
{"id":7122,"date":"2010-02-07T19:14:49","date_gmt":"2010-02-07T18:14:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7122"},"modified":"2010-02-08T23:59:36","modified_gmt":"2010-02-08T22:59:36","slug":"professor-ichino-perche-le-dico-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7122","title":{"rendered":"PROFESSOR ICHINO, PERCHE&#8217; LE DICO NO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA LUNGA LETTERA DI DISSENSO DEL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE DI UNA GRANDE AZIENDA. GLI REPLICO CHE GRAN PARTE DEGLI ARGOMENTI DA LUI ADDOTTI MI SEMBRA POSSANO ESSERE PORTATI A SOSTEGNO SIA DEL PROGETTO SEMPLIFICAZIONE, SIA DEL PROGETTO <em>FLEXSECURITY<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Lettera pubblicata sul sito <a href=\"http:\/\/www.aidp.it\">www.aidp.it<\/a>\u00a0<\/em><em>il 3 febbraio 2010, a seguito di un dibattito svoltosi a Milano, presso Assolombarda, il 1\u00b0 febbraio 2010 &#8211;\u00a0<strong>Segue una mia risposta<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><!--more-->Esimio Professore, ieri ho avuto il piacere di presenziare a Milano al convegno &#8220;impatto della crisi sul mondo del lavoro e sulle politiche HR&#8221;.<br \/>\nNel corso del Suo intervento, ho appreso le linee guida della riforma del diritto del lavoro alla quale Lei sta dedicando da tempo energia, passione e profonda conoscenza professionale.<br \/>\nDalle sue parole ho compreso quello che da vari articoli di giornale e comparse televisive non avevo recepito, ossia il senso globale delle riforme che Lei sta auspicando e di cui si fa sponsor presso gli opposti schieramenti politici.<br \/>\nSpero di aver compreso bene e Le scrivo, Esimio Professore, per manifestarLe i punti sui quali sono critico o molto dubbioso, ma desidero innanzitutto esplicitarLe i miei complimenti: Lei si sta cimentando in un&#8217;impresa tra le pi\u00f9 ardue possibili oggi in Italia, quella di generare un cambiamento in un sistema, quello del rapporto e del diritto del lavoro, che per sua stessa natura determina conseguenze sulle persone fisiche individuali e sul mondo imprenditoriale, ma che sicuramente ha una profonda eco in associazioni, partiti, movimenti ideologici.<br \/>\nLei, Professor Ichino, sta mettendo le mani in un alveare e per questo desidero innanzitutto plaudire al Suo pubblico e manifesto coraggio.<br \/>\nDesidero d&#8217;altra parte esplicitarLe tutte le mie perplessit\u00e0 su alcuni punti da Lei illustrati come parte integrante della riforma cui sta alacremente lavorando.<br \/>\nPer quanto concerne la semplificazione del diritto del lavoro, cambiamento senza dubbio auspicabile anche solo per la semplice vetust\u00e0 di alcune norme, Lei ha fatto riferimento pi\u00f9 volte, anche citando dei confronti avuti con il prof. Tiraboschi, al concetto di &#8220;essenza&#8221; della norma.<br \/>\nEsimio Professore, credo che sia uno specchietto delle allodole dire agli imprenditori che operano sul territorio italiano che semplificando, riducendo il numero di norme cui fare riferimento, si generer\u00e0 una semplificazione gestionale ed operativa reale.<br \/>\nCredo che in Italia sia sentimento comune tra gli operatori del settore che quanto pi\u00f9 la norma \u00e8 lacunosa, fumosa nei dettagli, tanto maggiore \u00e8 la percentuale che di fronte ad un&#8217;azione giudiziale ci sia una sentenza favorevole al lavoratore, di per s\u00e9 valutato come &#8220;naturale&#8221; parte debole del rapporto di lavoro.<br \/>\nA me pare che se veramente ci fosse una volont\u00e0 comune e diffusa di mettere mano ad una riforma organica e complessiva del diritto del lavoro in Italia, la strada maestra debba necessariamente essere quella di una proposta elaborata dalle Organizzazioni Sindacali e Datoriali maggiormente rappresentative, sotto la supervisione di un pool di consulenti nominati dal Ministero del Lavoro.