
{"id":8115,"date":"2010-04-24T10:00:04","date_gmt":"2010-04-24T09:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8115"},"modified":"2010-12-07T12:44:16","modified_gmt":"2010-12-07T11:44:16","slug":"un-bilancio-non-fazioso-del-primo-biennio-della-xvi-legislatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8115","title":{"rendered":"UN BILANCIO NON FAZIOSO DEL PRIMO BIENNIO DELLA XVI LEGISLATURA"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; TEMPO DI UN PRIMO RENDICONTO: HO RACCOLTO QUI\u00a0UNA SCHEDA PER CIASCUN0 DEI TEMI MAGGIORI DELL&#8217;AGENDA POLITICA INTERNA NAZIONALE, SCEGLIENDONE L&#8217;AUTORE SECONDO IL SOLO CRITERIO DELLA COMPETENZA E DELL&#8217;INDIPENDENZA DI GIUDIZIO<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em>Rassegna a cura di Pietro Ichino, nel secondo anniversario della XVI legislatura, 26 aprile 2010. Le stesse schede saranno pubblicate domani, 27 aprile, su lavoce.info.\u00a0Ciascuna scheda rappresenta, ovviamente, soltanto l\u2019opinione del rispettivo autore<\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Sommario:<br \/>\n1. Le istituzioni: una promessa di federalismo; tutto il resto per ora rimane nel limbo (a cura di Stefano Ceccanti)<br \/>\n2. L\u2019efficienza delle amministrazioni pubbliche: un programma ambizioso paralizzato dalle contraddizioni interne al Governo (a cura di Alberto Comino)<br \/>\n3. L\u2019economia e la finanza: bene il bilancio, ma manca la cura per il \u201cmale oscuro\u201d dell\u2019economia italiana (a cura di Luigi Guiso)<br \/>\n4. Le liberalizzazioni e la promozione del merito: bene la fine della vecchia politica industriale, malissimo Alitalia (a cura di Roger Abravanel)<br \/>\n5. Lavoro e relazioni industriali: la contrattazione collettiva tenta di decentrarsi, resta l\u2019apartheid tra gli iper-protetti e i paria (a cura di Pietro Ichino)<br \/>\n6. La previdenza e gli ammortizzatori sociali: qualche segnale\u00a0positvo sull\u2019et\u00e0 pensionabile, Cassa integrazione a fiumi anche dove occorrerebbe\u00a0tutt&#8217;altro\u00a0(a cura di Pietro Ichino)<br \/>\n7. La giustizia: due anni all\u2019insegna delle leggi ad personam (a cura di Luigi Ferrarella)<br \/>\n8. La scuola: per ora solo tagli (a cura di Daniele Checchi)<br \/>\n9. L\u2019immigrazione: sbarchi ridotti, pene aggravate, poche misure per l\u2019integrazione (a cura di Massimo Livi Bacci)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more-->1. \u2011 LE ISTITUZIONI: UNA PROMESSA DI FEDERALISMO; TUTTO IL RESTO PER ORA RIMANE NEL LIMBO<br \/>\n(a cura di Stefano Ceccanti)<br \/>\nL&#8217;unica riforma istituzionale sin qui iniziata \u00e8 la legge delega sul federalismo fiscale, che in realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;attuazione del nuovo articolo 119 della Costituzione modificato, nel 2001, dentro la riforma del Titolo V.\u00a0\u00a0Dico solo iniziata perch\u00e9 \u00e8 una legge delega, i cui frutti matureranno negli anni, via via che si faranno i decreti legislativi attuativi. Il Pdl e la Lega avevano esordito con uno schema molto radicale, basato sull&#8217;idea che larga parte delle risorse restassero l\u00e0 dove si producono. Il Pd ha contrapposto un proprio schema organico alternativo. Il risultato complessivo ne \u00e8 stato influenzato in modo significativo, tanto che il Pd si \u00e8 astenuto nel voto finale sulla legge. Oltre al cambiamento dei criteri \u00e8 stata decisa l&#8217;istituzione di una Commissione bicamerale che seguir\u00e0 da vicino l&#8217;elaborazione dei decreti e che ha avviato i suoi lavori in questi giorni. Le altre forze di opposizione hanno in larga parte condiviso questo lavoro, ma poi hanno voluto distinguersi dal Pd nel voto: l&#8217;Udc ha votato \u201cno\u201d e a quel punto, paradossalmente, l&#8217;Idv si \u00e8 posizionata sull&#8217;unica casella rimasta vuota, il \u201cs\u00ec\u201d insieme alla maggioranza.<br \/>\nTutto il resto rimane in un limbo, a cominciare dalla legge elettorale, dopo il fallimento del referendum del 2009. A seconda di come viene curvata la legge elettorale cambia anche il senso di tutte le altre riforme costituzionali. In realt\u00e0 oltre all&#8217;interesse di Berlusconi a non cambiarla, ci sono anche incertezze del Pd. La legge attuale garantisce un obiettivo importante, quello della scelta diretta del Governo, ma ne nega un altro, il rapporto tra l\u2019elettore e il suo rappresentante. Per questo servirebbe il collegio uninominale, che garantirebbe al tempo stesso il rapporto tra rappresentanti e rappresentati e, in modo pi\u00f9 naturale, la scelta diretta del Governo da parte dei cittadini. Invece il sistema proporzionale alla tedesca recupererebbe il rapporto coi rappresentanti, ma ci farebbe regredire rispetto alla scelta diretta dei Governi.