
{"id":7138,"date":"2010-02-08T23:02:24","date_gmt":"2010-02-08T22:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7138"},"modified":"2010-02-08T23:02:24","modified_gmt":"2010-02-08T22:02:24","slug":"mercato-chiuso-atenei-in-disarmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7138","title":{"rendered":"MERCATO CHIUSO, ATENEI IN DISARMO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL CIRCOLO VIZIOSO TRA UN MERCATO DEL LAVORO CHE FUNZIONA SOLO ATTRAVERSO LE RETI PARENTALI O AMICALI E UN SISTEMA\u00a0UNIVERSITARIO CHE NON SERVE PIU&#8217; PER L&#8217;ACCESSO AL TESSUTO PRODUTTIVO. RISULTATO: UNA RIDUZIONE DI OLTRE IL 15% DEGLI ISCRITTI ALL&#8217;UNIVERSITA&#8217; NELL&#8217;ULTIMO QUINQUENNIO<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale di<strong>\u00a0 Irene Tinagli <\/strong>pubblicato da <\/em>La Stampa <em>l&#8217;8 febbraio 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more-->I dati appena rilasciati dal ministero mostrano un quadro molto netto: diminuiscono le iscrizioni all\u2019Universit\u00e0. Quasi settemila matricole in meno rispetto all\u2019anno scorso. Potrebbe sembrare un piccolo assestamento in un anno di crisi, ma non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nNon \u00e8 una flessione temporanea: questo dato si inserisce in un trend negativo che si protrae ormai da diversi anni. Rispetto all\u2019anno accademico 2003-04 le immatricolazioni sono calate di quasi 52.000 unit\u00e0, un dato impressionante, sia in termini assoluti che percentuali. Infatti, se nel 2003 si sono iscritti all\u2019Universit\u00e0 il 74,4% dei ragazzi usciti dalla superiori, quest\u2019anno solo il 59% lo ha fatto. Un calo di oltre 15 punti percentuali in poco pi\u00f9 di un quinquennio. Un trend che sta impoverendo la nostra societ\u00e0 e che mina pesantemente le basi della nostra economia.<br \/>\nNegli anni in cui tutti parlano dell\u2019importanza del capitale umano, di saperi sempre pi\u00f9 sofisticati, anni in cui la maggior parte dei Paesi occidentali ha quasi raddoppiato la quota di popolazione in possesso di una laurea, da noi si torna indietro. Le conseguenze sulla nostra competitivit\u00e0 economica sono e saranno devastanti, ma forse adesso conviene fermarsi a riflettere sulle cause. Perch\u00e9 da questa riflessione si riescono a capire meglio i contorni e la portata del fenomeno. Questa situazione \u00e8 conseguenza di un meccanismo sociale che si \u00e8 inceppato: tanti giovani non studiano pi\u00f9 perch\u00e9 pensano che non serva, che l\u2019Universit\u00e0 non funzioni pi\u00f9 come ascensore sociale.<br \/>\nIl meccanismo si \u00e8 inceppato in parte per colpa di un sistema universitario incapace di trasmettere competenze al passo con i tempi e con le esigenze del sistema produttivo di oggi. Ma anche per colpa di un panorama delle opportunit\u00e0 che \u00e8 sempre pi\u00f9 chiuso e cristallizzato. Il nostro mercato del lavoro funziona ancora in modo molto informale, localistico e personalistico. Come ci mostrano i dati dell\u2019ultima indagine Excelsior sulle assunzioni delle imprese, circa il 54% delle assunzioni avvengono per conoscenza diretta o per segnalazione di conoscenti. Un altro 25% da banche dati interne alle aziende. Questo significa che chi non ha conoscenze personali o non \u00e8 gi\u00e0 inserito in azienda ha davvero poche probabilit\u00e0 di trovare lavoro. Centri d\u2019impiego, Internet e mezzi stampa coprono una percentuale irrisoria delle assunzioni. La storia che ai giorni nostri si pu\u00f2 trovare lavoro semplicemente mandando un curriculum in Italia pare sia davvero un mito.<br \/>\nLa cosa drammatica \u00e8 che questo sistema non solo non viene combattuto ma in alcuni casi viene persino legittimato e difeso. Come per la vicenda di alcune banche che pochi mesi fa hanno formalizzato un accordo con i sindacati per prepensionare i dipendenti ed assumerne i figli. Certo, i figli avrebbero dovuto avere certe caratteristiche, ma resta il fatto che, a parit\u00e0 di laurea in economia, essere figli di un bancario fa la differenza. Cosa dovrebbero quindi fare di fronte a questo scenario i figli degli operai, ma anche di molti impiegati, commesse o commercianti, che non possono contare su nessuna garanzia basata su famiglia e censo? La cosa pi\u00f9 semplice: abbandonare velleit\u00e0 universitarie e far leva sul capitale relazionale che hanno a disposizione per fare, a loro volta, l\u2019operaio, il commesso, il commerciante.<br \/>\n\u00c8 questo infatti che ci dicono gli ultimi dati di Almalaurea: tra gli iscritti all\u2019Universit\u00e0 aumenta la percentuale di chi \u00e8 figlio di laureati e diminuisce la percentuale di chi invece ha genitori che si sono fermati alla scuola dell\u2019obbligo. E questo non far\u00e0 che alimentare un circolo vizioso che irrigidir\u00e0 ulteriormente la nostra societ\u00e0 e la nostra economia. Perch\u00e9 se i giovani provenienti dai ceti pi\u00f9 poveri perdono anche l\u2019universit\u00e0 come occasione di confrontarsi con un mondo diverso dal loro, di mescolarsi con persone di varia estrazione, saranno davvero condannati a restare inchiodati ai blocchi di partenza, e non saranno in grado di offrire n\u00e9 a se stessi n\u00e9 ai propri figli orizzonti e prospettive migliori.<br \/>\nEd \u00e8 molto triste pensare che nell\u2019era in cui Paesi come l\u2019India o la Cina stanno sperimentando l\u2019abbattimento di vecchie caste e un nuovo senso di libert\u00e0 e opportunit\u00e0, in Italia i giovani stanno scivolando verso nuove gabbie e soffrendo frustrazioni e rinunce che nessun Paese sano e moderno dovrebbe tollerare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL CIRCOLO VIZIOSO TRA UN MERCATO DEL LAVORO CHE FUNZIONA SOLO ATTRAVERSO LE RETI PARENTALI O AMICALI E UN SISTEMA\u00a0UNIVERSITARIO CHE NON SERVE PIU&#8217; PER L&#8217;ACCESSO AL TESSUTO PRODUTTIVO. 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