<br \/>\nMa, Esimio Professore, questo cammino non credo che sia mai stato veramente auspicato proprio dagli stessi attori sociali, non per mancanza di coraggio o per paura di non giungere a riforme condivise, ma perch\u00e9 in fondo il sistema a noi Italiani va bene cos\u00ec.<br \/>\nPrenda il discorso degli ammortizzatori sociali: Lei \u00e8 davvero sicuro che imprenditori e sindacati lo vogliano riformare?<br \/>\nIo sono a tutt&#8217;oggi convinto che sia un buon sistema per ammortizzare socialmente ed economicamente le ricadute negative sull&#8217;occupazione, sulla capacit\u00e0 di acquisto dei lavoratori dipendenti e sulla dinamica dei consumi in occasione di eventi connessi a crisi di mercato, strategie organizzative (ristrutturazioni, riorganizzazioni) e, purtroppo, di prospettive di impresa assai pi\u00f9 negative (chiusure quasi sicure).<br \/>\nSi dir\u00e0 da parte di molti: oggi se ne abusa. Rispondo con forza e sincerit\u00e0: non \u00e8 vero, non da parte di tutti.<br \/>\nCi sono imprenditori che ricorrono alla Cassa solo dopo aver speso tutte le cartucce a loro disposizione, ci sono imprenditori che ogni giorno si indebitano pur di non ricorrerci, perch\u00e9 sanno che annunciarla ai loro collaboratori significa ammettere una sconfitta delle proprie strategie, anche se spesso dovuta a cause in realt\u00e0 ben pi\u00f9 grandi delle loro scelte imprenditoriali.<br \/>\nCi sono imprenditori che hanno fiducia negli Istituti Pubblici che esaminano le domande di Cassa Integrazione, che non ricorrono a presunti imbonitori delle pratiche ministeriali, ma che attendono con trasparenza l&#8217;esito della valutazione, che \u00e8 per sua stessa natura discrezionale, dei funzionari ministeriali a ci\u00f2 preposti.<br \/>\nCi sono impiegati e funzionari ministeriali che fanno bene il loro lavoro, che danno anche suggerimenti utili in ottica di collaborazione consultiva e non solamente giudizi conclusivi in ottica meramente inquisitoria ed autorizzativa.<br \/>\nE ci sono lavoratori che non ricorrono al lavoro in nero quando sono in Cassa, magari fanno qualche lavoretto a casa, ma la cosa che pi\u00f9 auspicano \u00e8 poter tornare a dare il loro contributo alla comunit\u00e0, sociale, economica, intellettuale di cui fanno parte, per riceverne non solo remunerazione economica ma anche gratificazione sociale, da riversare nelle altre comunit\u00e0 (famiglia, amicizie, associazioni sportive e ricreative) di cui fanno parte.<br \/>\nE cos\u00ec anticipo, professor Ichino, la perplessit\u00e0 pi\u00f9 grande che mi ha pervaso nell&#8217;ascoltarLa.<br \/>\nMi riferisco al Suo intervento sulla riforma dei licenziamenti, da attuare in via sperimentale ed esclusivamente per i contratti a tempo indeterminato di nuova stipula.<br \/>\nLei ha fatto riferimento al <em>firing cost<\/em>, all&#8217;indennit\u00e0 di disoccupazione, agli interventi formativi necessari alla riqualificazione, alle societ\u00e0 di <em>outplacement<\/em>.<br \/>\nLe do solo qualche spunto molto realistico prima di arrivare alla critica pi\u00f9 acuta.<br \/>\nNon \u00e8 vero che il <em>firing cost<\/em> in Italia sia oggi cos\u00ec elevato rispetto alla media europea con cui dobbiamo a mio avviso confrontarci (Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Austria), anche se non ho dei dati complessivi a supporto.<br \/>\nNon \u00e8 vero che le societ\u00e0 di outplacement ricollocano le figure professionali cos\u00ec velocemente come pubblicizzano (su questo, anche alcuni autorevoli esponenti aziendali in sala hanno manifestato la stessa esperienza).<br \/>\nNon \u00e8 vero che abbiamo sistemi, pubblici, privati o misti, in grado di affrontare la tematica della riqualificazione professionale con risorse adeguate (su tutto, strumenti e budget di spesa).<br \/>\nMa se anche tutto ci\u00f2 avesse diverso riscontro, Esimio professore, anche se avesse ragione Lei, a me pare che Lei si sia dimenticato di un punto fondamentale: l&#8217;individuo, il suo intelletto svilito, i suoi investimenti (piccoli o grandi che siano stati) nel lavoro svolto che vanno in fumo, la sua socialit\u00e0 andata persa.