<br \/>\nQuesto \u00e8 lo stato \u2013 non esaltante \u2013 dell&#8217;arte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">2. \u2011 L&#8217;EFFICIENZA DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE: UN PROGRAMMA AMBIZIOSO PARALIZZATO DALLE CONTRADDIZIONI INTERNE AL GOVERNO<br \/>\n(a cura di Alberto Comino)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Il merito iniziale del ministro per la pubblica amministrazione e l\u2019innovazione \u00e8 stato quello di riportare in cima all\u2019agenda istituzionale l\u2019impegno per la riforma amministrativa. Il programma viene formalizzato in un piano strategico nel maggio 2008\u00a0&#8211; il \u201cpiano industriale per la PA\u201d \u2013 che individua i seguenti obiettivi: riconoscimento del merito, trasparenza, rafforzamento delle funzioni del management pubblico, customer satisfaction, innovazione tecnologica. Sempre nei primi mesi di governo &#8211; nell\u2019estate 2008 \u2013 si adottano le prime misure di contrasto dell\u2019assenteismo e per la trasparenza. Sull\u2019assenteismo si registra un\u2019effettiva diminuzione del fenomeno (di entit\u00e0 rilevante, anche se i numeri forniti dal ministro provenivano da una autoselezione degli enti pi\u00f9 virtuosi). Tuttavia sulla trasparenza totale si avvertono i primi segnali di cedimento alle resistenze: la norma per la trasparenza della dirigenza pubblica viene inserita nella prima manovra economica del Governo, ma in sede di conversione del decreto legge la disposizione scompare. \u00c8 l\u2019inizio di un progressivo isolamento dell\u2019azione di riforma amministrativa, cui viene a mancare il necessario forte sostegno dello stesso Presidente del Consiglio per superare le prevedibili e diffuse resistenze. Questo isolamento dell\u2019azione di riforma, rimessa alle sole forze del ministro, la espone al rischio di ridursi a un cambiamento pi\u00f9 annunciato che realizzato.<br \/>\nNon si tratta di un rischio soltanto potenziale, ma di battute d\u2019arresto sostanziali sul percorso della riforma: si pensi all\u2019iter parlamentare della legge delega (n. 15 del 2009) e del decreto legislativo (n. 150 del 2009) che escludono dall\u2019applicazione della riforma la Presidenza del Consiglio dei Ministri. \u00c8 il sintomo preoccupante dell\u2019incapacit\u00e0 del titolare della funzione pubblica di imporre la riforma nella stessa amministrazione in cui egli opera. Oppure alla portata del tutto insufficiente della cosiddetta class action contro le pubbliche amministrazioni e i concessionari pubblici, troppo debole nei meccanismi di tutela degli utenti e inutilmente complicata nelle modalit\u00e0 di attuazione. E ancora all\u2019evidente ostruzionismo che il Ministero dell\u2019economia e delle finanze esercita sull\u2019attivit\u00e0 della Commissione per la valutazione istituita dalla riforma (sono ancora oggi fermi sul tavolo del ministro i decreti che sbloccano il funzionamento dell\u2019autorit\u00e0 indipendente per la trasparenza e la valutazione, istituita dalla legge n. 15\/2009, a sei mesi dall\u2019approvazione dei suoi cinque membri da parte del Parlamento con la maggioranza qualificata dei due terzi).<br \/>\nVa inoltre tenuto in considerazione un piano parallelo di eventi che si pone in forte contraddizione con gli obiettivi di trasparenza e performance che la riforma vuole perseguire: \u00e8 la questione delle gestioni emergenziali collegate alle vicende, anche giudiziarie, della Protezione Civile. Lo scandalo sugli appalti mette in luce non solo l\u2019opacit\u00e0 dell\u2019azione amministrativa, sottratta alle regole dell\u2019evidenza pubblica, ma anche come queste gestioni derogatorie non garantiscano neppure l\u2019obiettivo di migliori performance. Meno trasparenza e meno efficienza allo stesso tempo. Attraverso uno schema di deroghe che si \u00e8 progressivamente ampliato passando dalla gestione delle emergenze, a quella dei grandi eventi, fino alla gestione di eventi che (seppure formalmente definiti \u201cgrandi\u201d) appartengono al novero della programmazione e gestione ordinarie.<br \/>\nPer queste ragioni il primo biennio di governo dell\u2019amministrazione lascia ancora in larga parte frustrate le aspettative iniziali \u2013 ampiamente condivise \u2011 di un impegno tenace nell\u2019innovazione del settore pubblico: la strumentazione per la misurazione della perfomance, il premio del merito, la trasparenza totale, la partecipazione degli utenti alla valutazione rischiano di rimanere sulla carta senza tramutarsi in pratiche diffuse nelle organizzazioni. Il rischio \u00e8 che questo stallo si traduca in un insuccesso che pregiudichi anche i futuri sforzi di cambiamento e che contribuisca ad alimentare la percezione di un settore pubblico strutturalmente inadeguato e irriformabile. Sacrificando, oltretutto, un\u2019analisi pi\u00f9 veritiera che dovrebbe far emergere le grandi differenze tra contesti e territori, e spingere a formulare iniziative e proposte differenziate, coerentemente con il quadro di federalismo amministrativo nel quale si muove il Paese.