
{"id":7906,"date":"2010-03-31T10:23:30","date_gmt":"2010-03-31T09:23:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7906"},"modified":"2010-04-05T21:26:49","modified_gmt":"2010-04-05T20:26:49","slug":"versilia-sulle-due-ruote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7906","title":{"rendered":"VERSILIA SULLE DUE RUOTE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PRIMAVERA, TEMPO DI BICICLETTA: UN NUOVO LIBRO PRESENTA 20 ITINERARI CLASSICI SUI DUE VERSANTI DELLE ALPI APUANE<\/span><\/p>\n<p><em>La mia prefazione al libro <\/em>Versilia Bike Tour<em>, a cura di Alessandro Mei, Penna Blu Edizioni, Viareggio, 2010. L&#8217;indirizzo e-mail dell&#8217;Autore del libro \u00e8: <a href=\"mailto:meialessandro@libero.it\">meialessandro@libero.it<\/a>.<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more-->\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho passato in Versilia gran parte del mio tempo libero dallo studio e dal lavoro, fin da quando sono nato. E i giri in bicicletta tra la piana e le Apuane sono sempre stati parte essenziale di quelle vacanze. Nella guida ciclistica di Alessandro Mei ho ritrovato il sapore delle gite pi\u00f9 antiche, quelle che si facevano quando non c\u2019era ancora la <em>mountain bike<\/em>, che allarga enormemente il novero degli itinerari possibili, e si pedalava soltanto sulle carrozzabili. Le gite sempreverdi, dunque; quelle sulle quali ho misurato il mio tempo, che sempreverde non \u00e8.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quand\u2019ero un ragazzino, negli anni \u201960, le nostre salite \u201cclassiche\u201d in bicicletta erano tre. La pi\u00f9 breve \u2013 un\u2019ora o poco pi\u00f9, andata e ritorno \u2013 era la salita al castello Aghinolfi da Montignoso con discesa per Strettoia, o viceversa. Quella di lunghezza media era la salita a Capriglia da Pietrasanta con discesa vertiginosa da Capezzano in mezzo agli ulivi. Quella pi\u00f9 lunga e avventurosa era la salita al passo del Cipollaio, discesa al bivio di Tre Fiumi, risalita ad Arni e al passo del Vestito, discesa per lo spettacolare Pian della Fioba e Massa (Mei indica quattro ore per questo giro; non fidatevi: se non siete corridori professionisti, un paio d\u2019ore in pi\u00f9 ci vogliono).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La decisione di andare si prendeva sovente all\u2019improvviso; per lo pi\u00f9 \u2013 per le due gite pi\u00f9 brevi \u2013 al pomeriggio, con l\u2019idea di godere dall\u2019alto il tramonto sul mare. Le biciclette dei maschi erano la Legnano (gialla) o la Bianchi (azzurra), con cambio a tre marce; ma se si aggregavano anche le sorelle e le amiche era normale che si andasse anche con bici senza cambio; talvolta anche bici dell\u2019anteguerra pesantissime, con i freni a bacchetta, che venivano messe a dura prova nei frequenti tratti di strada ancora sterrata.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I piaceri maggiori della gita erano tre. Il primo era costituito dall\u2019emozione di allontanarsi da casa senza adulti al s\u00e9guito: a quindici anni, allora, non era cosa da poco. Poi c\u2019era l\u2019ebbrezza della velocit\u00e0 in discesa: all\u2019epoca non c\u2019erano i motorini; c\u2019era soltanto una pista per i <em>go-kart<\/em> a Querceta, ma i genitori non davano i soldi per andarci, oppure lo proibivano esplicitamente perch\u00e9 troppo pericoloso; in realt\u00e0 era pi\u00f9 pericolosa la discesa in bici a cinquanta all\u2019ora sulle strade e con le bici di allora, ovviamente senza casco. Infine c\u2019era il piacere della bibita, con o senza panino, sulla terrazza di una trattoria al termine della salita.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ci sono ancora, alcune di quelle trattorie; ma ora sono molto pi\u00f9 raffinate, hanno trasformato le terrazze in verande coi vetri, e se si vuol mangiare nei giorni di punta occorre prenotare. Quella sotto il castello Aghinolfi ora si chiama \u201cla Fortezza\u201d; quella di Capriglia, che si chiamava \u201cla Terrazza\u201d, da qualche anno purtroppo \u00e8 chiusa; quella sotto il passo del Vestito sul versante di Arni si chiama come allora \u201crifugio le Gobbie\u201d e ha sempre un vino bianco ghiacciato squisito: non saprei dire se per la qualit\u00e0 del vino stesso o per la sete accumulata nella salita.