
{"id":8108,"date":"2010-04-24T11:24:58","date_gmt":"2010-04-24T10:24:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8108"},"modified":"2010-04-24T11:31:07","modified_gmt":"2010-04-24T10:31:07","slug":"no-alla-regionalizzazione-degli-insegnanti-didattica-e-merito-sono-grandi-temi-che-richiedono-uno-sforzo-unitario-di-tutto-il-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8108","title":{"rendered":"IL LOCALISMO NON FA BENE ALLA SCUOLA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA FINE DEL PATTO IMPLICITO TRA SCUOLA E\u00a0FAMIGLIA &#8211; PER IL VENIRE MENO DI UN QUADRO COMUNE DI VALORI CONDIVISI &#8211; E LA TRASFORMAZIONE DEL SAPERE, NON PIU&#8217; MONOPOLIO DEI DOCENTI, MA ACCESSIBILE RAPIDAMENTE A TUTTI,\u00a0COSTITUISCONO OGGI UNA GRANDE\u00a0SFIDA PER CHIUNQUE SI PROPONGA LA MODERNIZZAZIONE DEL PAESE &#8211; PER VINCERLA, OCCORRE UN ESERCITO CIVILE UNITARIO, BEN PREPARATO E RIMOTIVATO,\u00a0NON CHIUSO IN RIDOTTE LOCALI <\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di <strong>Marco Rossi-Doria <\/strong>pubblicato su <\/em>la Stampa <em>del 21 aprile 2010 &#8211; Sul disegno del ministro della Pubblica Istruzione Gelmini di formare graduatorie per gli insegnanti su base esclusivamente regionale, vedi anche\u00a0<a title=\"M. Ainis sulla Stampa - 22.4.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8104\" target=\"_blank\">l&#8217;articolo del 22 aprile di <strong>Michele Ainis<\/strong>, sullo stesso quotidiano<\/a><\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"font-size: 12pt; color: #000000; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">L\u2019idea del ministro Gelmini di rendere regionali le graduatorie dei docenti risulta contraria al parere del Consiglio di Stato che si \u00e8 gi\u00e0 espresso a favore del carattere nazionale della nostra comunit\u00e0 scolastica, citando, in una sentenza di merito &#8211; che fa giurisprudenza &#8211; gli articoli 3, 4, 16, 51 e 97 della Costituzione. Ma, ben al di l\u00e0 del diritto costituzionale, l\u2019idea di limitare gli insegnanti a svolgere il proprio compito solo entro la propria regione appare difficilmente praticabile.<br \/>\n<em>In primis<\/em>, per come \u00e8 la vita reale delle persone e anche perch\u00e9 in contrasto con i principi stessi sui quali si fonda l\u2019Europa unita. Infatti, se questa proposta passasse, il giovane docente di matematica che insegna a Castelfranco Veneto e si sposa con la collega di Brescia o di Mantova o di Bari o di Catania, non potrebbe cambiare sede. E la docente di latino di Trento che ha il padre malato di Alzheimer che vive nella confinante provincia di Verona, non potrebbe chiedere l\u2019avvicinamento. L\u2019Unione europea, poi, si fonda sulla libert\u00e0 di andare e venire delle persone e delle cose. E cos\u00ec io, insegnante elementare con buone competenze di lingua inglese &#8211; se seguo le norme per l\u2019immissione nelle scuole britanniche &#8211; posso andare a insegnare a Leeds o a Oxford. E il mio amico docente di genetica a Edimburgo ha deciso di venire a insegnare a Napoli, sua citt\u00e0 d&#8217;adozione spirituale, con grande soddisfazione dei suoi studenti partenopei. E noi tutti mandiamo i figli a fare l\u2019Erasmus &#8211; in giro per la casa comune europea &#8211; perch\u00e9, insieme alle lingue, promuoviamo, nei nostri ragazzi, questa santa libert\u00e0 di muoversi, fare esperienze nel mondo e di cambiare vita se lo si vuole. \u00c8 un grande lascito del pensiero liberale. Una cosa meravigliosa, che apre gli orizzonti del sapere e le possibilit\u00e0 della vita.<br \/>\nAlcuni sostengono che le scuole del Sud e del Nord hanno problemi diversi e dunque che bisogna creare comparti distinti e separati. \u00c8 in parte vero che hanno problemi diversi. Perch\u00e9 pesano sulle scuole del Mezzogiorno pubbliche amministrazioni meno capaci ma soprattutto incide la povert\u00e0, che \u00e8 molto maggiore. E che \u00e8 una povert\u00e0 materiale e culturale insieme. Infatti nelle regioni meridionali risiedono il 65,3 percento delle famiglie povere. In termini assoluti le famiglie povere residenti nel Mezzogiorno sono 1.713.000, tre volte di pi\u00f9 di quelle residenti nel Nord, che ammontano a 595.000. E i bambini e ragazzi poveri sono, in Italia, 1.809.000, il 17% del totale. Ma nel Sud risiede il 70% dei minori poveri: 1.245.000. Fare scuola a Sud \u00e8 spesso pi\u00f9 difficile. Che facciamo? Negli Stati Uniti, paese federale per eccellenza, gli squilibri nei tassi di esclusione precoce dovuti a maggiore povert\u00e0 e a analfabetismo funzionale delle famiglie non spingono ad abbandonare le zone pi\u00f9 difficili ma al contrario a occuparsi delle zone povere come parte del patto nazionale, unitario, perch\u00e9 la cultura \u00e8 una, indivisibile. E sia Bush che Obama hanno promosso, con l\u2019unanimit\u00e0 di Senato e Congresso, programmi tesi a fare spostare i docenti migliori, con forti incentivi, per sostenere lo sforzo comune. \u00c8 una tradizione che, del resto, ci appartiene.