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">3. \u2011 L&#8217;ECONOMIA E LA FINANZA: BENE IL BILANCIO, MA MANCA LA CURA PER IL &#8220;MALE OSCURO&#8221; DELL&#8217;ECONOMIA ITALIANA<br \/>\n(a cura di Luigi Guiso)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Come ha agito il Governo durante la crisi? \u00c8 importante stabilire i fatti. La caduta del reddito nazionale dal picco precedente alla crisi al successivo punto di minimo \u00e8 stata del 6.5% in Italia; nella media dei Paesi dell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 stata di oltre un punto pi\u00f9 contenuta. In Germania il calo \u00e8 simile all\u2019Italia mentre in Francia \u00e8 poco pi\u00f9 della met\u00e0. I dati della produzione industriale raccontano una storia simile: dal picco al minimo la produzione crolla di un quarto in Italia e Germania e del 20% in Francia e nella media dei paesi dell\u2019euro. L\u2019impatto della crisi \u00e8 stato quindi altrettanto severo in Italia quanto in Germania e pi\u00f9 severo che nella media dell\u2019area dell\u2019euro e in Francia \u2013 nonostante l\u2019assenza da noi di fallimenti bancari, verificatisi invece oltralpe. La scelta del Governo \u00e8 stata di alzare il bavero, aspettare e sperare che la bufera passasse, adottando provvedimenti minimi per fronteggiare l\u2019impatto sul mercato del lavoro (ad esempio con l\u2019estensione della Cassa integrazione in deroga: v. la relativa scheda) e stemperare il rischio di panico sulle banche, con interventi pi\u00f9 di natura simbolica che di effettiva sostanza (i cosiddetti Tremonti bonds). L\u2019intento annunciato era di evitare impatti sulla finanza pubblica (oltre quelli inevitabili sul rapporto debito\/PIL dovuti al calo del PIL e quelli sul disavanzo dovuti agli ammortizzatori sociali). Infatti, in Italia le misure di stimolo fiscale durante la crisi sono nulle, diversamente da Francia e Germania che hanno varato pacchetti dell\u2019ordine di un punto di PIL. Si \u00e8 quindi scelto di accettare un maggior impatto della crisi per evitare un aggravamento dei conti pubblici in un paese gi\u00e0 fortemente indebitato. Alcuni benefici di questa politica si apprezzano oggi guardando alla esperienza della Grecia.<br \/>\nMa, oltre ad aver evitato di adottare politiche fiscali anticicliche di qualche significato, il Governo ha omesso qualunque politica economica. Se il primo atteggiamento aveva una sua ragion d\u2019essere sul piano economico, il secondo \u00e8 difficile da giustificare. Estendendo lo sguardo all\u2019indietro, al decennio antecedente la crisi, fatto 100 il PIL del 2000, l\u2019Italia perde 6 punti di PIL rispetto alla media degli altri Paesi dell\u2019euro e anche rispetto alla Francia; il divario nella produzione industriale \u00e8 ancora pi\u00f9 marcato e supera i 10 punti con la Germania. \u00c8 come se la sola l\u2019Italia negli 8 anni prima di Lehman Brothers, fosse stata colpita da una crisi economica della stessa entit\u00e0 di quella gravissima sperimentata nell\u2019ultimo anno e mezzo. In queste circostanze l\u2019aspettativa legittima era che il Governo, gi\u00e0 dal suo insediamento avvenuto prima dello scoppio della crisi, varasse un piano di riforme per facilitare la ristrutturazione delle imprese, alleggerirle del peso della burocrazia, incoraggiarne la creazione, migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, dotandolo di istituti propri per facilitare la riallocazione dei lavoratori e quindi la stessa ristrutturazione delle imprese. Misure spesso dal costo nullo per l\u2019erario, ma con effetti rilevanti sui tassi di crescita di medio periodo. Niente di ci\u00f2 \u00e8 avvenuto. Ora sembra che le riforme siano ritornate all\u2019ordine del giorno. Ma non \u00e8 chiaro come quelle di cui si parla \u2013 federalismo fiscale, intercettazioni, semipresidenzialismo \u2013 possano aggredire il problema economico dell\u2019Italia: evitare che ogni 8 anni essa paghi, per l\u2019inerzia della sua classe dirigente, l\u2019equivalente di una grave crisi economica planetaria.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">4. \u2011 LE LIBERALIZZAZIONI E LA PROMOZIONE DEL MERITO: BENE LA FINE DELLA VECCHIA POLITICA INDUSTRIALE, MALISSIMO ALITALIA<br \/>\n(a cura di Roger Abravanel)<br \/>\nUn indubbio risultato positivo di questa legislatura sul fronte della concorrenza \u00e8 stata la sua capacit\u00e0 di invertire la triste pratica del passato che vedeva i Governi italiani allearsi con le associazioni imprenditoriali e con i sindacati e, all\u2019 insegna della \u201cpolitica industriale\u201d, finire col sussidiare fortemente le imprese, soprattutto quelle manifatturiere. Questa inversione di un atteggiamento tristemente e cronicamente anti\u2013libero mercato dei Governi italiani del passato \u00e8 avvenuta nel pieno della grande crisi internazionale che ha visto invece Governi tradizionalmente virtuosi, come quello americano, investire per salvare fabbriche di automobili e banche. Nei fatti, con l&#8217;avvento della crisi, l&#8217;azione dei governi di quasi tutto il mondo \u00e8 risultata massicciamente anti-concorrenziale. Al di l\u00e0 dei rischi di protezionismo che continuano a incombere sul commercio internazionale, i massicci aiuti di stato\/bailout in alcuni settori (finanza, automotive) comportano distorsioni di mercato (soprattutto in prospettiva, visto che la exit strategy dei governi sar\u00e0 lunga) e pesanti limiti alla libera concorrenza. E il grado di distorsione del mercato \u00e8, a detta di molti, la variabile chiave che determiner\u00e0 la lunghezza di questa pesante recessione, la pi\u00f9 grave dopo il 1929. In questo quadro internazionale , nei due settori dell&#8217;auto e della finanza il bilancio del governo italiano \u00e8 molto positivo: esso \u00e8 infatti intervenuto pochissimo con le banche e con la Fiat e l\u2019indotto, e non ha riportato l&#8217;Italia indietro, sul fronte delle regole per lo stimolo della concorrenza, come \u00e8 invece avvenuto negli altri Paesi.<br \/>\nLa recente iniziativa sul fondo per le imprese piccole e medie nasce con i presupposti di un\u2019operazione di mercato (fondi delle banche,struttura da fondo di fondi private equity) ma \u00e8 tutto da vedere se funzioner\u00e0 come tale o se si trasformer\u00e0 in una seconda GEPI.<br \/>\nMa qui finiscono i bilanci positivi.<br \/>\nUna delle operazioni pi\u00f9 importanti e visibili di questa legislatura \u00e8 stata l\u2019operazione Alitalia che appare invece fortemente anti-concorrenziale , per i due aspetti che seguono.<br \/>\n1. Sul piano politico, pu\u00f2 essere attribuita al Governo in carica anche una parte di responsabilit\u00e0 nel fallimento della cessione Alitalia ad Air France-KLM, che avrebbe garantito la continuit\u00e0 operativa ad Alitalia senza fonderla con Air One, un\u2019 azienda fallita che alla fine \u00e8 stata salvata con i soldi dei contribuenti. L&#8217;obiezione che l&#8217;operazione con Air France fosse gi\u00e0 fallita sotto il governo Prodi per l&#8217;opposizione dei sindacati (vero) sottovaluta l&#8217;impatto della posizione politica di Silvio Berlusconi in campagna elettorale.<br \/>\n2. Appare un segnale negativo la sospensione dei poteri dell&#8217;Antitrust, non solo per qual che riguarda l&#8217;approvazione della fusione (che ovviamente era indispensabile per realizzare l&#8217;operazione), ma anche in relazione alla possibilit\u00e0 di sanzionare eventuali abusi di posizione dominante nel periodo successivo alla fusione.<br \/>\nResta sullo sfondo, in particolare in questi tempi di crisi, la questione dell\u2019evasione fiscale, che costituisce il maggiore elemento distorsivo della concorrenza presente in Italia in moltissimi settori dell&#8217;economia: la concorrenza sleale praticata da numerose imprese (soprattutto nei servizi) che evadono le tasse e, con loro, i contributi INPS, i costi ambientali e di sicurezza sul lavoro e tutto quello che si evade nel sommerso. Questa concorrenza sleale nei confronti di imprese piccole e grandi che invece sono in regole costituisce un elemento distorsivo che fa precipitare l\u2019Italia a livelli bassissimi della classifica della libert\u00e0 economica (74ma posizione su scala mondiale). Su questo terreno le iniziative del governo appaiono decisamente problematiche:<br \/>\n1. l&#8217;effetto segnaletico dello scudo, un vero e proprio condono, cui si aggiungono varie dichiarazioni di aperta indulgenza verso l&#8217;evasione; a questo si contrappone oggi una minaccia di maggior severit\u00e0 futura; la speranza \u00e8 l&#8217;ultima\u00a0 a morire;<br \/>\n2. l&#8217;abolizione delle norme (introdotte dal precedente governo) limitative dell&#8217;utilizzo di contante e assegni per le imprese costituisce un grande passo indietro sulla strada della tracciabilit\u00e0 delle operazioni finanziarie, in particolare di quelle compiute dalle imprese di piccole dimensioni, che sono una parte molto grande dell&#8217;economia italiana.<br \/>\nIn sintesi quindi una luce (politica industriale) e molte ombre sul bilancio di questo Governo in termini di politiche orientate a promuovere il libero mercato<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">(Sulle liberalizzazioni in materia di libere professioni e relativi ordini, v. la scheda che segue \u2013 n.d.r.)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">5. \u2013 LAVORO E RELAZIONI INDUSTRIALI: LACONTRATTAZIONE COLLETTIVA TENTA DI DECENTRARSI, RESTA L&#8217;APARTHEID TRA GLI IPER-PROTETTI E I PARIA<br \/>\n(a cura di Pietro Ichino)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">All\u2019inizio della legislatura, la detassazione del lavoro straordinario cade in un momento molto sfortunato: di l\u00ec a poco scoppia la grande crisi e di straordinari non ne fa pi\u00f9 nessuno.