e0 lavorativa cambia tutto. Qui le tracce della grande recessione (ancora) non sono evidenti: nella popolazione residente in Italia compresa fra 35 e i 64 anni, il tasso di occupazione \u00e8 addirittura salito (dello 0,9%) fra il 2008 e il 2009, mentre intanto l\u2019economia crollava quasi del 5%. Pi\u00f9 avanti si va nell\u2019et\u00e0 anagrafica, pi\u00f9 sembra che i lavoratori dipendenti siano protetti dagli effetti avversi della congiuntura.<br \/>\nNon \u00e8 dunque un caso se <strong>in Italia la maggioranza della popolazione disoccupata \u00e8 costituita dalla minoranza (demografica) di popolazione giovane<\/strong>. Sull\u2019esercito di 1,87 milioni di senza-lavoro italiani, oltre un milione di persone hanno meno di 34 anni; solo 840 mila ne hanno di pi\u00f9. Quasi il 60% dei disoccupati sono persone giovani. Si tratta di un dato che a suo modo riassume usi e costumi di una societ\u00e0, perch\u00e9 questi numeri sono il contrario esatto di ci\u00f2 che ci si aspetterebbe dalla demografia. Gli adulti e gli anziani della fascia 35-64 anni sono molto pi\u00f9 numerosi, 25,5 milioni. Il popolo dei nati fra il \u201974 e il \u201994 \u00e8 invece di appena 14 milioni, eppure fornisce comunque il grosso dei disoccupati. Questa tendenza, presente da tempo, nella recessione non ha fatto che radicarsi. La disoccupazione nella fascia 15-24 anni nel 2009 \u00e8 salita del 4,2%; quella nella fascia 25-34 dell\u2019 1,3%; e quella nella fascia 35-64 invece di appena 0,9%. Un motivo immediato di questa distorsione a danno dei giovani \u00e8 semplice e ben noto: sono loro (con gli immigrati e i poco qualificati) a costituire il nerbo dell\u2019esercito degli atipici, temporanei e insomma dei precari facili da licenziare alle prime difficolt\u00e0.<br \/>\n<strong>Gli adulti sono invece pi\u00f9 spesso inquadrati con contratti a tempo indeterminato, molto costosi da rescindere. \u00c8 un mercato del lavoro spezzato in due<\/strong> e i dati dell\u2019Istat-Fondazione Leone Moressa ne confermano le caratteristiche: quasi uno ogni quattro lavoratori dipendenti sotto i 35 anni ha un contratto temporaneo, mentre sopra i 35 anni lo ha solo il 7,7% degli assunti. Il risultato? Nel 2009 il numero dei dipendenti precari \u00e8 crollato (meno 10,5% per gli under-35, meno 5,8% per gli over-35) e anche quello dei dipendenti permanenti \u00e8 diminuito, ma in questo caso \u00e8 successo solo per i giovani. Per gli over-35, paradossalmente, il numero dei lavoratori con un contratto permanente \u00e8 invece addirittura cresciuto malgrado la crisi (pi\u00f9 2,4%). \u00c8 proprio la strana storia dei dipendenti permanenti \u2014 crollati fra i giovani, cresciuti fra gli adulti e anziani\u2014 a segnalare che forse il precariato non spiega tutto del trattamento punitivo riservato in Italia ai giovani. Espressa in molti meccanismi, sembra pesare anche la preferenza generale di una societ\u00e0 anziana per i suoi membri anziani.<br \/>\n<strong>L\u2019Italia concorre infatti anche per un altro primato internazionale: \u00e8 abitata da persone molto pi\u00f9 in l\u00e0 con gli anni che altrove<\/strong>. Secondo l\u2019annuario della Cia, l\u2019et\u00e0 mediana nel Paese \u00e8 la terza pi\u00f9 alta al mondo (43,3 anni) subito dietro il Giappone e la Germania. Le fette di popolazione nelle fasce 35-44, 45-54 e 55-64 anni sono tutte molto pi\u00f9 numerose di quella della fascia 15-24 e, ancora di pi\u00f9, della fascia 5-14. Gran parte della popolazione \u00e8 in et\u00e0 piuttosto matura. Forse \u00e8 dunque normale che attraverso il welfare, i partiti, i sindacati o nelle imprese, emergano scelte collettive che favoriscono le maggioranze relative anziane (pi\u00f9 organizzate, per il fatto stesso dei loro privilegi) a scapito delle minoranze giovani e disorganizzate. La stessa tendenza si nota del resto anche nell\u2019andamento delle retribuzioni: quelle dei giovani e precari non solo sono pi\u00f9 basse, crescono anche molto pi\u00f9 lentamente. Cos\u00ec la forbice retributiva si allarga: fra il 2006 e il 2008, la differenza nella retribuzione media giornaliera fra un contratto permanente e uno a tempo determinato \u00e8 salita da 18,17 a 21,38 euro: la crisi anche qui ha ampliato gli squilibri ai danni delle ultime generazioni.<br \/>\n<strong>La busta-paga dei lavoratori dipendenti permanenti \u00e8 cresciuta del 7,22%, mentre quella dei dipendenti a tempo determinato solo del 4,04%<\/strong>. Su questi valori, elaborati in base ai dati Inps, pu\u00f2 incidere certo il fatto che molti atipici sono impegnati in mestieri semplicemente pagati peggio. E conta senz\u2019altro la posizione di debolezza del precario nel negoziare il proprio compenso. L\u2019impressione generale \u00e8 per\u00f2 quella di <strong>un\u2019Italia bizzarramente \u00abdemocratica\u00bb nel modo di reagire alla grande crisi: ha deciso quasi tutto la maggioranza anziana, e lo ha fatto a proprio favore<\/strong>. Che poi davvero le convenga soffocare le speranze di quelli venuti dopo, la loro crescita professionale e capacit\u00e0 produttiva, le nuove nascite e il futuro di tutti\u2014in una spirale di sempre maggiore invecchiamento \u00abdemocratico \u00bb \u2014 \u00e8 ovviamente un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><!-- google_ad_section_end --><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNO STUDIO DELL&#8217;OCSE CONFERMA CHE IL PESO DELLA RECESSIONE SI STA SCARICANDO QUASI PER INTERO (SIA SUL PIANO OCCUPAZIONALE, SIA SU QUELLO DEI LIVELLI RETRIBUTIVI) SULLE GENERAZIONI NATE DAL 1974 IN POI. L&#8217;ITALIA E&#8217;, TRA I 30 PAESI CONSIDERATI, QUELLO\u00a0IN CUI IL DUALISMO DEL MERCATO DEL LAVORO TRA PROTETTI E NON PROTETTI E&#8217; PIU&#8217; MARCATO [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,31],"tags":[],"class_list":["post-6976","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6976"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6976\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}