<br \/>\nLei sa, Esimio professore, cosa significa tornare a casa e non poter pi\u00f9 condividere con orgoglio le proprie esperienze lavorative, il proprio accrescimento professionale con moglie e figli oppure, ancor peggio, dover ritrovare in solitudine un proprio equilibrio precario?<br \/>\nPerch\u00e9 nessuna proposta di legge su questo argomento prende in considerazione questo aspetto, magari prospettando un sostegno di tipo psicologico alla persona?<br \/>\nNon le sto dicendo che questa sia la soluzione, professor Ichino, perch\u00e9 in fondo penso che la parte imprenditoriale sana ed illuminata del Paese non voglia la riforma dei licenziamenti individuali, perch\u00e9 sa benissimo &#8211; per la mia esperienza &#8211; che quando qualcuno esagera c&#8217;\u00e8 sempre un modo, spesso suggerito dagli stessi colleghi della presunta pecora nera, per arrivare a risolvere il rapporto di lavoro ad un costo sostenibile.<br \/>\nEd \u00e8 la stessa via che si percorre per evitare eventuali lungaggini giudiziarie ed elevati costi legali.<br \/>\nSono stato prolisso, professore Esimio, e me ne scuso.<br \/>\nDa ultimo, desidero ribadirLe la mia visione sui punti da Lei trattati:<\/p>\n<ul>\n<li>Sulla semplificazione del diritto del lavoro: benissimo, a patto che sia esaustiva in termini di ragionevole certezza di applicazione e non di mera essenza del contenuto della norma stessa;<\/li>\n<li>Sulla riforma dei licenziamenti individuali: sono contrario alla proposta di modifica, a mio parere l&#8217;ultima delle priorit\u00e0 oggi nel settore privato.<\/li>\n<li>Sulla riforma degli ammortizzatori sociali: benissimo, a patto che venga dalle Parti Sociali stesse. Il primo passo potrebbe essere quello di responsabilizzare maggiormente le Parti stesse, dirottando in un fondo comune a gestione condivisa gli importi dei contributi Cig (con una gestione maggiormente oculata, potremmo anche pensare che ne derivi un taglio del costo del lavoro).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Pi\u00f9 in generale, esimio professore, credo che ciascuno di noi, lavoratore, datore di lavoro, funzionario ministeriale, Ispettore del Lavoro, avvocato, giudice, qualsiasi operatore del settore debba recuperare il buon senso nell&#8217;utilizzo della discrezionalit\u00e0 che, grande o piccola che sia, \u00e8 requisito intrinseco a qualsiasi funzione che un essere umano ricopre all&#8217;interno di un sistema produttivo e socio economico.<br \/>\nLa ringrazio sinceramente per il tempo che vorr\u00e0 dedicare a queste mie osservazioni, ascoltare le Sue parole \u00e8 stato veramente utile, avendo scatenato in me riflessioni profonde su argomenti e situazioni spesso vissuti in prima persona con spiccato senso di operativit\u00e0.<br \/>\nLa saluto cordialmente e Le rinnovo i miei pi\u00f9 sentiti complimenti per le idee profuse nel mondo giuslavoristico Italiano, che valuto non avere ancora un livello medio di maturazione professionale adeguato a ricevere.<\/p>\n<p>Luca Bollettino, Hr Manager at Saint Gobain Vetri SpA<br \/>\n[ <a href=\"mailto:Luca.Bollettino@saint-gobain.com\">Luca.Bollettino@saint-gobain.com<\/a> ]<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">RISPOSTA<\/span><br \/>\n<em>Sul <strong>progetto semplificazione &#8211;<\/strong>\u00a0Se comprendo bene, gli argomenti che Lei adduce contro il disegno di legge n. 1873\/2009 possono essere utilizzati in senso opposto: il progetto mira proprio a quella maggiore chiarezza, semplicit\u00e0 e\u00a0leggibilit\u00e0 della disciplina legislativa della nostra materia, che anche Lei auspica e che costituiscono\u00a0 il presupposto indispensabile per una maggiore effettivit\u00e0 di quella disciplina, per la riduzione del contenzioso giudiziale e per il conseguimento di un pi\u00f9 alto grado di certezza del diritto.