<br \/>\nSul piano della politica sindacale, il ministro punta a un sistema di relazioni industriali il cui baricentro si sposti verso la periferia. Ma ancor pi\u00f9 sembra interessargli un sistema dal quale la Cgil si autoescluda:\u00a0lo persegue\u00a0operando sotto-traccia per far s\u00ec che essa non firmi l\u2019accordo interconfederale del 22 gennaio 2009 e i contratti collettivi di settore; la Cgil sembra assecondare questo disegno, che per\u00f2 riesce soltanto in parte: salvo quell&#8217;accordo e il contratto dei metalmeccanici, la Confederazione guidata da Epifani\u00a0firma tutti i\u00a0 numerosi contratti di settore stipulati nel\u00a0nuovo sistema interconfederale\u00a0(tra i quali quello dei chimici, degli alimentaristi, degli edili, delle comunicazioni, del turismo e molti altri ancora). Manca comunque nel progetto del Governo il disegno di un sistema nel quale visioni e strategie sindacali diverse possano confrontarsi e competere tra di loro, senza produrre paralisi: non \u00e8 all\u2019orizzonte una uscita dal regime di \u201cdiritto sindacale transitorio\u201d, che in Italia si trascina ormai da oltre 60 anni.<br \/>\nIl primo anno e mezzo di recessione causa la perdita di oltre 800 mila posti di lavoro, quasi tutti rapporti di lavoro di serie B o C. Potrebbe essere considerato ancora un effetto occupazionale complessivamente meno disastroso rispetto agli altri Paesi, se non fosse che almeno altri 350 mila posti perduti sono mascherati dalla Cassa integrazione guadagni (v. scheda successiva). Sulla questione cruciale del superamento del dualismo del mercato del lavoro, il Pd presenta tre progetti (Ichino e Nerozzi al Senato, Madia alla Camera) tutti ispirati al principio della estensione a tutta l\u2019area del lavoro \u201ceconomicamente dipendente\u201d di una disciplina resa pi\u00f9 flessibile almeno nella fase iniziale del rapporto. Il Governo \u00e8 in standby: Tremonti torna a lodare il modello del posto fisso, Brunetta prende le distanze chiedendo la riforma dell\u2019articolo 18, Sacconi fa un po\u2019 il pesce in barile, perseguendo un depotenziamento del sistema delle protezioni in via indiretta, con l\u2019inserimento nel Collegato-lavoro alla Finanziaria 2010 di norme pasticciate sul controllo giudiziale del giustificato motivo di licenziamento e sull\u2019arbitrato (articoli 30 e 31): entrambe censurate dal Capo dello Stato, che critica esplicitamente questo modo surrettizio di affrontare la questione della riforma del diritto del lavoro.<br \/>\nNel Collegato-lavoro anche due nuove deleghe legislative in materia di congedi e permessi. Ma altre deleghe precedenti (tra le quali quella sui lavori usuranti), non attuate dal Governo, vengono prorogate.<br \/>\nIl ministro preannuncia una proposta di \u201cStatuto dei lavori\u201d, ma subito insabbia l\u2019iniziativa con l\u2019apertura sulla materia di un \u201ctavolo di consultazione con le parti sociali\u201d (la consultazione ha un senso se avviene su di una proposta, un progetto, una bozza, che invece per ora manca del tutto). Stesso metodo di insabbiamento \u2013 ma qui \u00e8 pi\u00f9 appropriato parlare di sepoltura \u2011 per il testo bi-partisan elaborato dalla Commissione lavoro del Senato sulla partecipazione dei lavoratori in azienda.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Nel campo delle libere professioni si osserva una netta marcia indietro rispetto alle liberalizzazioni di Bersani: si preannuncia il ritorno delle tariffe minime inderogabili e del divieto di pubblicit\u00e0, un rafforzamento delle barriere in accesso, un rilancio degli ordini come promotori dell\u2019interesse economico della categoria, in contrasto con il parere espresso dall\u2019Antitrust e con l\u2019orientamento in materia dell\u2019ordinamento europeo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">6. \u2011 LA PREVIDENZA E GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI: QUALCHE SEGNALE POSITIVO SULL&#8217;ETA&#8217; PENSIONABILE, CASSA INTEGRAZIONE A FIUMI ANCHE DOVE OCCORRE TUTT&#8217;ALTRO<br \/>\n(a cura di Pietro Ichino)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Alcune note positive per chi ritiene che l\u2019et\u00e0 media di pensionamento in Italia debba essere aumentata: costretto dalla Corte di Giustizia, il Governo ha parificato l\u2019et\u00e0 della pensione per le donne a quella degli uomini, ma solo nel settore pubblico; nel 2010 sono entrati in vigore i coefficienti di adeguamento delle prestazioni previdenziali alle aspettative di vita; nel 2015 scatter\u00e0 il meccanismo di adeguamento alle aspettative di vita anche dell\u2019et\u00e0 pensionabile. La spesa sociale resta tuttavia molto squilibrata nel senso del sostegno alle pensioni: circa 70 miliardi ogni anno versati dall\u2019Erario per tenere in equilibrio il bilancio dell\u2019Inps, nonostante che questo si avvalga di qualche decina di miliardi di attivo della Gestione Separata (quella che fra un quarto di secolo pagher\u00e0 pensioni da fame ai giovani di oggi) e della gestione delle Prestazioni temporanee e in particolare della Cassa integrazione guadagni: un\u2019assicurazione il cui \u201cpremio\u201d pagato da imprese e lavoratori continua cos\u00ec a configurarsi, di fatto, per tre quarti come una tassa sul lavoro finalizzata al pagamento delle pensioni ai sessantenni, se non ai cinquantottenni.