<br \/>\nMigliaia di docenti del Nord sono partiti per il Mezzogiorno subito dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. E migliaia di docenti e dirigenti di origine meridionale hanno costituito l\u2019ossatura delle scuole di tutta Italia prima, durante e dopo il fascismo.<br \/>\nFa bene il ministro a richiamare i temi della didattica e del merito. Ma faccia attenzione: sono grandi temi nazionali. Confonderli con la regionalizzazione dei docenti non aiuta ad affrontarli. Perch\u00e9, ben oltre le differenze regionali e locali, la scuola, ovunque, si sta oggi misurando con almeno due radicali mutazioni che sono comuni a tutto lo scenario italiano. La prima mutazione \u00e8 data dal fatto che \u00e8 saltato il patto implicito tra scuola e famiglia. I professori di oggi non possono pi\u00f9 dare per scontato l\u2019accordo con i genitori dei propri alunni com\u2019era un tempo. Questa rottura del patto tra adulti ha molte cause. Contano enormemente i modelli veicolati dall\u2019insieme della societ\u00e0 e dai media. I valori dei genitori non si formano pi\u00f9 entro comunit\u00e0 culturalmente omogenee bens\u00ec in modi molto differenziati. E la societ\u00e0 italiana sta conoscendo anche una crisi drammatica nel presidio delle procedure, delle regole e del limite che sono cose fondamentali per poter educare. Ci vuole un grande lavoro per rifondare tale patto. La seconda mutazione sta nel fatto che la scuola non \u00e8 pi\u00f9 il solo luogo dove si accede alle informazioni e ai modi di apprendere. Tutte le discipline sono, infatti, parte della rete e sono accessibili in mille forme, rapidamente. Con la possibilit\u00e0 ulteriore di essere manipolate, variate, confuse, confrontate. Lo stesso modo di imparare &#8211; il funzionamento del cervello umano &#8211; viene chiamato in causa: organizzazione della memoria, presenza simultanea di molti codici, compresenza di procedure analogiche e logiche, relazione immediata tra produzione costruita e fruita, ecc. Questa \u00e8 la prima generazione di docenti che ha perso il monopolio delle conoscenze e dei mezzi per trasmetterle. E che deve insegnare a distinguere, scegliere, confrontare, in mezzo a un mare di informazioni complesse e contraddittorie, valutando il sapere e le competenze che i propri alunni hanno acquisito in moltissimi modi, anche lontano dalla scuola e diversi da come loro hanno imparato. Ci vuole una semplificazione della scuola e una contemporanea capacit\u00e0 di affrontare questa crescente complessit\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec, si tratta s\u00ec di affrontare il tema del sostegno ai gruppi docenti &#8211; non basta promuovere i singoli &#8211; in termini meritocratici ma con gli occhi rivolti a cosa \u00e8 insegnare e imparare oggi. Ma questa gigantesca sfida educativa &#8211; che ha un profondo senso culturale e politico per la modernizzazione del Paese &#8211; vale a Messina come a Napoli, ad Aosta come a Milano o Torino o Bologna o Venezia o Reggio Calabria. E, per vincerla, ci vuole un esercito civile unitario ben preparato e nuovamente motivato e non delle ridotte locali chiuse ciascuna nel proprio particolare.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA FINE DEL PATTO IMPLICITO TRA SCUOLA E\u00a0FAMIGLIA &#8211; PER IL VENIRE MENO DI UN QUADRO COMUNE DI VALORI CONDIVISI &#8211; E LA TRASFORMAZIONE DEL SAPERE, NON PIU&#8217; MONOPOLIO DEI DOCENTI, MA ACCESSIBILE RAPIDAMENTE A TUTTI,\u00a0COSTITUISCONO OGGI UNA GRANDE\u00a0SFIDA PER CHIUNQUE SI PROPONGA LA MODERNIZZAZIONE DEL PAESE &#8211; PER VINCERLA, OCCORRE UN ESERCITO CIVILE UNITARIO, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-8108","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8108","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8108"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8108\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}