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Da quando \u00e8 arrivata la <em>mountain bike<\/em> e ho incominciato a preferire le sterrate e i sentieri pedalabili sulle Apuane, lontano dal traffico, ho incominciato anche a annotare di volta in volta gli itinerari vecchi e nuovi in un quadernone, intitolato \u201cil Gitario\u201d. E per cinque anni ho anche tenuto, con lo stesso titolo, una rubrica di percorsi in bici e a piedi tra Versilia e Garfagnana, sul mensile Versilia Oggi: ora \u00e8 disponibile on line nell\u2019<a title=\"Archivio degli scritti di Pietro Ichino\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/index.asp\" target=\"_blank\">Archivio annesso al mio sito web<\/a> (se ne pu\u00f2 trovare qualche pezzo anche attraverso Google, digitando Gitario Versilia, o Gitario Apuane).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma non \u00e8 questa la sede per farmi bello delle mie imprese atleticamente pi\u00f9 impegnative. Vorrei invece cogliere l\u2019occasione della presentazione di questo libro per spezzare una lancia a favore di un maggiore impegno pubblico a favore delle due ruote in Versilia. E anche di un modo migliore di spendere il molto denaro pubblico destinato ogni anno alle opere stradali. Chiunque giri per le Apuane in bicicletta sa che i soldi per costruire nuove strade nei boschi, per asfaltarle o cementarne il fondo, sono molti: ogni anno trovo due o tre di queste opere nuove, sia sul versante versiliese, sia su quello garfagnino. Un po\u2019 di asfalto in meno e di buone sterrate in pi\u00f9 gioverebbe molto alla bicicletta, evitando l\u2019invadenza delle auto. In questo spirito, un\u2019opera che costerebbe relativamente poco e farebbe felici non solo migliaia di ciclisti, ma anche decine di migliaia di cultori del <em>trekking<\/em>, sarebbe una galleria non aperta al traffico automobilistico ordinario, cio\u00e8 riservata ai pedoni e alle due ruote, che unisse Farnocchia a Sant\u2019Anna di Stazzema, passando sotto la Foce di Sant\u2019Anna, senza alterare per nulla l\u2019ambiente, n\u00e9 sull\u2019uno n\u00e9 sull\u2019altro versante del Monte Lieto. In questo modo il Sacrario potrebbe essere raggiunto direttamente da Pontestazzemese, capoluogo del suo Comune, e i venticinque residenti di Sant\u2019Anna potrebbero raggiungere in bicicletta o in motorino il proprio Municipio, senza necessit\u00e0 di scendere in pianura, attraversare il territorio di altri tre comuni e risalire, superando poco meno di mille metri di dislivello. Ne risulterebbe anche uno splendido anello per bicicletta di quasi 40 chilometri, tutto percorribile sui pedali, con un dislivello complessivo di circa 700 metri: Pietrasanta &#8211; Ripa &#8211; Seravezza &#8211; Pontestazzemese &#8211; Farnocchia &#8211; Sant\u2019Anna &#8211; La Culla &#8211; Monteggiori &#8211;\u00a0 Pietrasanta. Sarebbe un\u2019infrastruttura di nuova concezione, ecologicamente d\u2019avanguardia, che valorizzerebbe notevolmente quel gioiello straordinario che \u00e8 il\u00a0 paese di Farnocchia facendone il punto di sosta per un notevole flusso di escursionisti e ciclisti, e al tempo stesso costituirebbe un omaggio al Sacrario.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se poi sopravanzassero altri fondi per la manutenzione e l\u2019incremento del patrimonio stradale, ci sarebbero tante altre opere, assai poco costose, che farebbero crescere notevolmente il tasso di civilt\u00e0 ciclistica della Versilia. Innanzitutto le piste ciclabili: benissimo quella che \u00e8 stata aperta sul viale Italico, ma perch\u00e9 soltanto fino a met\u00e0 strada fra Vittoria Apuana e il Forte? E perch\u00e9 non una pista anche nella lunga via Mazzini, che congiunge il Forte con il confine nord-ovest della provincia, per le persone anziane e in generale tutti coloro che preferiscono pedalare all\u2019ombra, con riduzione del traffico automobilistico a senso unico?\u00a0 Nella stagione calda la via Mazzini potrebbe offrire ai ciclisti un\u2019alternativa deliziosa all\u2019assolato lungomare per gli spostamenti tra il Forte e il Cinquale; senonch\u00e9 la fila delle auto in sosta restringe la carreggiata utilizzabile al punto che, quando due auto si incrociano, non c\u2019\u00e8 spazio per la bicicletta. Il ciclista, quando non \u00e8 costretto a fermarsi al ciglio della strada per lasciar passare l\u2019auto che sopravviene dal dietro, si espone a essere sfiorato pericolosamente. Se invece che un\u2019auto \u00e8 un camion, il rischio \u00e8 davvero alto. E poi molte auto corrono troppo: anche il limite dei cinquanta all\u2019ora (peraltro sovente non rispettato), su di una via cos\u00ec stretta e intensamente frequentata dalle biciclette, \u00e8 decisamente troppo elevato. Che cosa impedisce di imporre alle auto, sulla via Mazzini, il senso unico di marcia (come si \u00e8 fatto dall\u2019altra parte del Forte su viale Morin) e qualche dissuasore di velocit\u00e0, riservando tre metri di carreggiata alle bici?