<br \/>\nLa stessa Cassa integrazione guadagni \u2013 che ora pu\u00f2 essere attivata dalle Regioni anche \u201cin deroga\u201d rispetto ai limiti posti dalla vecchia disciplina \u2011 continua a essere largamente utilizzata, in modo del tutto improprio, anche per il sostegno del reddito dei lavoratori che sicuramente non riprenderanno a lavorare nella stessa azienda. La riforma dell\u2019assicurazione contro la disoccupazione, che dovrebbe universalizzare il relativo trattamento e al tempo stesso far cessare l\u2019abuso della Cig e consentire una immediata attivazione delle misure per la ricollocazione dei lavoratori interessati, \u00e8 rinviata a tempi migliori; n\u00e9 il Governo sembra avere le idee chiare sulle sue nuove linee portanti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">7. \u2011 LA GIUSTIZIA: DUE ANNI ALL&#8217;INSEGNA DELLE LEGGI AD PERSONAM<br \/>\n(a cura di Luigi Ferrarella)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Leggi tarate sui processi di Berlusconi aprono e chiudono i primi due anni della legislatura. La legge Alfano, immunit\u00e0 temporanea per le alte cariche poi bocciata dalla Corte Costituzionale, \u00e8 la prima ad essere approvata \u2013 in soli 25 giorni \u2013 nel 2008, due mesi dopo le elezioni. Ad aprile 2010 i giudici dei processi Mills e diritti tv Mediaset spediranno poi alla Corte Costituzionale anche la legge che delinea il nuovo \u00ablegittimo impedimento\u00bb (solo del premier e dei suoi ministri) come continuativo e autocertificato da Palazzo Chigi.<br \/>\nIn mezzo, il rifiuto teorizzato in Parlamento di misure davvero strutturali come la revisione della geografia degli uffici giudiziari risalente all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. E, invece, una miriade di microinterventi privi di un disegno organico: un vestito d\u2019Arlecchino cucito da interessi contingenti e asserite emergenze, nel quale tuttavia trova posto qualche misura positiva. \u00c8 il caso, nel penale, dell\u2019abolizione del patteggiamento in appello; del maggior ricorso al processo immediato e al rito direttissimo; del nuovo reato di atti persecutori (\u00abstalking\u00bb); delle regole, pur controverse al Csm, per tamponare l\u2019assenza di pm nelle cosiddette \u00absedi disagiate\u00bb al Sud; della messa a regime di una buona idea ideata ma non concretizzata dal dicastero Mastella, il Fondo Unico Giustizia per la gestione dei soldi in sequestro, che chiuder\u00e0 il primo consuntivo con circa 1 miliardo e mezzo di euro intestati al Fug e (di essi) 54 milioni definitivamente devolvibili (a met\u00e0) ai Ministeri della Giustizia e dell\u2019Interno, meglio di niente anche se lontani dal poter bilanciare i tagli di ben altre dimensioni a risorse e personale; e, soprattutto, delle norme che nel \u00abpacchetto sicurezza\u00bb n.94 del 15 luglio 2009 hanno allargato gli strumenti giuridici utilizzabili per aggredire i patrimoni mafiosi e applicare le misure di prevenzione. Cos\u00ec come, tra le modifiche alla giustizia civile, accanto alle perplessit\u00e0 sull\u2019introduzione della testimonianza scritta e su alcuni aspetti della mediazione finalizzata alla conciliazione, sar\u00e0 invece certamente interessante sperimentare l\u2019esito dell\u2019introduzione di un filtro ai ricorsi in Cassazione e della nuova disciplina delle spese processuali volta a sanzionare le parti che abusino del processo; mentre sulla digitalizzazione dei procedimenti, che fa passi avanti sul piano delle normative, resta l\u2019incognita dei soldi per reti, personale e assistenza.<br \/>\nLa rincorsa all\u2019emergenza di turno, fosse uno stupro a Capodanno o una brutale rapina in villa, ha invece dettato nei vari pacchetti-sicurezza un\u2019orgia di nuove aggravanti, di inasprimenti di pena o di introduzioni di nuovi reati (come quello di immigrazione clandestina, franato gi\u00e0 nei primi mesi di complicata applicazione davanti ai giudici di pace), spesso entrati in corto circuito con altre non considerate norme contenute nei codici.