<br \/>\nSul <strong>progetto flexsecurity <\/strong>&#8211; Il progetto mira a realizzare proprio quella condizione\u00a0di non solitudine\u00a0e assistenza di buona qualit\u00e0 per il lavoratore licenziato, che anche Lei auspica e che l&#8217;ordinamento attuale ignora totalmente: pensi, innanzitutto, alla possibilit\u00e0 per il lavoratore &#8211; prevista dal disegno di legge &#8211; di convertire almeno in parte l&#8217;indennit\u00e0 di licenziamento in un preavviso lavorato pi\u00f9 lungo, in modo da consentirgli di cercare il nuovo lavoro dalla posizione di occupato e non di disoccupato;\u00a0ma anche in modo da consentirgli di\u00a0spiegare con calma\u00a0la prospettiva del cambiamento di occupazione ai propri familiari, senza presentarsi ad\u00a0essi con lo stigma negativo di chi &#8220;\u00e8 stato cacciato&#8221;.\u00a0\u00a0Pensi, inoltre, al forte incentivo all&#8217;attivazione di servizi moderni di assistenza intensiva al lavoratore nella ricerca del nuovo posto di lavoro.<br \/>\nQuanto all&#8217;ordinamento attualmente vigente, davvero Lei considera il ricorso sistematico alla Cassa integrazione come un buon metodo per affrontare le crisi occupazionali? Non pensa che &#8211; quando la speranza di ripresa del lavoro non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 &#8211; questo sia invece un\u00a0 modo per &#8220;nascondere il sudicio sotto il\u00a0 tappeto&#8221;, congelando il problema senza risolverlo?<br \/>\nLei accenna ai &#8220;metodi&#8221; particolari cui i Direttori del Personale sanno fare ricorso per liberarsi dei lavoratori &#8220;di troppo&#8221;: non\u00a0 pensa che sarebbe meglio poter affrontare queste situazioni in modo pi\u00f9 civile e alla luce del sole?<br \/>\nLei sostiene che il <\/em>severance cost<em> negli altri Paesi europei maggiori \u00e8 pari o superiore a quello italiano. Ora, a me risulta che in <\/em>Germania<em> l&#8217;indennizzo massimo per il licenziamento ingiustificato ammonti a 18 mensilit\u00e0 dell&#8217;ultima retribuzione; in <\/em>Spagna<em> a una mensilit\u00e0 per anno di anzianit\u00e0 di servizio; in <\/em>Francia<em> a 6 mensilit\u00e0 pi\u00f9 il costo della <\/em>convention de conversion<em>, che \u00e8 pari mediamente a una annualit\u00e0 di retribuzione; in <\/em>Gran Bretagna<em> all&#8217;importo di 62.000 sterline, che viene ridotto dai giudici in relazione all&#8217;entit\u00e0 della\u00a0retribuzione e dell&#8217;anzianit\u00e0 del lavoratore licenziato, nonch\u00e9\u00a0alle altre circostanze. In <\/em>Italia<em> il severance cost in\u00a0linea generale\u00a0non \u00e8 prevedibile, stante l&#8217;alea circa l&#8217;esito e la durata del giudizio; ma ipotizzando (molto ottimisticamente) che l&#8217;imprenditore abbia il 50% di probabilit\u00e0 di vincere tutti i gradi del giudizio, egli deve mettere in conto un altro 50% di probabilit\u00e0 di vedersi accollare un costo soccombenza (anche soltanto in uno dei gradi) che ammonta a quattro, sei, o persino otto o dieci annualit\u00e0 di retrribuzione, a seconda della durata del giudizio,\u00a0pi\u00f9 i relativi contributi previdenziali, pi\u00f9 le relative sanzioni civili e amministrative per omissione contributiva.<br \/>\nMa oltre a queste considerazioni sulla rigidit\u00e0 derivante dalla disciplina vigente per l&#8217;impresa rientrante nel campo\u00a0di applicazione dell&#8217;articolo 18,\u00a0vorrei farLe osservare che lo scopo principale della riforma proposta \u00e8 quello di ricondurre nel campo di applicazione del diritto del lavoro &#8211; e della disciplina dei licenziamenti in particolare &#8211; molti milioni di rapporti di lavoro sostanzialmente dipendente che oggi ne sono di fatto esclusi. Lasciare le cose come stanno significa tollerare un regime di <\/em>apartheid<em> che divide gli iper-protetti dai poco o per nulla protetti. Significa accettare un progressivo imbarbarimento del nostro mercato del lavoro nell&#8217;area dove non operano le persone come Lei, pensose della dignit\u00e0 del lavoro umano, ma imprenditori spregiudicati e sovente anche spietati.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA LUNGA LETTERA DI DISSENSO DEL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE DI UNA GRANDE AZIENDA. 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