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Uno dei tesori nascosti della Versilia, poi, \u00e8 costituito dai mille possibili percorsi per viottoli immersi nel verde, nel grande rettangolo tra il Cinquale e il Lago di Porta, le prime pendici della montagna con la Torre medicea e le colline di Strettoia, la Versiliana e il mare: costerebbe pochissimo e non danneggerebbe nessuno individuare alcuni di questi percorsi e attrezzarli in modo da privilegiarne l\u2019uso ciclistico, un po\u2019 meglio di come avviene oggi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Occorre incoraggiare, diffondere e proteggere l\u2019uso della bicicletta anche da parte di tutti i comuni mortali: anziani e bambini, invalidi e no, obesi e anoressici, pigri e troppo impegnati, turisti e indigeni, <em>singles<\/em> e accoppiati, orfani e afflitti da eccesso di genitori; insomma, tutti ma proprio tutti, senza alcuna esclusione. \u00c8 compresa nel numero anche mia madre ottantenne, che, non fidandosi pi\u00f9 della bicicletta, gira con una \u201ctricicletta\u201d munita di ampio portapacchi sul retro, con la quale d\u2019estate \u00e8 capace di fare anche qualche chilometro con il carico della spesa. Per questi ciclisti \u2026 di serie C le amministrazioni versiliesi competenti fanno ancora davvero troppo poco. Girare in bicicletta (o tricicletta) per le vie ombrose e le stradelle di campagna fra il mare e i piedi delle Apuane \u00e8 uno dei piaceri pi\u00f9 raffinati; e la Versilia pu\u00f2 offrirlo a chiunque; ma in troppi casi questo piacere \u00e8 insidiato dall\u2019invadenza e dalla pericolosit\u00e0 del traffico automobilistico, oppure \u00e8 impedito dal difetto di quella cultura diffusa della bicicletta, che invece caratterizza alcune tra le citt\u00e0 pi\u00f9 civili d\u2019Europa, da Copenhagen ad Amsterdam, a Ferrara, a Parma. Il mio sogno \u00e8 quello di una rete di percorsi nelle viuzze e stradelle dell\u2019entroterra, nella quale alle biciclette non sia dato accesso esclusivo (mi rendo conto dell\u2019impossibilit\u00e0 di una simile soluzione), ma sia data una particolare protezione, che si tradurrebbe automaticamente anche in una protezione per i pedoni e in una riduzione dell\u2019inquinamento acustico, a tutto vantaggio di chi ai lati del percorso risiede. Lungo tutti gli itinerari prioritariamente destinati ai ciclisti, per le automobili dovrebbe essere stabilito il senso unico e un limite di velocit\u00e0 di 15 chilometri all\u2019ora (la stessa a cui vanno mediamente i ciclisti non sportivi), con istallazione di idonei dissuasori di velocit\u00e0, dotati di varco centrale per le biciclette; dove possibile dovrebbe essere riservata alle due ruote una parte della carreggiata, protetta da un cordolo; appositi cartelli potrebbero segnalare la bottega del ciclaio pi\u00f9 vicina, per le emergenze o per il noleggio del velocipede. Tutti i percorsi dovrebbero, poi, essere segnalati adeguatamente, in modo da diffonderne il pi\u00f9 possibile la conoscenza e l\u2019utilizzazione.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho avanzato questa proposta ormai sette anni fa; con qualche frutto, ma ancora davvero troppo modesto. Che la capacit\u00e0 di pressione politica dei ciclisti a sud delle Alpi sia ancora troppo modesta, si sa. Stupisce, per\u00f2, che qui in Versilia sia cos\u00ec poco diffusa la percezione della grande \u201cgioco a somma positiva\u201d che potrebbe attivarsi, se si riservasse maggiore spazio alla bicicletta. Mentre tutte le citt\u00e0 pi\u00f9 civili d\u2019Europa si attrezzano per fare spazio alle biciclette e proteggerle, i quattro comuni della Versilia, che della bicicletta potrebbero essere il paradiso, continuano a subire passivamente l\u2019assedio delle auto e a ignorare la grande cultura delle due ruote. L\u2019auspicio \u00e8 che la pubblicazione di questa guida aiuti gli Amministratori di questa terra benedetta a mettere a fuoco i vantaggi che essa, i suoi abitanti e i suoi visitatori trarrebbero dal proteggere e privilegiare nella sua rete stradale questo mezzo geniale di locomozione.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PRIMAVERA, TEMPO DI BICICLETTA: UN NUOVO LIBRO PRESENTA 20 ITINERARI CLASSICI SUI DUE VERSANTI DELLE ALPI APUANE La mia prefazione al libro Versilia Bike Tour, a cura di Alessandro Mei, Penna Blu Edizioni, Viareggio, 2010. 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