<br \/>\nSolo nel gennaio del 2010, dopo un anno e mezzo di ripetuti annunci e con ormai 67mila detenuti rinchiusi in 43mila posti regolamentari, il Governo ha prospettato un piano-carceri che per\u00f2, salvo il dichiarato \u00abstato di emergenza\u00bb e la proclamata disponibilit\u00e0 di 600 milioni di euro sul fabbisogno di 1.590 inizialmente stimato, vede ancora solo sulla carta gli obiettivi di 21.700 nuovi posti entro il 2012, allorch\u00e8 (ammesso nel frattempo siano stati davvero creati) all&#8217;attuale tasso mensile i detenuti saranno diventati 90.000: non a caso il ministro evoca proprio in questi giorni la possibilit\u00e0 di un decreto legge che, facendo scontare agli arresti domiciliari l\u2019ultimo anno di pena,\u00a0 alleggerisca di colpo i penitenziari di\u00a0 9.000 posti. Ancora atteso \u00e8 il varo dell\u2019annunciato disegno di legge anti-corruzione, deludente peraltro nei contenuti al ribasso. Mentre la maggioranza, dopo averli gi\u00e0 approvati in uno dei rami del Parlamento, punta infine ad approvare definitivamente due testi (ai quali aggiungere poi il ddl sul processo penale con lo sganciamento della polizia giudiziaria dai pm): la legge che limiterebbe non solo le intercettazioni ma anche la pubblicabilit\u00e0 degli atti giudiziari, e quella che alla prescrizione del reato aggiungerebbe una inedita prescrizione del processo breve a partire dalla data di rinvio a giudizio.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">8. \u2011 LA SCUOLA: PER ORA SOLO TAGLI<br \/>\n(a cura di Daniele Checchi)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">L\u2019azione governativa si \u00e8 mossa seguendo l\u2019unica direttrice, dettata dal Ministro dell\u2019Economia nel dicembre 2008, del ripianamento del debito pubblico. Questa linea si \u00e8 articolata diversamente nei settori della Scuola e dell\u2019Universit\u00e0.<br \/>\nLa Scuola. &#8211; Qui, data l\u2019elevata incidenza del costo del personale sul totale della spesa, l\u2019unica strada per produrre un risparmio di spesa era quella del ridisegno dei percorsi scolastici, e a questo ci si \u00e8 attenuti: la reintroduzione del maestro prevalente nella scuola primaria, la riduzione dell\u2019orario d\u2019insegnamento nella scuola secondaria (sia di primo che di secondo grado), la riduzione degli indirizzi nella scuola secondaria di secondo grado. L\u2019azione del ministro \u00e8 per\u00f2 stata selettiva nelle riduzioni di spesa, non avendo ridotto il finanziamento alle scuole private \u201cparitarie\u201d\u00a0e non\u00a0avendo affrontato il nodo degli insegnanti di sostegno (uno dei canali maggiormente sfruttati dalle direzioni scolastiche regionali per gonfiare gli organici). Ma ha prodotto nel contempo un aggravio finanziario per le famiglie, attraverso le aumentate richieste di compartecipazione alla spesa (che ha gi\u00e0 dato luogo a contenziosi amministrativi). Tuttavia questa strategia non sembra perseguire obiettivi specifici coerenti con la soluzione di uno dei problemi principali del sistema scolastico italiano, ovvero quello del divario dell&#8217;apprendimento tra nord e sud del Paese: non risulta in letteratura che riducendo le ore erogate di lezione e\/o il numero degli insegnanti, l&#8217;apprendimento tenda a migliorare. A meno che non si voglia (maliziosamente) interpretare la norma del Collegato-lavoro alla Finanziaria 2010 sulla ammissione dei quindicenni all\u2019apprendistato per l\u2019assolvimento dell\u2019obbligo scolastico come risposta alla minor performance: basta che chi \u00e8 inadatto alla scuola vada a lavorare!<br \/>\nIl Ministro aveva anche promesso che un terzo dei risparmi di spesa sarebbe stato reimpiegato per promuovere la professionalit\u00e0 e il merito tra gli insegnanti, ma nulla di questo \u00e8 stato realizzato.<br \/>\nInfine il tema della valutazione, precondizione per una reale politica meritocratica, \u00e8 rimasto sulla carta, essendo mancato un finanziamento adeguato del piano di valutazione nazionale proposto dall\u2019Invalsi.<br \/>\nL\u2019Universit\u00e0. \u2011 Nel rispetto dell\u2019autonomia degli atenei, la linea di governo si \u00e8 attuata semplicemente come riduzione del fondo di finanziamento ordinario, in via di progressiva ulteriore riduzione nel triennio 2010-12. \u00c8 pur vero che una parte del finanziamento 2009 (il 7%) \u00e8 stato distribuito con criteri collegati alla efficacia della didattica, ma questo \u00e8 avvenuto senza incidere in misura apprezzabile sull\u2019entit\u00e0 del finanziamento complessivo percepito dagli atenei. \u00c8 attualmente in discussione un progetto ambizioso di ridisegno della governance universitaria, delle carriere dei docenti e della organizzazione interna degli atenei, tuttavia molto centrato su deleghe al Governo: fatto questo che da un lato rende difficile la previsione dell\u2019esito finale, dall\u2019altro sicuramente allunga i tempi di attuazione. Di nuovo il tema della valutazione \u00e8 un tasto dolente: il Ministro aveva la possibilit\u00e0 di avviare immediatamente l\u2019ANVUR, in quanto gi\u00e0 previsto da una legge dello Stato. A due anni e mezzo ancora non \u00e8 stato fatto quasi nulla, se non emanare il decreto di avvio del prossimo CIVR. Nel frattempo le universit\u00e0 hanno fatto ricorso alle poche risorse rimaste, ma i fondi interni per la ricerca sono pressoch\u00e9 azzerati ovunque, senza che la riduzione della didattica erogata, auspicata dal ministro, abbia prodotto alcun margine di manovra.<br \/>\nComplessivamente nel corso dei due anni trascorsi il Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca \u00e8 riuscito a diffondere a tutti i livelli un clima di disorientamento istituzionale, di smarrimento nel corpo docente e di precariet\u00e0 finanziaria che induce alla smobilitazione e al &#8220;si salvi chi pu\u00f2&#8221; individuale, distruggendo uno dei presupposti identitari principali (la professionalit\u00e0 del corpo docente) che permettono il buon funzionamento di ogni istituzione educativa, a qualunque livello. Forse era questo l\u2019intento principe del Ministro.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">9. \u2011 L&#8217;IMMIGRAZIONE: SBARCHI RIDOTTI, PENE AGGRAVATE, POCHE MISURE PER L&#8217;INTEGRAZIONE<br \/>\n(a cura di Massimo Livi Bacci)<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Nonostante la crisi e la mancata reiterazione del decreto flussi nel 2009, la presenza straniera \u00e8 ulteriormente aumentata cos\u00ec come gli occupati stranieri (IV trimestre del 2009), in controtendenza rispetto all\u2019andamento generale dell\u2019occupazione. Si calcola che gli stranieri regolari si aggirino attorno ai 4,5 milioni all\u2019inizio del 2010. L\u2019immigrazione \u00e8 oramai un fenomeno di massa e la normativa necessita una profonda revisione per quanto riguarda sia i meccanismi di accesso legale al Paese di cittadini stranieri, sia la durata dei permessi di soggiorno e le lentissime procedure di rinnovo, sia la concessione della cittadinanza e dei diritti di voto. Il Governo ha invece messo in atto provvedimenti di pesante \u2013 quanto inutile, quando non dannosa \u2013 impronta securitaria. Col \u201cpacchetto sicurezza\u201d \u00e8 stato introdotto nel nostro ordinamento il reato d\u2019immigrazione clandestina e si sono aggravate le pene per molti reati, quando compiuti da immigrati irregolari; si \u00e8 resa difficile la vita a milioni di immigrati con la tassa su concessioni e rinnovi dei permessi di soggiorno, con le ulteriori difficolt\u00e0 frapposte al conseguimento del titolo di lungo-soggiornante, con la trovata del permesso a punti di cui nemmeno i proponenti sanno bene cosa fare. Si sono allungati i tempi di permanenza nei CIE, mentre si rende impossibile il rimpatrio volontario dell\u2019irregolare, che deve essere necessariamente espulso essendo l\u2019irregolarit\u00e0 un reato. Cos\u00ec facendo non si combatte l\u2019irregolarit\u00e0, che \u00e8 dovuta all\u2019estensione dell\u2019economia sommersa e del lavoro al nero, alla normativa impervia per l\u2019accesso legale, alla corta durata dei permessi, la cui scadenza converte rapidamente in irregolare chi perde un lavoro.<br \/>\nNell\u2019autunno del 2009 si \u00e8 proceduto ad una sanatoria di quasi 300.000 colf e badanti, persone arrivate in Italia con visti turistici ma spesso da anni impiegate presso le famiglie. Una sanatoria \u201czoppa\u201d, che non ha voluto regolarizzare altre centinaia di migliaia di irregolari impiegati in lavori non meno utili e necessari.<br \/>\nVa infine segnalata la questione dei respingimenti e riaccompagnamenti di migranti intercettati in mare. Il Trattato di amicizia con la Libia \u2013 ratificato nel febbraio 2009 \u2013 ha di fatto fortemente ridotto gli sbarchi di irregolari sulle coste italiane. Ma la sorte degli irregolari intercettati nelle acque libiche o in quelle internazionali da pattuglie italo-libiche, e respinti in Libia, paese poco incline alla salvaguardia dei diritti umani, \u00e8 un problema irrisolto che ha suscitato inquietanti critiche sul piano internazionale.<br \/>\nRiforma della normativa per l\u2019accesso legale al paese; controllo delle cause \u2013 e non solo dei sintomi \u2013 dell\u2019irregolarit\u00e0; consistenti investimenti nell\u2019integrazione dei migranti; nuova normativa sull\u2019acquisizione della cittadinanza; rigoroso rispetto delle convenzioni internazionali per il diritto d\u2019asilo: questi sono i punti fondamentali per una politica migratoria lungimirante non sequestrata dall\u2019ossessione securitaria.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; TEMPO DI UN PRIMO RENDICONTO: HO RACCOLTO QUI\u00a0UNA SCHEDA PER CIASCUN0 DEI TEMI MAGGIORI DELL&#8217;AGENDA POLITICA INTERNA NAZIONALE, SCEGLIENDONE L&#8217;AUTORE SECONDO IL SOLO CRITERIO DELLA COMPETENZA E DELL&#8217;INDIPENDENZA DI GIUDIZIO Rassegna a cura di Pietro Ichino, nel secondo anniversario della XVI legislatura, 26 aprile 2010. 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